Nel giugno 1981, all'aeroporto di Fiumicino, fu fermata la figliola di
Licio Gelli, che viaggiava per il mondo con una valigia "alla Mary
Poppins": ma il doppiofondo era di facilissima individuazione. Vi era
sapientemente collocato un documento che stava lì per essere scoperto.
Era la risoluzione strategica della Loggia massonica P.2: il cosiddetto
Piano di rinascita democratica. Data di stesura del testo: inizio
1976. Oggi, alla fine di un ciclo nero, quel piano golpista è stato
quasi integralmente realizzato, non solo nella sua sostanza ma anche in
tanti dettagli non trascurabili.
È tempo di bilanci, ormai, al momento del pericoloso avvio della
II repubblica.
Il pentapartito - che iniziò proprio in quel 1981, come risposta
organica alla fase di lotte sociali della prima metà degli anni settanta
- ha chiuso il ciclo del potere democristiano del dopoguerra, e con esso
ha affossato, tra scandali, corruzione e violenza, la repubblica costituzionale
nata dalla lotta di liberazione. Il pentapartito fu la risposta organica
ma transitoria, adeguata a quella fase, per spazzare via la soluzione raccogliticcia
e compromissoria della "unità nazionale", così
detta o presunta tale (palesemente provvisoria - secondo quanto ebbe a dire
Kissinger, come la vita umana - così ben simbolizzata, nella sua
precaria nascita, dalla morte di Moro).
Tuttavia il pentapartito doveva essere appena una tappa, solo momentaneamente
necessaria, per la costruzione del neocorporativismo - che, nei progetti
perseguiti dal potere finanziario transnazionale a base italiana, dovrebbe
costituire l'assetto sociale e istituzionale definitivo, attraverso l'affermazione
politica della nuova destra. Il governo Ciampi, preceduto dall'opera di
Amato in veste di curatore fallimentare del pentapartito, ha traghettato
l'Italia verso la II repubblica autoritaria.
La piena realizzazione del piano P.2, dunque, non ha dovuto attendere
la "scesa in campo" del suo socio fondatore Silvio Berlusconi,
con l'apporto del fascista Fini e con la scorta del leghista Bossi: ormai
esso va avanti da quasi un ventennio [diciotto anni, per l'esattezza, e
proprio venti dalla formulazione del piano per il nuovo ordine mondiale,
elaborato dall'allora segretario di stato Usa, Kissinger, gran maestro della
massoneria internazionale].
Il fantomatico Polo della libertà e del buon governo è
chiamato solo a completare l'opera già avviata da altri, gestendo
l'ordinaria amministrazione del golpe. Vi sono precisi riscontri
di ciò, e li mostreremo qui di seguito, in un confronto con i "risultati"
ottenuti dai governi in questi anni '80 e inizi '90.
Ciò che è più preoccupante, però, è che
in tutto questo tempo siano state fatte poche analisi sul significato di
quel piano reazionario e sulla sua strisciante e continua attuazione. Conseguentemente
- limitando l'attenzione alle trame eversive della P.2, in connessione con
i servizi segreti, per fatti di terrorismo, stragi, attentati e loschi affari
speculativi - non sorprende che le denunce fatte siano state del tutto insufficienti,
e colpevolmente disattente ai contenuti oggettivi del piano piduista, per
i quali contenuti programmatici della "massoneria del capitale"
quelle trame erano solo strumento, il mezzo e non il fine.
I gruppi dirigenti della sinistra storica hanno brillato per la loro inconsistenza,
fino alla totale subordinazione all'ideologia borghese, provocando lo spappolamento
del Pci e la resa senza condizioni della Cgil. Masse proletarie
e comuniste, profondamente ferite ma non ancore morte, sono state lasciate
allo sbando. Considerando la deriva della sinistra-che-fu, è importante
non dimenticare di notare il grande sincronismo degli eventi, l'impressionante
corrispondenza delle date di quella disfatta con quelle delle tappe del
piano P.2!
Il piano fu messo a punto nel 1976 - dopo le lotte sociali vittoriose,
fino alle ricadute elettorali, nonostante il revisionismo;
- l'anno dopo, venne la sanzione ufficiale della svolta neocorporativa sindacale
al convegno dell'Eur, con quanto di sacrifici e "farsi carico"
della situazione fu richiesto e imposto;
- l'anno dopo ancora, si ebbe l'approdo transeunte alla c.d. "unità
nazionale" col governo Andreotti, in nome di Moro;
- nel 1981, fu chiusa quell'esperienza ormai bruciata, celebrata
con la vittoria padronale alla Fiat;
- subito dopo fu definita la stagione del biennio 1982-83 dei mega-accordi
sindacali su costo del lavoro, sacrifici e sciopero, e fu avviata la fase,
sempre transitoria ma congenitamente più lunga, del pentapartito;
- si ricordi che proprio allora fu fatto ritrovare il documento piduista,
per il tramite della figliola di Gelli, ma al momento destinato ai soli
"addetti ai lavori";
- solo alla fine del 1984 il testo fu reso pubblico, per le masse
silenziose o da ridurre al silenzio e, soprattutto per una cerchia più
larga di partecipanti alle lotte intestine della borghesia;
- l'anno dopo, infine, si ebbe la fallimentare gestione sindacal-revisionista
del referendum sulla scala mobile;
- di lì in poi, è cronaca, tanto ormai furono interiorizzati
dalla sinistra-che-fu i principali temi collaborazionistici e solidaristici,
interclassisti e aclassisti, fino all'accettazione dell'ideologia della
"grande riforma" istituzionale, con proposte contrarie
al proporzionalismo elettorale fatte proprie e perfino avanzate da "sinistra".
La sinistra di classe, dal canto suo e com'è suo solito, su tali
questioni è rimasta sostanzialmente latitante.
Era inevitabile che, in tale temperie, la stampa stessa desse risalto più alle notizie "clamorose" e ai coinvolgimenti personali di singoli notabili - la pubblicazione della "lista di Gelli", fatta artatamente ritrovare a Castiglion Fibocchi, con nomi più o meno noti di politici, militari, professori, giornalisti e artisti - che non alla sostanza dell'involuzione economica politica e sociale. Le poche denunce rimasero perciò quasi inascoltate: i documentati articoli di Sandra Bonsanti su La Repubblica [fatti con seria professionalità, ancorché dettati da esigenze conflittuali, da parte della "cordata" di appartenenza della proprietà del suo giornale, nei confronti della lobby editoriale finanziaria piduista]; le fugaci apparizioni di note di Giulio Obici sul defunto Paese sera; l'apprezzabile riproposizione di quest'ultimo filone di interesse, anche se forse troppo sbilanciato sul piano morale, da parte di Avvenimenti. Con regolarità a partire dal 1987, è stata effettuata su La Contraddizione una ripetuta verifica della devastante attuazione del piano P.2 . Si è dovuto aspettare paradossalmente il Gruzoleto de Alicante, fatto uscire da Sabina Guzzanti dal satirico Tunnel, per sentire poche indicazioni, ma puntuali e pregnanti, finalmente diffuse a livello di massa! La grande richiesta di saperne di più è la migliore controprova dell'importanza di tali denunce.
