La storia degli interventi politici e militari dell'America abbonda di
inganni e scandali, con attori oscuri, avidi interessi e sforzi per tenere
il pubblico al di fuori di quelle che di natura dovrebbero essere decisioni
pubbliche. Ora questi sforzi hanno fatto un salto di qualità, per
portata e dimensioni, che non ha precedenti. La privatizzazione, il processo
mediante il quale le responsabilità del governo vengono trasferite
nelle mani di aziende che non devono rendere conto a nessuno, è entrata
ora anche nelle sale dei signori della guerra.
Senza che se ne parlasse o discutesse, il governo ha inviato società
private - per la maggior parte dagli stretti legami con il Pentagono e con
personale composto da esponenti delle Forze Armate in pensione - a fornire
assistenza militare e nel campo dell'ordine pubblico a alleati esteri degli
Stati Uniti. Il governo ha anche ampiamente esteso l'impiego di ditte private
che forniscono supporto alle sue operazioni militari all'estero, ivi incluse
le azioni antidroga top-secret nell'America Latina e le attività
di spionaggio e di addestramento militare per i "clienti" degli
USA.
Queste ditte non sono a loro volta per niente ansiose di parlare delle loro
attività. Nè lo è l'Ufficio del Dipartimento di Stato
per il Controllo sulle Attività Commerciali nel Settore Difesa, che
ha il compito della supervisione della maggior parte di questo campo di
attività emergente e che ha respinto la mia richiesta di un'intervista
per questo servizio. Un funzionario del Dipartimento di Stato mi ha detto
di potermi fornire informazioni molto scarse anche sul background generale,
a causa delle necessità di proteggere le "informazioni di proprietà"
delle società coinvolte (una scappatoia che rende il Freedom of Information
Act in effetti del tutto privo di incidenza in quest'area). Il risultato
é che la maggior parte delle informazioni rimane nascosta dietro
gli appelli del governo al segreto o chiusa a chiave nei libri contabili
delle società.
Ma sulla base delle testimonianze di chi ha parlato - e la maggior parte
di queste persone ha accettato di farlo solo a condizione di non essere
nominati - risulta chiaro che decine di società, che vanno da giganti
dell'alta tecnologia con un giro d'affari da 1 miliardo di dollari, come
la SAIC, a piccole imprese gestite da marines in pensione, offrono addestramento
militare e tutta la relativa assistenza a governi stranieri, su proposta
degli Stati Uniti. "I programmi vengono messi a punto per perseguire
i nostri obiettivi di politica estera", spiega un ex-alto ufficiale
della Defense Intelligence Agency (la DIA, i servizi segreti dell'esercito
americano). "Se non c'é l'approvazione del governo, le società
non si muovono".
Tra le imprese di primo piano ci sono la Military Professional Resources
Inc. (M.P.R.I.) che sta addestrando due eserciti dei Balcani e sta cercando
di espandersi in Africa; la Vinnell, che addestra la Guardia Nazionale in
Arabia Saudita; la Betac, che lavora a stretto contatto con il Comando per
le Operazioni Speciali, un ufficio riservato del Pentagono che si occupa
di azioni segrete nel Terzo Mondo.
Un illuminante esempio della collaborazione tra aziende e governo in queste
attività é stato dato il 24 giugno scorso, quando la DIA ha
sponsorizzato un incontro a porte chiuse, intitolato "La privatizzazione
delle funzioni di sicurezza nazionale nell'Africa sub-sahariana". Vi
si sono trovati fianco a fianco la M.P.R.I. e altri appaltatori privati
degli Stati Uniti, oltre a Eeben Barlow, direttore della nota società
sudafricana Executive Outcomes, che negli ultimi anni ha fornito mercenari
ai governi di Angola e Sierra Leone e Timothy Spicer della Sandline International,
una società britannica il cui ingaggio lo scorso gennaio da parte
del governo del Papua Nuova Guinea ha irritato l'esercito di questo stato,
provocando un golpe. Spicer era accompagnato dal rappresentante della Sandline
negli Stati Uniti, Bernie McCabe, un ex- funzionario delle Forze Speciali
dell'Esercito. La DIA ha cercato di non dare grande ufficialità a
questo evento, ma un partecipante mi ha detto, "Tutti i funzionari
si sono dichiarati in quell'occasione d'accordo con le società private
riguardo al fatto che questo tipo di attività andrà fortemente
intensificandosi nei prossimi anni".
