ELECTROLUX-ZANUSSI:
NORDEST MULTINAZIONALIZZATO.

Sono un operaio di una multinazionale con numerosi stabilimenti nel nord-est d'Italia. La multinazionale in questione è l'Electrolux, azienda svedese che a metà degli anni '80 ha completamente assorbito le industrie Zanussi, facendola diventare in poco tempo leader mondiale tra gli elettrodomestici.
La Zanussi è nata, come la maggior parte delle industrie del nord-est, grazie all'intraprendenza di un imprenditore che da piccolo riparatore è riuscito in pochi anni a creare un industria quasi dal nulla. L'espansione dell'azienda negli anni '70 ha portato ad una forte immigrazione, specialmente dal sud, trasformando radicalmente l'economia locale.
Con gli anni sono cresciute anche tutta una serie di medie-piccole aziende che forniscono i prodotti che vengono poi assemblati all'interno della Zanussi.
Il mercato dove opera la Zanussi è vasto: dalle lavatrici alle lavastoviglie, dalle cucine ai frigoriferi, dai forni a microonde alle cucine complete per alberghi.
Naturalmente ogni stabilimento si occupa solo di un settore e fa storia a se.

Quello di cui vi voglio raccontare è un piccolo stabilimento di 750 persone tra operai e impiegati. Noi costruiamo i motori elettrici delle lavatrici e delle lavastoviglie e lo stabilimento si chiama: SOLE.La fabbrica é divisa in tre linee principali, che producono tre tipi di motori diversi: lavastoviglie, asincrono (lavatrici) e Universale (lavatrici). Il motore viene costruito in tutto all'interno della fabbrica e poi spedito alla fabbrica costruttrice dell'elettrodomestico per il montaggio.Come volumi produttivi siamo leader mondiali, solo la mia linea, lavastoviglie , produce quasi 9500 motori al giorno. Purtroppo per arrivare a questi volumi lavoriamo sui tre turni se non anche con turnazioni che prevedono il sabato e la domenica lavorative in ordinario. Sul problema degli orari parlerò più tardi intanto volevo esporvi il felice connubio tra le metodologie della grande multinazionale e la mentalità del nord-est.

Le multinazionali stanno governando il mondo, ma questo non solo negli ultimi anni ma da decenni. Investendo su un dato paese piuttosto che su un altro comandano e guidano lo sviluppo economico a livello mondiale. Logicamente loro spostano le loro fabbriche là dove il lavoro costa poco di modo da aver più alti guadagni con minor spese.
La principale regola di una multinazionale è quella di spendere meno possibile sul costo del lavoro. Per arrivare a questo ci sono due strade: investire nei paesi dove la mano d'opera costi poco, vedi nei paesi dell'est, oppure pagare il meno possibile l'operaio nel paese dove già ci sono gli stabilimenti. La prima soluzione è quella che avverrà nel breve futuro, la seconda è stata quella adottata da sempre nei paesi detti industrializzati.

Un operaio di una multinazionale percepisce il minimo sindacale diciamo intorno alle 11600 lire LORDE all'ora. A queste vanno aggiunti una serie di premi qualora si raggiungano determinati obiettivi produttivi durante l'anno, se invece questi non vengono raggiunti niente premi aggiuntivi. Gli obiettivi sono concordati tra azienda e sindacati all'inizio dell'anno.
Da quest'anno tra le voci che formano gli obiettivi, consumo consueto (materiale, produzione effettiva, scarti, ecc. ) grazie al potente sindacato che abbiamo si é aggiunta una nuova voce : gli infortuni sul lavoro. Praticamente se un collega si fa' male lui e gli altri lavoratori si vedono decurtare il premio. Più infortuni ci sono più i lavoratori ci perdono. Oltre al danno anche la beffa.

La politica di una multinazionale sulla sicurezza è molto rigida, soprattutto a causa di due fattori: l'inasprimento delle pene voluta dalla comunità europea (l'Italia è stato l'ultimo paese a mettersi in regola) e il fatto che se ad una azienda viene rilasciato certificato da un ente preposto alla verifica della sicurezza sul posto di lavoro, la stessa azienda ha un forte ritorno di immagine che si tramuta in un ritorno economico non indifferente. Peccato che la azienda diventi sicura solo durante le visite ispettive, per altro annunciate con largo anticipo, per poi ritornare tutto come prima.

Diamo un occhiata anche al futuro per cercare di capire come si muove una grande multinazionale nel mondo.
Con la caduta del muro tra est e Ovest si sono aperti immensi mercati completamente vergini dove le multinazionali, con la scusa di portare lavoro, benessere, libertà, diritti, si sono buttate come avvoltoi. Un chiaro esempio è l'Elettrolux che ha già cominciato ad investire in Ungheria convertendo vecchie fabbriche del regime in fabbriche moderne adatte a lavorare ai ritmi produttivi dell'occidente. Circa un anno fa una piccola linea della mia fabbrica è stata trasferita totalmente in Ungheria e non è fantascienza pensare che nel giro di 7 -10 anni tutta la produzione che noi facciamo qui a Pordenone venga spostata in quel paese. Naturalmente la fabbrica dove attualmente lavoro verrebbe chiusa e 750 persone si troverebbero senza lavoro.

