osservatorio internazionale

 

Dopo l'"Argentinazo"[1]

di Aldo Andrés Romero

traduzione di Antonino Infranca

 


Aldo Andrés Romero è membro del Comitato Centrale del Movimento Al Socialismo (Argentina) e membro del Consiglio di redazione di Herramienta.

1) L'"esplosione sociale", di cui tanto si era parlato, è finalmente avvenuta. Le richieste di cibo davanti ai grandi supermercati sono sfociate in diversi punti del paese nel saccheggio degli stessi, in un contesto segnato da uno sciopero nazionale, generalmente rispettato, dalla occupazione e parziale incendio dell'Intendenza[2] di Cordoba da parte dei lavoratori municipali, dagli scioperi e dalle mobilitazioni dei lavoratori statali della Provincia [3] di Buenos Aires per bloccare il progettato taglio di Ruckauf [4], dal fallimento del consenso cercato nei locali della Caritas, dove il Presidente della Repubblica e i suoi funzionari sono stati insultati da una manifestazione di lavoratori telefonici. Con un giocata disperata e irresponsabile, De La Rua ha decretato lo stato d'assedio che ha scatenato, soprattutto a Buenos Aires, un interminabile "cacerolazo"[5], centinaia di blocchi stradali e spontanee concentrazioni a Plaza de Mayo e al Congresso. La repressione brutale, che ha causato almeno 28 morti, ha attizzato la ribellione popolare. E' così che si è prodotto un vero Argentinazo, che ha condotto direttamente alla rinuncia di Cavallo, alla caduta del governo presieduto da De La Rua e, in maniera "ritardata", alla deroga dello stato d'assedio. In questo senso possiamo affermare che la mobilitazione popolare ha ottenuto una vittoria risonante, che a sua volta ha generato condizioni più favorevoli per lo sviluppo della politicizzazione, della mobilitazione e dell'organizzazione dei settori popolari, nel contesto di una nuova situazione politica che possiamo denominare prerivoluzionaria. Questa caratterizzazione dovrà essere precisata, sviluppata e concretizzata analizzando in dettaglio: a) la ampiezza e la durezza della ribellione popolare nelle diverse regioni del paese; b) gli sviluppi ineguali delle sue diverse componenti (necessità di alimenti e saccheggi, azioni più o meno centralizzate di lavoratori statali nazionali e provinciali, sciopero generale, mobilitazioni di commercianti, cacerolazos e manifestazioni di massa a Buenos Aires, resistenza civile e lotta di strada, eccetera); c) il ruolo passivo o l'assenza delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio; d) la relativa debolezza o marginalità dell'intervento della maggior parte delle organizzazioni componenti il movimento dei piqueteros[6] e dei disoccupati; e) lo sviluppo soggettivo dei protagonisti delle manifestazioni di massa a partire dal predominio di una marcata apoliticizzazione; f) le contraddizioni, frizioni e anche scontri tra differenti componenti del movimento che si sono espressi in lotte di poveri contro poveri, azioni di vandalismo e in ondate di panico provocate dalle stesse forze repressive per aprire la strada a richieste di interventi autoritari, eccetera).

2) Allo stesso tempo, il passaggio del governo al Partido Justicialista[7] attraverso manovre parlamentari che hanno portato alla designazione di Rodriguez Saá come Presidente della Repubblica ad interim, incaricato di un riorentamento della politica economica e della convocazione di elezioni per un nuovo Presidente e un Vice-Presidente per il 3 marzo 2002, hanno aperto una congiuntura di incerto sviluppo. La rottura discorsiva introdotta da un presidente che proclama la sospensione del pagamento del debito estero, che promette un milione di posti di lavoro e annuncia uno shock ridistributivo della ricchezza, così come la deliberata pretesa di contenere e dissolvere il protagonismo raggiunto dai settori popolari mediante le elezioni, hanno come sfondo la catastrofe economico-sociale, i dettami del capitalismo globalizzato e la inesorabile tendenza a scaricare sulle spalle del popolo il peso più grande della crisi.

