osservatorio internazionale

 

MEXICO, 1998.

di Gregorio Piccin

 

La capitale e l'amministrazione del PRD.
Per parlare e discutere seriamente di Messico (più precisamente degli Stati Uniti Messicani) bisognerebbe sempre avere presente un dato politico-geografico molto elementare e tuttavia molto importante: i confini attuali del Messico superano di gran lunga quelli del Chiapas e arrivano molto più a nord, più o meno dove cominciano gli Stati Uniti d'America (e forse oltre...)[1]. E' un grande territorio, un'immenso territorio, variamente popolato, variamente industrializzato, variamente affamato; in generale variamente sconosciuto. Un quarto di tutti i messicani, che sono in totale circa 90 milioni, vive a Città del Messico. L'inurbamento massiccio di oltre 26 milioni di persone, che in poche decine d'anni ha costruito la megalopoli più grande al mondo, é la diretta conseguenza della assoluta miseria e disoccupazione che dominano le campagne, dell'alto grado di sfruttamento del lavoro agricolo legato all'esistenza di una potente classe di latifondisti (terratenientes ), dell'espropriazione terroristica delle terre comunitarie (cioé distribuite e lavorate collettivamente nei comuni) da parte di questa stessa classe con l'appoggio delle istituzioni federali, della mancata realizzazione della riforma agraria, dello smantellamento (con il NAFTA-North American Free Trade Agreement) delle conquiste che la rivoluzione aveva realizzato per i campesinos .
L'esodo dalla campagna alla megalopoli ha fatto si che tutto intorno alla città di cemento si sia formato un anello di lamiere e mattoni a secco, senza alcun tipo di infrastruttura, una città-conglomerato a forma di ciambella, senza centro e senza nome (perché formalmente non fa parte di Città del Messico). Questa grande massa di baracche e persone sopravviventi la chiamano "ciudad perdida ".
All'altissimo livello di disoccupazione metropolitana corrisponde un alto grado di violenza e criminalità e la formazione di un vero e proprio esercito di venditori ambulanti e lavoratori giornalieri autonomi (elettricisti, idraulici, semplici manovali, ecc.) senza nessun tipo di garanzia o tutela.
La scorsa estate il governo della capitale é stato conquistato dalla principale forza d'opposizione, il PRD (Partido Revolucionario Democratico), dopo più di sessant'anni di egemonia del Partido Revolucionario Istitucional (PRI).
Il leader del PRD, Cuauthemoc Cardenas, é diventato sindaco di Città del Messico ed ha ereditato una metropoli disastrata da decenni di ruberie, accaparramenti, urbanizzazione selvaggia. Ciò che ha guadagnato la capitale, dopo questi primi mesi di amministrazione perredista, é senza dubbio una preziosa agibilità democratica delle piazze e la possibilità di dimostrare dissenso nei confronti del Governo Federale, ma la condizione sociale e produttiva non accenna a nessun miglioramento. E'chiaro come la sorte di una megalopoli di 26.000.000 di abitanti sia strettamente legata alla condizione strutturale di tutto il Paese e nonstante ciò né il PRD di Cardenas, né uno qualsiasi degli altri partiti con registro elettorale, hanno nei loro programmi un progetto per rompere con le privatizzazioni, la diminuzione dei servizi pubblici, la riduzione dei salari reali, la riduzione del lavoro ad impiego temporaneo o a tempo determinato, la distruzione dei contratti collettivi nazionali, l'aumento dei carichi fiscali sui lavoratori, la deprotezione della terra comune a tutto vantaggio dei consorzi transnazionali e conseguente deterioramento del già pregiudicato mercato interno. Ed infatti, per opera della stessa amministrazione perredista, a Città del Messico la privatizzazione e la svendita dei servizi pubblici continua senza sosta.
A ben vedere, il PRD, che da noi viene considerato con grande enfasi come una forza di sinistra, dal punto di vista delle politiche economiche si pone in lineare continuità con il paradigma neoliberista ad un livello tale da non mettere in discussione nemmeno il NAFTA, cioé l'accordo commerciale che sta sottomettendo il Messico agli interessi delle multinazionali Americane e che ha comportato l'avvio della privatizzazione della PEMEX, l'industria petrolchimica nazionale.
Il PRD si costituisce nel 1988 per iniziativa di alcuni fuoriusciti dal PRI e si consolida in tutti gli anni novanta grazie ad una straordinaria inclusività che gli permette di integrare nel suo progetto gran parte delle realtà di base messicane, organizzazioni campesine e indie. Ora che il PRD sta puntando al governo federale tutta questa ricchezza di esperienze di lotta confluite nel partito cominciano a diventare fortemente scomode per la radicalità che continuano ad esprimere. Sono cominciate le prime "purghe" e nel medesimo tempo i primi spostamenti di area di alcuni funzionari priisti verso questo partito che già si profila come vincente. Non a caso i rapporti tra PRD e il nostrano PDS si sono sorprendentemente intensificati (date le singolari affinità politiche) attraverso viaggi di delegazioni PDS a Città del Messico e di delegazioni del PRD a Roma.
