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Il conflitto a bassa intensità

 

Introduzione: il conflitto è Guerra o Pace ?

Vi ricordate il capodanno di Baghdad? Tonnellate di bombe dei paesi civili si riversavano elettronicamente sulla popolazione inerme, difesa da una contraerea da seconda guerra mondiale. I traccianti illuminavano il cielo dei nostri schermi nei giorni dell'ira occidentale. Arsenali sfioriti si rivalutavano nel suolo iracheno trasformandosi in debiti per il popolo mediorientale. Mai nessun giornalista di regime osò chiamare guerra quella guerra. Il diktat era semplice, si trattava di una operazione di polizia. Non vi fu dichiarazione di guerra né dichiarazione di pace. L'Iraq non tornò tra le nazioni riconosciute, fu ed è occupato al nord dai turchi, fu ed è sorvolato da aerei armati pronti a colpire. Ma non vi è guerra, non vi è pace. In Iraq oggi, un milione di morti sono il prodotto di una nuova condotta militare chiamata LIC.

La LIC (low intensity conflict) è a detta delle gerarchie militari statunitensi "uno spazio ambiguo tra la pace e la guerra, dove il contributo della forza militare al raggiungimento degli obiettivi strategici è indiretto, dove le azioni non militari stabiliscono le condizioni sotto le quali l'obiettivo strategico è raggiunto".

Chi combatte questo conflitto, anzi, chiunque tenti di resistervi, dai ninõs de rua brasiliani alle guerriglie messicane, dai generalissimi iracheni ai minatori russi, chiama questo conflitto ancora guerra. I sudamericani la chiamano guerra sucia per evidenziare il fatto che si tratta di guerra e che il suo contenuto sporco è ancora maggiore di quello della guerra tradizionale. Spesso gli analisti internazionalisti latino-americani ricordano come nei paesi di tutto il mondo la guerra tradizionale creasse le condizioni per la rivoluzione proletaria, mentre questa guerra ne sembra esente ed anzi é portatrice di reazione separatista.

Nei paesi europei ed in Asia, si usa di sovente il termine guerra di bassa intensità utilizzando in parte la definizione statunitense del termine ma mutandone il senso profondo. Si tratta di guerra e non di conflitto, si tratta di intensità e non di sostanza. Pur riconoscendo come corretta dal punto di vista analitico questa seconda ipotesi, chiariamo comunque che secondo il pensiero di uno dei massimi teorici della guerra e precursore del LIC, il generale Clausewitz (1780-1831), noto per la citazione poi ripresa da Lenin "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi", non vi è alcuna distinzione se non quantitativa tra la politica (e quindi il conflitto) e la guerra (sua ovvia prosecuzione).

I generalissimi statunitensi danno anche una definizione della pace su cui bisogna riflettere "Lo scopo desiderato [nella guerra a bassa intensità ndr] è quello di creare uno stato permanente di pacifica competizione tra le nazioni. In questo ambiente, ogni nazione fa i suoi interessi in armonia, non vi è interesse alla violenza. Gli strumenti militari nazionali, prima focalizzati nella deterrenza sono in questo stato impiegati a supporto della politica e all'economia oltre che per il supporto informativo utili al raggiungimento degli obiettivi degli Stati Uniti, preservare cioè il pacifico e competitivo ambiente tra gli stati."
La preservazione di una pacifica competizione tra stati ricchi e stati poveri è nient'altro che l'eternizzazione delle differenze, il liberalismo tra individui-stato anziché tra individui nello stato, una dittatura liberista mantenuta con lo sforzo prima impegnato nella deterrenza. Ma vedremo approfondirsi queste teorie nei paragrafi che seguono

Il conflitto a bassa intensità: le fonti.