Il progetto istituzionale piduista fu definito "un piano d'azione
che, oltre a fissare gli obiettivi, predispone in dettaglio le conseguenti
linee di intervento" [relazione Anselmi]. "Un'interferenza occulta
sul funzionamento dei pubblici poteri, dal parlamento al governo, alla magistratura,
all'amministrazione civile e militare, agli enti pubblici ed economici,
alle società a partecipazione statale, all'attività - anche
privata - finanziaria e a quella dell'informazione stampata e radiotelevisiva"
[sentenza del Csm]. Da più parti il piano fu inteso come un
progetto di golpe bianco. La Procura della repubblica di Roma fu
di diverso avviso: considerò la Loggia un semplice circolo di amici
fraterni - preludio della sentenza del 16 aprile 1994 con la quale, per
celebrare la vittoria elettorale golpista maggioritaria, la P.2 è
stata assolta quale congrega di commercianti, per cui i fatti ascrittile
come reati "non sussistono". Ovvero: la conferma per cui il potere
deve continuare ad operare anche nella clandestinità. Che tra gli
iscritti nominati - senza, cioè, considerare i nomi occulti - 92
fossero alti ufficiali delle F.A. e dei servizi segreti, 422 funzionari
civili della pubblica amministrazione (inclusi magistrati), e numerosi altri
fossero esponenti di partiti, alta finanza, stampa, spettacolo, ecc., parve
un puro caso.
Quegli "amici", ai quali le istruzioni del piano indicavano di
"acquisire sempre maggiore autorevolezza e potere", furono ritenuti
del tutto estranei a giochi di potere politico istituzionale, e per nulla
interessati a disegni di "occupazione dello stato".
Lo stato suddetto poté, fortunatamente per loro, essere occupato temporaneamente dal pentapartito, e particolarmente dagli uomini di Craxi, in combutta con Andreotti e Forlani - il famigerato Caf. I risultati raggiunti da tali occupanti sono noti e ne riassumeremo alcuni. Il confronto con i torbidi intenti del piano gelliano è doveroso. Se ne potrà soppesare serenamente la portata oggettiva, sì da capire la china che stiamo ancora percorrendo precipitevolissimevolmente!
Documento
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PIANO Dl RINASCITA DEMOCRATICA
oggettività della strategia piduista
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Premessa
I programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione - successivi al restauro del libero gioco delle istituzioni fondamentali - che, senza intaccarne l'armonico disegno originario, le consentano di funzionare, per garantire alla nazione e ai suoi cittadini libertà e progresso, in un contesto interno e internazionale ormai molto diverso da quello del 1946. Il piano va successivamente integrato con una completa revisione della costituzione e con l'attuazione della repubblica presidenziale.
Obiettivi
0. Nell'ordine vanno indicati:
a) i partiti politici democratici, dal Psi al Pri, dal Psdi alla Dc ed al Pli (con riserva di verificare la Destra Nazionale);
b) la stampa, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia, per i quotidiani; e, per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia cristiana. La Rai- Tv non va dimenticata;
c) i sindacati, sia confederali Cisl e Uil, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione, anche a prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;
d) il governo, che va ristrutturato nell'organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri;
e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;
f) il parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell'operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.
Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto
di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico- finanzia-rio.
La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra
sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare
le posizioni chiave necessarie al loro controllo.
Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell'operazione è
la costituzione di un club (di natura rotariana per l'eterogeneità
dei componenti), ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori
imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici
amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini
politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità - tali cioè
da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici
che si assumeranno l'onere dell'attuazione del piano e nei confronti delle
forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante
è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.
Governo, magistratura e parlamento rappresentano obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche.
Attuazione
1. Nei confronti del mondo politico occorre:
a) selezionare gli uomini - anzitutto - ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (ad es., per il Psi, Mancini e Craxi; per il Pri, Visentini; per il Psdi, Orlandi; per la Dc, Andreotti, Piccoli e Forlani);
b) in secondo luogo, valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti - con i dovuti controlli - a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa, usare gli strumenti finanziari stessi per la nascita di due movimenti: l'uno sulla sinistra (a cavallo fra Psi- Psdi- Pri liberali di sinistra e Dc di sinistra), e l'altro sulla destra (a cavallo fra Dc conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale): due nuovi movimenti politici, uno di ispirazione social-laburista e uno di ispirazione liberal-moderata o conservatrice, capaci di attrarre le due classiche componenti di ogni moderna società articolata in ceti medi e non più in classi. Si tratta in sostanza di riparare agli errori compiuti dai socialisti e dai liberali italiani. [Pci e Dc - l'uno classista, l'altra interclassista - rivelano obsolescenza fin dal momento in cui fanno ancora uso di tali definizioni].
La nascita di due nuovi movimenti politici i quali riaggreghino
le componenti democratiche esistenti nelle due mezze ali sinistra e destra
degli schieramenti attraverso scomposizioni e ricomposizioni successive
non è cosa di poco costo e tempo e pone ardui problemi di direzione
umana. Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs
promotori, composti da uomini politici ed esponenti della società
civile (in proporzione reciproca da uno a tre). Tutti i promotori debbono
essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e
tendenzialmente disponibili per un'azione politica pragmatistica, con rinuncia
alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte
della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.
Non rimane, quindi, nell'immediato, che puntare sulle componenti attuali
del sistema in un ambito democratico che comprenda Psi, Psdi, Pri, Dc
e Pli, con la possibile variante di una neoformazione di destra la
quale permetta il recupero e lo scongelamento dei voti moderati affluiti
al Msi. È certo che siffatta variante andrebbe fortemente
colorita di antifascismo, per evitare le inevitabili reazioni.
D'altro lato va tenuto presente che lo sfaldamento delle forze politiche
- prima fra tutte la Dc - rischia di lasciare "in bando"
alcuni milioni di voti conservatori e moderati. Rifondazione e ringiovanimento
della Dc può significare soltanto virare di 180 gradi, escludendo
la ripetizione degli errori compiuti e sostituendo - almeno per l'80% -
tutta la dirigenza. Rifondare il partito vuol dire anzitutto prendere atto
della nuova realtà della composizione sociologica del paese - cioè
la sua "cetimedizzazione" - e quindi definire una strategia
idonea che punti sulla restaurazione di valori antichi ancora saldi (come
i concetti di famiglia e nazione) e sulla creazione di valori nuovi come
quelli di una morale fondata sull'equilibrio fra diritti e doveri, sul principio
del "neminem ledere", sulla libertà di scelta economica
quale presupposto di quella politica, sul dovere di solidarietà cristiana
ed umana, che ha inizio nel momento fiscale e cosi via.
Significa altresì verificare se l'apparato sia o meno utile alla
bisogna di un partito il quale si fonda sul consenso della grande opinione
media, che è indispensabile per i giochi di sezione e tesseramento.