Considerando anche la congiuntura politica attuale, ciò permette di avanzare alcune possibili considerazioni: Massimo D'Alema é vice-presidente dell'Internazionale Socialista, non é da escludere che, all'interno di questa, il modello neoliberista di centro-sinistra del PRD non possa assumere, per l'America Latina, connotati paradigmatici continentali e che nel frattempo, in virtù di questo rapporto privilegiato, il PDS possa porsi come "testa di ponte" degli investimenti italiani ed europei in Messico, all'interno di una politica di sganciamento dall'imperialismo statunitense e di agganciamento a quello europeo che già si sta delineando.

Il sindacato corporativo e la lotta per la sua decorporativizzazione.
Come in uno stato fascista di tutto rispetto le organizzazioni sindacali messicane furono corporativemente integrate nel processo di modernizzazione industriale all'interno del progetto che il PRI mise in opera a partire dal 1929. I sindacati, divisi in categorie, non godono di vita propria ma ancora oggi sono l'appendice populista del PRI controllata direttamente da suoi propri dirigenti, ed hanno il compito importante e delicato di fare digerire ai propri iscritti le scelte strategiche e tattiche del governo federale in materia di lavoro, privatizzazioni, politiche economiche.
All'interno del Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Scuola (Confederacion Nacional de los Trabajadores de la Escuela-CNTE) che presenta tutte le caratteristiche sopra descritte e la cui segretaria nazionale é una intima amica del presidente Zedillo, si é aperta una spaccatura nel corporativismo monolitico che lo ha sempre contraddistinto. Ad opera del movimento magisteriale dello stato di Oaxaca (sezione 22 del CNTE) questa spaccatura si é concretizzata attraverso diciotto anni di lotta, repressione e desaparecidos, nella conquista dell'indipendenza totale dalle direttive e dalla direzione della segreteria nazionale controllata dal PRI. Ciò significa che oggi la Sezione 22 dell'CNTE elegge suoi propri dirigenti (che restano in carica due anni e poi tornano al lavoro senza più potersi ricandidare alla direzione), porta avanti autonomamente le lotte contro la precarizzazione del lavoro all'interno della struttura scolastica e contro la politica filo-governativa della segreteria nazionale.
Lo stato di Oaxaca é prevalentemente rurale, disseminato di comunità e villaggi molto piccoli e isolati (eccezione fatta per la omonima capitale) in cui il ruolo sociale dei maestri di scuola é fondamentale, riconosciuto e rispettato dagli stessi abitanti. Perciò la storia della Sezione 22 va ben oltre alle conquiste in materia di autonomia e organizzazione sindacale: molti degli iscritti (in tutto 56.000-il più grande sindacato dei maestri in America Latina) sono esponenti e rappresentanti di organizzazioni campesine ed indie di tutto lo stato di Oaxaca; in questi ultimi diciotto anni la lotta del movimento magisteriale si é così fusa con le lotte per la terra costruendo una reciproca solidarietà, una importantissima realtà di movimento in grado di mobilitare tutti gli strati popolari dello stato. Questa forza imponente ha permesso sia al movimento magisteriale sia al movimento campesino di sostenersi vicendevolmente contro la brutale repressione del governo federale, di uscire dai rispettivi ambiti di lotta per fondersi in una istanza estremamente radicale di lotta al sistema di sfruttamento imposto dal capitalismo neoliberista. Decine di assassinii politici, desaparecidos, detenzioni sommarie con l'accusa di essere integranti dell'Ejercito Popular Revolucionario (EPR) non sono riuscite a disarticolare questo movimento che anzi sta diventando esempio di lotta per altre sezioni magisteriali dell'CNTE come quella dello stato di Michoacan e del Distretto Federale.
Alla proposta del governatore dello stato di Oaxaca di scomunicare ufficialmente l'EPR in cambio della cessazione della repressione nei suoi confronti (sic!) il movimento magisteriale ha risposto che non é possibile scomunicare un'organizzazione che nasce come risposta delle comunità indie e campesine alla repressione messa in atto da latifondisi, gruppi paramilitari e forze di polizia dello stato; negando con ciò la sua disponibilità a sostenere la campagna governativa che mira a delegittimare la lotta armata accusandola di essere terrorista e narco-trafficante.
Un atto di coraggio estremo questo, che si pone in perfetta coerenza con la solidarietà fattiva e militante sempre concessa al movimento zapatista dalla sua nascita sino alle ultime due mobilitazioni nazionali del 12 e 24 gennaio per le quali la Seccion 22 portò nello zocàlo di Oaxaca oltre 60.000 persone.

La militarizzazione e la guerra a bassa intensità in Messico.
