NON SOLO HAIDER...
Da quando in Austria è andato al potere il partito di Jörg
Haider i "benpensanti" d'Italia (e di tutta Europa) hanno iniziato
a gridare al pericolo neonazista, ai "xenofobi", ai "razzisti".
Ma il nazismo ed il fascismo non sono solo xenofobia e razzismo, odio per
gli immigrati ed i "diversi", è riduttivo per le sinistre
limitarsi a considerarli esclusivamente come tali. Scriveva Gabriele Ranzato:
"non c'è vera ed efficace lotta antifascista che non sia insieme
lotta per il socialismo, una lotta, cioè, che del fascismo cancelli
la matrice di classe". E' questa matrice di classe che purtroppo ultimamente
la sinistra si è dimenticata di evidenziare nella propria lotta antifascista
ed è proprio questa "dimenticanza" che rende poco costruttivo
l'antifascismo degli ultimi anni. Così, quando sentiamo i rappresentanti
di Forza Nuova o della Fiamma Tricolore sostenere di essere loro i veri
"antagonisti alla globalizzazione capitalistica" non possiamo
continuare ad accusarli solo di "xenofobia", dobbiamo riprendere
la "matrice di classe" che ha fatto del fascismo null'altro che
il braccio armato del capitale, nell'Italia di Mussolini come nella Germania
di Hitler, come nel Cile di Pinochet. Se non teniamo presente questo, cadiamo
come pere cotte nella trappola di certi "antifascisti" del tipo
del sindaco di Trieste Riccardo Illy che metterebbe volentieri fuorilegge
sia i movimenti neonazisti che i partiti comunisti.
Scrive Michael Schmidt nel suo interessante testo "Neonazisti"
[1]: < il neonazismo non è
un problema tedesco. Certo, in Germania ci sono "radici" molto
profonde ma sarebbe una follia liquidare sbrigativamente l'avanzata dell'estremismo
di destra negli altri paesi come fenomeno passeggero. Ormai si è
creata una rete di estremisti che operano su scala internazionale: non hanno
una struttura gerarchica nè si muovono su un unico piano. Ogni gruppo,
ogni individuo, stabilisce collegamenti con i paesi vicini e mantiene il
contatto con elementi della destra "estrema" e "moderata".
E per diverse ragioni: per esempio per "aiutarsi" a fare propaganda
o per garantire un rifugio ai terroristi >.
A Trieste avrebbe dovuto svolgersi, nel novembre scorso, un raduno dell'internazionale
nera promosso da Forza Nuova, che ha, com'è logico, molti collegamenti
internazionali. Fa capo, come gli stessi suoi dirigenti affermano, ad "Euronat",
la rete europea di quella destra radicale che si è ritrovata in Umbria
nell'agosto scorso in un convegno organizzato dalla rivista Orion edita
da Maurizio Murelli. Ad Euronat fa riferimento, oltre al Partito Nazionalista
Slovacco, il Fronte Ellenico, Democracia Nacional (gli "eredi"
della Falange spagnola), il Movimento Patriottico Popolare finlandese, il
Partito della Grande Romania, il Partito Svedese Democratico, Alianca Nacional
portoghese, la Deutsche Volksunion ed il Partito Nazionalista serbo, anche
il più famoso Fronte Nazionale francese di Jean-Marie Le Pen.
All'annuncio di questo "raduno" subito si sono levate voci di
protesta contro Forza Nuova e contro le simpatie che ha per il leader del
FPÖ Haider. Ma quasi nessuno ha battuto ciglio negli ultimi anni quando
altre forze politiche di destra o "centrodestra" (come Alleanza
Nazionale e Forza Italia) hanno tutto sommato portato avanti più
o meno gli stessi contenuti eversivi di Forza Nuova. A proposito di questo
"raduno" dobbiamo precisare che Forza Nuova ha continuato ad annunciarlo
e poi rinviarlo, prima per gennaio, poi in occasione del G8 sull'ambiente
a Trieste ai primi di marzo, annunciandolo quindi, con un paio di giorni
d'anticipo, per il 24 febbraio, con la partecipazione dei leader del partito
neonazista tedesco Udo Voigt e Horst Mahler. Temi del "convegno"
sono il no al "bilinguismo" (cioè alla recentemente appravata
legge di tutela per la minoranza slovena in Italia) ed il no alla globalizzazione.
