osservatorio internazionale

 

Il "National Missile Defense",
un riarmo nucleare drogato

 

di Angelo Baracca

 


articolo pubblicato in Giano, n. 34/2000

All'elaborazione americana del concetto di sicurezza, che espone il mondo
a rischi estremi, e all'unità di principio della NATO l'Europa deve
contrapporre una visione geostrategica e un ruolo politico autonomi

1. Qual è il senso della partita che si sta giocando attorno al progetto della difesa anti-missili balistici (Nmd, National Missile Defense)? Il problema è intricato, le carte sono truccate, il significato è altamente simbolico, anche se gravido di conseguenze dirompenti. Tanto più indecifrabile nella condizione di sostanziale disinformazione e inconsistente approssimazione in cui ci mantengono i cosiddetti (eufemisticamente) organi di informazione nostrani. Ben diverse, bisogna riconoscerlo (basta scorrere le referenze al presente articolo), sono l'attenzione e la competenza della più autorevole stampa americana: vero è che i 60 miliardi di dollari dovranno spenderli loro (quasi 150 mila miliardi di lire! Il costo di quella bizzarria nostrana che è l'intero progetto dell'Alta Velocità ferroviaria: che almeno "si limiterà" a sprecare, o regalare ai privati[1], denaro pubblico e ad infierire sull'ambiente, senza conseguenze apocalittiche), ma non meno vero che dei rischi che la Nmd innescherà anche noi faremo le spese!
Forse è bene incominciare cercando di fare un po' di ordine.

2. L'idea di una difesa contro i missili balistici nacque quasi in contemporanea con l'introduzione di questo sistema d'arma: si tratta di intercettare e distruggere i missili balistici lanciati dal nemico (che possono trasportare una testata nucleare o altri ordigni di distruzione di massa, chimici o batteriologici) prima che essi raggiungano l'obiettivo: un missile "balistico" ha una prima "fase di spinta" (boost phase, durata 2-7 minuti) dopo il lancio, in cui i motori accesi gli imprimono la velocità massima; dopodichè, spenti i motori, si muove per inerzia, soggetto alla forza gravitazionale, percorre la maggior parte della traiettoria al di fuori degli strati densi dell'atmosfera ("fase balistica", 20 minuti circa per un missile intercontinentale); ed infine "rientra" nell'atmosfera (rehentry phase, circa 5 minuti) in prossimità del bersaglio.
L'efficacia dei sistemi anti-missile è sempre stata, come vedremo meglio, piuttosto limitata: anche i tanto esaltati missili "Patriot", usati da Israele contro i missili "Scud" iracheni durante la guerra del golfo, non furono così efficaci come vennero decantati allora, e quando colpirono il missile in prossimità del bersaglio non limitarono i danni, causati dai frammenti sparsi si una vasta area (su questo ritorneremo).
Ad ogni modo, tutti gli accordi di limitazione degli armamenti strategici dovettero prendere in considerazione i sistemi di difesa antimissilistica. Gli equilibri strategici presuppongono che ogni potenza sia dissuasa dallo sferrare un attacco nucleare preventivo dalla certezza che al nemico rimarrebbe comunque un potenziale nucleare sufficiente per una ritorsione devastante: se una Superpotenza potesse dotarsi di sistemi capaci di abbattere i missili balistici del nemico, essa potrebbe essere incoraggiata a sferrare per prima un attacco, sicura di neutralizzare la ritorsione. Per questo nel 1972 venne sottoscritto, ed è sempre rimasto un pilastro degli equilibri strategici, il Trattato Abm (Anti-Ballistic Missile) che limita i sistemi anti-missili che ciascuna Superpotenza può dispiegare.
È noto che la prima escalation su questo problema risale al 1983, quando l'Amministrazione Reagan - evidentemente influenzata dalla lobby scientifica dei potenti laboratori statunitensi di ricerca militare - lanciò il progetto della Sdi (Strategic Defense Initiative, conosciuto nel linguaggio comune come "Guerre Stellari"). La sua caratteristica fondamentale sarebbe stata infatti lo sviluppo massiccio di sistemi d'arma basati nello spazio: lo scopo dichiarato era l'intercettazione e la distruzione di tutti i missili balistici intercontinentali (centinaia o migliaia) che potevano venire lanciati in un attacco nucleare sferrato dall'Urss contro il territorio degli Stati Uniti; lo scopo reale era piuttosto il tentativo, riuscito, di trascinare l'Urss in una competizione superiore alle sue possibilità e di accelerarne così il collasso. Si moltiplicarono allora le denunce autorevoli della impossibilità di realizzare un siffatto progetto, oltre che dei rischi insiti nella escalation della militarizzazione dello spazio: con il crollo dell'Urss quel progetto venne di fatto definitivamente accantonato.
Il collasso dell'Urss non ha affatto eliminato il problema, ma lo ha reso ancor più delicato. Le difficoltà economiche in cui si dibatte la Russia hanno infatti innescato un processo di crescente obsolescenza e degrado del suo arsenale nucleare. Malgrado la riduzione numerica degli arsenali in applicazione degli accordi Start-I e Start-II, non si è affatto sviluppato il processo di vero disarmo che si auspicava: gli Usa stanno anzi compiendo lo sforzo più massiccio della propria storia per rinnovare completamente il proprio arsenale con testate di nuova concezione e maggiore efficacia[2]. Definitivamente rotto l'equilibrio strategico - ancorchè "del terrore" - la disparità tra il potenziale strategico americano e russo si sta facendo enorme. Ciò non toglie però che l'arsenale nucleare russo continui a costituire una minaccia micidiale per chiunque: a patto che qualcuno non riesca ad neutralizzarla!
Nel frattempo, soprattutto per la smania di potenza americana, si sono acuite le tensioni in varie aree del mondo. I "nemici" - veri, presunti, o creati ]ad hoc - degli Stati Uniti e le conseguenti "minacce alla propria sicurezza" si sono moltiplicati. Non si tratta più di grandi potenze, ma di relativamente piccoli "rogue States"[3] i quali, sentendosi a loro volta minacciati, si stanno spesso dotando (o si presume che lo stiano facendo) di armi nucleari e di distruzione di mssa, nonchè di missili balistici a lunga gittata, capaci di colpire il territorio degli Stati Uniti [4].
In questo contesto gli Stati Uniti hanno rispolverato il progetto di una difesa antimissilistica. I motivi sono molteplici e difficili da dipanare: un affare gigantesco per il complesso militare-industriale; competizione tra democratici e repubblicani; paranoie americane, ecc. La natura di questa Nmd sarebbe comunque radicalmente diversa dalla Sdi. In primo luogo, non si tratterebbe di armi basate nello spazio, bensì di missili terra-aria; un sistema di allarme precoce composto di satelliti e di sistemi radar terrestri (e qui sarebbe coinvolta direttamente l'Europa) dovrebbe far scattare l'allarme del lancio di missili balistici da un paese nemico, individuarne le traiettorie, dopodichè partirebbero i missili intercettatori che dovrebbero colpire e distruggere l'ultimo stadio dei missili nella fase di rientro nell'atmosfera. Anche lo scopo dichiarato del sistema sarebbe competamente diverso, cioè la difesa da un attacco missilistico limitato da parte di un paese minore.