Per ciò che riguarda il Messico in questi ultimi anni il massacro di Acteal é soltanto la punta di un iceberg. La violazione sistematica dei diritti umani, gli omicidi politici, la repressione, la militarizzazione del territorio, la guerra a bassa intensità sono una realtà in buona parte del territorio messicano. In Chiapas attualmente é concentrato il 25-30% delle forze dell'esercito federale messicano; ma i militari e i poliziotti che occupano il territorio chiapaneco portano la medesima divisa di altri militari e altri poliziotti che, altrettanto in forze, torturano, ammazzano e reprimono comunità indie e campesine in stati come Oaxaca e Guerrero.
Ad Aguas Blancas, in Guerrero, il 28 giugno 1995, furono assassinati dall'esercito e dalla polizia giudiziaria 17 campesinos e e ne furono gravemente feriti altri 30. Erano tutti appartenenti alla OCSS (Organizacion Campesina Sierra Sur) ed erano tutti disarmati. Nemmeno per questo massacro esistono ancora i responsabili e come per il Chiapas il governatore di questo stato venne sostituito da un suo collega senza che il popolo potesse esprimere un suo candidato attraverso elezioni democratiche.
Così risponde il governo messicano alle lotte per la terra che intere comunità portano avanti contro lo strapotere e l'arroganza dei latifondisti e dei loro eserciti privati che, purtroppo, non proliferano nel solo Chiapas. In risposta al massacro di Aguas Blancas, compare nel giugno 1996 l'Ejercito Popular Revolucionario (EPR), un'altra importante organizzazione politico-militare che rivendica l'autodifesa armata per le comunità indie e campesine e per le rispettive organizzazioni. Da allora, in Guerrero e Oaxaca come in Chiapas per l'EZLN, l'esercito federale costituisce posti di blocco e accampamenti militari, assedia intere comunità e municipi, procede con la militarizzazione del territorio e con la strategia di guerra a bassa intensità in appoggio agli interessi dei latifondisti e dei terratenientes.
In un documento della "Comision por la Verdad " (Commissione per la Verità-organizzazione di Città del Messico che si occupa di diritti umani) datato 6 gennaio, si denuncia la spinta militarizzazione di questi stati con l'utilizzo di un equipaggiamento particolarmente sofisticato, di nuovi apparati di comunicazione, carri armati, carri blindati e l'impiego di corpi speciali ben addestrati; vengono inoltre segnalate la costituzione e armamento di corpi paramilitari, l'aumento del numero di guardie bianche pagate direttamente dai latifondisti e la presenza di agenti dell'FBI. Attraverso la denuncia di ex-prigionieri politici, il documento ricostruisce la storia della comunità india di San Augustin Loxicha, in Oaxaca. Minaccie di morte, pestaggi, tortura attraverso asfissia e shock elettrici, interrogatori in castigliano quando la maggior parte dei prigionieri, detenuti arbitrariamente, comprende solamente lo zapoteco; "...La lingua castigliana in San Augustin Loaxicha non solo é imposizione di potere ma anche l'imposizione di una logica unica attraverso l'estremismo legalista. Lingua ragione e legge si trasformano in impunità..."
Queste comunità sono accusate di essere basi d'appoggio dell'EPR e simpatizzanti del FAC-MLN (coordinamento nazionale di organizzazioni indie, campesine, autogestionarie e di lavoratori, presente in 27 stati messicani, che, tra le altre cose combatte strenuamente per la scarcerazione di tutti i prigionieri politici). La regione Loxicha é composta di 32 comunità rurali con una popolazione di 35000 abitanti. L'80% di questi é analfabeta, solo 7 delle 32 comunità sono parzialmente elettrificate, non esiste acqua potabile, le strade sono impraticabili durante i periodi di pioggia, in tutta la regione esiste una sola clinica sanitaria con un medico e una infermiera e la mortalità alta é causata da malnutrizione e malattie come anemie, diarrea, catarro. Decine e decine di membri di queste comunità sono tuttora detenuti arbitrariamente in differenti carceri di diversi stati del Messico perché lottano contro queste condizioni di vita o perché sono sospettati di farlo. Il documento della Comision por la Verdad si conclude con un chiaro "...no queremos otro Acteal en Loxicha!..." .
Nel 1997 l'esercito e la polizia giudiziale hanno imprigionato 72 uomini, ne hanno assassinati 8, desaparecidos 2, ne hanno detenuti arbitrariamente e torturati altri 200. L'esercito, dopo avere compiuto 30 incursioni nelle comunità indie, nel mese di febbraio ha piazzato un campo militare con 2000 soldati a ridosso di esse. Da quasi un anno le mogli, le vedove e i figli dei 72 prigionieri politici e degli assassinati sono in picchetto ogni giorno davanti al palazzo del governo a Oaxaca per chiedere la scarcerazione dei prigionieri politici, la fine della repressione della comunità Loxicha, la punizione dei responsabili degli omicidi e delle torture. Grazie alla solidarietà ed al sostegno logistico che la Seccion 22 sta dando a questa lotta, i picchetti possono proseguire...nella totale indifferenza dei turisti, del governatore, della stampa nazionale ed internazionale.
