1 C. Bermani, Per una mappa bibliografica dei revisionismi storici, in C. Bermani, S. Corvisieri, C. Del Bello, S. Portelli, Guerra civile e Stato, Per una revisione da sinistra, Odradek, 1998, p. 57.

2 Brevemente ricorderemo la struttura complessiva dell'opera defeliciana. Il primo volume venne pubblicato nel 1965 per i tipi di Einaudi con il titolo Mussolini il rivoluzionario (1965); ad esso seguirono, tutti editi Einaudi, Mussolini il fascista. La conquista del potere (1966); Mussolini il fascista. L'organizzazione dello Stato fascista (1968); Mussolini il duce. Gli anni del consenso (1974); Mussolini il duce. Lo Stato totalitario (1981); Mussolini l'alleato. L'Italia in guerra (1990, in due volumi); Mussolini l'alleato. La guerra civile (1997, pubblicato postumo e non in versione definitiva).

3 L'appello in questione si intitolava Una storiografia afascista per la "maggioranza silenziosa", in "Italia contemporanea", n. 119, 1975.

4 Cfr. R. De Felice, Le interpretazioni del fascismo, Laterza, 1969.

5 G. Paladini, Dallo stato liberale alla Repubblica, Collana Ca' Foscari, Facoltà di Lingue e Letterature straniere, 1971, p. 29.

6 Ivi, p. 31.

7 E. Nolte, Il passato che non vuole passare, in Germania: un passato che non passa, a cura di Gian Enrico Rusconi, Einaudi, 1987, p. 8.

8 J. Habermas, Una sorta di risarcimento danni, Le tendenze apologetiche nella storiografia contemporanea tedesca, in Germania: un passato che non passa, cit., p. 20.

9 Cfr. G. Galli, In difesa del comunismo nella storia del XX secolo, Kaos Edizioni, 1998.

10 J. Habermas, Una sorta di risarcimento danni, cit., p. 24.

11 C. Bermani, Per una mappa bibliografica dei revisionismi storici, cit., p. 67.

12 Ivi, p. 68.

13 Interessante, oltrechè drammaticamente crudo nel disvelamento dei rapporti esistenti tra politica e denaro, rimane il corposo lavoro di E. Black, L'IBM e l'Olocausto, Rizzoli, 2001.

14 Telegramma di Mussolini a Graziani del luglio 1936, in A. Del Boca, I gas di Mussolini, Editori Riuniti, 1996, p. 162. Il testo così prosegue: "[...] Senza la legge del taglione ad decuplo non si sana la piaga in tempo utile. Attendo conferma. Mussolini."

15 Ivi pp. 17-18.

16 Ivi, p. 121.

17 Ivi, p. 21.

18 Cfr. A. Serena, I giorni di Caino, Il dramma dei vinti nei crimini ignorati dalla storia ufficiale, Panda edizioni, 1990. Successivamente è stata pubblicata un'edizione ampliata del lavoro, in due volumi, per i tipi di Libreria Manzoni con un titolo leggermente modificato, I giorni di Caino, Il dramma dei vinti nei crimini ignorati dalla storia ufficiale: 1944-1945.

19 Ripropongo, a titolo esemplificativo, un passaggio del libro sulla "banda Koch" che si distinse in quegli anni per le efferate torture cui sottopose numerosi partigiani, di entrambi i sessi, e per numerosi omicidi di oppositori al regime fascista. In questo caso, ma non è l'unico, Serena propone un'immagine ampiamente assolutoria del gruppo capitanato da Pietro Koch, di cui si lascia intendere la "vicinanza" al comando tedesco, quasi che questo liberasse dalle responsabilità che il gruppo si assunse nei giorni drammatici della lotta tra fascisti (e nazisti) e Resistenza.
"La `banda Koch' che aveva la sua sede in via Paolo Uccello a Milano, nei pressi dell'ippodromo di San Siro, era una specie di polizia speciale incaricata di reprimere l'attività antifascista e controllata dai tedeschi [corsivo mio]. Contro i resistenti internati vennero usati sistemi violenti e a volte brutali per costringerli alle confessioni, ma non risulta, come affermato dalla propaganda antifascista, che siano stati eliminati avversari politici. Verso la fine del 1944, venuto a conoscenza degli eccessi consumati dalla banda, Mussolini ordinò l'arresto di Koch. [...] Finita la guerra, Pietro Koch si presentò spontaneamente alla Questura di Firenze. Processato a Roma, venne condannato a morte e fucilato al poligono di `Forte Bravetta' il 5 giugno 1945. Morì con grande dignità all'età di 26 anni." (p. 86 del testo)

20 Non è questa la sede per approfondire l'argomento foibe, che, come è noto, non riguarda soltanto il Veneto ma anche località più tristemente famose della zona di confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, per il quale sarebbe necessario un intervento a parte. Sulle foibe triestine, in particolare, la polemica sembra non placarsi nemmeno oggigiorno.
Segnalo alcuni testi degli ultimi anni che, pur da prospettive radicalmente diverse, hanno trattato il tema in questione. Sulla linea della denuncia della mistificazione storica, in breve il caso foibe come propaganda della destra (e non soltanto) in funzione anticomunista, si veda il lavoro di Claudia Cernigoi, ampiamente contestato in ambito locale e nazionale, Operazione Foibe a Trieste, Edizioni Kappa Vu, 1997. Di tutt'altro tenore, in questo caso completamente sbilanciati su tesi opposte a quelle della Cernigoi, Roberto Spazzali, Foibe: un dibattito ancora aperto. Tesi politica e storiografia giuliana tra scontro e confronto, Editrice Lega Nazionale, 1990 e Fulvio Salimbeni, Le foibe : un problema storico, Unione degli istriani, 1998. Con approccio di carattere eminentemente storico, invece, Giampaolo Valdevit (a cura di), Foibe. Il peso del passato: Venezia Giulia 1943-1945, Marsilio, 1997. Infine, il libro di uno dei protagonisti della costante denuncia dei "crimini comunisti" contro italiani innocenti, Luigi Papo de Montona, Storia e tragedia senza la parola fine, Settimo Sigillo, 1999.

21 A. Serena, I giorni di Caino, cit., p. 520.

22 M. Rossi, Il conto aperto, in "materiali di storia", n. 13, aprile 1999, nuova serie, p. 8.

23 Intervento di Sandro Portelli, in C. Bermani, S. Corvisieri, C. Del Bello, S. Portelli, Guerra civile e Stato, cit., p. 44.

24 Ivi, pp. 44-45.

25 C. Bermani, S. Corvisieri, C. Del Bello, S. Portelli, Guerra civile e Stato, cit., pp. 9-10.

26 N. Gallerano, Le verità della storia, scritti sull'uso pubblico del passato, Manifestolibri, 1999, pp. 95 e 99-100.

27 Per collegarsi al sito sarà sufficiente digitare <www.revisionismo.com>.