3. A questo punto, per potere valutare seriamente l'iniziativa degli Stati Uniti è opportuno spendere qualche parola sull'efficacia del sistema. Lungi dal poter assicurare una fiducia assoluta, l'effettività di qualsiasi sistema di difesa anti-missili è destinata a rimanere assai dubbia. Dal momento in cui i sistemi di allarme precoce individuano il lancio di missili balistici da un paese "nemico" fino a quando gli ultimi stadi rientrano nell'atmosfera, sono disponibili pochi minuti per determinarne la traiettoria e puntare il sistema di difesa. Gli esperti sanno bene che è impossibile mantenere centrato con la precisione che sarebbe necessaria qualsiasi sistema di puntamento su un bersaglio mobile [5].
L'attaccante può inoltre utilizzare innumerevoli contromisure, "esche" (decoys) e dispositivi che "ingannano" il sistema di difesa: il più ovvio è che la testata, dopo la fase di spinta, rilasci dei palloni metallizzati simili a false testate, oppure fasci di strisce di alluminio per generare un'unica "nube radar". Il fallimento della maggior parte dei test eseguiti negli ultimi due anni dagli Stati Uniti nel Pacifico riguardano proprio la capacità di riconoscere e colpire la vera testata. Senza contare, poi, che le difficoltà aumentano enormemente al crescere del numero delle testate attaccanti: per cui un paese attaccante avrebbe tutto l'interesse a "saturare" il sistema di difesa aumentando il più possibile il numero di vere e false testate.
A tutto ciò si aggiungono altri inconvenienti. L'eventuale distruzione di missili a testata nucleare nella fase di rientro, quindi sul proprio territorio, non annulla evidentemente gli effetti dell'attacco e potrebbe avere comunque conseguenze disastrose; qualora i missili fossero dotati di testate costituite da aggressivi chimici o batteriologici, anzichè nucleari, le conseguenze per la popolazione potrebbero risultare anche peggiori che se la testata raggiungesse il bersaglio.