Dopo tanto tira e molla sulla data di questo raduno, viene quasi il dubbio
che abbiano continuato ad annunciarlo e rinviarlo semplicemente per far
parlare di sè, consci anche del fatto che ogniqualvolta annunciano
una manifestazione, subito si alzano le voci dei "benpensanti"
di cui sopra, che ne chiedono il divieto e così, bene o male, riescono
a farsi dare quello spazio stampa che altrimenti sarebbe loro negato.
In occasione di questo "raduno annunciato" la redazione del periodico
"La Nuova Alabarda" di Trieste ha curato un dossier nel quale
viene ricostruita un po' la storia di Forza Nuova (ma non solo di essa),
vengono analizzate le sue radici storiche e quanto da loro pubblicato (sia
nel loro sito Internet che su carta) e le loro attività correnti.
Ma assieme a ciò che dice Forza Nuova vi è riportato anche
ciò che dicono le altre organizzazioni, neo o vetero nazifasciste,
con particolare riguardo a ciò che avviene a Trieste, città
peculiare per molti aspetti e che non a torto il poeta Umberto Saba definì
"la più fascista d'Italia". Ovviamente in questo intervento
non parleremo tanto della situazione triestina, per lasciare invece spazio
ad argomenti più generali.
COMINCIAMO CON IL PARLARE DI TERZA POSIZIONE...
In una lettera apparsa sul quotidiano triestino "Il Piccolo"
(25.2.2000) il responsabile provinciale della sezione triestina di Forza
Nuova, Fabio Bellani, definì "evidente mistificazione"
quanto scritto dallo stesso quotidiano in occasione della manifestazione
di contestazione della trasmissione "Circus" di Michele Santoro
(presente a Trieste, ricordiamo, per dibattere del "caso Haider"),
ossia l'avere rilevato la presenza di "Terza posizione". Che "non
esiste più da 20 anni", scrive Bellani, il che è anche
vero, però se Forza Nuova non desidera essere confusa con Terza posizione
dovrebbe evitare di scrivere, come invece fa in certi suoi bollettini e
documenti "Forza Nuova per la Terza posizione". Ma cos'era Terza
Posizione?
Scrive Gianni Flamini [ 2]<
... Francesco Mangiameli, Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi (...) stavano
fondando una nuova organizzazione e dando alle stampe un giornale. Si sarebbero
chiamati entrambi "Terza posizione" >. Era il 1979, e Flamini
cita un brano dei loro scritti: < "Terza posizione rimuove le stagnanti
acque della rassegnazione e si manifesta come polo per tutti coloro che
vogliono disegnare con noi il futuro del nostro sistema. Dobbiamo considerarci
naturali alleati dell'Islam, a cui non può non andare la nostra stima"
>. Il 14.12.1979, in una sede romana del movimento vengono arrestati
tre esponenti di Terza posizione, colti nel bel mezzo del trasporto di una
cassa piena di bombe a mano. Nella perquisizione successiva la DIGOS troverà
divise da carabiniere e guardia di finanza, documenti rubati e falsi, fucili
ed esplosivi vari. Su possibili legami tra Terza posizione ed i terroristi
dei NAR indagò all'epoca il giudice Mario Amato, che fu assassinato
da Gilberto Cavallini, dei NAR, il 23.6.1980.
Ancora Flamini [ 3]a proposito
di questo omicidio: < Da qualche settimana (si parla dell'aprile del
1980, n.d.r.) viene dipanandosi nel carcere di Regina Coeli una tetra storia
di denunce, ritrattazioni e ricatti che ha come protagonista un detenuto
marchigiano, Marco Mario Massimi, arrivato alla soglia dei quarant'anni
provvisto di un solido passaporto di avventuriero e falsario, oltre che
di attivismo neofascista. A metà aprile il detenuto Massimi ha mandato
un circospetto messaggio al giudice Mario Amato (...) per avvertirlo che
è disposto a raccontargli qualche storia sepolta nell'archivio delle
imprese criminali dei NAR (...) Massimi ha parlato di vari misfatti e anche
di un omicidio (...) di Antonio Leandri (...) ucciso per sbaglio perché
scambiato per l'avvocato missino Giorgio Arcangeli, odiato come spia dagli
affiliati ai famosi Nuclei >. Secondo Massimi < ... quel delitto (...)