Donde scaturisce la necessità di costruire un nuovo assetto strutturale
del partito articolato in centri propulsori nel campo della propagazione
delle idee, della tutela del cittadino e dell'animazione della cultura,
nonché in istituti altamente specializzati per la preparazione dei
quadri, non già quali funzionari di partito, bensì quali elementi
da inserire nella società a livello di insegnanti, giornalisti, magistrati,
funzionari pubblici e privati e così via. Le nuove leve non possono
che venire dal mondo esterno, con l'obiettivo di utilizzare magari quegli
stessi giovani che nel frattempo saranno stati preparati dagli istituti
creati ad hoc.
Ringiovanire significa che i meno compromessi dei dirigenti attuali dovrebbero
farsi carico dell'eliminazione dei vertici nazionali e periferici, assumendo
per proprio compito essenziale quello di ridare credibilità al partito
presso l'opinione pubblica. È evidente che una ripresa della Dc,
nella direzione e secondo le modalità sopra indicate, deve tradursi
in una serie di scelte politiche e di programma di governo. Quest'ultimo
soprattutto appare essenziale per i riflessi immediati che ha nella pubblica
opinione, la quale sembra in attesa di essere amministrata in modo almeno
decente, con un minimo di coraggio e di responsabilità.
È bene aggiungere che se per raggiungere gli obiettivi fosse necessario
inserirsi - qualora si disponesse dei fondi necessari pari a circa 10 miliardi
- nell'attuale sistema di tesseramento della Dc per acquistare il
partito, occorrerebbe farlo senza esitare, con gelido machiavellismo, posto
che "Parigi vale bene una messa".
La situazione politica italiana è caratterizzata da un alto livello di instabilità, per il concomitante effetto di tre cause:
a) crisi economica gravissima per eccesso di pretese salariali, scarso rendimento sul lavoro, aumento dei costi delle fonti d'energia, fuga dei capitali all'estero per timore del futuro;
b) crisi morale profonda per l'errore compiuto nel ritenere maturo un paese con una storia come quella italiana;
c) crisi politica nell'interno dei partiti stessi per la difficoltà di adeguarsi al cambiamento verificatosi nel corpo sociale, che tende a identificarsi in un grande ceto medio.
Conseguenza evidente dell'instabilità è la forte tendenza
di ogni singolo cittadino ad una partecipazione più attiva alla vita
pubblica per desumerne fette maggiori di potere o di utile personale. Tale
fenomeno è particolarmente visibile sulla scena sindacale, ove le
spinte di tipo settoriale risultano ingovernabili dalle centrali confederali
costrette, il più delle volte, a cavalcare la tigre contro logica
e ragione.
Il difetto di leadership politica - ed anche sindacale - sta alle
radici dell'anarchismo dilagante in ogni settore, così come della
fatiscenza delle istituzioni statuali, le quali possono agire soltanto se
un potere politico integro impone direttive chiare che vanno eseguite dagli
agenti dello stato nella consapevolezza di un servizio reso alla comunità
nazionale. [Si auspica che la presidenza della repubblica torni al più
presto a un democristiano, dopo di che la presidenza del consiglio può
passare a un socialista].
Nella crisi francese del 1958 - pur così simile alla nostra attuale
- la figura di De Gaulle, e la presenza di una dirigenza amministrativa,
politica, economica e militare, di altissima qualificazione hanno potuto
salvaguardare libertà e democrazia.
Tenue è il filo che, nel prossimo avvenire, è destinato a
legare le sorti del paese al regime democratico. La soluzione di una "militaricrazia"
all'italiana potrebbe non apparire del tutto impensabile, quale unica alternativa
al regime comunista.
2. Nei confronti della stampa (o, meglio, dei
giornalisti) l'impiego degli strumenti finanziari non può, in questa
fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco
di almeno 2 o 3 elementi per ciascun quotidiano o periodico in modo tale
che nessuno sappia dell'altro. L'azione dovrà essere condotta a macchia
d'olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono
l'ambiente. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito
di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti.
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un'agenzia centralizzata;
c) coordinare molte Tv-cavo con l'agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la Rai- Tv, in nome della libertà di antenna, ex art.21 Cost. Inoltre, abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio Rai- Tv.
Punto chiave è controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese. È inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso ed Europeo sulla formula viva del "Settimanale". Occorre una nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese), e stabilendo l'obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché le retribuzioni dei giornalisti.
3. Per quanto concerne i sindacati, la scelta
prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè
le linee già esistenti dei gruppi minoritari della Cisl e
maggioritari dell'Uil, per poi agevolare la fusione con gli autonomi
in una libera confederazione, oppure, senza toccare gli autonomi, acquisire
con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili
fra gli attuali confederali allo scopo di rovesciare i rapporti di forza
all'interno dell'attuale "trimurti".
Si deve tenere presente che l'unità sindacale in atto è la
peggiore nemica della democrazia sostanziale che si vuole restaurare. Sotto
questo profilo qualunque spesa per provocare la scissione e la nascita di
una libera confederazione sindacale che raggruppi gli autonomi appare indispensabile,
se non addirittura pregiudiziale. Anche un costo aggiuntivo da 5 a 10 miliardi
sarebbe poca cosa di fronte al risultato cui si tende.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere, per consentire l'elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo, in luogo di quello illegittimamente assunto di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Occorre una nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori
alla proprietà azionaria delle imprese e sulla cogestione (modello
tedesco).
Inoltre, si deve dare attuazione agli artt.39,40 Cost. regolando
la vita dei sindacati e limitando il diritto di sciopero nel senso di:
i) introdurre l'obbligo di preavviso, dopo aver esperito il concordato;
ii) escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti, dogane, ospedali e cliniche, imposte, pubbliche amministrazioni in genere), ovvero garantirne il corretto svolgimento;
iii) limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro.
4. Per la magistratura è da rilevare che
esiste già una forza interna (la corrente di Magistratura indipendente
della Associazione nazionale magistrati) che raggruppa oltre il 40%
dei magistrati italiani su posizioni moderate.
È sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico
ed elaborare un'intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare
su un prezioso strumento già operativo nell'interno del corpo, anche
ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia
alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società
e non già di eversione.
Per l'ordinamento giudiziario, le modifiche più urgenti investono:
a) la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
b) il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;
c) la normativa per l'accesso in carriera (esami psico- attitudinali preliminari);
d) la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza di reati di eversione - anche tentata - nei confronti dello stato e della costituzione, nonché di violazione delle norme sull'ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di persona e di violenza in generale.
Inoltre, a medio e lungo termine:
i) unità del pubblico ministero (a norma degli artt.107,112 Cost., ove il pm è distinto dai giudici);
ii) responsabilità del guardasigilli verso il parlamento sull'operato del pm (modifica costituzionale);
iii) istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio, con i relativi e connessi pericoli, ed eliminando le attuali due fasi di istruzione;
iv) riforma del consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il parlamento (modifica costituzionale);
v) riforma dell'ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati; imporre limiti di età per le funzioni di accusa; separare le carriere requirente e giudicante; ridurre a giudicante la funzione pretorile;
vi) esperimento di elezione di magistrati (art.106 Cost.) fra avvocati con 25 anni di funzioni, in possesso di particolari requisiti morali.