4. Se si cerca di dipanare il groviglio di segnali che provengono dagli Stati Uniti, è difficile sfuggire alla sensazione che la decisione verrà presa (o è già stata presa) sulla base di motivi interni, dalla campagna elettorale in corso - in cui si profila la vittoria dei repubblicani, che della Nmd sono i più fervidi e acritici sostenitori - agli enormi interessi in gioco. Con la sua visita a Mosca del giugno scorso, Clinton, chiude il suo mandato in politica estera con un pugno di mosche: a differenza di Reagan e di Bush, egli non ha firmato nessun accordo significativo di riduzione degli armamenti, non ha concordato criteri concreti per un trattato Start III, mentre la maggioranza repubblicana al Senato ha bocciato la ratifica del Ctbt, e la questione di una revisione del trattato Abm, avversata da Mosca, rimane aperta.
I legali dell'Amministrazione si sono arrampicati sugli specchi per confezionare un parere - che rovescia un'interpretazione legale fornita a suo tempo all'Amministrazione Reagan - secondo cui Clinton (che si è impegnato a prendere una decisione entro la fine dell'anno) potrebbe avviare la costruzione del primo pezzo della Nmd senza violare il trattato Abm [6].
Agli appelli contro la Nmd (uno è stato sottoscritto da 50 Premi Nobe [7] ed alle critiche di esperti autorevoli [8], si aggiungono anche numerosi segnali d'allarme contenuti in un rapporto riservato della Commissione Welch, nominata dal Pentagono [9] e molto autorevole in quanto ha avuto accesso ad informazioni segrete: la commissione esprime dubbi sulla possibilità che il sistema possa essere operativo nel 2005 [10], e sviluppa in dettaglio due questioni di natura fondamentale. La prima riguarda il razzo vettore che dovrebbe lanciare il veicolo distruttore (kill vehicle): questo vettore non è ancora stato realizzato e la sua costruzione alla Boeing è in ritardo. Nei test viene usato un "surrogato", un vettore a due stadi ricavato da un missile balistico, relativamente lento, mentre quello definitivo, a tre stadi, sarà molto più veloce: viene sollevato il dubbio che il veicolo distruttore potrebbe andare in pezzi per le vibrazioni e il brusco urto che gli imprimerà il razzo vettore definitivo. La seconda questione è se il veicolo distruttore sarà realmente in grado di distinguere una testata nascosta da esche (decoys) ed altre sofisticate contromisure, che nei prossimi anni potrebbero venire ulteriormente perfezionate. Il Pentagono tuttavia, a differenza dei maggiori organi d'informazione, legge il rapporto della Commissione Welch come un sostegno alla Nmd: i critici si appiglierebbero a osservazioni precauzionali costruttive; "In questo clima - afferma un ufficiale - ognuno può leggervi quello che crede".

Due fallimenti e un successo
Quest'ultima affermazione può fornire la chiave di lettura della funzione e dell'interpretazione dei tests (ognuno costa 100 milioni di dollari). Due dei tre tests effettuati sono falliti (nel terzo il kill vehicle non si è staccato dal razzo vettore, e comunque il pallone-esca non si era gonfiato), ma il problema forse sta a monte: che cosa si sta realmente sperimentando, e a che servono i tests? Probabilmente "il successo o il fallimento dei tests è del tutto irrilevante: la decisione di avviare la costruzione è già stata presa" [11]. Infatti, le condizioni in cui vengono svolti i test sono assai lontane da quelle di un vero attacco: si conoscono il momento del lancio e la direzione del missile "attaccante"; esso è equipaggiato con un General Positioning System, munito di un segnalatore e seguito da un radar; emette una sola "esca", completamente diversa in forma e dimensioni dalla testata; sia i radar che il razzo vettore impiegati sono "surrogati" di quelli previsti nel progetto. E' molto istruttivo leggere le trascrizioni delle conferenze stampa prima e dopo il test fallito del 7 luglio scorso [12] per rendersi conto del "dialogo tra sordi" con i giornalisti; per esempio, il giorno prima del test:

"Domanda: [...] dicono che il test è criticamente sbagliato perchè chiunque vi prende parte conosce da dove si suppone che venga la testata, quale traiettoria si suppone che faccia [...] Dicono che l'intero test è determinato, tutti conoscono tutti i parametri. Può rispondedere a questo?
Cohen: Prima di tutto, abbiamo sempre indicato che questo programma è quello che chiamiamo l'alto rischio[13]. Poichè il rischio aumenta con il diffondersi della tecnica missilistica, abbiamo dovuto stabilire un programma molto compresso. [...] Non sono interessato a cercare di accelerare un programma cosicchè semplicemente fallisca. Quello che dobbiamo fare è procedere per gradi. [...]
Domanda: Come figurerà [inudibile] nella sua raccomandazione al presidente in agosto?
Cohen: Il presidente si baserà su quattro criteri. Numero uno, abbiamo una minaccia? Credo che la minaccia vi sia oggi o vi sarà sicuramente nel 2005. Abbiamo la tecnologia? Questo resta da determinare. Credo che la tecnologia stia maturando. [...] Il test domani sarà importante, non sarà decisivo. Se avrà successo non ne segue necessariamente che raccomanderò che procediamo. Neppure se fallirà rifiuterò di andare avanti. [...] Poi la questione del costo. [...]"

E dalla conferenza stampa dopo il test fallito:

"Domanda: [...] avete due fallimenti e un successo. Questo non indebolisce considerevolmente la vostra posizione?
Gen. Kadish: Quello che mi dice è che dobbiamo fare ulteriore lavoro ingegneristico. E come abbiamo sempre detto, questo è un impegno molto complesso e una sfida. Questa è scienza missilistica, per cui vi sono molte cose che possono accadere in questo processo. In questo caso particolare sembra essere accaduta in un'area che ha poco a che fare con la funzionalità dei componenti chiave del sistema che stiamo testando. [...]
Dr. Gansler: [...] vorrei sottolineare che questa è solo la quinta volta che è stato usato quel particolare vettore che è stato configurato per questo particolare volo. [...] È in programma di usarlo solo tre volte ancora, prima di usare il vero vettore. Quindi è una disposizione speciale allestita per avere subito un surrogato finchè possiamo avere il vettore operativo. [...] Sfortunatamente, quello che impareremo da questo vettore non è che cosa non funziona con quello operativo e dovremo procedere con le normali verifiche [...] Quello che speravamo di ottenere da ciò era molta più informazione sull'intercettatore, che è realmente la parte unica di questo particolare volo diversa, diciamo, dallo sviluppo di un normale vettore o missile. [...]
Domanda: Ma pensate ancora che sia possibile per il Pentagono proseguire con la decisione dello spiegamento nelle prossime settimane dopo quello che è accaduto questa notte?
Gansler: [...] direi che certamente il Segretario nei prossimi mesi, il Presidente nei mesi subito successivi, cercheranno di valutare, sulla base di quello che abbiamo appreso da questi tre voli in termini di informazioni sul progetto, di informazioni che abbiamo sul pericolo. Dovrà fare una valutazione se è ancora critico o meno cercare di are la data del 2005. Questa è la cosa che ci ha guidato. Questo è ora il punto per la decisione di cercare di costruire un sito a Shemya [isola delle Aleutine, N.d.R.] per il radar nella banda-X - che, comunque, la parte del radar nella banda-X ha funzionato. Questo è qualcosa che siamo stati in grado di determinare dal radar nella banda-X che il pallone non si è gonfiato. A proposito, altri hanno detto quanto sia facile produrre esche. Questa è la prova che un'esca che abbiamo cercato di produrre non è uscita. [...]"