era stato deciso durante un incontro al quale erano presenti anche due professori
>. Che sarebbero stati il criminologo Aldo Semerari (psichiatra forense,
massone, diplomatico del Sovrano Ordine di Malta e "da sempre agente
dei servizi d'informazione militare") e Paolo Signorelli (detto il
"professore", era "noto anche per l'abitudine di arricchire
le sue lezioni di storia e filosofia con discorsi sul fascismo, sul nazismo,
sulla purezza della razza e sulle prospettive di un nuovo fascismo in Italia";
fu tra i fondatori di "Lotta popolare" nel 1976 e poi della rivista
"Costruiamo l'azione" nel 1978; arrestato nel `79, divise per
un mese la propria cella con il leader dei NAR Valerio Fioravanti). Dalla
ricostruzione di Flamini appare che le rivelazioni di Massimi, invece di
rimanere riservate, si propalarono e < Massimi aveva fatto presto ad
accorgersene, se non altro per via dell'agitato valzer di avvocati di destra
che si era subito ritrovato intorno. Tutti interessati a difenderlo >.
Tra essi Nicola Madia, Francesco Caroleo Grimaldi e Antonio De Nardellis,
i quali si sarebbero ritrovati, assieme a Semerari e Signorelli, la sera
del 13 aprile 1980, perché c'era "un grave stato di pericolo"
per il professor Semerari, almeno stando a quanto risulterebbe dalle intercettazioni
delle telefonate fatte da Madia. In seguito, a richiesta degli inquirenti
sul perché di quel raduno, dopo negazioni e tergiversamenti, <qualcuno
dei convocati ammetterà che la riunione (...) serviva soltanto per
studiare eventuali misure perfettamente legali contro il giudice Amato,
per esempio presentando una querela contro di lui>. Querela che non verrà
mai presentata, ma nel frattempo Massimi aveva ritrattato le sue dichiarazioni
ed aveva anche denunciato il giudice Amato per abuso di potere.
Quaranta giorni dopo il giudice Amato cadrà ucciso nell'agguato tesogli
dai NAR. Semerari invece verrà ritrovato cadavere a Napoli il 1deg.
aprile 1982 ed il suo omicidio verrà attribuito alla camorra.
Torniamo a Terza Posizione. Dopo le perquisizioni del `79 Fiore e Adinolfi
lasciano l'organizzazione in mano a Giorgio Vale, ed in questo modo <
avviene il salto di qualità: l'attività deliquenziale non
è più sporadica (...) Vale (...) perfettamente a suo agio
nel ruolo di capo legionario organizza campi paramilitari dove allena gli
altri terroristi...> [4].
Gli "ideologi" Fiore e Adinolfi invece fuggono nel settembre del
1980 <secondo le accuse di Valerio Fioravanti, all'estero, con la "cassa"
del movimento....>. Dopo quasi vent'anni di "esilio" a Londra
Fiore ricomincerà a costruire un altro gruppo di estrema destra,
Forza Nuova appunto, che si avvarrà di contatti con molti altri movimenti
simili che stanno nascendo un po' qua e un po' là in Europa. Altra
sorte avrà Mangiameli, che sarà ritrovato cadavere a Roma
l'11.9.1980, ucciso dai fratelli Valerio e Cristiano Fioravanti e Giorgio
Vale dei NAR, perché avrebbe tenuto per sè il denaro che questi
gli avevano affidato con l'incarico di organizzare l'evasione del terrorista
Concutelli. Ancora Cingolani: <nel corso degli anni, delle ricostruzioni,
delle confessioni di alcuni pentiti, l'omicido di Francesco Mangiameli assume
tuttavia altri significati; secondo alcuni testi e secondo i giudici di
Bologna (...) il vero movente dell'omicidio (...) andrebbe ricercato nel
fatto che Mangiameli era venuto a conoscenza di particolare inconfessabili
e di oscuri rapporti tra Valerio Fioravanti e la P2; del connubio cioè
che secondo la sentenza di primo grado dei giudici di Bologna è responsabile
dell'ideazione e dell'esecuzione della strage del 2 agosto (...) Valerio
Fioravanti aveva conosciuto Mangiameli (...) agli inizi del 1980 ed era
stato proprio Roberto Fiore a presentarglielo. In quel periodo vi era una
sorta di "corteggiamento" di Terza Posizione nei confronti del
capo militare dei NAR e del suo gruppo...>. Ed ecco uno stralcio del
volantino scritto da Francesca Mambro per la rivendicazione dell'omicidio
di Mangiameli: <... abbiamo giustiziato il demenziale profittatore Francesco
Mangiameli degno compare di quel Roberto Fiore e di quel Gabriele Adinolfi,
rappresentanti della vigliaccheria cronica.. .>.