Cercare materiale sul conflitto a bassa intensità non è semplice. Da un lato questa creatura teorica è coperta dal fango delle guerre che in superficie si somigliano tutte, dall'altro queste informazioni sono spesso di natura riservata, per capire il senso di queste affermazioni basti pensare che la struttura Gladio e le sue diramazioni internazionali (in Turchia, in Grecia, etc.) sono sicuramente banchi di prova per il mostro teorico che stiamo per affrontare. Abbiamo trovato su internet (all'indirizzo www.atsc-army.org/cgi-bin/atdl.dll/fm/100-20/) un documento messo in rete dal Dipartimento alla Difesa americano e di libera diffusione (come risulta dalla nota http://www.atsc-army.org/cgi-bin/atdl.dll/fm/100-20/10020pf.htm) in cui esperti analisti del ministero teorizzano l'avvento della LIC come forma della guerra (o conflitto) del futuro prossimo venturo o per essere più chiari "Il termine low intensity conflict riflette una prospettiva Americana...".

Il conflitto a bassa intensità: cos'é.

1. Il conflitto a bassa intensità è nel pensiero degli strateghi del pentagono "un confronto politico militare tra stati o gruppi, di natura inferiore alla guerra ma superiore alla routine, alla pacifica competizione tra gli stati. Frequentemente è un protrarsi di lotte e competizioni di principi ed ideologie". Non si tratta di un mero controllo di risorse ma deriva anche dalla necessità di annichilire pensieri e teorie contrari agli interessi degli US, esso nasce "[...] generalmente nel terzo mondo ma contiene implicazioni per la sicurezza regionale e globale". La sua nascita deriva dalla "[...] parità nucleare, le dinamiche del welfare, l'interdipendenza economica realizzatesi nelle ultime decadi". Il confronto che ne emerge può includere forme classiche di aggressione militare "Bombardamenti e attacchi aerei e navali per distruggere obiettivi dall'alto valore o dimostrare la capacità di farlo. I raid sono operazioni di bassa intensità operativa con penetrazione nel territorio ostile per carpire informazioni, selezionare gli obiettivi e distruggerli" ma più spesso è l'intelligence (attività dei servizi) a svolgere un ruolo cruciale nel raggiungimento degli obiettivi politici del conflitto.

Protagonisti dei conflitti sono i movimenti guerriglieri e il potere statale. Gli USA possono sostenere "[...] un governo esistente o una insorgenza. Entrambe nell'ambito e tramite una mobilitazione del popolo" e ancora "sotto la direzione delle autorità nazionali le forze militari statunitensi devono assistere gli insorti o i governi che vi si oppongono [...] Se gli Usa sostengono gli insorti [fornendo loro conoscenze] gli aiutano con avvisi, equipaggiamento e altre forme appropriate [ se invece] scelgono l'opposizione all'insorgenza, queste conoscenze vengono trasmesse per disarticolare i movimenti degli insorti". Gli insorti possono avere obiettivi limitati o ampli, forme organizzative semplici o complesse, portare avanti una ideologia complessa o degli obiettivi semplici (riquadro 1), avere una natura marxista (es.: guerriglia sandinista) o antimarxista (es.: guerriglia Contras). Lo scopo comune dei guerriglieri e del governo è quello di stabilire una nuova legittimità, spesso perduta da un governo per cause materiali oggettive (riquadro 2). La LIC nasce quando vi è scontento, quando le forze della società puntano al cambiamento, vittime di discontento, povertà, violenza e instabilità. La risposta non può esaurirsi in termini militari, pena la ulteriore perdita di legittimità. La risposta americana non deve essere direttamente evidente in quanto la legittimità della parte sostenuta verrebbe a collassare. Che gli USA sostengano gli insorgenti o i governativi, i mezzi non cambiano, e questi mezzi sono entrambi coperti dal pericolo di opposizione popolare all'intervento estero.

2. L'aiuto alla controinsorgenza avviene tramite l'IDAD (internal defense and development), un piano elaborato dagli analisti del dipartimento per il paese in analisi nel quale si prevede: L'unità delle forze contrarie agli insorti (militari e paramilitari), il minimo uso della violenza (l'uso della violenza mina la legittimità) il massimo uso dell'intelligence ed il controllo governativo. La via della violenza, estrema istanza, deve essere "forza irresistibile" per breve tempo nel peggiore dei casi o "estesa in durata e limitata in intensità" nei restanti casi.
Le operazioni di "border line" consistono nell'infiltrazione per permettere di conoscere i piani degli insorgenti e le loro future attività. L'IDAD fornisce anche strumenti teorici per la guerra psicologica (PSYOP) il cui scopo è quello di:
a) creare disaffezione, disorganizzazione, abbassamento di morale, sovversione e defezione nelle forze insorgenti;
b) guadagnare supporto civile per il governo ed i piani controinsorgenti;
c) far lievitare l'enfasi dei militari costruendo un morale elevato, motivazione e disciplina, fattori importanti della controinsorgenza;
d) guadagnare il supporto dei neutrali facendo parimenti pressioni sugli sponsorizzatori delle insorgenze.