Il governo difende il suo ricorso a società private e dice che
non permetterebbe mai loro di inviare mercenari a supporto di un governo
estero, come fanno invece la Executive Outcomes e la Sandline. "Fornire
un addestramento militare é molto più che insegnare a qualche
tizio come sparare diritto", dice un funzionario del Dipartimento di
Stato, che ha parlato a condizione che il suo nome non venisse citato. "Le
società offrono istruzioni su come gestire una forza militare in
una democrazia, in subordinazione al controllo civile e nel rispetto dei
diritti umani". Questa spiegazione suona sospettosamente simile alla
giustificazione addotta dal Pentagono per la School of the Americas a Fort
Benning, nello stato della Georgia, nella quale migliaia di soldati dell'America
Latina sono stati addestrati, come veniva sostenuto, a rispettare i diritti
umani, solo per poi lanciarsi in travolgenti carriere di criminali di guerra
una volta tornati a casa. Una spiegazione alternativa é che il ricorso
ad appaltatori militari privati consente agli Stati Uniti di perseguire
i propri interessi geopolitici senza dovere dispiegare il proprio esercito,
un sistema molto utile nei casi in cui l'addestramento viene fornito a regimi
con un curriculum agghiacciante in fatto di diritti umani. "E' politica
estera per procura", afferma Dan Nelson, ex-alto consulente per la
politica estera del deputato Richard Gephardt e ora professore alla Old
Dominion University. "Le aziende vengono utilizzate per svolgere compiti
che il governo, per motivi di bilancio o di delicatezza politica, non può
svolgere in prima persona".
L'attuale situazione differisce sia per portata che per dimensioni dalle
pratiche adottate in passato, di cui l'esempio più noto venuto alla
luce è quello dello scandalo Iran/contra. Oggi, le società
più pesantemente coinvolte non sono ritagli della CIA utilizzati
principalmente in operazioni segrete, ma aziende da diversi milioni di dollari
con interessi diversificati. Il loro lavoro viene approvato nel corso dello
svolgimento delle normali attività di enti governativi e messo in
atto non da persone locali del paese estero addestrate dalla CIA, ma da
alti funzionari militari americani appena usciti dalle forze armate. Prima
di offrire assistenza ai governi stranieri, le società devono innanzitutto
chiedere una licenza dall'Ufficio per i Controlli sulle Attività
Commerciali nel Settore della Difesa presso il Dipartimento di Stato. "Le
richieste di licenza vengono esaminate con grande attenzione", mi ha
raccontato un funzionario della SAIC. "Anche quando si è ancora
allo stadio dei colloqui, si passa a un vaglio molto stretto".
Lo snellimento della burocrazia militare della Guerra Fredda - il livello
degli effettivi é sceso del 30 per cento dalla fine di quest'ultima
- ha spinto un numero enorme di veterani militari, dai ranghi più
alti a quelli dei semplici fanti, nel settore privato. Le uniche capacità
professionali che molte di queste persone sono in grado di offrire sul mercato
sono le loro esperienze militari e paramilitari.
James Woods, che é andato in pensione come Viceassistente del Segretario
alla Difesa per gli Affari Africani nel 1994 e attualmente lavora a Washington
come lobbysta della Cohen & Woods International, mi ha raccontato che
intere unità guidate da ex-membri delle Forze speciali stanno tentando
di vendere addestramento militare a governi esteri. Queste società,
molte delle quali si sono insediate presso basi militari nazionali, "consistono
essenzialmente in un militare in pensione seduto in una camera di appartamento
con un fax e un Rolodex", spiega. "Servono come ponte di collegamento
con l'ampio gruppo di militari in pensione. Nei periodi tra una missione
e l'altra non hanno molto da fare".
Questi "soldati di ventura", pur continuando a occupare una nicchia
di mercato, stanno incontrando sempre maggiori difficoltà a rimediare
qualcosa che vada al di là dei piccoli contratti di consulenza su
operazioni antiterrorismo o di incarichi limitati per offrire protezione
a VIP in trasferta. Per i progetti di più ampio respiro, i guerrieri
"freelance" hanno decisamente perso terreno rispetto alle società
che hanno buone connessioni con le alte sfere del governo e l'elite dei
funzionari militari in pensione. Come mi ha detto un funzionario del Pentagono
incaricato della selezione del personale, "la privatizzazione é
un modo come l'altro per ricompensare gli ex-alunni". E' sempre la
stessa porta girevole:
* Alla M.P.R.I., ventidue funzionari dell'azienda sono ex-esponenti militari di alto rango. Tra di essi vi é il Gen. Carl Vuono, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito durante l'invasione del Panama e la Guerra del Golfo, il Gen. Ed Soyster, gi` capo della DIA, e il Gen. Frederick Kroesen, ex-comandante delle forze USA in Europa.