Tuttavia la repressione in Messico non finisce in Chiapas, Guerrero e Oaxaca, ma continua nelle carceri di massima sicurezza dove 5000 compagni e compagne di diverse organizzazioni politiche vengono sottoposti a tortura psicologica e fisica, continua nel nord, nella fascia delle maquilladoras al confine con gli Stati Uniti dove i "luchadores sociales" vengono minacciati di morte e in alcuni casi assassinati da sicari al soldo dei padroni degli impianti produttivi.
Il governo di Zedillo ha tutti gli interessi a fare sì che su tutto ciò venga mantenuto il silenzio stampa, perché ridurre le contraddizioni messicane alla sola questione chiapaneca e india gli permette COMPLETA, ASSOLUTA LIBERTA' DI AZIONE nel resto del paese. Questo silenzio informativo deve cessare perché la riduzione della realtà messicana allo stato del Chiapas anche da parte di associazioni di solidarietà e dalla totalità della stampa, si é già trasformata in un contributo indiretto alla persecuzione criminale di militanti di organizzazioni campesine, indie e operaie che operano su tutto il territorio messicano e alla militarizzazione degli stati di Oaxaca e Guerrero.

Riconsiderare il Messico come Messico.
Alla luce di tutto ciò si tratta di considerare la congiuntura messicana in modo più ampio e coraggioso rispetto a quanto fatto sinora dagli organi d'informazione della sinistra. Ciò richiede, da parte di tutti, un atteggiamento onesto e serio, libero dall'eterno settarismo tipico della sinistra italiana, dalla mania di portare bandiere, dalla voglia di mistificare esperienze e situazioni per colmare il proprio basso profilo teorico e di prassi.
Il Messico é uno dei paesi latinoamericani dove maggiormente si svilupparono le organizzazioni e le lotte campesine e dove la sinistra rivoluzionaria, espressione diretta di queste lotte, non fu mai definitivamente disarticolata dalla repressione terroristica del governo federale e delle classi possidenti. Le guerriglie degli anni 60'-70' di Lucio Cabanas e Genaro Vasquez, l'esperienza del Partido de los Pobres, la guerriglia urbana e il grande movimento studentesco represso nel sangue nel 1968[2], le lotte degli operai dell'industria estrattiva e il movimento magisteriale hanno costruito una coscienza radicale e una esperienza di lotta che é sopravvissuta agli anni 80' e ha avuto la forza di riorganizzarsi in questo decennio in cui l'arroganza del capitalismo neoliberista ha aggiunto nuova miseria alla misera realtà delle campagne e sta sgretolando pezzo per pezzo ogni garanzia sociale per i lavoratori nel settore industriale e pubblico.
E' una congiuntura, quella messicana, in cui la lotta, come già ho dimostrato, si muove su diversi fronti[3] e in diversi stati. A questa lotta si é aggiunta la rabbia e la voglia estrema di liberazione degli indios messicani che rappresentano insieme a tutte le minoranze indie del mondo una "sacca di resistenza" contro cui si scaglia storicamente la necessità omologatrice del capitale.
Tuttavia si continua a considerare il movimento zapatista del Chiapas come la unica lotta degna di essere considerata, la unica degna di essere sostenuta dalla solidarietà fattiva (e non soltanto da un vano riconoscimento d'esistenza), non solo in Messico ma probabilmente in tutto il mondo.

E' necessario fare attenzione a non cadere nella tentazione di mistificare una questione di importanza politica cruciale in anni delicati come questi, teoricamente e pragmaticamente "fiacchi" e di grande (grave) avanzamento eurocentrico.

1-Bisognerebbe innanzi tutto mettere adeguatamente in luce il livello di strumentalizzazione a cui l'EZLN é sottoposto da parte di diversi settori politici italiani. Questa infatti credo che sia la più volgare e la più indigeribile tra tutte le questioni legate oggi al Messico. Ciò inoltre comporta non poche conseguenze, tra le quali, la più importante, é il filtro informativo e ideologico che queste forze impongono nella considerazione della situazione messicana.