< A proposito di Fiore e Adinolfi affermerà Valerio Fioravanti:
"I capi di Terza posizione erano abili perché non dicevano ai
giovani militanti occorre fare questa o quella rapina, ma nel corso di una
riunione esponevano l'esigenza di avere del denaro per delle iniziative
e facevano in modo che i ragazzi volontariamente proponessero un piano di
rapina. In questo modo, molti ragazzi erano stati mandati allo sbaraglio
e poi arrestati" >.
DAL LIBANO A LONDRA E DI NUOVO IN ITALIA.
Scrive Silvio Maranzana [5]:
< Due terroristi dei NAR stanno orchestrando da Londra lo sbarco in Italia
di un nuovo movimento fascista >. L'articolo ricostruisce l'attività
di Fiore e del suo camerata, il cantautore Massimo Morsello (conosciuto
nell'ambiente come il "De Gregori di destra"), latitanti nella
compiacente Londra, dove sono diventati "imprenditori di successo",
titolari della "Meeting point", un'azienda che organizza concerti
e turismo scolastico, soggiorni e prevendite di biglietti per partite. Così
pure, scrive Maranzana, secondo la polizia inglese i Nostri avrebbero organizzato
attraverso la società "Trust of St. Michael the Archangel"
delle vendite di beneficienza per raccogliere fondi "destinati a fondare
in Spagna un villaggio fascista". Un progetto per un villaggio spagnolo
"dove i nazionalisti di tutta Europa possano vivere nel nuovo ordine"
appare anche, prosegue Maranzana, nel bollettino interno dell'organizzazione
"neonazista" "Third position international", tanto per
riprendere le solite sigle. All'idea di questo "villaggio" <
Morsello se la ride. "Una città nera? Magari si potesse costruire,
me ne andrei là di corsa. Purtroppo però sono tutte invenzioni
di un giornalista" >. Però nel novembre 1999 il quotidiano
"Liberazione" riprenderà un articolo dello spagnolo "El
paìs" nel quale si legge che "il gruppo neonazista britannico
Terza posizione internazionale (si noti il nome, n.d.r.) si appresta a ricostruire
un villaggio abbandonato che ha comprato interamente due anni fa (...) nella
regione di Valencia".
Quanto alla permanenza a Londra dei due condannati per associazione sovversiva
in Italia, troviamo che il quotidiano "Il Manifesto" del 5.11.1998
riprende un articolo dell'inglese "Guardian", il quale avrebbe
sostenuto "sulla base di nuove informazioni di un'ex agente della CIA
in Europa" che Fiore e Morsello sarebbero stati "reclutati"
in Libano nei primi anni `80 (si erano lì rifugiati subito dopo essere
scappati dall'Italia) dal servizio segreto inglese MI6 e che per questo
motivo la Gran Bretagna non concesse mai la loro estradizione all'Italia.
Michael Schmidt [6] riferisce
che la rivista inglese "Searchlight" (giugno e luglio 1989) sostenne
più precisamente che il MI6 riteneva < sufficientemente importante
quello che Fiore sa sui campi di addestramento di Al Fatah in Libano, per
permettergli di gestire anche tre ditte a Londra >. I dirigenti di Forza
Nuova hanno più volte sostenuto di avere presentato querele per queste
affermazioni, e di avere vinto le cause.