* La Vinnell é di proprietà della B.D.M., una megazienda di Beltway controllata dal Carlyle Group, una società di investimento diretta dall'ex-Segretario di Stato James Baker, dall'ex-capo del bilancio della Casa Bianca Richard Darman e dall'ex-Segretario alla Difesa Frank Carlucci. Il presidente della B.D.M., Philip Odeen, ha guidato la task force del Pentagono incaricata di riorganizzare il settore militare per il ventunesimo secolo.
* Del consiglio di amministrazione della SAIC hanno fatto parte due ex-segretari alla Difesa, William Perry e Melvin Laird, e due ex-capi della CIA, John Deutch e Robert Gates.
La privatizzazione comporta per il governo tutta una serie di vantaggi.
Oltre a fornire un motivo plausibile per negare la paternità delle
trame estere, consente a Washington di apportare tagli al personale militare,
conservando allo stesso tempo la capacità di influenzare e dirigere
missioni di portata enorme. Società che lavorano in appalto possono
addestrare un intero esercito straniero. Il Programma Internazionale di
Addestramento ed Educazione Militare del Pentagono (IMET) fornisce invece
generalmente istruzioni a non più di qualche decina di soldati. La
maggiore tra le operazioni dell'IMET in corso é quella in Honduras,
dove 266 soldati e ufficiali sono in corso di addestramento. "Le società
private aumentano la nostra capacità di fornire addestramento all'estero",
afferma il Tenente Generale Larry Skibbie, che attualmente lavora all'America
Defense Preparedness Association. "Continueremo a vedere un intensificarsi
di questo fenomeno, mentre proseguiranno i tagli alle nostre forze in uniforme".
Nel campo dell'addestramento militare é la M.P.R.I. a fare la parte
del leone. La società, che ha sede ad Alexandria, in Virginia, é
stata fondata nel 1987 da un generale dell'esercito in pensione, Vernon
Lewis. Un opuscolo riporta orgogliosamente che la M.P.R.I. - la quale mantiene
un archivio computerizzato con i nomi di 2000 membri delle forze armate
in pensione - offre la "migliore esperienza aziendale militare del
mondo e dispone di "unità operative e/o rappresentanti sul campo
presso sedi militari in tutti gli Stati Uniti e all'estero".
L'anno scorso il governo bosniaco ha dato incarico alla M.P.R.I. - che
ha avuto la meglio, in un'offerta d'appalto, sulla SAIC e la B.D.M. - di
addestrare le sue forze armate. Il programma, il cui costo é di 400
milioni di dollari, viene pagato in gran parte dall'Arabia Saudita, dal
Kuwait, dal Brunei e dalla Malaysia. L'obiettivo di questo programma di
addestramento, che é supportato da ampie forniture di armamenti da
parte degli Stati Uniti all'esercito bosniaco, secondo quanto si afferma
é quello di fare da deterrente rispetto all'esercito serbo, meglio
armato. Ma essendo l'esercito serbo in gravi difficoltà, molti osservatori
della regione sono sempre più preoccupati della possibilità
che un esercito bosniaco riaddestrato e dotato di nuove armi possa sentirsi
incoraggiato ad attaccare le forze serbe dopo che le forze multinazionali
si saranno ritirate, come si prevede che debbano fare nel 1998.
La M.P.R.I. ha offerto consulenze anche ai militari croati, una relazione
che é cominciata nell'aprile del 1995, in occasione di uno dei periodi
di combattimento più intensi della guerra balcanica. La M.P.R.I.
ha inviato in Croazia un team guidato da un certo numero di ufficiali in
pensione, tra cui il Gen. Vuono, il Gen. Richard Griffits e il Gen. Crosbie
Saint, che dal 1988 al 1992 ha comandato l'Esercito USA in Europa. Un portavoce
del Dipartimento di Stato, John Dinger, ha detto che la M.P.R.I. ha aiutato
i croati a evitare "eccessi o atrocità nelle operazioni militari".
Il portavoce della M.P.R.I., il capo della DIA in pensione Ed Soyster, mi
ha detto che la società ha semplicemente "offerto consulenza
sul ruolo dell'esercito in una società democratica".
"I croati desiderano aderire alla NATO," ha aggiunto, "e
se si vuole essere ammessi a un club bisogna avere lo stesso aspetto dei
membri".
Solo alcuni mesi dopo che la M.P.R.I. ha cominciato le sue attività
in Croazia, l'esercito di questo paese - fino ad allora raffazzonato e incapace
- ha lanciato una serie di sanguinose offensive contro le forze serbe. Quella
più importante é stata l'Operazione Tempesta di Tuoni, cioé
l'aggressione contro la regione della Krajina, durante la quale i villaggi
serbi sono stati saccheggiati e bruciati, uccidendo centinaia di civili
e scacciando dalle loro case circa 170.000 persone.