La guerra psicologica deve neutralizzare l'insorgenza: "[...] Neutralizzazione è una fisica e psicologica separazione tra gli insorti e la popolazione. [...] Può avvenire in molte forme, in una pubblica esposizione e discredito dei leaders durante l'insorgenza di bassa intensità con piccola violenza politica [...] o con la persecuzione politica quando il sistema legale viene rotto. [...] La neutralizzazione deve avvenire nel rispetto della legalità [...] non per ragioni umanitarie ma poiché questo rinforza la legittimità del governo sottoposto alle rivendicazioni degli insorti".

Oltre al programma teorico offerto in funzione antirivoluzionaria al governo che si oppone all'insurrezione (l'IDAD appunto), sono possibili forme di intervento diretto.
Le forniture militari sono affiancate dal supporto alle controguerriglie nella forma della guerra non convenzionale: "La guerra non convenzionale è composta da una serie di operazioni militari e paramilitari condotte nel campo avverso o nei territori politicamente sensibili intorno al conflitto. Includono guerriglia, sabotaggio, fughe ed evasioni, sovversione e altre forme di bassa visibilità, coperte o clandestine. L'UW (Unconventional Warfare - guerra non convenzionale) può essere proseguita da personale locale ma usualmente è sostenuta da forze esterne in tutte le condizioni di guerra o pace. I militari statunitensi supportano l'UW [] per esempio con il sostegno alla guerriglia. [...] l'UW enfatizza l'aspetto militare mentre il supporto agli insorgenti mira alla creazione di infrastrutture e a misure di sviluppo politico".
Il controllo sulla popolazione è la forma di sostegno USA alla controinsorgenza dal carattere più "ingerente", specie quando non si tratta di piani ma di fornire mezzi e truppe. E' la cosiddetta funzione di peace-maker (presente nel testo ma non analizzata qui per motivi di spazio) in un territorio esterno con funzioni che vanno dalle restrizioni di mobilità della popolazione alla sorveglianza, alla censura. L'esempio somalo sia motivo di riflessione per tutti (il check point "Pasta" era un punto di controllo di questo tipo fatto da italiani nella funzione di peace-maker).

L'ingerenza (concetto borghese di carattere scolastico, consta nell'intromissione di uno stato nel territorio di un altro con proprie truppe o mezzi) raggiunge il limite massimo nell'aiuto diretto "[di fronte a] imminenti minacce a amici o alleati. Si tratta spesso di supporto logistico di grandezza contenuta [...] Chad 1980 [...] Israele durante la guerra del Kippur nel 1973 [...] ed esempi meno visibili in Thailandia, Korea, El Salvador".

La controinsorgenza ha lo scopo di isolare il popolo dalle agenzie di insorgenza coperte (sabotatori, vedi riquadro sulle forme di insorgenza, riq.3) e dalle agenzie di insorgenza scoperta (unità di guerriglia) e squadernare la guerriglia. Il primo è un lavoro di intelligence e polizia, i secondi due compiti sono affidati a paramilitari o militari regolari. Le Bande para-militari nascono dalle forze di polizia "[...] organizzate e preparate, oltre che equipaggiare in modo militare per agire come intelligence nelle condizioni locali e cogliere le occasioni di piccola violenza, cospirazione e sovversione".
La controinsorgenza deve affrontare in modo specifico le rivoluzioni a base di massa (orientate alle masse), "[...] le più sofisticate in termini di organizzazione e metodi operativi. Difficili da organizzare ma sotto questa via, di grande possibilità di successo, e con scarsa necessità di appoggio esterno. Sono le forme organizzative che gli USA incontrano più soventemente. Questo tipo di insorgenza è originato in Cina sotto Mao Tse-Tung", (si rimanda al riq.3 per approfondimenti).