Ma forse il punto più importante e delicato dell'intera questione, che da più parti viene sottolineato, è il modo in cui gli Stati Uniti pongono il problema della propria sicurezza ed impostano i rapporti con i paesi che essi accusano di minacciarla. Da un lato, infatti, essi sopravvalutano queste minacce: le dimensioni e la potenza dell'esercito americano si basano sulla capacità di combattere simultaneamente due guerre regionali improvvise, ma le premesse di questo ragionamento sono destituite di fondamento [14]. In particolare "funzionari dei servizi segreti, ufficiali militari ed esperti politici nell'Amministrazione Clinton sono profondamente divisi sulla serietà delle minacce missilistiche poste da paesi quali la Corea del Nord, l'Iran e l'Iraq, anche se l'amministrazione dichiara che gli Stati Uniti devono costruire un sistema di Nmd. [...] Alcuni ufficiali [...] sostengono che la minaccia è stata definita quasi esclusivamente in base alle capacità tecnologiche e che le analisi trascurano i fattori politici, economici e sociali che potrebbero rendere la minaccia meno verosimile. [...] Nel rapporto dell'anno scorso, le regole dei classici servizi segreti sono state alterate, sostengono gli ufficiali, per stabilire non se è verosimile che i paesi minacciano gli Stati Uniti, ma se 'potrebbero' farlo. [...] Alcuni funzionari lamentano che tutta l'attenzione concentrata sulla potenziale minaccia missilistica distoglie l'attenzione da minacce più credibili come ordigni chimici o biologici preparati negli Stati Uniti e nascosti in un camion, o anche un missile da crociera portato da una nave. Anche Mr. Cohen riconosce questi fatti." [15] Anche alcuni generali russi sostengono che "gli americani quando valutano la minaccia di un attacco missilistico danno priorità alla capacità tecnologica di uno Stato di costruire missili, mentre sono completamente assenti valutazioni sulle motivazioni" di questi Stati ad usarli [16].

Destabilizzazione e corsa al riarmo
5.
Lungi quindi dal proteggere gli Usa da una presunta ed improbabile minaccia, la realizzazione della Nmd scatenerebbe meccanismi incontrollabili di destabilizzazione e di corsa al riarmo nucleare e missilistico. Data la scarsa effettività che il sistema di difesa antimissilistica avrà, la contromisura più efficace per un paese attaccante consiste nel saturarne le capacità: questo si tradurrà inevitabilmente in uno stimolo ad allargare gli arsenali nucleari e missilistici. La preoccupazione viene sollevata autorevolmente anche a livello ufficiale. Un rapporto del Center for Strategic and International Studies (Csis) afferma che "La minaccia finale che la Cina pone agli Stati Uniti sarà probabilmente maggiore se gli Stati Uniti dispiegheranno un sistema Nmd che se non lo faranno. Allo stesso tempo, è probabile che la Cina aumenterà i suoi Icbm, Slbm, e missili da crociera contro gli Stati Uniti in qualsiasi caso[17].
William C. Potter e Jonathan B. Tucker scrivono che "gli Stati Uniti sono in parte responsabili per i recenti attacchi contro il controllo degli armamenti ed hanno indebolito il sistema di nonproliferazione nucleare sottostimando gli effetti negativi dell'allargamento della NATO, imponendo pesanti sanzioni economiche a India e Pakistan, procrastinando il voto al Senato sulla ratifica del Comprehensive Test Ban Treaty ed ignorando i passi che si devono fare per proteggere il Npt" [18].
Un rapporto recente dei servizi segreti altamente "classified" ammonisce che il dispiegamento del sistema Nmd potrebbe spingere la Cina ad espandere di dieci volte il suo arsenale nucleare ed indurre la Russia a munire di testate multiple i nuovi missili balistici Topol-M (SS-27) [19]. Uno studio dettagliato analizza anche altre contromisure che Mosca può prendere se la Nmd verrà sviluppata, tra le quali la produzione di moderni missili a raggio intermedio che verrebbero puntati sull'Europa [20].
Mosca ha espresso costantemente la sua preoccupazione e la sua radicale contrarietà al progetto americano, per quanto gli Stati Uniti abbiano cercato di rassicurarla, argomentando che la Nmd avrebbe lo scopo di distruggere un numero limitato di testate attaccanti e non sarebbe efficace contro un attacco massiccio, quale la Russia sarebbe ancora in grado di sferrare. Il comandante della Forza Missilistica Strategica, Vladimir Yakovlev, ha minacciato che Mosca potrebbe dotare nuovamente i propri missili intercontinentali di testate multiple (il nuovo missile balistico Topol-M era stato progettato e realizzato con questa funzione, prima della ratifica degli accordi Start) e rigettare il Trattato Inf [21] (sulle Forze di Raggio Intermedio). Molto ferma e significativa una dichiarazione del Ministro della Difesa, Igor Sergeyev: ]"[...] consideriamo il dispiegamento della Nmd solo come un primo passo verso un sistema di combattimento globale multi funzionale che sarebbe capace di affrontare tutti i tipi di bersagli balistici, aerodinamici, spaziali e, in un futuro più lontano, basati a terra e in mare. Questo ampio sistema di difesa è diretto in primo luogo contro il potenziale di deterrenza della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese. Su questo non vi è alcun dubbio tra gli esperti del Ministero della Difesa Russo" [22].
Naturalmente, in questa fase di estrema difficoltà della Russia non è facile distinguere quanto vi sia di credibile e quanto di velleitario in queste dichiarazioni. Sono noti i contrasti tra Putin e i vertici militari, acuitisi con le operazioni in Cecenia, e dopo la tragedia del sommergibile "Kursk". Sembra che si stia imponendo una linea (contrastata dal Ministro della Difesa Sergeev, che fu comandante delle forze missilistiche strategiche) secondo la quale negli ultimi anni la Russia ha fatto troppo affidamento sul deterrente nucleare, per cui dovrebbe ridurre drasticamente il proprio arsenale strategico a 1500 testate (in modo, però, graduale, legato all'uscita dal servizio dei sistemi d'arma, ed attraverso accordi negoziati di controllo degli armamenti), e puntare invece sull'adeguamento e l'ammodernamento delle forze convenzionali [23]. Permangono tuttavia incognite e punti oscuri: lo sviluppo della Nmd da parte degli Usa potrebbe infatti rimettere in discussione questo processo; senza contare le incertezze riguardanti le armi nucleari tattiche (si veda anche il mio articolo citato nella nota 2).
Mosca ha ribadito una dura posizione comune contro la Nmd sia con la Corea del Nord [24], sia con Pechino, nell'incontro tra Putin e Jiang Zemin [25], e in occasione del Forum regionale della sicurezza dell'Asean (l'associazione di dieci stati del sudest Asiatico) nel luglio scorso. I cinesi vedono nello Scudo l'intenzione di allargare lo schema protettivo a Taiwan.