Programmi
Per programmi s'intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni da compiere in forma di:
a) azioni di comportamento politico ed economico;
b) atti amministrativi (di governo);
c) atti legislativi
- necessarie a ribaltare, in concomitanza con quelle descritte in materia
di procedimenti, l'attuale tendenza al disfacimento delle istituzioni e,
con essa, alla disottemperanza della costituzione, i cui organi non funzionano
più secondo gli schemi originali.
Si tratta in sostanza di "registrare" le funzioni di ciascuna
istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano
esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da
cui derivano confusione e indebolimento dello stato. A titolo d'esempio
si consideri lo spostamento dei centri di potere reale dal parlamento ai
sindacati e dal governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti
di azione finanziaria.
Qualora le circostanze permettessero di contare sull'ascesa al governo di
un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia
con lo spirito e le idee di "ripresa democratica", è chiaro
che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche
per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e
quello a breve termine, in modo contestuale all'attuazione dei procedimenti
sopra descritti.
Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà
temi e notazioni già contenuti nel recente messaggio del presidente
della repubblica - indubbiamente notevole. Detti programmi possono essere
resi esecutivi - occorrendo - con normativa d'urgenza (decreti legge; stabilire
che i decreti legge sono inemendabili).
Pregiudiziale è che ogni attività trovi protagonista e gestore
un governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto
autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti. Così è
evidente che le forze dell'ordine possono essere mobilitate per ripulire
il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici, e dalle relative centrali
direttive, soltanto alla condizione che la magistratura li processi e condanni
rapidamente, inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare
nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo sembra necessario che alle forze di Ps sia restituita
la facoltà di interrogatorio d'urgenza degli arrestati, in presenza
dei reati di eversione e tentata eversione dell'ordinamento, nonché
di violenza e resistenza alle forze dell'ordine, di violazione della legge
sull'ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e
di violenza in generale.
Ordinamento del governo:
i) legge sulla presidenza del consiglio e sui ministeri (art.95 Cost.) per determinare competenze e numero;
ii) legge sulla programmazione globale (art.41 Cost.) incentrata su un ministero dell'economia che inglobi le attuali strutture di incentivazione (Cassa per il mezzogiorno, Ppss, Mediocredito, Industria, Agricoltura), sul Cnel rivitalizzato quale punto di incontro delle forze sociali sindacali, imprenditoriali e culturali, e su procedure d'incontro con il parlamento e le regioni. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il Cnel ed una nuova struttura dei ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduto;
iii) riforma dell'amministrazione (artt.28,97,98 Cost.) fondata sulla teoria dell'atto pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità politica da quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei segretari generali di ministero) e sulla sostituzione del principio del silenzio- rifiuto con quello del silenzio- consenso;
iv) definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla costituzione e individuazione delle aree di normativa secondaria (regolamentare), in ispecie di quelle regionali.
Inoltre:
i) modifica della costituzione per stabilire che il presidente del consiglio è eletto dalla camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso l'elezione del successore;
ii) modifica della costituzione per stabilire che i ministri perdono la qualità di parlamentari;
iii) revisione della legge sulla contabilità dello stato e di quella sul bilancio dello stato (per modificarne la natura da competenza in cassa);
iv) revisione della legge sulla finanza locale per stabilire che regioni e comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo, relative ad opere pubbliche da finanziare, secondo il modello Usa.
Ordinamento del parlamento e di altri organi istituzionali:
i) ripartizione di fatto di competenze fra le due camere (funzione politica alla camera dei deputati e funzione economica al senato);
ii) modifica (già in corso) dei rispettivi regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (art.64 Cost.) fra maggioranza e governo, da un lato, e opposizione, dall'altro, in luogo dell'attuale tendenza assemblearistica;
iii) adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma governativo.
Inoltre:
i) nuove leggi elettorali, per la camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale, secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale;
ii) modifica della costituzione per dare alla camera preminenza politica (nomina del primo ministro) ed al senato preponderanza economica (esame del bilancio);
iii) stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno, ogni quattro anni, le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);
iv) introdurre la categoria delle leggi organiche (come in Francia) riservata ai codici, alle norme in materia di organizzazione dell'esecutivo, del pubblico impiego e degli ordinamenti giudiziario e militare, da approvare in aula e con maggioranza qualificata.
Ancora:
i) Corte costituzionale: sancire l'incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive o in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive;
ii) Presidente della repubblica: ridurre a cinque anni il mandato, sancire la non rieleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
iii) Regioni: modifica della costituzione, per ridurne il numero e determinarne i confini, secondo criteri geoeconomici più che storici.
Provvedimenti economico- sociali:
Eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno, natale, capodanno e ferragosto), da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivo alle ferie annuali di diritto. Obbligo di attuare in ogni azienda e organo di stato i turni di festività, anche per sorteggio, in tutti i periodi dell'anno, per evitare la "sindrome estiva" che blocca le attività produttive.
Revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:
revisione delle aliquote per i lavoratori dipendenti, aggiornando al tasso
di svalutazione; inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e
sulle rendite; abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a
fondazioni scientifiche e culturali riconosciute; alleggerimento delle aliquote
sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie,
per sollecitare l'autofinanziamento, premiando il reinvestimento del profitto;
abolizione della nominatività dei titoli azionari, per ridare fiato
al mercato azionario e sollecitare meglio l'autofinanziamento delle aziende
produttive; concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri; sovrimposta
Iva sui consumi voluttuari.
Riforma della scuola:
selezione meritocratica, borse di studio ai non abbienti, scuole di
stato normale e politecnica sul modello francese. Abolizione della validità
legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il
tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della
costituzione).
L'involuzione subita dalla scuola negli ultimi dieci anni, quale risultante
di una giusta politica di ampliamento dell'area di istruzione pubblica,
non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati
e preparati, nonché dalla programmazione dei fabbisogni in tema di
occupazione, ha come conseguenza una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale
- con gravi deficienze invece nei settori tecnici - nonché la tendenza
a individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro.
Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all'egualitarismo assoluto
(contro la costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore
per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il
rifugio nell'apatia della droga oppure nell'ideologia dell'eversione, anche
armata. Il rimedio consiste nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo
titolo di studio = posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide;
nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno
umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla
costituzione.
Unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale, da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali. Disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo:
i) il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni, salvo casi di riconosciuta inabilità;
ii) il controllo rigido sulle pensioni di invalidità;
iii) l'eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni.
