1 Ricordo vagamente un libro di intervista a Marcos in cui egli fa riferimento a Cuba, ma non ricordo i termini: mi sembravano più di "freddezza", o presa di distanza, che non di aperta critica. Sarebbe interessante ritrovarla e riportarla.

2 La storia ha in queste differenze un ruolo fondamentale. Gli indios del Chiapas, e in generale del Messico, sono sostanzialmente gli eredi delle popolazioni originarie al momento della conquista: i reduci dal genocidio sono rimasti separati e discriminati dai conquistatori bianchi, il meticciato è relativamente limitato. Bisogna girare per i mercati messicani per vedere, praticamente solo lì, gli indios con i costumi tradizionali che scendono dalle montagne per vendere le poche merci.
La storia di Cuba è assolutamente diversa. Le popolazioni originarie in breve tempo scomparvero completamente (molto rari sono oggi i caratteri somatici misti con tratti delle popolazioni originarie). Invece nei secoli XVIII e XIX vennero portati dall'Africa gli schiavi negri (in questo semmai Cuba è forse più simile al Brasile, come si può verificare direttamente attraverso i riti della religione sincretica, anche nei romanzi di Jorge Amado). Anche se permangono a Cuba segni di differenza razziale, non si può certo parlare di discriminazioni paragonabili a quelle imperanti in Messico: colpisce il fatto di vedere a Cuba tutte le sfumature del colore della pelle dal bianco latte al nero fumo, senza differenze abissali di condizione economica e sociale. La "cultura afrocubana" è il vero tratto caratteristico di quest'isola, che la differenzia da tutti i paesi del mondo (Fernando Ortíz è il sociologo, chiamato non a caso il "terzo scopritore di Cuba" dopo Colombo e von Humboldt, che ha approfondito questi temi in opere magistrali dal punto di vista scientifico e letterario).

3 Parlo di "tronco" e non di "radici", perchè sono tra coloro che pensano che l'URSS e Marx avessero poco in comune!