La memoria tradita: l'estrema destra in Italia da Salò a Forza Nuova
Premessa
di Mario Coglitore
I saggi che abbiamo pensato di inserire nella sezione dedicata al fenomeno
dell'estrema destra in Italia rappresentano la parte più significativa
dei contributi discussi al convegno tenutosi a Bologna il 4 Marzo 2001 dal
titolo I soldati dell'autoritarismo.
L'incontro bolognese organizzato da alcuni gruppi che si muovono nell'area
libertaria e dalla stessa Intermarx-Osservatorio storico ha avuto
il preciso intento di discutere, o meglio ridiscutere, alcuni concetti chiave
del complesso universo culturale e politico della destra radicale. Le recenti
condanne comminate a carico di noti della disciolta organizzazione fascista
Ordine Nuovo per la strage di Piazza Fontana, dopo 32 anni di dibattimenti
e rinvii processuali, hanno di nuovo messo allo scoperto la complessa tramatura
della storia repubblicana mai raccontata. Un insieme di vicende, volti e
nomi che forse nemmeno la monumentale inchiesta del giudice Salvini è
riuscita a portare completamente alla luce.
Interrogarsi ancora, oggi, sulle origini, le continuità, le perniciose
"permanenze" della destra fascista ampiamente riorganizzatasi
dopo la costituzione della Repubblica italiana rappresenta uno sforzo di
recupero di memoria sottratta alla nostra consapevolezza da una congerie
di litanie revisioniste e dalla stessa storia dei vincitori, dunque anche
da quella resistenziale, che troppo spesso hanno dato per scontate analisi
storiche per nulla ovvie.
Nella storia cinquantennale della Repubblica italiana i cosiddetti neofascisti
hanno rappresentato molto più che una linea di semplice continuità
rispetto all'esperienza del ventennio mussoliniano e degli ultimi fuochi
rapidamente spenti a Salò, dopo una feroce guerra civile combattuta
anche tra italiani. Diversamente da quanto è successo in Germania,
l'epurazione mancata della grandissima parte del vecchio regime di notabili,
squadristi e piccolo borghesi tutti intrisi di "buon senso comune"
ha temprato, nel nostro paese, almeno una generazione di soldati politici,
quella appunto passata indenne dagli anni della camicia nera a quelli della
neonata democrazia parlamentare, semprechè di democrazia si sia poi
realmente trattato, poco disposti ad accettare l'idea che i valori di un
tempo potessero scomparire di fronte alle esigenze del nuovo sistema di
potere così ben rappresentato nel bipolarismo dei due partiti di
massa, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, e nella congerie di piccoli
e medi partiti dell'arco costituzionale pronti ad un continuo assalto ai
vertici delle istituzioni e dell'economia della già disastrata penisola.
L'estrema desta fu perciò covata a lungo nel ceto medio italiano,
con qualche percentuale di presenze rilevanti in quanto ad importanza e
spessore politico anche nella borghesia più alta ed in quel poco
che restava di aristocrazia decaduta. La piccola borghesia riprodusse in
se stessa il malumore nostalgico di un periodo di storia nazionale durante
il quale non le fu chiesto altro, in fondo, se non di chiudere tutti e due
gli occhi davanti alle storture ed alle brutalità del regime che
ne aveva fatto la spina dorsale della sua struttura sociale. I figli, e
più tardi i i nipoti del Ventennio, trovarono certamente in famiglia
quando non aperto appoggio alla causa di una memoria continuamente tradita
dalla vittoria della cultura resistenziale, perlomeno ipocrita neutralità
nei confronti di una democrazia accettata soltanto quale garante di un preciso
sistema di privilegi.
Dalla destra delle origini ed i fascismi tra le due guerre mondiali fino
ai nazional-comunitaristi di questi ultimi anni, senza trascurare l'importanza
che riveste un gruppo della qualità politico-autoritaria come Forza
Nuova, il percorso di lettura che proponiamo tenta di descrivere, anche
dal punto di vista del dibattito storiografico, l'estrema destra italiana
nei suoi elementi peculiari. Per tenere vivo il ricordo, per mantenere alto
il livello di attenzione su episodi fin troppo trascurati di un presente
sempre più sottratto alla riflessione critica. Per lasciare spazio
all'opzione, sempre possibile, di un futuro diverso, che va costruito proprio
a partire dalla consapevolezza di ciò che siamo oggi.