-Qual'e' la sua funzione specifica all'interno dell'Esercito Popolare
Rivoluzionario?
-La mia funzione principale é realizzare il lavoro di educazione
politica col popolo, con le comunitá del EPR-PDPR come con quelli
che non sono la nostra base politica ma che desiderano avvicinarsi a noi.
Questa é una delle funzioni principali dell'EPR. Prepararci e preparare
il popolo militarmente e politicamente perche' si possa difendere dalla
repressione del governo.
-Pensa che sia piu' difficile, come donna, partecipare ad un sollevamento
armato?
-Sí, sicuramente. Dentro alle colonne dell'EPR, la partecipazione
e' prevalentemente maschile, questo non significa che le compagne non desiderino
partecipare, ma sempre ci sone delle cose che ci impegnano a casa: i bambini,
i pranzi da preparare, l'educazione. Quindi sí, é piú
difficile. Nell'EPR e nel partito, non ci sono differenze, di fatto una
parte dell'educazione e della formazione politica che riceviamo riguarda
l'eguaglianza, precisamente tra uomini e donne. Abbiamo le stesse capacitá
, le stesse possibilitá e abilitá, sempre e quando noi desideriamo
ottenerle. Effettivamente é stato un lavoro difficile perché,
a volte, i compagni mantengono questa cultura radicata, che é il
macismo, con questo sentimento di superioritá. Tuttavia, bisogna
lavorare con loro e rendersi conto che sí, si puó. Tutte loro
(all'intervista sono presenti anche altre compagne) sono compagne e si sono
inserite nella lotta politica, nel processo che stiamo vivendo in Messico
nelle sue diverse forme. Oggi sono qui, domani possono cercare di fermare
l'esercito o formare una milizia di autodifesa, tutte siamo preparate per
questo.
-Da quando si é data l'insurrezione dell'EPR, dopo il massacro
di Aguas Blancas, vi siete fatti chiamare un moviento di autodifesa. E'
stato cosí sin dal principio?
-Fondamentalmente sí, perché se ripercorriamo la storia recente
del nostro paese, abbiamo sempre vissuto momenti di repressione che il governo
ha scatenato contro il popolo, contro le sue organizzazioni aperte e pacifiche.
Questo ha fatto sí che il popolo si sia organizzato e abbia preso
le armi. Cosí la repressione é ció che ci porta alla
autodifesa armata. La ingiustizia, la miseria, la disuguaglianza, la repressione,
i desaparecidos, l'autoritarismo, la mancanza di rispetto per le libertá
politiche sono le cause contro le quali lottiamo tutti i giorni, sia in
zone urbane che rurali.
-L'EPR é concentrato in una sola zona della Repubblica Messicana?
-No, ed é stato detto in differenti organi d'informazione. Il nostro
partito é presente in praticamente tutto il paese e in alcune zone
si é maggiormente sviluppato. Le condizioni di povertá e ingiustizia
hanno determinato la nostra crescita. Forse é minore in alcuni luoghi,
peró in quasi tutto il territorio nazionale abbiamo una struttura
partitaria e militare.
-L'EPR ha un progetto a breve termine?
-Realizzare un nuovo governo, dato che questo dimostra ogni giorno di piú
di essere separato dal popolo messicano. Questo non é un governo
nostro e non potrá andare avanti come nostro governo. A medio termine,
i nostri obiettivi si riassumono nei quatttro punti che abbiamo fatto conoscere
come "nuovo progetto di nazione". Un nuovo governo democratico
e provvisorio in quanto é un processo che dovrá continuare.
Ancora non stiamo parlando di un trionfo pieno, ma di un processo che convochi
una nuova Costituente per preparare una nuova Costituzione. Abbiamo controllato
l'attuale e sicuramente non serve ai messicani, non ci é utile, non
ci protegge. Quindi si deve emanare una nuova Costituente che comprenda
veramente i diritti e le necessitá degli oltre 65.000.000 di messicani
che vivono nella povertá e nella miseria estrema. Allo stesso modo
si deve avanzare verso un ordine economico giusto, anche se non parliamo
di uguaglianza piena ma di una distribuzione della ricchezza piú
equa.
-Esiste la speranza di un cambiamento nel paese che conduca verso
una reale transizione democratica, che garantisca la giustizia e l'eguaglianza
attraverso una via pacifica, o passerá per la lotta armata?
-Se parliamo di desideri, di buone intenzioni e di speranze vorremmo che
questa via fosse paifica, ma non puó essere cosí. E non lo
diciamo noi, lo dicono i fatti accaduti in questo paese, lo dice Aguas Blancas,
lo dice Jalisco, lo dice Chihuahua, lo dice Chiapas, lo grida Oaxaca, Guerrero,
si puó ascoltare da tutte le parti. Noi non siamo quelli che dicono
che non vi puó esserer una via pacifica, vorremmo che fosse tale,
peró qui intorno stanno i morti di un popolo indifeso che non ha
piú altra alternativa che lasciarsi massacrare. Che altro puó
fare quando arrivano i gruppi paramilitari o l'esercito federale o le guardie
bianche? Quindi é il governo che rende dolorosa questa transizione
democratica, che la rende dura, che la rende difficile. Il governo dovrebbe
renderla semplice; non gli interessa farlo? Allora questo compito spetta
al popolo.
-Fino a quando l'EPR é disposto a lottare?
-Non abbiamo intenzione di abbandonare il nostro progetto di paese né
il nostro progetto politico, né le proposte, né le armi, continueremo
sino a che non otterremo ció che vogliamo.
-Avete avviato un dialogo con le autoritá governative?
-Mai.
-Avete qualche vincolo con l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale?