Nuova legislazione antiurbanesimo, subordinando il diritto
di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro o un reddito
sufficiente. [L'immane errore compiuto negli anni '50 accettando la cosiddetta
legge Terracini che, togliendo ogni vincolo all'urbanizzazione, costituisce
la vera matrice (ma nessuno osa dirlo) del dissesto delle finanze locali
e dell'esplosione della delinquenza selvaggia nelle città].
Nuova legislazione urbanistica, favorendo le città satelliti e trasformando
la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani.
Nuova legislazione sull'assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo,
disciplina delle acque, rimboschimento, insediamenti umani).
Legislazione antimonopolio (modello Usa).
Nuova legislazione bancaria (modello francese).
Riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.
E ADESSO, FORZA ITALIA!
"È fatta! Ora manca solo l'elezione diretta del presidente"
- ha detto Licio Gelli, intervistato dalla tv di stato, libero come un fringuello,
nonostante gli anni di galera che dovrebbe scontare [se e quando?!]. Infatti,
solo quel punto manca ormai per completare la "grande riforma"
istituzionale per la II repubblica, disegnata dal c.d. piano di
rinascita democratica, che è meglio chiamare colpo di stato.
Il Gran Maestro della Loggia può vivere beatamente nella "forte
Italia" di Berlusconi e sua, mentre i lavoratori di "forte"
hanno solo la perdita dell' occupazione e del salario oltre a veder scendere
precipitosamente il loro livello di vita, per alcune semplici ragioni. Riassumiamole,
confrontandole con quanto è già avvenuto o sta avvenendo.
Grande riforma istituzionale
Il progetto piduista parte dalla constatazione della perseguita crisi
morale e corrispettiva immaturità degli italiani. Da ciò fa
discendere la fatiscenza dello stato e la richiesta di un potere autorevole,
se non autoritario, di tipo gaullista, per evitare una scelta militaristica
in chiave "anticomunista": il successo ottenuto dalla strategia
della massoneria internazionale, con la dissoluzione del "comunismo"
ufficiale (e non solo in Italia), ha consentito qui l'affermazione autoritaria
della destra neocorporativa, con un colpo di stato tecnico e pulito, senza
dover ricorrere agli apparati militari [se non come mero supporto logistico
stragista, da parte dei servizi segreti, assolutamente non deviati].
L'obiettivo della c.d. grande riforma si completa, dunque, col progetto
di elezione diretta del capo dello stato - per una forma presidenzialistica
della II repubblica - i cui poteri saranno conseguentemente ridefiniti,
nel senso di un accentramento soprattutto del-l'immagine autoritaria. Il
progetto è in avanzato stato di attuazione. Al di là di una
prima, e giusta, impressione sostanziale - secondo cui appare evidente il
sovvertimento dell'ordine costituzionale - è bene notare come il
Piano P.2 (d'altronde alla pari di Miglio) sia molto attento nel
limitare per il momento l'intervento istituzionale a semplici "ritocchi",
riguardanti le norme operative della costituzione vigente [II parte], tali
da salvaguardare, a parole, l'armonia dei princìpî del disegno
originario [I parte]. Cosicché tali ritocchi possano essere operati
con l'attività legislativa ordinaria da parte del parlamento in carica
[unico intralcio potrebbe essere l'eventuale ricorso al referendum
popolare di approvazione delle modifiche, intralcio da affrontare e rimuovere
con altri strumenti]. In questo contesto rientra la progettata riduzione
delle competenze e dell'autonomia della corte costituzionale e lo svuotamento
del parlamento, già raggiunto.
La riforma elettorale con sistema maggioritario misto è infine passata,
in maniera tale che, con la collaborazione della sinistra-che-fu, ha ottenuto
il consenso - tanto illuso del "nuovo", quanto sprovveduto - da
parte dell'83% degli italiani. [Che poi i regolamenti approvati siano di
tipo tedesco, come indicato dal piano, o altro, poco importa per il significato
politico complessivo dell'operazione]. La perdita di prerogative da parte
delle assemblee elettive, con la prevalenza di una prassi regolamentare
che emargina l'opposizione con interventi arbitrari di discriminazione,
dovrebbe concludersi nella diversificazione di competenze tra le due camere,
ridotte a meri apparati tecnici di esecuzione periodica (sessioni prestabilite)
delle direttive governative.
Il parlamento stesso deve sùbito essere ridotto all'obbedienza, subordinato
alle decisioni dell'esecutivo e represso nelle cosiddette tendenze assemblearistiche.
Il governo non deve essere intralciato dal parco-buoi (il mussoliniano "bivacco"
di buona memoria!) parlamentare. I passaggi più delicati in parlamento
sono risolti con pletora di voti di fiducia e di decreti-leggi. Questi sono
invocati come norma e di essi è richiesta la non emendabilità
- prassi già passata da tempo nell'articolo unico di accompagnamento
della c.d. "legge finanziaria". Con modifiche nella prassi dei
rapporti tra governo e camere, tra maggioranza e opposizione, e nei regolamenti,
è anche prevista la possibilità di comprarsi qualche parlamentare
- cosa avvenuta, ultimamente, per l'elezione del presidente del senato.
In prospettiva: riforma istituzionale che vanifichi il bicameralismo ormai
inefficiente.
A fini di efficienza generale, perciò, il piano ritiene essenziale
costruire un governo forte, col rafforzamento di esecutivo e presidenza
del consiglio. Per stabilizzare quest'ultima si auspica l'elezione diretta
del capo di governo da parte del parlamento per l'intera legislatura (senza
"staffette", diremmo con linguaggio odierno). Da Craxi a Ciampi,
passando per Amato, la strada è stata tracciata: a Berlusconi il
compito di seguirla con un azzeccato fondo tinta.
Il piano dice di sé, infatti, che può essere accelerato, qualora
le circostanze permettano di contare sull'ascesa al governo di un uomo politico,
in sintonia con le idee di ripresa democratica, accompagnato da un'adeguata
équipe, come recita il piano, o più calcisticamente,
all'italiana, "squadra", come ama dire Berlusconi.
Il piano suggerisce anche che i ministri perdano, con la nomina, il loro
seggio parlamentare: fenomeno di cui si sono avute avvisaglie nelle dimissioni
"volontarie" già nella scorsa legislatura, e che ora dovrebbero
diventare norma, per un'immagine "tecnica" e apolitica del governo.
Da notare anche l'indicazione della riduzione del numero dei ministeri,
per accorpamento e riorganizzazione, in parte già compiuta a seguito
dell'iniziativa referendaria, demandata a radicali e pattisti, e in parte
nei programmi ora indicati dalla destra al potere.
Per avviare in modo operativo il funzionamento della struttura di potere,
il piano dispone anche la riduzione del numero delle regioni, con una modifica
dei loro confini per interessi geoeconomici - quelle che correntemente si
suol chiamare macroregioni, di un tipo o di un altro - quindi con
poteri ridefiniti, nel senso di una maggiore autonomia amministrativa e
finanziaria in corrispondenza di una limitazione delle loro competenze di
spesa a carico dell'amministrazione centrale. Si suggerisce, infine, il
varo centralizzato di leggi organiche, su materie di interesse strategico
nazionale, capaci di tenere fortemente sotto controllo l'autonomia regionale.