Il Libano coi suoi campi paramilitari è un leit-motiv anche per alcuni
triestini che furono coinvolti nei primi anni `80 nel corso delle inchieste
sui NAR: i fratelli Livio e Ciro Lai, Gilberto Paris Lippi, Fausto Biloslavo
ed Antonio Azzano. Questi ultimi tre il 1deg. luglio 1981 < vengono arrestati
per ordine della magistratura di Bologna per reticenza e falsa testimonianza
in merito a loro soggiorni nel Libano, in campeggi paramilitari dei falangisti.
Due giorni dopo viene precisato che l'inchiesta si colloca nel quadro delle
indagini sulla strage del 2 agosto alla stazione ferroriaria> [7].
Gilberto Paris Lippi, negli anni `70 militante del Fronte della Gioventù,
diventerà negli anni `90 esponente di spicco di A.N. arrivando a
ricoprire la carica di vicepresidente della Provincia di Trieste e poi di
consigliere regionale.
Biloslavo (sulla cui figura ci dilunghiamo un po' perché è
giornalista di fama nazionale) diventerà poi reporter di guerra per
conto dell'agenzia Albatross (fondata a Trieste ma con diramazioni internazionali);
negli anni `80 andò più volte in Afghanistan; nel 1987 fu
arrestato ed imprigionato per alcuni mesi dalle autorità afghane
perché sospettato di contatti coi guerriglieri; ritornò ancora
una volta a Kabul e fu investito da un camion, restando vivo per miracolo.
Si recò anche diverse volte nella ex Jugoslavia: nel 1993, durante
un reportage nell'entroterra dalmata, rivelò [8]
<l'esistenza di un'esplosiva missiva di un generale italiano (...) da
poco in pensione (che) consigliava i serbi su come conquistare Zara... >,
ed anche che < in Krajina un ex mercenario serbo stava addestrando la
"brigata Garibaldi" composta da uno sparuto gruppo di italiani
>. Questa notizia fu "smentita" sulle pagine del "Piccolo"
dove il giornalista Paolo Rumiz scrisse < di "bombe", complotti
e disinformazione per "tirare l'Italia nella trappola balcanica"
accusando direttamente ed indirettamente il sottoscritto, l'Indipendente,
altri giornalisti oltre a politici vari, dall'ex senatore Arduino Agnelli
all'ex sindaco di Trieste Giulio Staffieri >. La polemica innescata sfociò
in una querela da parte di Biloslavo che la ritirò tre anni dopo
a fronte della pubblicazione sul "Piccolo" del testo dal quale
abbiamo tratto i brani sopra evidenziati. Biloslavo è inoltre uno
dei giornalisti "specializzati" sull'argomento "foibe",
ha pubblicato diversi articoli (sul "Borghese", su "Epoca",
"Il Giornale Nuovo" ed altri) sugli "infoibatori titini"
che ancora si troverebbero in Slovenia e Croazia.
Biloslavo in seguito fece le seguenti dichiarazioni (pubblicate sul "Piccolo"
del 27.11.97) in merito alla comparsa del suo nome tra quelli degli otto
triestini che sarebbero stati frequentatori di un campo falangista libanese
secondo quanto scritto da Giuseppe De Lutiis [9]:
< E' non solo falso, ma ridicolo e difatti nessun organo inquirente mi
ha mai chiesto informazioni. Io a Beirut ci sono stato per alcune settimane
tra il `78 ed il `79, ospite a casa di alcuni amici cristiano-maroniti.
(...) non ho mai saputo della partecipazione di estremisti di destra triestini
a campi di addestramento...>. Ma questa affermazione è in netta
contraddizione con quanto scritto dalla stampa dell'epoca e poi riportato
da Tonel: sul "Piccolo" [10]
infatti leggiamo che <sono stati interrogati ieri nel carcere di San
Giovanni in Monte a Bologna i tre triestini arrestati il 2 luglio scorso...