-No. Vincolo politico in quanto organizzazioni no. Rispettiamo le forme
di lotta che hanno sviluppato nelle proprie comunitá. C'é
rispetto e questo é un esempio da seguire per tutti i compiti che
dobbiamo sviluppare. Peró non c'é un vincolo stabilito.
-Come riesce a stare con la sua famiglia e allo allo stesso tempo
a lottare?
-La mia lotta é la lotta di tutti, e per potere stare qui faccio
lo stesso di tutte le compagne, per esempio ora loro sono qui ed i bambini
non ci sono, qualcuno si responsabilizza per loro. Si richiede che tutta
la famiglia partecipi perché una compagna sola, difficilmente potrebbe
stare qui senza l'appoggio del suo compagno. Si condivide tutto. La famiglia
é sensibile, comprende e quindi partecipa. Questo é il ruolo
della famiglia: appoggiarci perché noi possiamo svolgere il nostro
lavoro fuori dal ''focolare''.
mentre si svolgeva l'intervista con la tenente Adela decine di donne indigene, vestite con ampie nahuas e huaraches (gonne e sandali), e con il viso coperto da un fazzoletto, preparano tortillas e gorditas di mais. Tutte dichiarano di essere militanti eperriste e solo qualcuna parla spagnolo.
-Perché vi siete integrate nel moviento?
-Per tutte le ingiustizie che sono state commesse contro il popolo, perché
il governo non si é premurato di fare giustizia. Ci stiamo orgnizzando,
ci stiamo preparando perché non vogliamo che succeda come in Chiapas.
-Come partecipate nell'EPR?
-Nella lotta popolare, la nostra partecipazione si concentra nelle marce
e nei picchetti.
-Siete donne di tutte le etá. Tutte voi siete sposate, avete
bambini?
-Sí, tutte siamo sposate e tutte abbiamo bambini. Siamo coscienti
che é necessario partecipare alla lotta, perché pensiamo ai
nostri bambini e non vogliamo che dentro il processo della nostra lotta
loro debbano soffrire la tortura, la repressione, la fame e la miseria che
stiamo vivendo.
-I bambini partecipano? In che modo lo fanno? Vi separate da loro,
nascondete la vostra attivitá?
-La veritá é che loro sanno come partecipiamo alla lotta,
perché i piú grandi giá ricevono un'educazione da noi.
Loro vedono dove andiamo, alle marcie o ai picchetti e anche loro ci seguono.
Stanno partecipando con noi i piú grandi perché anche loro
lo necessitano.
- In questa comunitá avete un medico, la scuola e altri servizi?
-Abbiamo una scuola, peró un solo maestro li segue dal primo al sesto
grado, arriva alle nove e se ne va molto presto, e cosí i bambini
non hanno il tempo di apprendere niente. Per andare alla scuola secondaria
devono camminare per due ore, perció noi ci alziamo prestissimo,
verso le quattro della mattina, per preparargli la colazione. La secondaria
é molto distante da qui e non c'é altro modo per spostarsi.
C'é un sentiero, c'é una strada, ma non c'é il pulmino
e non gli rimane altro da fare che camminare. Non abbiamo soldi per farli
studiare, dobbiamo pagare la scuola e i libri, e come li paghiamo se dobbiamo
lavorare nella milpa (campo coltivato a mais)? Abbiamo un ambulatorio
peró non ci sono le medicine, non c'é il dottore. C'é
una infermiera che si occupa solamente di pianificazione familiare. L'infermiera,
quando viene, non ci segue bene. Arriva e non fa altro che parlarci della
pianificazione familiare. Noi donne abbiamo sollecitato il governo perché
asfaltasse le strade, portasse l'acqua potabile e ci fornisse le medicine
per la clinica, ma non ci ha dato niente. Abbiamo un po' d'acqua di sorgente
ma abbiamo molte difficoltá per trasportarla.
-E quando qualcuno di voi si ammala come fate?
-A volte sono sufficienti le erbe medicinali. Spesso non sono bastano e
cosí dobbiamo raggiungere la comunitá vicina, camminando molto.
Spesso peró anche lá non troviamo cura.
-Qual'é la vostra alimentazione?
-Il mais, il chile (peperoncino) ed i fagioli, quando ci sono. Perché
qui ne abbiamo pochi di fagioli e li usiamo per le feste. Senza sale. Ogni
anno mangiamo un maiale. Abbiamo cilantro e pápalo
(due tipi di spezie). Non abbiamo latte, non ci sono mercati dove andare,
e se anche ci fossero non abbiamo denaro. É poco anche il latte materno.
Ció che raccogliamo dalla milpa basta a malapena per noi,
quando ci basta.
-Avete ottunuto un sostegno dal programma ''Solridaridad''?
-Varie volte ci hanno ingannato, ci hanno detto che ci avrebbero dato un
sostegno, non lo abbiamo mai ottenuto.
-Nelle precedenti elezioni avete votato?
-Tutte andammo a votare e il governo ci disse che se non fossimo andate
a votare non ci avrebbero aiutato. Noi votammo ma non ricevemmo nessun sostegno.
Magari il governo si ricordasse di aiutarci con i programmi che dice sono
per il popolo, per esempio il ''Progreso''. Magari toccasse a tutti e a
tutte di godere di questi programmi. In alcuni casi gli aiuti sono arrivati
alle comunitá, ma solo per due o tre famiglie. Questo fa il governo,
per creare problemi e divisioni tra di noi. Per questo noi siamo organizzati,
per non permettere che ció avvenga.
SIERRA MADRE ORIENTAL, FEBBRAIO 1998, REP. MEXICANA
(LE DUE INTERVISTE SONO TRATTE DALLA RIVISTA MESSICANA "UNA-revista
de mujeres en la cultura")