Gruppo di Potere in un interno
Il piano prevedeva due fasi per la presa di potere.
Nella prima fase - constatata l'obsolescenza dei vecchi partiti, unitamente
però alla complessità del loro superamento - ne definiva l'uso
provvisorio, sotto stretto controllo, durante gli anni '80, indicando la
costituzione di un blocco pentapartitico formato da Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli.
[In questo senso, è da intendere in maniera ancor più provvisoria
l'indicazione nominativa degli uomini politici occasionalmente scelti per
la bisogna - il noto Caf: la loro caducità è altrettanto
evidente della limitatezza del loro compito, adempiuto il quale potevano
essere, come lo sono stati, facilmente eliminati e sostituiti].
La seconda fase si apriva sull'esigenza di sostituire il sistema di potere
Dc, ormai corrotto e allo sfascio, una volta constatata la sua irriformabilità.
Si trattava di recuperare i voti Dc allo sbando, in nome della conservazione
- famiglia, nazione e liberismo economico. È di particolare interesse,
e siamo all'attualità, l'osservazione che la caratteristica di fondo
di questa seconda fase consiste nella formazione di due poli - entrambi
moderati, libe-ral-conservatore l'uno e social-laburista l'altro - capaci
di sostituire il dissolto sistema partitico (la c.d. "partitocrazia"),
senza alcuna conflittualità di classe e senza alcuna ideologia, per
venire incontro all'opinione pubblica. Ci sarebbe da chiedere, a chi di
competenza, se Occhetto & co. fossero consapevoli di stare attuando
anche loro puntualmente le indicazioni del piano, ormai di dominio pubblico.
La maschera dietro cui dovevano nascondersi i promotori di codesti poli,
soprattutto quello conservatore, sono circoli tipo-Rotary, con partecipazione
di personalità di spicco del fronte borghese - professori, giornalisti,
magistrati, funzionari - quale comitato di garanti, per favorire opportune
sollecitazioni sul piano economico-finanziario [noi, volgarmente, diciamo:
per comprarsi le persone adatte]. Ciò al fine di assicurare il predominio
della linea del piano nei suddetti poli, e per far riconoscere i propri
quadri dirigenti, così formati, a livello sociale anziché
partitico, esorcizzando la "politica" presso l'opinione pubblica.
Sono nati così i circoli "Forza Italia". [Si noti
anche che già allora si pensava a possibili garanti "tecnici"
per coprire l'attività politica di coloro che avrebbero dovuto gestire
direttamente l'attuazione del piano: e Berlusconi era ancora lontano].
Questa seconda fase, in caso di urgenza e necessità, per l'eventuale
mancanza di un assetto stabile del potere, contemplava già una possibile
variante: si sarebbe potuto usare il Msi-Dn, con i suoi voti moderati
altrimenti congelati in parlamento, previa una riverniciatura antifascista
a tutta l'operazione, onde evitare reazioni nel paese. Tutto ciò
in stretto collegamento con i centri di potere internazionali interessati.
Il c.d. polo del buon governo accanto al c.d. polo della libertà
sta lì a illustrare l'esito di questa operazione. E la "pacificazione"
nazionale del 25 aprile - sponsorizzata dall'appello dell'ambasciatore Usa
nella presentazione di Combat film, a preteso superamento (da costruire
a posteriori in studi Tv) del fascismo - ne è la conferma.
Giustizia giusta
In simile piano, la funzione del pubblico ministero non può rischiare
di essere autonoma: la dipendenza diretta o indiretta del pm dal ministro
di grazia e giustizia, quale rappresentante del governo, è la linea
che manca solo ancora di sanzione formale, essendo già operante di
fatto. Si richiede, conseguentemente, anche la separazione della carriera
di giudice da quella di pm - e della forma giuridica si sta discutendo in
via conclusiva, essendo ormai la maggioranza d'accordo sul principio. Per
maggiore sicurezza, il piano chiede che i magistrati debbano essere reclutati
con un esame detto eufemisticamente psico-attitudinale, e per divenire giudici
abbiano almeno venticinque anni di anzianità e una moralità
"adeguata": anche la prossima approvazione di questa clausola
non è più contestata da molti magistrati "democratici"
possibilisti. [Il controllo della magistratura si fa passare anche attraverso
l'influenza esercitata sull'associazione conservatrice di categoria].
Si parla di necessità di riformare il Consiglio superiore della
magistratura, e l'opposizione a tale disegno si fa sempre più
debole. Quanto ai contenuti di tale "riforma", il piano asserisce
che il csm va trasformato in organo di controllo politico (anche
per la promozione dei giudici): per ora, in extremis, è stata
indetta la rielezione dei membri di nomina parlamentare senza sottostare
a una revisione delle norme in senso maggioritario, ma questo sembra essere
l'ultimo gesto disperato di autodifesa.
Già con il pentapartito [con il c.d. pacchetto-Rognoni] - mentre
gli amici di Craxi si appellavano ancora una volta al consenso del popolo
referendario - passò la riforma del processo penale "all'americana",
come richiesto dal piano. Con essa, inoltre: la punibilità per responsabilità
civile (e politica) di quei giudici che da un po' di tempo pretendevano
di agire, a torto o a ragione, di testa loro; la limitazione della concessione
della libertà provvisoria; e, più recentemente, la censura
sulla stampa per le notizie riguardanti l'attività giudiziaria. Infine,
il piano P.2 invocava l'urgenza di "ripulire" il paese:
e vennero "mani pulite" su tangentopoli!
Pane e lavoro
Non c'è rinascita democratica se non si mettono le mani sui lavoratori.
Obiettivo pregiudiziale del piano era la rottura dell'unità sindacale,
conquistando (comprandoli) i più disponibili tra gli attuali confederali
[non sono fatti nomi, ma si indicano le linee già perseguite entro
Cisl e Uil]. L'azione prevede poi un fittizio ricompattamento
sindacale, su posizioni assimilabili a quelle dei sindacati autonomi gialli,
passando anche attraverso una nuova confederazione di tutte le sigle consociate
al polo conservatore: cosa fatta di recente, imbarcando anche la Cisnal
fascista. Il tutto aveva come finalità di riportare il ruolo del
sindacato - qualunque sindacato - alla "collaborazione"
nella produzione: la qual cosa, con la serie di "accordi" triangolari
dal 1982 al 1993, è stata più che realizzata - utilizzando
anche come schermo l'ideologia della "qualità totale",
con tanto di "professionalità" e "flessibilità"
della nuova organizzazione del lavoro.
Dal "costo del lavoro" che fu ridotto - in termini di salario
diretto contrattuale, in relazione all'intensificazione dello sfruttamento,
e di salario sociale, in relazione al taglio sistematico dei servizi pubblici,
grazie ai c.d. "accordi" del 1982-83 - in ossequio alle lamentele
sull'"eccesso" del medesimo, che il documento piduista condivideva
con quelli confindustriali, alla "partecipazione" del salario
ai risultati di impresa - reminiscenza corporativa classica, ovviamente
evocata dal piano piduista - fu tutta una rincorsa alle indicazioni della
P.2 anche da parte di molti che vorrebbero ancora cercare di "sembrare"
sindacato.