Il PDS, che attraverso la voce autorevole dei suoi assessori più in vista (come D'Alema e Fassino) ha in più occasioni ufficialmente snobbato l'EZLN, dopo il massacro di Acteal (che non é passato inosservato come altri recenti massacri) e dopo che questo é diventato un evento politico internazionale ha preso a schierarsi ed adoperarsi per il rispetto dei diritti umani in Chiapas e per il rispetto degli accordi di San Andrés (accordi firmati tra governo federale e lo stesso snobbato EZLN). Del sangue indio (di cui appunto trattano suddetti accordi), prima che questo diventasse questione internazionale, rafforzando così il loro appoggio al PRD, all'on. D'Alema e compagni non interessava poi molto. E nemmeno interessa a questi campioni dei diritti umani (ne li scandalizza) il fatto che in Croazia [4] domini un regime neo-fascista dove non esiste spazio per nessun tipo di opposizione o azione sindacale indipendente e dove i gruppi paramilitari Ustascia godono di generosa protezione da parte del partito-stato di Tudjman[5]. E' evidente che per il PDS (e il governo Prodi) i diritti umani e le rispettive violazioni hanno diversi pesi e diverse misure a seconda che abbiano una immediata spendibilità politica e d'immagine (come per il Chiapas) o che ad essi siano affiancati consistenti interessi nazionali (come per la Croazia o per il Cile).
Altro caso interessante é quello del sindaco di Venezia Massimo Cacciari, il quale ha manifestato con lettere e dichiarazioni (e delibere comunali) una preziosa solidarietà all'EZLN e alla lotta contro il neo-liberismo salvo poi lavorare alla costruzione di un trasversale "partito del nord-est" insieme ad ex-leghisti come Rocchetta, ex-socialisti e alla piccola-media imprenditoria della regione[6].
Che cosa centri l'Esercito Zapatista con la real-politik neo-liberista del PDS e dell'attuale governo filo-americano (e generoso spalleggiatore della NATO) o con il "Partito del Nord-Est" dei piccoli imprenditori veneti e di Rocchetta nessuno, credo, potrà mai dirlo e solo accostare queste sigle l'una alle altre dovrebbe farci accapponare la pelle. Da una parte abbiamo l'espressione in carne e ossa, popolare, delle pulsioni antagoniste al pensiero unico e a questo modello produttivo, dall'altra la strumentalizzazione di questa lotta (e la sua riduzione a mera questione di diritti umani) per fini completamente opposti.

2-L'informazione é una merce. Questa é una realtà sotto gli occhi di tutti, e certo non é fenomeno nuovo. Come per la produzione di qualsiasi altra merce, la produzione dell'informazione deve misurarsi con un mercato già esistente. La produzione di informazione può adeguarsi alla domanda informativa , non escludendo la possibilità di modificarne anche gli indirizzi. La controinformazione, vitale "guerriglia" culturale, operata dalla sinistra (non certo da tutta) aveva ed ha il senso di fare fronte agli "omissis", alle falsificazioni, alle generalizzazioni indebite dell'informazione mercificata. E' chiaro che la differenza sostanziale tra informazione e contro-informazione non sta nell'utilizzo di canali di distribuzione più o meno formali, più o meno informali, ma bensì nella divergenza dei fini politici e degli interessi di chi produce l'una e chi produce l'altra. Delle due, l'informazione mercificata gode di una supremazia indiscussa (per i mezzi che detiene e per i gruppi di potere che rappresenta) e può succedere che essa assorba un "mercato informativo libero" aperto dall'azione della contro-informazione, può succedere cioé che assorba (e quindi trasformi in merce) fatti e questioni poste dall'attività contro-informativa. E non bisogna dimenticare che la mercificazione delle informazioni porta inevitabilmente con sé (volontariamente o involontariamente) una omologazione alle ideologie dominanti, cioè alle ideologie che determinano la domanda informativa, della merce informazione.
La questione in sé é molto più articolata, tuttavia era necessaria una piccola puntualizzazione per inquadrare meglio l'oggetto di questo articolo.
L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e la situazione messicana più in generale sono realtà che la contro-informazione e l'utilizzo dei moderni mezzi di informazione hanno sottoposto alla nostra attenzione. In circa quattro anni (cioé dalla comparsa dell'EZLN ad oggi) questa contro-informazione sul Messico ha subito una grave battuta d'arresto, lasciando che questo spazio importante venisse occupato dal "puro" mercato dell'informazione il quale ha poi vincolato e incanalato la stessa attività contro-informativa.
E' possibile accorgersene prendendo atto del fatto che il Messico stesso é stato brutalmente ed indebitamente ridotto allo stato del Chiapas. E' innegabile che oggi nella mente di molti di noi, alla parola Chiapas si associa direttamente il Messico. Alla luce di quanto più sopra esposto é inutile, credo, commentare le gravissime conseguenze che ciò sta comportando per migliaia di indios, campesinos, lavoratori organizzati e in lotta, nascosti dal silenzio stampa, abbandonati alla repressione governativa e alla così detta guerra a bassa intensità che si combatte anche fuori dal Chiapas, nel Messico tutto.