Il terrorismo. Un capitolo particolare viene dedicato dagli analisti del pentagono agli insorgenti che usino metodi terroristici, distinguendoli in tre categorie analitiche, gli agenti diretti di stati (spesso con alla leadership agenti diretti dello stato controllante), i terroristi sostenuti da stati, i terroristi sostenuti dal non stato. Costante l'organizzazione in cellule. L'arma scelta dagli analisti in chiave anti-terroristica è la già vista PSYOP che conduca il terrorismo in sentieri prevedibili e alieni alle masse (il massacro di ferragosto 98 della frazione della "real IRA" sembra ricadere in questa ipotesi).

Gli esiti.

Gli esiti di un conflitto a bassa intensità sono pregni di conseguenze per gli Stati Uniti. Gli analisti ne elencano alcune:

(A) - la perdita di accessi statunitensi strategici alle riserve o ad altre risorse naturali;

(B) - la perdita di basi militari statunitensi;

(C) - la defezione di alleati degli Stati Uniti verso posizioni di gruppi ostili;

(D) - il vantaggio, nel lungo periodo, per gli avversari degli Stati Uniti.

Proviamo di seguito a tracciare delle corrispondenze tra le azioni militari di diversa intensità statunitensi e la minaccia per gli interessi americani nell'area:

IRAN (A)

CILE (A)+(C) - Allende è socialista e democratico, appoggio indiretto.

IRAQ (A)+(C)+(D) - PEACE-MAKER internazionale con vaglio ONU.

CUBA (A)+(B)+(C)+(D) - La guerra fredda diviene quasi guerreggiata, (es.:1962, aggressione alla "Baia dei Porci").

Le categorie offerte dagli analisti offrono un quadro abbastanza chiaro delle azioni e della intensità degli interventi americani negli ultimi anni. Quindi possiamo utilizzarle per capire la reazione USA alle insorgenze e le scelte di campo della superpotenza.

La vittoria nel conflitto a bassa intensità corrisponde al raggiungimento di un più alto grado di obiettivi per gli Stati Uniti. "La parità nucleare e la deterrenza hanno determinato l'accrescimento dell'interdipendenza, ciò porta un progressivo superamento della tradizionale divisione in superpotenze, si diffondono i poteri regionali e si diffonde il bilancio dei poteri". In buona sostanza, tutto ciò determina la progressiva trasformazione della guerra in conflitto interno, interno ad un sistema di relazioni non tra strati ma tra il centro dell'impero (gli USA) e la periferia; un sistema di relazioni di tipo poliziesco ove la minaccia e la continua e contagiante ideologia imperiale sostituiscono le dichiarazioni di guerra. In questo senso la LIC è prevedibile come forma dominante di conflitto nel prossimo futuro: "[...] Gli avanzamenti tecnologici stessi hanno creato un ambiente favorevole al LIC. [...]".

E Noi?

Gli abili strateghi americani individuano in modo chiaro e rendono palese senza problemi censorii il loro programma. Esigono di rendere competitivo e pacifico il convivere delle "nazioni a sovranità limitata" con la " nazione a sovranità potenziata". Vorrebbero rendere inoltre possibile la convivenza delle vittime della miseria con gli alleati dell'impero ora nel terzo mondo, ora spostando il conflitto a bassa intensità nelle periferie dello stesso centro, a pochi chilometri dal quartier generale degli strateghi stessi. I punti deboli del pensiero fascista degli strateghi sono i nostri punti forti.