>. Quindi non corrisponderebbe al vero che "nessun organo inquirente"
abbia chiesto "informazioni" a Biloslavo. Ricordiamo anche che
l'avvocato dei tre era quel Marcantonio Bezicheri che fu a suo tempo difensore
di Freda ed ora è esponente nazionale della Fiamma Tricolore.
Torniamo ai fondatori di Forza Nuova. Massimo Morsello che, secondo Gianni
Barbacetto [11] si autodefinisce
"fascista, cattolico, latitante e cantautore politicamente scorretto"
è rientrato in Italia nella primavera del `99 grazie alla legge Simeone
perché gravemente ammalato (si parlò di cancro in fase terminale).
Ma dopo qualche mese Morsello pare avere riacquistato la salute, difatti
va in giro a fare concerti e comizi ed è intervenuto pure ad una
manifestazione a Trieste nel maggio 2000.
Nello stesso articolo Barbacetto ricostruisce così la "genesi"
di Forza Nuova, nata all'inizio come una sorta di movimento d'opinione all'interno
della Fiamma tricolore, dove coagulava i militanti attorno al proprio bollettino,
il "Foglio di lotta" (che esce tuttora).
Nel 1997 lo stesso Rauti decise di mettere fine a questa fronda impedendo
la diffusione del "Foglio" e "richiamando i camerati alla
disciplina". Ma a quel punto ci fu la scissione vera e propria e <
Fiore e Morsello, da Londra, indicarono la data - il 29 settembre, San Michele
Arcangelo, protettore della Guardia di Ferro di Codreanu, il leader del
fascismo romeno - in cui, gettate alle ortiche le vecchie prudenze rautiane,
sarebbe finalmente nata una forza nuova >. In contemporanea si formò,
attorno ad un gruppo di giornalisti di estrema destra (Mario Consoli, Piero
Sella, Sergio Gozzoli, fondatori del giornale "Uomo Nuovo") un
gruppo che, avendo un rapporto privilegiato con Le Pen, cercava di costruire
un "Fronte nazionale" anche in Italia.
Parte del nucleo dirigente di Forza Nuova è stato coinvolto nell'inchiesta
sugli Hammerskin italiani, facenti parte di quella rete neonazista internazionale
fondata una decina d'anni fa in Texas e poi diffusasi in Europa, presentantesi
come "l'elite dell'elite" degli skinheads. Il loro simbolo sono
due martelli in marcia (quelli che appaiono nel film "The wall"
dei Pink Floyd), e si ritengono <nuovi cavalieri di un medioevo postmoderno,
crociati schierati in difesa dell'Europa bianca >.
Anche Fiore fu coinvolto nell'inchiesta sugli "Hammerskin", accusato
di esserne il finanziatore e fu per questo motivo che dovette rinviare di
un anno il suo rientro in Italia. Il leader milanese degli Hammerskin, Duilio
Canu, diventò poi dirigente locale di Forza Nuova.
Altri dirigenti di Forza Nuova sono Alessandro Ambrosini, vicentino, già
del Fronte della Gioventù e quel Maurizio Boccacci che fu per anni
leader del "Movimento Politico", associazione dell'estrema destra
che alla fine degli anni `80 costituì [12]<
il punto di riferimento e di organizzazione di centinaia di estremisti di
destra > a Roma < ... nata nel 1985 sulle ceneri di Terza Posizione
>. (Ancora una coincidenza, n.d.r.?). < Anche il simbolo è
simile. E la struttura semiclandestina è composta di giovani disposti
a colpire comunque. Frequentano le palestre, conoscono il karatè
ed il full-contact. (...) Il leader si chiama Maurizio Boccacci, 35 anni,
che è passato dalle file di Avanguardia Nazionale di Stefano Delle
Chiaie, al FUAN di via Siena, la scuola di Paolo Signorelli (ve lo ricordate?
n.d.r.) dove sono cresciuti anche il giovane Alibrandi, Francesca Mambro
e Giusva Fioravanti. Le sedi (...) sono piene di materiale di propaganda
neonazista, stendardi e gagliardetti, magliette con le riproduzioni di Hitler,
anfibi con le punte di metallo e, naturalmente, le armi per la battaglia
contro i negri e gli ebrei>. L'articolo prosegue con un elenco dei pestaggi
compiuti dai naziskin del Movimento Politico. Nel 1992 fece scalpore la
notizia che una sede del Movimento Politico fu presa d'assalto da un gruppo
di giovani ebrei stanchi delle continue aggressioni dei neonazisti.