La seconda implicazione della attuale situazione informativa consiste nell'avere trasformato la questione degli indios (del Chiapas) nella unica grande contraddizione tra capitalismo e società messicana. In questa impostazione vengono eliminate pressocché totalmente le condizioni di vita miserabili di milioni di campesinos, la cavalcante precarizzazione della condizione operaia, il 16,5% di disoccupazione, la gravissima condizione del sottoproletariato urbano delle baraccopoli e diverse altre rilevanti questioni politico-strutturali. Oltre al fatto che questa "riduzione" é esattamente la strategia che sta seguendo il governo federale del PRI, ciò si pone in perfetta sintonia con "l'ideologia del post" (-comunista, -industriale, -89'), di fattura squisitamente occidentale (europea), che tende a negare le contraddizioni di classe e ad abolire, teoricamente, l'esistenza delle classi stesse riducendo tutta la faccenda ad una questione di "diritti umani" od autonomie culturali violate.
La terza implicazione dell'arresto controinformativo é la mitizzazione del "subcomandante" Marcos, del suo ruolo subordinato alle comunità d'appoggio[7], la sua trasformazione in eroe romantico. A ciò é corrisposta la totale assenza di una storia, di un bilancio critico dell'attività e delle scelte dell'EZLN dal 94' ad oggi. E' interessante notare, inoltre, come su questa esperienza, che ha mutato non poco i propri indirizzi nell'arco di soli quattro anni, siano state ricamate svariate teorie sulla novità organizzativa e politica che l'EZLN esprime, sul valore paradigmatico che questa ha assunto nell'epoca del post-. E' pure interessante scoprire che per avvallare queste teorie e per rendere più digeribile a noi europei, grandi civilisti, l'azione dello zapatismo é lecito pure sconvolgere la traduzione di alcuni passaggi di comunicati ufficiali: al terzo punto della "Dichiarazione di Guerra della Selva Lacandona" (gennaio 1994) la Comandancia General dell'EZLN ordina ai propri reparti militari di "...condurre processi sommari..." nei confronti di soldati dell'esercito federale o della polizia politica che siano stati addestrati o pagati dallo straniero o che abbiano maltrattato la popolazione civile; questo "...processi sommari..." ("...procesos sumarios..." nell'originale) diventa "...regolari processi..." nel libro di Almeyra e D'Angelo, Chiapas-La rivolta zapatista in Messico , ed. Datanews.
Il bilancio a cui facevo riferimento più sopra, non basato sui soli documenti prodotti dallo stesso EZLN ma calato nella realtà sociale, politica e strutturale di tutto il Messico permetterebbe di comprendere meglio questo Paese e lo stesso movimento zapatista che rappresenta una delle più importanti e determinanti forze in esso operanti. Conoscere più a fondo questa organizzazione significa rilevare il fatto che in soli quattro anni essa ha operato delle scelte strategiche, tattiche, politiche ed ideologiche (ad esempio considerando il socialismo un'orizzonte da rivendicare con un processo rivoluzionario nazionale come mezzo per raggiungerlo), le ha successivamente abbandonate, ne ha intraprese delle altre. Qui la questione non é essere teoricamente daccordo o meno su queste scelte, é necessario e legittimo invece chiarirle e considerarle in un panorama politico (quanto meno nazionale) che va ben oltre i confini chiapanechi, ed é necessario valutarne le reali conseguenze.
Un dato di fatto di cui poco o nulla si discute e si sà é che nell'elaborare l'attuale strategia, l'EZLN si é allontanato più o meno ufficialmente da vasti settori organizzati delle comunità campesine di molti stati messicani. L'esclusione operata in tal senso deriva dal fatto che queste organizzazioni esprimono una radicalità ed un contenuto rivendicativo che non si sono modificate in questi anni e che non si possono conciliare con l'attuale strategia negoziale dell'EZ o comunque rischiano di modificarne i contenuti e gli orientamenti. Negli ultimi due anni ciò ha portato ad una situazione in apparenza contraddittoria: da una parte il movimento zapatista si é fortemente regionalizzato[8] dall'altra ha guadagnato una grande considerazione internazionale e l'appoggio diretto del PRD a livello nazionale. Le grandi manifestazioni che il 12 e il 24 gennaio di quest'anno hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo hanno rappresentato una grande dimostrazione di solidarietà al popolo chiapaneco e all'EZLN (ponendo all'ordine del giorno una rinascita dell'internazionalismo); ma contemporaneamente hanno contribuito a consolidare questo processo di regionalizzazione dello stesso movimento zapatista e, più in generale, di contraddizioni che non sono regionalizzabili né sul piano nazionale messicano né a livello internazionale.
Il problema dell'informazione, tuttavia, non interessa soltanto il livello internazionale o italiano, ma investe completamente anche il livello nazionale messicano. Come già accennavo più sopra, nello stesso Messico regna il silenzio stampa più assoluto sulle condizioni in cui versa il paese e sui movimenti armati e non che vi operano.