1) Essi non credono nella capacità di pensiero dei movimenti popolari. Di sovente si sorprendono della capacità di mobilitazione della insorgenza di massa ma non ne colgono il carattere peculiare: essa si basa sull'attivismo della maggioranza e non sull'acquiescenza che circonda invece le fittizie democrazie occidentali. L'insorgenza di massa è in grado nel breve periodo di sconfiggere l'imperialismo (l'eroismo vietnamita e la resistenza sovietica siano di esempio) perché motiva e trasforma gli uomini e le donne; in essa il singolo non è pedina di un raggiro psicologico, il singolo diviene protagonista della propria liberazione. La forza che sprigiona una insorgenza di questo tipo non può essere contenuta ne predetta, la legittimità (l'esempio della rivoluzione di febbraio in Russia è lì a dimostrarlo) può essere instabile e fortissima a fasi alterne. In quei "dieci giorni che sconvolsero il mondo", nessun piano viene rispettato, l'inatteso prende il posto del teorizzato, la teoria deve imparare rapidamente dalla cronaca e non più solo dalla storia. L'insorgenza di massa è quindi arma pericolosa nelle mani dell'imperialismo, anche e soprattutto per le sue stesse mani. Attivare il protagonismo rivoluzionario non è muovere una pedina degli scacchi ma credere che un colpo secco alla scacchiera possa portarci ad una situazione più accettabile o prevedibile di gioco. L'abitudine a trattare l'uomo come una pedina porta a perdere anche in questi cervelloni il senso del terzo soggetto della storia, il proletariato.

2) Il conflitto regionalizzazione-globalizzazione, ben presente in questo documento datato (1981 prima stesura, corretto e ripubblicato nel 1990) suggerisce due tendenze riaggregatrici rivoluzionarie contrastanti, la prima regionalizzata, una seconda globalizzata. La nascita della nazione ottocentesca portò con sé il nazionalismo socialista e l'internazionalismo anarchico e comunista. Oggi l'organizzazione insorgente regionalizzata vede già opporsi il germe dell'organizzazione globalizzata, la sfida in questo senso è già visibile. La tendenza nazionale fu tipica dei socialismi di questo secolo, fu il tarlo che corrose il socialismo, il comunismo e che neolocalizza oggi l'anarchismo. La tendenza nazionale derivava da una oggettiva supremazia della nazione e nazionalità sulla nascente globalità. Ma oggi che la globalità è dominante? Oggi che il regionalismo è solo un tiepido nascondiglio al servizio del grande capitale? In questo senso l'organizzazione rivoluzionaria regionalizzata, auspicata e sostenuta dagli USA per i suoi obiettivi limitati di "insurrezione tradizionale" e priva di ideologie liberatorie, frutto della teoria del "divide et impera" non consente largo respiro al suo sponsor occulto. Essa sarà cancellata dalla globalizzazione rivoluzionaria, onda di ritorno creata all'attuale globalizzazione reazionaria.

 LEADERSHIP

L'insorgenza rivoluzionaria non è semplicemente violenza politica casualizzata; è violenza politica diretta e focalizzata. Questo richiede una leadership che fornisca coerenza di visione, direzione, guida, coordinazione e organizzazione.
Portare la causa al popolo. I leaders dell'insorgenza devono far conoscere la loro causa al popolo. Essi devono ottenere il sostegno popolare. La chiave per loro è rompere i legami tra il popolo e il governo e stabilire la loro credibilità di manovra. Essi devono rimpiazzare la legittimazione del governo con la loro. La loro educazione, background, famiglia, connessioni sociali, ed esperienze modellano quello che pensano, quello che vogliono e il modo con cui raggiungeranno i loro obiettivi. Questi fattori aiutano anche a modellare il loro approccio alla risoluzione dei problemi.
La leadership è sia una funzione di organizzazione che di personalità. Alcune organizzazioni de-enfatizzano la personalità individuale e forniscono meccanismi per avere una sovrabbondanza di elementi in grado di prendere decisioni e quindi di rimpiazzo della leadership; questi meccanismi producono un potere collettivo e per essere effettivi non dipendono da leaders specifici o personalità. Sono gruppi semplici da infiltrare ma molto più difficoltosi da cambiare. Altre organizzazioni dipendono da una personalità carismatica che fornisce coesione, motivazione, e ottimismo al movimento. La leadership organizzata in questo modo può produrre decisioni e iniziare nuove azioni rapidamente, ma è vulnerabile alla distruzione se la personalità chiave viene rimossa o cooptata.