COSTRUIRE UNA FORZA NUOVA.
Viste queste premesse e vista la presenza assidua che Forza Nuova ha
a Trieste da due anni in qua (precisiamo subito che quanto a presenza numerica
alle manifestazioni contano dalle cinque alle trenta persone al massimo)
siamo andati a cercare notizie su di loro, ed ecco quanto abbiamo tratto
dal materiale da essi stessi fornito (sia su volantini e riviste che sul
sito Internet www. forzanuova.org, sito che, va detto, è diventato
negli ultimi mesi molto parco di informazioni ).
Cos'è dunque Forza Nuova?
I loro "punti fermi" (come essi stessi li definiscono nei loro
documenti) sono otto, e precisamente:
1: abrogazione delle leggi abortiste;
2: famiglia e crescita demografica al centro della politica di rinascita
nazionale;
3: blocco dell'immigrazione e avvio di un umano rimpatrio;
4: messa al bando di massoneria e sette segrete;
5: sradicamento dell'usura e azzeramento del debito pubblico;
6: ripristino del concordato Stato-Chiesa del 1929;
7: abrogazione delle leggi liberticide Mancino e Scelba;
8: formazione di Corporazioni per la difesa dei lavoratori e della comunità
nazionale.
Sono di conseguenza fascisti, palesemente fascisti, non quelle cose addomesticate
come A.N. di oggi. Sono corporativisti, cattolici integralisti, antiabortisti,
odiano gli immigrati e i "non europei" (dove tra questi includono
pure, non si capisce a quale titolo, tutti gli ebrei); sono contrari al
divorzio e favorevoli "alla famiglia"; propugnano uno stile di
vita "legionario", cantano le lodi della Decima Mas di Borghese
come della Falange spagnola di de Rivera, come della legione romena Arcangelo
Michele di Codreanu.
Così esprimono i loro ideali di lotta nel ndeg. 17 del loro bollettino:
< Oggi, a dispetto di tutto, esistono ancora parti sane del popolo che
aspettano solo di incontrare una Guida militante per risvegliarsi, per liberarsi
dalle strutture di menzogna che la opprimono e la avvelenano, per sostituirle
con gerarchie naturali espresse dal popolo stesso. Ma questa guida militante
potrà forgiarsi, ergersi su tutto e farsi riconoscere dal popolo
solo per mezzo dello spirito di Sacrificio. La Storia insegna che senza
sudore, lacrime e sangue non si arriva alla Vittoria finale >. (Già,
ma di chi sarebbero il sangue, il sudore e le lacrime? non della Guida,
di solito...).
Il punto di forza sul quale si fondano è "la sopravvivenza del
nostro popolo" (quello italiano, s'intende) minacciata da tre fattori
"pericolosissimi": l'aborto ("ogni anno si uccidono",
dicono "200.000 futuri italiani"), l'immigrazione ed il crollo
demografico. Per risolvere quest'ultimo problema suggeriscono di fare delle
leggi che svolgano "un ruolo di incentivo alla procreazione" sotto
forma di "aiuti" che vadano a "premiare le famiglie che arrivano
al terzo figlio o vanno oltre". (Pare che Roberto Fiore abbia sette
figli). Contro l'immigrazione che mina "l'identità del popolo
italiano" propongono due soluzioni: innanzitutto bloccare l'immigrazione
e "qualora vi siano richieste di mano d'opera dal nord si deve attingere
al meridione italiano o ai paesi di cultura europea o favorire il ritorno
di quei numerosissimi italiani emigrati e disposti a tornare temporaneamente
o definitivamente nella terra d'origine; poi "l'inizio di un umano
rimpatrio degli immigrati" che dovrà avvalersi, di "centri
di sviluppo italiani nei paesi del terzo mondo che grazie alla tecnologia
europea favoriscano il progresso dei paesi in difficoltà creando
al tempo stesso occasione di lavoro per gli italiani".