6. In questo scenario brilla ancora una volta la totale assenza dell'Europa! È evidente (e sarebbe assurdo che non fosse così) che l'Europa non gradisce il progetto americano, ma i singoli paesi non vanno al di là del mugugno e sono incapaci di assumere una esplicita posizione comune, ponendosi al di là della NATO e in aperto conflitto con gli Stati Uniti [26]. L'Europa sarebbe direttamente coinvolta nella realizzazione della Nmd per la funzione fondamentale che vi avrebbero le basi radar, in particolare in Gran Bretagna e in Norvegia. Putin non ha mancato di sottolineare che in questo modo l'Europa si inserirebbe in un processo che destabilizzerebbe la sicurezza internazionale [27]; e il Gen. Yakovlev, comandante della Forza Missilistica Strategica, ha denunciato che la stazione radar norvegese di Vardo potrebbe essere utilizzata per liquidare i missili russi nella fase di spinta (boost phase) [28].
Vale la pena di ricordare che il Trattato dell'Unione Europea impegna il Consiglio Europeo ad adottare posizioni comuni che "salvaguardino i valori comuni, gli interessi fondamentali, l'indipendenza e l'integrità dell'Unione [...] per preservare la pace e rafforzare la sicurezza internazionale [...] [e] promuovere la cooperazione internazionale" (Titolo V, Articolo 11). In aggiunta, nel giugno 1999 la Ue ha stabilito una Strategia Comune nei confronti della Russia, secondo cui cercherebbe di cooperare con essa per "identificare risposte comuni alle sfide alla sicurezza in Europa ed oltre [...] promuovendo il controllo degli armamenti ed il disarmo e rendendo effettivi gli accordi esistenti." [29].
Ovviamente la Gran Bretagna costituisce il maggiore ostacolo ad una presa di posizione esplicita, poichè essa incrinerebbe i rapporti servili che detiene con gli Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri Robin Cook ha affermato che "la Ue non sarebbe la sede adatta per la difesa territoriale collettiva", e che questa questione deve essere demandata alla NATO [30]. Ma da un lato l'adeguamento della base di Menwith Hill procede di buon passo [31], pur tra le manifestazioni di protesta [32], mentre urge una decisione della Gran Bretagna sulla base radar di Fylingdales [33]. Di fronte alla reticenza del governo britannico si moltiplicano però le prese di posizione. Il Segretario di Stato alla Difesa, Geoff Hoon, nel dibattito del 5 giugno scorso alla House of Commons ha riconosciuto che: "Valutiamo che non vi è attualmente nessuna minaccia significativa al Regno Unito da testate nucleari"30. Anche la "Uk Strategic Defense Review" non menziona neppure una minaccia da armi di distruzione di massa alle Isole Britanniche. Nell'agosto scorso la Commissione Affari Esteri del Parlamento britannico ha scritto una raccomandazione ufficiale al governo britannico perchè dissuada gli Usa dallo sviluppare la Nmd [34:] ma il governo tace!
Il nostro Primo Ministro Giuliano Amato ha scelto un incontro con il Primo Ministro Cinese Zhu Rongji per richiamare alla prudenza gli Usa, specificando che la Nmd potrebbe essere percepita "come una minaccia piuttosto che come un mezzo di difesa" [35].
La miopia e l'inesistenza dell'Europa in quanto tale nel dibattito e nelle relazioni internazionali lasciano veramente di stucco: c'è da chiedersi che cosa abbia da temere da paesi come il Pakistan o la Corea del Nord, con i quali potrebbe invece sviluppare un rapporto diretto che contribuirebbe a rafforzare la sicurezza internazionale. Ma ciò sarebbe possibile solo in presenza di un'opzione europea che, per la palese rivendicazione di un ruolo autonomo, esporebbe l'unità transatlantica della NATO ad una seria crisi. Potrà mai l'Europa arrivare a tanto?