Sulle pagine de "La Jornada", il più importante quotidiano "indipendente" (praticamente controllato dal PRD), si può leggere ogni giorno un comunicato o un'analisi del comandante Marcos, si possono incontrare approfondimenti sulla situazione chiapaneca ma non si trova assolutamente nulla di ciò che succede negli altri stati messicani, niente sui Loxicha, niente sulla lotta della Seccion 22 (che ha esplicitamente chiesto di essere presa in considerazione dal giornale il quale esplicitamente gli ha risposto picche), niente, in generale, sulle lotte che non si svolgano in Chiapas.
Una coincidenza? molto poco probabile e verrebbe da porsi la stessa domanda per i quotidiani "indipendenti" o comunisti nostrani.
Ma il fatto forse più grave é il seguente: il comandante Marcos, nonostante sia a perfetta conoscienza delle situazioni più sopra descritte e del silenzio stampa che le copre, nonostante da queste abbia sempre ricevuto solidarietà piena, alla luce del suo consolidato potere mediatico che si concretizza in un rapporto diretto con la Jornada e altri quotidiani e periodici internazionali, in nessun comunicato sta solidarizzando con queste realtà extra-chiapaneche e non sta certo contribuendo a rompere il silenzio stampa che le copre. Basterebbe solamente un suo cenno (siamo a questi livelli) e questo cenno non arriva. Bisogna prenderne atto e capirne le ragioni.

Alcune riflessioni, alcune preoccupazioni.
Il Chiapas versa in condizioni molto gravi. Le comunità indie nelle zone del conflitto (soprattutto ad est dello stato) sono estremamente colpite dalla repressione e dalla pressione militare di esercito, polizia, guardie bianche e gruppi paramilitari. E' abbastanza evidente che l'EZLN non dispone delle forze militari sufficienti per affrontare, da solo, un simile assedio. Dopo la dichiarazione di guerra contro esercito e governo del gennaio 1994 l'idea che dall'estate di quello stesso anno ad oggi ha fondato le scelte tattiche di questa forza é stata la negoziazione e la non belligeranza. Questa linea si é concretizzata con gli accordi di San Andres, un rapporto strettissimo con il PRD di Cardenas e una enorme comunicatività verso l'esterno che ha permesso all'EZLN di tenere sempre discretamente alta l'attenzione sul conflitto in Chiapas e sulla questione indigena che in certe zone di questo stato é particolarmente drammatica. Ciò nonostante la pressione militare da parte del governo federale si é sempre più accresciuta ed é culminata con l'eccidio di Acteal. La strategia governativa é chiara: prendere tempo, organizzare gruppi paramilitari e metterli in azione per avere il pretesto di intervenire e disarmare la zona. Una volta a ridosso delle comunità colpire direttamente le persone appartenenti ai gruppi d'appoggio o tentare di corromperle, portare servizi elementari (barbieri, infermerie, alimenti), mettere in atto forme di guerra psicologica ed in questo modo avviare un lento e complesso processo di disarticolazione dell'organizzazione senza l'impiego massiccio ed evidente della violenza. Sono strategie statunitensi elaborate in decenni di reazione militare, consulenza e appoggio a governi e dittature sanguinarie. E' tutto scritto sui manuali della famosa Escuela de Las Americas, con sede Panama e Stati Uniti dove continua a formarsi la crema degli ufficiali degli eserciti latino-americani. E mentre qui si chiacchera sulla (presunta) fine di molte cose ed esperienze, si sprecano opinioni di intellettuali ex-sessantottini ed ex-settantasettini da bestseller Feltrinelli che straparlano a proposito della fine delle loro illusioni, l'imperialismo e la reazione (che nel frattempo hanno acquisito la lezione internazionalista del movimento operaio) continuano la loro opera e il loro incessante, infaticabile lavoro.
E' il riflusso post-89 che si é sommato al riflusso degli anni ottanta. Sono gli anni della società immateriale e della fine del lavoro, nei quali non ha più senso pensare di strappare il potere ai potenti, ai ceti politici, agli industriali, ai finanzieri: questi non si sa come diventeranno più buoni o cederanno il passo alla nascente società civile internazionale e alla buona coscienza democratica europeista (ed eurocentrica).
Il comandante Marcos, attento com'é alla "cultura" europea, tutto ciò lo conosce perfettamente ed ha cercato di incunearvisi. C'é riuscito ma, come dicevo più sopra, l'impero e la reazione non smettono di operare nonostante migliaia di giovani in tutto il mondo indossino magliette con la sua faccia.
