[1] Sullo stato della storia in Francia, oltre ai numeri più o meno monografici di varie riviste (soprattutto Le Débat), sono stati pubblicati libri in quantit^ sorprendente negli ultimi dieci anni, indice di una sentita crisi d'identit^: Histoire sociale, histoire globale?, C.Charle (ed.), Ed. Maison des Sciences de l'Homme, Parigi, 1993; Passés recomposés, J.Boutier, D.Julia (ed.), Autrement, Parigi, 1994; L'histoire et le métier de l'historien en France 1945-1995, F. Bédarida (ed.), Ed. Maison des Sciences de l'Homme, Parigi, 1995; G.Noiriel, Sur la <<crise>> de l'histoire, Belin, Parigi, 1996; Jeux d'échelles, J.Revel (ed.), Gallimard/Seuil, Parigi, 1996; R.Chartier, Au bord de la falaise, A.Michel, Parigi, 1999.

[2] Per esempio: esiste un'entit^ chiamata <<classe operaia>>? ha senso parlare di <<popolo>>? la storia politica è più <<vera>> quando parla di ci~ che hanno fatto i re o quando individua i rapporti di potere che si tessono intorno alla figura emblematica di un re, travalicandolo il più delle volte? E nella storia politica ha voce solo la storia dei vincitori, o anche quella degli sconfitti? Degno di studio è solo il contenuto di un certo libro, o anche il modo in cui è stato fabbricato ed è circolato? Sono alcune delle questioni inerenti agli oggetti, su cui la differenza di vedute è notevole. Naturalmente all'interno dei vari paesi, come in Inghilterra, vi sono scuole di pensiero diverse e rappresentanti di tutte le correnti. In Francia, ad esempio, il clima intellettuale non è affatto omogeneo fra gli storici, e se è vero che le Annales sono dominanti, vi sono anche molti storici autorevoli che non vi si riconoscono e che hanno un atteggiamento critico nei loro confronti, senza tuttavia propendere per l'ermeneutica o la narratologia.

[3] F.R.Ankersmit, <<Historiography and Postmodernism>>, in History and Theory, 28, maggio 1989, pp. 137-153. Nei suoi testi e articoli, Ankersmit scrive che la concezione narratologica implica che non c'è alcuna realt^ al di fuori di essa e che verit^ e falsit^ non hanno senso in storia: <<criteria of truth and falsity do not apply to historical representations of the past>>.

[4] M.Mauss, <<Raports réels et pratiques de la psychologie et de la sociologie>> (1924), in Sociologie et anthropologie, Paris, 1960, p. 287.

[5] La prima raccolta di testi coerentemente dedicati alla svolta linguistica in Usa vennero tratti da una conferenza sulla storiografia europea tenuta a Cornell nel 1980, la cui pubblicazione fu curata da D.LaCapra e S.Kaplan (quest'ultimo contrario al linguistic turn) nel 1982, Modern European Intellectual History, Ithaca and London, Cornell Univ. Press: il saggio di apertura era il testo della conferenza del giovane R.Chartier.

[6] R.Chartier, op.cit., p. 16.