La proposta russa e l'imbarazzo americano
7.
A questo punto si può capire il senso della posizione e della contromossa della Russia che, per quanto con ogni probabilità assolutamente velleitaria sul piano concreto, ha tuttavia messo in subbuglio la diplomazia. Putin, consapevole dell'imbarazzo degli europei rispetto al progetto della Nmd, ha proposto di realizzare insieme ad essi un diverso sistema di difesa antimissili, che dovrebbe distruggere i missili nella boost phase, la fase di spinta in cui i motori sono accesi ed i missili si trovano ancora nell'atmosfera. Indubbiamente un siffatto sistema sarebbe altamente preferibile, poichè distruggerebbe i missili sul territorio del paese attaccante, che quindi subirebbe le conseguenze dell'attacco. Sfortunatamente un siffatto progetto appare ancora meno realistico di quello statunitense, se non altro perchè il tempo a disposizione è molto minore; inoltre, essendo i motori ancora accesi, i missili potrebbero anche avere una possibilità di manovra per sfuggire all'intercettazione (anche se i missili si muovono più lentamente che nella fase finale di rientro, e la fiamma emessa dai motori accesi potrebbe facilitarne l'intercettazione: un'ulteriore vantaggio sarebbe costituito dall'assenza di contromisure quali la produzione di esche simili alla testata).
La proposta russa sembra avere un carattere propagandistico e diplomatico: essa costituisce evidentemente una mossa intelligente verso i governi europei perchè si sgancino dalla totale subalterità a Washington, ma ha messo in serio imbarazzo anche l'Amministrazione americana. È opportuno segnalare che il sistema proposto dalla Russia necessiterebbe di molte basi situate a poche centinaia di chilometri dai siti missilistici: questo sarebbe relativamente semplice per la Corea del Nord, possibile per l'Iraq, più problematico per l'Iran. Lo stesso Segretario alla Difesa, William Cohen, tra imbarazzate dichiarazioni ha riconosciuto che il sistema russo non violerebbe il trattato Abm, perchè cadrebbe sotto la soglia del "Demarkation Agreement" del trattato, un emendamento negoziato nel 1997 e non ratificato dalla Russia e dagli Usa; ma ha dichiarato che "un sistema limitato a minacce di gittata più corta non proteggerebbe la popolazione americana"[36]. C'è da notare che, a fronte degli insuccessi dei tests e delle crescenti critiche, emergono consensi per un sistema alternativo tra i funzionari della vecchia Amministrazione Reagan, pacifisti, esperti conservatori e scienziati del Mit [37].
È opportuno sottolineare a questo proposito che il progetto di cui si occupa l'Amministrazione americana non è certo l'unico possibile; e in ogni caso, se anche funzionasse alla perfezione, sarebbe lungi dal proteggere da tutte le minacce. Il Dipartimento della Difesa esclude comunque di prendere in considerazione un sistema di difesa basato sul mare (sea-based), poichè vuole procedere il più speditamente possibile per proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia missilistica[38]. Intanto un rapporto del "General Accounting Office" della U.S. Navy sottolinea le necessità di migliorare la difesa dai missili da crociera [39]. Nel 2002 sono comunque in programma nove test del sistema di difesa tattico della Marina Navy theater Wide (Ntw) missile defense con un finanziamento di 383 milioni di dollari nel 2001, per un totale di 1,9 miliardi tra il 2000 e il 2005[40]. Anche la Nato ha promosso due studi per una difesa di teatro (15 milioni di dollari), su cui si sono buttate più di 120 industrie, con cordate trasversali dei colossi americani e delle joint-ventures europee del settore[41].