Per capire una multinazionale bisogna immaginarla come una grande piovra che con i tentacoli afferra i vari paesi dove è rappresentata e ne succhia la linfa vitale, poi se trova un paese nuovo dove ci sono ancora più risorse, lascia il vecchio e sposta il suo tentacolo verso il nuovo. Una multinazionale, di solito, è guidata da un consiglio amministrativo formato dai principali azionisti e a capo di tutti c'è un manager che prone al consiglio le vie da seguire per l'azienda . L'Elettrolux non è da meno. Due anni fa la multinazionale in questione ha cambiato il manager. Nel giro di 7 mesi il nuovo condottiero aveva preparato il suo piano di investimenti . Vediamo cosa prevedeva: visto che le azioni dell'Electrolux erano basse e i soci guadagnavano poco (poverini !) ha pensato che era inutile tentare una ennesima campagna con gli sprechi nelle fabbriche del gruppo, molto meglio tagliare gli stabilimenti doppi oppure che rendevano poco. Chiuderli e licenziare tutti i lavoratori e cominciare a spostare la produzione ad est.
Il piano prevedeva la chiusura di una decina di stabilimenti in tutto il mondo , di cui alcuni anche in Italia ed in particolare uno a Pordenone.
Per quanto riguardava gli stabilimenti che producevano il medesimo prodotto sarebbe stato chiuso quello che rendeva meno. Cosi è cominciata una vera e propria guerra tra gli stabilimenti in Europa. Ma il bello é che a condurla erano proprio i sindacati dei vari paesi europei. Infatti pur di non far perdere il lavoro agli operai proponevano all'azienda tagli alle buste paghe dei lavoratori per far rendere di più lo stabilimento, oppure l'inizio del lavoro a turnazione per sfruttare meglio le macchine dell'azienda e aumentare i volumi produttivi. Anche in Italia é successo qualcosa di simile. Per quanto riguarda spostare gli stabilimenti ad est il sindacato ha ottenuto che fino al 2001 l'Electrolux si impegna a non spostare nessuno stabilimento poi deciderà in merito.
L'unica strada per tentare di evitare ciò è quella di riuscire a mettere in contatto i lavoratori dei vari stabilimenti, sparsi per il mondo, di una multinazionale, per cercare di far un fronte comune contro di essa. Strada quest'ultima da percorrere senza i sindacati ufficiali, troppo corrotti e vicini agli interessi della azienda, vedi i sindacati della SOLE.

Se questo è il futuro (molto nero) il presente non è molto migliore.
Perché il nord-est è considerato il vero motore trainante dell'economia dell'Italia negli ultimi anni? Semplice, perché qui la gente lavora. Non fraintendetemi, non dico che la gente di altri luoghi non lavori, ma qui l'unico obbiettivo che la gente ha è quello di lavorare per fare soldi, per cercare di avere di più. Una migliore situazione economica, una macchina più potente una seconda casa in una località turistica famosa ecc. Qui la gente minimo ha due lavori. C'è gente che finito il turno in fabbrica lavora nei bar, nei campi, negozi oppure semplicemente fa straordinari di sabato oppure anche la domenica. Qui i capi sanno che basta chiedere il venerdì per avere l'operaio a lavoro il sabato in straordinario e se non é il capo a chiederlo capita, a volte, che sia lo stesso operaio a farlo.
Con questa mentalità la multinazionale ha potuto incrementare i volumi di produzione facendo fronte alle richieste sempre maggiori del mercato. Grazie alla mentalità della gente favorevole alla multinazionale, quest'ultima ha potuto sfruttare meglio i suoi macchinari inventando il lavoro sui tre turni, oppure su turnazioni che comprendessero il fine settimana. E più economico avere la stessa macchina che lavora l'intera giornata piuttosto che tre macchine uguali che lavorano solo durante il giorno. E cosi dopo le lotte sindacali svoltesi per tutto il secolo siamo tornati indietro di un secolo. Siamo all'alba del 2000 e siamo ancora condannati a lavorare di notte oppure la domenica! Solo alla Sole ci sono 7-8 orari diversi a seconda del posto dove uno lavora, un tale casino di orari che tre pagine di giornale non mi basterebbero per spiegarvi. Siamo in completa balia della azienda.

Vi starete chiedendo cosa fanno i sindacati. Quelli non esistono più, o meglio si sono venduti all'azienda e parlo per esperienza personale diretta.
L'unico obiettivo dei sindacati confederali (CGIL-CISL) è quello di far assumere. Una volta entrati i lavoratori non importa come vengono trattati basta che vengano assunti. Se l'azienda promette di assumere delle persone il sindacato é pronto a firmare qualsiasi tipo di contratto. Un rapido esempio: A cinque persone che lavoravano ad una macchina l'azienda, attraverso il sindacato, ha chiesto se erano disposti a lavorare in cinque turni che avrebbero quasi coperto tutta la settimana dal lunedì alla domenica, 24 ore su 24. Tutti i lavoratori si sono opposti e due settimane dopo il sindacato, senza aver nessun mandato, ha firmato obbligando queste cinque persone ad orari allucinanti. Quattro giorni di lavoro due a casa altri quattro di lavoro su un altro turno e cosi via. La risposta del sindacato interpellato sul motivo della firma è stato :noi sindacato non possiamo impedire all'azienda Sole di aumentare i volumi produttivi perché questo vuol dire nuove assunzioni. Nuove assunzioni, grazie tante, io devo lincenziarmi perché non riesco a tenere questi ritmi! Ma il problema non è per me quanto per i lavoratori che prenderanno il mio posto. Quelli saranno anche loro costretti a licenziarsi. Questo é ciò che interessa al sindacato: aver un numero alto di assunzione. Non gli frega niente se il numero delle assunzioni è uguale a quello dei licenziamenti. Quelle sono solo statistiche. Per Mamma Electrolux e Papà Sindacato siamo solo statistiche.

Siano maledetti!