Ma perché questo contatto con la nuova cultura di sinistra fosse proficuo era necessario adattarvisi, perché questa nuova cultura di sinistra é esigente, escludente, intollerante ed ammette nel proprio alveo autocentrato solamente chi parla come lei. Così anche lo zapatismo, che per ogni messicano in lotta é sinonimo di rivoluzione (mozzata con l'assassinio di Emiliano Zapata), é stata ricondotta in questo alveo. Lo zapatismo della prima dichiarazione della selva Lacandona, la dichiarazione di guerra contro lo stato, i suoi apparati, la sua dipendenza dall'estero, male si conciliava con suddetta cultura. Per rivolgersi a questa sinistra e al PRD, il comandante Marcos ha dovuto modificare linguaggio e strategia. Ma questa strategia non sta pagando in termini concreti ne per quel che riguarda la Liberazione Nazionale[9] ne per ciò che riguarda l'oggetto del negoziato tra EZLN e governo (cioé il miglioramento delle condizioni di vita materiale e culturale delle comunità indie): si sono sopravvalutate politicamente sia le relazioni mediatiche classiche come televisione e carta stampata che quelle tecnologicamente avanzate (internet)[10]; é stata sopravvalutata la ricaduta del rapporto diretto con una non meglio definita società civile internazionale e le sue rispettive influenze sui governi di centro-sinistra (e la vera volontà politica di questi) sia in termini politici che in termini concreti di lotta; é stato sopravvalutato infine, il ruolo democratizzatore del PRD il quale, appunto, non é riuscito ad intaccare il potere politico-militare che detiene il PRI soprattutto a livello federale e, fatto di non secondaria importanza, é un partito che pratica "democraticamente" le ricette neoliberiste[11]. Il rapporto con questi soggetti é passato necessariamente attraverso la esclusione sia del movimento rivoluzionario messicano attivo al di fuori del Chiapas sia di esperienze sindacali e autorganizzative molto importanti, che per i progetti e i modi che esprimono teoricamente e fattivamente, non si risolvono solamente nel rispetto dei diritti degli indios e nel negoziato per ottenerli. Tale esclusione (che si manifesta con una scarsa solidarietà da parte dell'EZLN verso l'esterno, non certo viceversa) e la mancanza di coordinamento nazionale che ne consegue rappresenta proprio il miglior punto di forza del governo di Zedillo; questo può eludere tutte le contraddizioni non solo culturali ma strutturali, che si consumano a livello nazionale e trattarle come sappiamo una per una, in silenzio, sotto banco, mentre il Chiapas occupa tutta l'attenzione speculativa della merce informativa e quindi della "società civile".
Questa situazione di grande isolamento reciproco, di mancanza di unità, é fallimentare ed é sostenuta anche da chi, come il PRD (o meglio, il ceto politico-imprenditoriale progressista che lo dirige) sta godendo dei risultati della lotta di qualcun altro: "...senza il sollevamento armato zapatista nel 1deg. gennaio 1994 e senza la insurrezione armata del PDPR-EPR data a conoscere il 28 giugno 1996, nessun dialogo, nessuna apertura né riforma politica si sarebbe aperta nel nostro paese. Non nei gradi e nel tempo in cui detto processo si é dato..."[12].
La politica delle "sacche di resistenza" che si rispettano e si guardano ma non si organizzano e non si coordinano é già fallita nei fatti. Fare i conti con questa realtà non significa sostenere che l'EZLN é fallito, perché non lo é affatto (e se lo fosse verrebbe a mancare una parte consistente del movimento rivoluzionario messicano). Questa coscienza non corrisponde nemmeno all'irrefrenabile voglia di portare un'altra bandiera, di gridare un'altra sigla o di scovare un altro comandante di cui innamorarsi. Si tratta piuttosto di aprire un canale contro-informativo serio ed attento, non settario, che permetta un contatto teorico e fattivo con la realtà messicana e con tutto il suo movimento.
Potrebbe essere compresa meglio e non ignorata la recente proposta che l'EPR ha rivolto a tutte le forze popolari (in armi e non) per lanciare una campagna insurrezionale per una nuova costituzione, una nuova assemblea costituente, un nuovo patto sociale. Già ma forse é una proposta troppo vecchia quella di vedere la partecipazione unitaria di un'enorme movimento popolare fatto di campesinos, indios, lavoratori stanchi di subire repressione e sfruttamento, alla costruzione di quell'alternativa economica politica e sociale a cui accenna lo stesso comandante Marcos.
Il capitalismo, anch'esso molto vecchio e sempre coerente coi propri cicli passati, sta progressivamente ri-trasformando le classi lavoratrici[13] in pura carne da produzione-valorizzazione-consumo oltreché da cannone. Storia vecchia, appunto.
Vi é, per concludere, un altro fatto non secondario di cui bisogna tenere conto, e cioé che alle richieste di cambiamento radicale (non certo a quello democratico-umanitario dei centro-sinistra e rispettive società civili) il sistema, il capitalismo neoliberista risponde in modo vecchio, in realtà nell'unico modo con cui può rispondere: militarmente; il movimento messicano, senza un coordinamento che sia anche militare, rischia gravemente di essere sopraffatto e disarticolato. Ed in questo momento l'EZLN, che ha il suo nucleo politico-militare-sociale localizzato in una precisa regione, é una "sacca di resistenza" che si sta cacciando in un "cul de sac" blindato e mortale.

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