Lo stesso Segretario Cohen ha inoltre fatto notare anche che una decisione di Clinton alla fine del suo mandato di sviluppare il sistema di Nmd condizionerebbe la politica del suo successore alla Casa Bianca [42]: e Clinton sembra avere colto la palla al balzo, nel discorso pronunciato alla George Washington University ai primi di settembre, anticipando un rinvio che raffredderà un po' il problema durante la campagna elettorale, lasciando aperta la porta per il suo proseguimento [43].
Anche negli ambienti che non negano l'esistenza di minacce missilistiche alla sicurezza degli Usa e ritengono necessario approntare misure efficaci, si diffondono riserve sul progetto della Nmd e richiami a procedere con prudenza, prendendo in considerazione altre alternative: riportiamo le seguenti considerazioni e conclusioni da un'analisi molto circostanziata [44], dalla quale si vede in particolare che anche negli ambienti americani vi è una notevole attenzione sulla validità di una difesa tattica, che finora l'Amministrazione ed il Pentagono hanno escluso:
"[...] Sulla base di considerazioni militari, tecniche, finanziarie e geopolitiche, crediamo che lo sviluppo dell'attuale Nmd dovrebbe essere rimandato. Invece gli Stati Uniti dovrebbero intraprendere i seguenti passi verso lo sviluppo di un sistema di Tmd (Tactical Missile Defense)
1) Non appena possibile, dispiegamento avanzato dei sistemi attuali che sono configurati per fornire qualche capacità contro missili balistici della Corea del Nord. Lo spiegamento di un Aegis di missili cruise equipaggiati con un missile esistente e un kill vehicle aerodinamico in vicinanza delle coste della Corea del Nord può fornire una modesta capacità per l'intercettazione nella boost phase del missile Taepo-Dong. Questa capacità può essere disponibile prima della capacità operativa iniziale del sistema Nmd nel 2005.
2) Miglioramento e dispiegamento avanzato del sistema navale di intercettazione nella boost phase nei pressi della Corea del Nord con lanciatori ad alta accelerazione e kill vehicles manovrabili già in corso di sviluppo. Un'ulteriore possibilità è la Thaad (Theater High-Altitude Air Defense): con adeguati finanziamenti potrebbe essere disponibile tra il 2005 e il 2007. Si dovrebbe dare considerazione anche all'uso di intercettori basati a terra che si stanno sviluppando per la Nmd in uno spiegamento avanzato di teatro che permetta l'intercettazione nella boost phase. Spiegato nei pressi delle coste della Corea del Nord, questo sistema potrebbe avere capacità significativa contro un attacco di Pyongyang. A seconda del suo spiegamento geografico, il sistema potrebbe anche fornire una difesa da una minaccia iraniana.
3) Proseguire la ricerca, lo sviluppo, i test e la valutazione del sistema Nmd e di sistemi di boost phase lanciati dall'aria. Qualsiasi decisione futura per lo spiegamento dopo il 2005 dovrebbe dipendere dalla natura della minaccia, dagli avanzamenti tecnici dei sistemi di Tmd e Nmd, e dai progressi nella rinegoziazione del trattato Abm con la Russia.
In conclusione, crediamo che questo approccio alternativo fornisca maggiore flessibilità per affrontare le minacce da missili balistici di teatro e nazionali mentre esse evolvono col tempo. La Tmd proposta risulterebbe più economica e tecnicamente meno rischiosa del sistema Nmd. Infine, essa può rivelarsi meno dipendente da cambiamenti del trattato Abm e quindi meno soggetta a provocare risposte contrarie dalla Russia, dalla Cina, o dagli alleati degli Stati Uniti".

Come si vede, le possibilità di fermare definitivamente il progetto americano potrebbero anche essere consistenti, sebbene il modo in cui si sviluppano le relazioni internazionali, l'andamento della campagna elettorale negli Usa ed i fortissimi interessi in gioco non inducano all'ottimismo.

P.s. L'autore desidera ringraziare Francesco Polcaro per alcune critiche e informazioni sul piano tecnico.