Il diritto di sciopero andava limitato, comunque circoscritto a problemi
economici e con obbligo di preavviso (restrizioni più forti per i
pubblici servizi): e l'"accordo" per il pubblico impiego del 1983
aprì la strada a questa soluzione. In occasione dei precedenti cedimenti
sindacali di quegli anni, in margine al costo del lavoro, furono soppresse
le festività infrasettimanali, come richiesto puntualmente dal piano.
Fu anche eliminato il cumulo delle pensioni, rivedendo quelle di invalidità
e rinviando a 60 anni il pagamento di quelle di anzianità - procedendo
intanto verso la logica assicurativa degli istituti previdenziali, da unificare
per favorire l'intervento dei privati nel settore. Tutto era scritto!
La nominatività delle azioni è considerata da abolire - e
comunque, per ora, rimangono non nominativi i titoli di stato [che consentono
il trasferimento nelle casse delle imprese di almeno centomila miliardi
annui]. Così la riforma fiscale invocata dalla gran Loggia è
precisamente regressiva come quella proposta dagli "esperti" reaganiani
di Forza Italia, pensata per agevolare i profitti e favorire il capitale,
anche straniero - d'altronde a completamento dell'opera avviata da Craxi,
Amato e Ciampi.
La spinta per la nuova legislazione bancaria, adeguata agli interessi internazionali,
veniva anche da parte piduista. Così pure l'indicazione di una legge
antimonopolio, su modello Usa, che - chi la conosce - sa bene che funziona
esattamente al contrario, per fornire norme sicure all'azione dei grandi
monopoli che sostengono i governi, favorendone la centralizzazione rispetto
al capitale disperso e la supremazia contro i monopoli concorrenti indesiderati:
non è un caso che oggi Bossi la richieda e Berlusconi si dichiari
d'accordo!
Ancora, l'attacco alla urbanizzazione, che il piano conduce, nasconde malamente quell'appoggio allo sviluppo della c.d. "urbanistica contrattata", che ha caratterizzato tutta l'epoca craxiana degli appalti. Questo è il settore che, a es., ha fatto la fortuna dello stesso Berlusconi con Milano 2 e nefandezze simili [Berlusconi fu fatto cavaliere del lavoro proprio per la sua attività di "palazzinaro", attraverso la quale promise di risolvere il problema della casa per gli italiani, a cominciare dai milanesi, con i risultati che tutti conoscono - e che adesso avranno l'immancabile replica nella promessa del milione di posti di lavoro fatta per vincere le elezioni]. Ma al medesimo settore della nuova urbanistica delle città satellite sono collegati i trasporti veloci, come precisa il piano: e così si chiarisce anche tutto il giro degli appalti delle metropolitane e del treno ad alta velocità. Infine, un tocco a favore dell'ecologia e della protezione dell'ambiente non poteva mancare, sia per la c.d. ecoindustria i cui interessi crescono, sia per un certo assistenzialismo a lavori come rimboschimento e simili, che altri amano chiamare socialmente utili.
Non di solo pane
Ma non di solo pane vivono le masse. Anche di informazione e idee. I
giornalisti, come gli altri agenti del piano, vanno comprati: due o tre
a testata, per sostenere i politici e i progetti della rinascita. Si fanno
i nomi dei giornali e dei periodici - in base all'elenco di quel periodo
(che ovviamente è esemplificativo e contingente, avendo possibilità
di modifiche nel corso del tempo, come quello relativo a partiti e politici)
- e conviene ricordare l'affare Rizzoli-Corsera, allora diretto da
Di Bella sr. Ma non si facevano neppure allora i nomi dei giornalisti, da
scegliere dopo accurate indagini [che una storia del genere sia venuta alla
luce durante il processo Eni-mont-Cusani, perciò, non avrebbe dovuto
sorprendere più di tanto]. Poi venne il Giornale, che Berlusconi
pensava di gestire senza problemi con Montanelli: ma anche la destra ha
le sue contraddizioni. Berlusconi ha comunque proseguito nella sua azione,
sotto la protezione di Craxi, scalando la Mondadori e acquisendo
così il previsto e pianificato controllo dei periodici pericolosi.
La modifica della legge sulla stampa, non ancora conclusa, completerà
l'opera.
Il monopolio pubblico della Rai-Tv doveva passare prima attraverso
la lottizzazione, per essere poi dissolto in nome della libertà d'antenna,
concentrando le emittenze private: strumento di ciò poteva essere
l'abolizione delle sovvenzioni statali, cosa che il bocconiano prof. De
Mattè, con l'apporto del solare confindustriale Locatelli, ha messo
al primo posto della sua agenda dissolutiva. Obiettivo: controllare l'opinione
pubblica media nel vivo del paese [Reagan ha chiamato il suo omologo: Progetto
democrazia]. Tutto procede come previsto.
All'ombra del primo-governo-a-guida-socialista, le campagne di stampa,
come si sa, sono state tutte obiettive e distaccate. Su prezzi, costo del
lavoro, salari, scala mobile, occupazione, trame eversive, amici americani,
ecc., le masse sono state sempre orientate verso la verità assoluta.
Le testate di tutti i quotidiani hanno avuto, nella proprietà e nella
direzione, profonde trasformazioni: puramente fisiologiche. Alla Rai,
dopo stanchi balletti, è approdato Manca (il suo nome e quello di
Berlusconi erano finiti - per errore!? - sulle liste di Gelli). Craxi ha
fatto quanto era suo dovere per le tv private: il minimo, per sua emittenza.
Nulla si sa della (probabile) esistenza della programmata agenzia centrale
per la gestione e il controllo dei mass-media, dalla stampa locale
alle tv private: ma è ovvio che di tali "cupole" si abbiano
notizie solo con gran ritardo.
Della riforma della scuola, per quanto concerne la formazione, il piano
si appoggia al sostegno statale (per i costi) per ottenere una formazione
selettiva idonea alla lobby dominante. Il progetto prevede l'accentuazione
del sistema meritocratico, per favorire il numero chiuso nelle università,
con conseguente abolizione del valore legale del titolo di studio, previa
modifica della selezione dei docenti: tutti punti di cui ora si discute
animatamente, con convinzione, anche in ambienti "democratici".
Altrimenti, si osserva nel Piano P.2, il mancato inserimento dei
giovani nel lavoro, aggiunto agli effetti sociali della ricordata urbanizzazione
incontrollata che favorisce l'immigrazione, degenera nella droga, nella
violenza, nell'eversione armata, e nella delinquenza "selvaggia":
fosse almeno "civile"!