Roger Charles, un tenente colonnello in pensione e ricercatore militare
della Marina americana, che é stato premiato per la sua opera dalla
Investigative Reporters and Editors Association, é convinto che la
M.P.R.I. abbia svolto un importante ruolo nella campagna di Krajina. "Nessun
paese può passare dalle milizie composte da canaglie raccolte per
la strada alla messa in atto di un'offensiva militare professionale, senza
avere ricevuto aiuto", afferma Charles, che ha analizzato per lungo
tempo le attività della M.P.R.I. "I croati hanno fatto un buon
lavoro di coordinamento dei mezzi blindati, dell'artiglieria e della fanteria.
Non é qualcosa che si impara mentre si riceve un addestramento sui
valori democratici".
Un ufficiale di collegamento croato ha raccontato alla stampa locale che
solo alcune settimane prima dell'offensiva il Generale Vuono ha tenuto un
incontro segreto ad alto livello nell'isola di Brioni, di fronte alla costa
della Croazia, con il Gen. Cervenko, l'architetto della campagna di Krajina.
Nei cinque giorni che hanno preceduto l'attacco, si sono tenute almeno dieci
riunioni tra il Generale Vuono e gli ufficiali che hanno partecipato alla
campagna.
In un certo senso, il fatto che la M.P.R.I. abbia diretto la campagna
di Krajina o meno è secondario. "Una volta che si é fornito
addestramento non c'é modo di controllare come le abilità
che avete insegnato vengono usate", dice Loren Thompson, uno specialista
militare presso l'Alexis de Tocqueville Institution, un'organizzazione conservatrice.
Dato il curriculum della Croazia nel ventesimo secolo, afferma - soprattutto
la sua collaborazione con i nazisti - "non siamo sicuri che sia desiderabile
che questo paese abbia un esercito professionale".
La M.P.R.I. nega di avere aiutato i croati ad armarsi, ma anche in questo
caso si trovava in una posizione per svolgere come minimo un ruolo indiretto.
Secondo un funzionario governativo in pensione, che fa da intermediario
per gli accordi relativi agli acquisti di apparecchiature militari, Zagabria
ha comprato armamenti da un commerciante di armi tedesco, Ernst Werner Glatt,
fino ad almeno l'anno scorso. Negli anni '80, Glatt era il mercante d'armi
preferito dalla CIA, che lo ha scelto per vendere armi ai contras in Nicaragua
e ai mujahedin in Afghanistan, tra gli altri. Glatt é arrivato a
fornire 200 milioni di dollari di armi all'anno, denaro che gli è
servito per acquistare una tenuta in Virginia, che ha chiamato Aquila Nera,
un simbolo della Germania nazista.
Durante lo stesso periodo Soyster, che ora lavora presso la M.P.R.I., lavorava
per la DIA, che assegnava anch'essa l'appalto di affari a Glatt. Quest'ultimo
ha ricevuto somme enormi dalla DIA nel corso degli anni '80 affinché
si procurasse armi sovietiche da spedire negli Stati Uniti, da dove venivano
inviate a strutture militari che lavoravano per gli USA in America Latina,
Asia e Africa. Dopo che Soyster si é ritirato, lui e Glatt sono diventati
soci d'affari in almeno un contratto per la vendita di armi.
Il coinvolgimento nei balcani della M.P.R.I. é un caso eloquente di "ricompensa per gli ex-alunni". Il Tenente Gen. James Chambers ha servito per trentasei anni nell'Aviazione, con l'incarico per un certo tempo di direttore delle operazioni estemporanee in Bosnia. Dopo il suo pensionamento, é diventato vicepresidente della M.P.R.I. Il Gen. John Sewall, che ora lavora per la società in Croazia, prima di andare in pensione é stato consulente speciale del Pentagono per la Federazione Musulmano-Croata, creata nel 1994 su iniziativa degli Stati Uniti. L'anno successivo, Sewall e un altro ufficiale hanno effettuato numerosi viaggi in Bosnia e Croazia. Gli osservatori europei ritengono che la loro missione fosse quella di offrire consulenze militari, un'attività allora bandita da un embargo delle Nazioni Unite. "Se non sono coinvolti in qualche programma di pianificazione militare, cosa ci fanno ll?" si é lamentato all'epoca un comandante francese, "dobbiamo forse credere che Sewall e i suoi siano dei turisti?". [...]