3) La crisi pone e porrà acuti confronti, ma è altamente improbabile un'accelerazione più o meno rapida della crisi stessa. Il movimento operaio e popolare dovrà ricorrere a un largo e difficile cammino per porsi in condizioni che gli permettano oggettivamente e soggettivamente di postulare un'alternativa rivoluzionaria. Allo stesso tempo, la lotta tra diverse frazioni borghesi e il logoramento dei partiti tradizionali mostrano che la borghesia sembra essere lontana dal formare un nuovo "blocco dominante" capace di rimpiazzare ciò che attualmente agonizza. I due fattori prima segnalati permettono di prevedere una certa "cronificazione" dell'instabilità. Siamo di fronte a una vera crisi organica, in termini di Gramsci, e, in questo quadro, l'irruzione massiva di milioni di nuovi protagonisti nella vita politica introduce un ingrediente in più di esplosività e instabilità, con la possibilità di brusche svolte a sinistra e a destra. Questo è il contesto in cui dovremo agire noi socialisti rivoluzionari.

4) Per intervenire nella crisi, è necessario proporre e correggere costantemente, secondo lo sviluppo degli avvenimenti e gli insegnamenti della lotta di classe, un programma di transizione che dovremo portare a (e rielaborare con) le masse come risposte efficaci di fronte alla catastrofe nazionale e al populismo parolaio del nuovo governo. Katz[8] ha proposto di lavorare intorno a tre assi (*Non pagamento del debito; *Aumento dei salari e delle pensioni insieme all'aumento provvisorio di un'assicurazione per i disoccupati, finanziata con i pagamenti degli interessi del debito e con imposte sul patrimonio, sulle imprese privatizzate o sui profitti finanziari; * Controllo diretto delle banche e delle imprese che comandano l'economia, includendo la ri-nazionalizzazione delle compagnie private sotto controllo democratico dei lavoratori e dei clienti), articolati non dall'illusoria ottica dell'"umanizzazione del capitale", bensì dalla trasformazione socialista. Luis Becerra e Andrés Méndez [9] hanno anche proposto elementi per un'uscita anticapitalistica nel fascicolo 17 della rivista Herramienta. Questi e altri contributi costituiscono un punto di partenza che deve essere rielaborato, adattandolo al contesto nato dall'Argentinazo. Insieme a quanto precede, dobbiamo avanzare proposte di azione e organizzazione flessibili e permanentemente adattate allo sviluppo degli avvenimenti, attenti allo sviluppo dei diversi movimenti sociali. Il centro della nostra attività sarà posto nell'intervento dal basso con queste proposte, comprendendo che una parte fondamentale di questo intervento è la "paziente spiegazione" della politica e della prospettiva rivoluzionaria del socialismo attraverso le sue concrete proposte e la propaganda della necessità di lottare per la trasformazione socialista nel paese e in America Latina.

5) Per affrontare le sfide del momento e sviluppare l'intervento prima segnalato, risulta inderogabile anche articolare una politica verso l'insieme della sinistra e per le prossime elezioni. Dobbiamo denunciare sia la criminale parabola del governo radicale come la velocità e la sfrontatezza con la quale il peronismo si è istallato al suo posto, così come la sfrontata manipolazione con la quale cercano di assicurarsi il trionfo a marzo. Se questa denuncia coincide con una evoluzione nello stesso senso dei protagonisti dell'Argentinazo, si potrebbe articolare una forte campagna contro il circo elettorale. Ma dobbiamo anche prepararci per dare impulso a un intervento elettorale congiunto della sinistra politica, in base a un accordo minimo di misure anticapitalistiche, che contribuisca a dare espressione e protagonismo politico a milioni di giovani e lavoratori. In uno o nell'altro caso, per dare impulso a questa battaglia politica è necessario riconoscere e dar valore al luogo privilegiato che, indipendentemente dalle debolezze di organizzazione, ha Luis Zamora[10]. Credo che sarebbe settario disconoscere ancora la sua capacità di dialogo con settori dell'avanguardia e delle masse, così come il contenuto rivoluzionario delle sue posizioni generali. La sua presenza nelle strade e l'intervento nell'Assemblea Legislativa confermano e rafforzano questa caratterizzazione.

6) Per ultimo, ma non in importanza, dobbiamo rafforzare la denuncia della colonizzazione imperialista del paese, così come anche la "Crociata" guerriera lanciata da Bush e il suo impatto sull'America Latina e sul paese, lottando contro ogni invio di militari in Afganistan, contro l'intervento statunitense in Colombia, contro la realizzazione di manovre e l'installazione di basi imperialistiche nel nostro paese. Su un altro piano, la ripercussione dei recenti avvenimenti facilita ed esige un'attività orientata a stabilire relazioni di cooperazione e solidarietà con organizzazioni sociali e forze di sinistra a livello internazionale e continentale.

23 dicembre 2001

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