IDEOLOGIA

Per vincere, l'insorgenza deve avere un programma che spieghi cos'è male per la società e giustifichi le sue azioni. Deve promettere grandi miglioramenti dopo che il governo è caduto. L'insorgenza propaganda tutto ciò attraverso l'ideologia. L'ideologia guida gli insorti offrendo alla società una vittoria. Gli insorti spesso esprimono questa vittoria in termini semplici. Il piano futuro dell'insorgenza deve essere vago abbastanza da disseminare consenso e abbastanza specifico da indirizzare importanti istanze.
I leaders insorgenti possono utilizzare l'ideologia:

  • Per fornire una supervisione delle percepite iniquità sociali e politiche in termini storici;
  • Per giustificare l'uso di violenza e azioni extralegali nel cambiamento del corrente ordine sociale;
  • Per formare la struttura del programma del futuro - la mappa di viaggio per accompagnare la vittoria dell'insorgenza.

L'ideologia è un'utile evidenza per gli analisti militari. Identifica quei settori di società che sono il target dell'insorgenza. L'ideologia di gruppi vicini al movimento può indicare visioni o obiettivi strategici differenti. I gruppi possono avere conflitti ideologici che si possono risolvere o che possono portare ad una divisione. L'ideologia può suggerire probabili obiettivi e tattiche. Grande influenza su questo ha la percezione che l'insorgenza ha del suo sviluppo. La combinazione tra l'ideologia degli insorgenti e la sua percezione del proprio sviluppo modella i metodi organizzativi e operativi del movimento.
Sfortunatamente per gli analisti, gli insorgenti non sono affidabili per descrivere la loro ideologia nei dettagli specifici. I progettisti militari devono parzialmente dedurla da altri fattori. Gli insorti proiettano alcune ambiguità che derivano dall'accomodare differenze negli obiettivi tra vari gruppi nel movimento. In più, la distanza culturale con gli analisti rende difficile per loro distinguere l'ideologia e gli obiettivi strategici dalla propaganda.

(dal documento del Dipartimento Difesa USA)

 L'insorgenza prende vita mobilitando risorse umane e materiali per fornire supporto sia attivo sia passivo al suo programma, alle sue operazioni e alle sue vittorie. La mobilitazione produce lavoratori e combattenti specializzati, raccolte di denaro, e acquisisce armi, equipaggiamenti e forniture di ogni tipo. La mobilitazione cresce da un'insoddisfazione popolare intensa che esiste in date condizioni politiche e sociali. I sostenitori attivi dell'insorgenza considerano questa situazione intollerabile. Essi sono disposti a rischiare la morte in violenti scontri con il loro governo pur di dare una svolta. La leadership insorgente articola le loro insoddisfazioni, ingiuria il governo e offre un programma di miglioramento delle loro condizioni. I leaders dell'insorgenza poi forniscono specializzazioni organizzative per trasformare la disaffezione del popolo in una forza effettiva per l'azione politica. Da ultimo, gli insorgenti hanno bisogno del supporto attivo di una pluralità di persone politicamente attive e della passiva acquiescenza della maggioranza.
La leadership insorgente mette in rilievo e fa esplodere istanze sostenute da gruppi sociali chiave. Allo stesso tempo, neutralizza i gruppi che sostengono il governo e cerca almeno il sostegno passivo di tutta la rimanente società. Il governo, d'altro canto, deve convincere gruppi chiave che la sua politica è ragionevole, tentando di catturare il sostegno passivo della maggioranza. La battaglia è per la legittimazione. Ogni parte in causa cerca di dimostrare che può governare meglio. Nessuna parte necessita di guadagnare l'attivo supporto popolare dalla maggioranza della popolazione finché ottiene un sostegno effettivo superiore a quello della controparte. Questa dinamica può trovar posto in ogni sistema politico, inclusa una democrazia.
L'insorgenza prende vita quando il governo è incapace o non disposto a reindirizzare la domanda di importanti gruppi sociali e questi oppositori si uniscono e iniziano a usare la violenza per cambiare la posizione del governo. Gli insorgenti sono una coalizione di forze disparate unite dalla loro comune inimicizia per il governo. Per estendere questa coalizione trovano un terreno comune e le loro prospettive migliorano. Appena il gruppo aumenta, si arriva ad un compromesso negoziando le differenze. Per avere successo, un'insorgenza deve svilupparsi unificando la leadership, la dottrina, l'organizzazione e la visione del futuro. I semi di tutto ciò esistono quando ha inizio l'insorgenza; gli insorti devono continuamente rivederli e revisionarli.

(dal documento del Dipartimento Difesa USA)

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