In sintesi
- il parlamento, per quel po' che contava, è ridotto al nulla, attraverso il sistema elettorale maggioritario e la definitiva subordinazione al decisionismo del governo;
- il governo stesso non rappresenta più che formalmente lo stato nazionale, dipendendo direttamente dalle grandi centrali finanziarie transnazionali, più o meno massoniche;
- i partiti politici sono dissolti in un unico calderone di soda caustica, da cui escono simboli d'occasione e facce (meno) note, reimbellettate e perfettamente intercambiabili, nei due previsti poli;
- la magistratura ha adempiuto magistralmente al suo mandato, avendo eliminato il vecchio apparato del potere politico obsoleto, in nome della pulizia e dell'indipendenza da esso; facendo posto ai "nuovi" rappresentanti, anche il pool milanese, che rivendicava falsamente l'autonomia dal precedente sistema di potere, ha posto di fatto il pm alle dipendenze del futuro esecutivo, assai prossimo, preparandogli la strada;
- i sindacati, istituzionalizzati da lunga pezza, svolgono egregiamente il loro compito neocorporativo, "partecipando" al contenimento del costo del lavoro e all'annullamento della conflittualità;
- i programmi economici e fiscali, va da sé, sono stati portati avanti conformemente al piano, a tutto vantaggio di capitale e profitti, entro i pochi spazi concessi dalla crisi;
- i mezzi di comunicazione, stampa e televisione (private vere o false pubbliche), sono sotto il pieno e incondizionato controllo del potere delle lobbies finanziarie; e la scuola come luogo di formazione è cinghia di trasmissione della stessa cultura d'impresa;
- l'esercito è stato ristrutturato in funzione del "nuovo modello" sovranazionale di polizia di classe, e in esso la tendenziale "normalizzazione" dei servizi segreti, finora costretti ad apparire "deviati" in nome dell'antica costituzione repubblicana.
Le "semplici ragioni" sopra riassunte sono, appunto,
i punti strategici del vecchio piano piduista, interamente realizzati
- tranne, ancora per poco, il vincolo presidenzialista e l'accentramento
forte mascherato da federalismo debole.
Un lato molto interessante della faccenda - ancorché nascosto, e
che va qui ancora ricordato sta nella capacità del piano di agire
a tutto campo nei confronti del personale politico disponibile: cosicché
è stato dato vedere che i cavalli su cui esso puntò un tempo
(per ultimi quelli della scuderia caf), appena perdenti e azzoppati,
sono stati abbattuti senza pietà, e sostituiti - altrettanto provvisoriamente,
se del caso; non si illudano forzaitalisti, neofascisti e leghisti - da
corridori più freschi. I portatori di denaro e di potere sono sostituibili
in ogni momento, il denaro e il potere no.
In perfetta continuità con i precedenti di Craxi e Amato, e a preludio
dei compiti lasciati in eredità a Berlusconi, Ciampi ha operato con
efficienza tale da meritare l'apprezzamento di D'Alema e Trentin come miglior
governo del dopoguerra: complimenti! Cosicché il presidente del consiglio
uscente, insieme a Giugni, ha potuto definire il protocollo del 3 luglio
1993 - che riprende tutti i punti e i temi qui rammentati commentando
il Piano P.2 - come la "costituzione economica della II repubblica".
A chi dice di voler difendere l'"Italia" dai "comunisti",
si potrebbe facilmente rispondere, partendo dalla constatazione che ai comunisti
(senza virgolette) in Italia - né in nessun altro posto al mondo,
dove domini ancora il modo di produzione capitalistico - mai sarà
consentito di governare. Ciò è vero innanzitutto per imprescindibili
ragioni categoriali sul significato di "governo" (e di comunismo,
soprattutto se questo pretendesse di essere "nazionale"). Ma qui
sicuramente è ancor più vero perché, per passare dal
5% alla maggioranza (col livello di coscienza attuale), occorrerebbero tanti
anni che le contraddizioni del capitalismo transnazionale avranno già
mutato l'intero quadro mondiale.
Gli "uomini di Fede" scambiano per "comunisti" quelli
del "polo progressista" - che col comunismo non hanno proprio
nulla a che vedere, da Occhetto a D'Alema, per non parlare dei vari Bordon,
Adornato, Bogi, Orlando, Del Turco, Ripa di Meana, Mattioli, e così
via inviscidendo: ... "comunisti"!!? Cionondimeno, si dà
il caso che la stragrande maggioranza di quei "comunisti" non
abbia mai governato in Italia. Per cui il pericolo da cui Berlusconi &
compari piduisti e fascisti vogliono difendere gli "italiani"
(brava gente!) è meramente ipotetico, in quanto fondato solo sull'esempio
indiretto del "realsocialismo" dell'est - di cui peraltro ognuno
sa quanto fossero estimatori, per opposti motivi dai nostri, i "comunisti"
sopra elencati.
Risultato della campagna "forzitaliana" è dunque la pura
e semplice riproposizione del più vecchio tra gli apparati del sistema
di potere della borghesia italiana, con la normale sostituzione delle facce
compromesse per non cambiare nulla: il caf è morto, evviva
il (nuovo) caf! Il più bello e chiaro commento lo ha fatto
un'anziana popolana romana, intervistata in un mercato rionale, con la "sporta"
della spesa in mano. Alla domanda se fosse contenta del "nuovo"
emerso dalle urne ha semplicemente risposto, fissando con ironia e sufficienza
il suo giovane intervistatore: "A ni', ma nun ve sète accorti
che avete rieletto Craxi!"
Il gioco delle tre carte (o delle tre facce, o dei tre culi, se
volete) è tenuto sul banchetto del piano di rinascita P.2.
Il cosiddetto "cavalier" Berlusconi fu uno degli esponenti più
cospicui delle liste di Gelli, con tanti suoi giornalisti, referenti militari
e accademici, e con quei politici, oggi bruciati, che lo servirono. Ma oggi
c'è anche aria pesante di faida nella stessa P.2, e a Berlusconi
sembra concessa una deroga provvisoria per tenersene fuori, in attesa di
una qualche soluzione più stabile e di maggior gradimento per tutta
la borghesia.
Infatti, l'esaltazione fattane dallo stesso fu-gran-maestro d'Arezzo non
sembra essere sufficiente ad attenuare le diffidenze del grande capitale,
in Italia (Confindustria, Mediobanca, Agnelli, Cuccia, ecc.) e in Europa
(l'alta finanza di Bruxelles).
Ma quali che siano le lotte intestine di quella consorteria di sconosciuti
e inconoscibili delinquenti, assassini, ladri e cospiratori, ai comunisti
(senza virgolette) interessa solo combattere questa forma reiterata del
fascismo autoritario della borghesia per quella che è. Cosicché
la denuncia delle metamorfosi strutturali e istituzionali - sostenute da
stragi, attentati, tentativi golpisti fascisti, strategia destabilizzante
in genere, e quant'altro ordito dai piduisti ancora in servizio permanente
effettivo - è oggi più attuale e tempestiva che mai. E con
quella serve anche la denuncia di massa di questo nuovo duce, capo di una
banda di amici di delinquenti permanentemente occulti.