Dunque sono contrari all'immigrazione dei "non europei" in Italia,
ma sono favorevoli al colonialismo che favorisca l'emigrazione degli italiani
nel mondo. Del resto, se l'Italia accetta il loro discorso di boom demografico,
da qualche parte gli italiani dovranno pure andare a lavorare, dopo che
l'Italia sarà satura.
Sono contrari al "bilinguismo" (dove per esso intendono ogni forma
di tutela di qualsivoglia minoranza etnica) e nell'ipernazionalista Trieste
trovano consenso tra tutti coloro che negano alla comunità etnica
slovena il diritto di esprimersi nella propria lingua; così pure
sono contrari alla legge Mancino dato che essa proibisce di dire "s'ciavo"
(epiteto dispregiativo che i razzisti triestini usano per gli sloveni) ed
altri insulti di marchio razzista e considerano questa legge "un'arma
puntata contro chi vuole esprimere le proprie opinioni", stando a quanto
asserito più volte da Fabio Bellani.
Sono contrari alla massoneria ed alle organizzazioni internazionali come
la Trilateral ed il Bilderberg, quali esponenti del mondialismo capitalista,
ma che certe frange del terrorismo nero siano state usate in passato da
certa massoneria (P2) non sembra creare loro problemi di coscienza. O forse
è anche a cose come queste che si riferiscono quando parlano di "esempi
di machiavellismo negativi" quali "collusioni ambigue in funzioni
di golpe (vero o presunto)" in un articolo sul nuovo ruolo di A.N.
(vedasi il ndeg. 20 del loro bollettino "Foglio di lotta", che
appare anche nel sito Internet).
Sono populisti, e lo dimostrano con tre delle loro più importanti
attività: la campagna "compra italiano", la "Befana
tricolore" e l'associazione "Italica" che organizza campeggi
estivi per "bambini provenienti da famiglie bisognose".
Nel Bollettino ndeg. 13 vediamo come si strutturano queste attività.
< Dal popolo per il popolo: la Befana tricolore.
Viene scelta la zona adatta ... un quartiere proletario o povero ... si
contattano con una lettera le famiglie dove il capofamiglia è senza
lavoro o sottoccupato... vengono poi coinvolti tutti i militanti ed i simpatizzanti
del movimento in raccolta di fondi, vestiario, giocattoli ... viene annunciata
la Befana Tricolore con volantini e manifesti ... si diramano poi comunicati
... le manifestazioni vanno tenute preferibilmente nelle sedi di Forza Nuova.
Il tutto deve essere poi concluso con un'appello alla popolazione ... per
la ricostruzione del Patrimonio tradizionale e del tessuto sociale della
città o del quartiere >.
A parte la strumentalizzazione politica che traspare da questo modo di fare
"carità pelosa" svolgendo le iniziative di beneficienza
(?) nelle sedi del movimento, c'è anche altro che dà da pensare.
L'individuazione delle famiglie che vanno contattate a questo modo richiede
una forte presenza di controllo sul territorio da parte dei forzanovisti,
che del resto strutturano le proprie sedi in maniera molto "funzionale",
quasi militarista, a leggere le loro indicazioni per i militanti. Ma fino
a che punto si spinge la loro attività? Fino ad una sorta di "schedatura"
della popolazione dei quartieri? E cosa può accadere ad una famiglia,
che pure "bisognosa", magari decida per convinzione antifascista
di rifiutare la "Befana tricolore"? In quale "schedatura"
potrà incorrere?
Il progetto "Compra italiano" (del quale sarebbe tra i maggiori
organizzatori l'ex Hammerskin padovano Ambrosino) invece funziona così:
< è ... una campagna lanciata recentemente dalla Corporazione
Lucana ... i contadini riuniti sotto la Corporazione Lucana spediscono il
loro camion carico di arance verso le varie città d'Italia dove vengono
gestite in modo autonomo da individui o gruppi legati alle sezioni di Forza
Nuova ... le arance passano di mano una volta sola e vengono distribuite
direttamente dai piccoli distributori sparsi nelle varie città >
(logicamente tutti membri di Forza Nuova).
E cosa fa invece l'associazione "Italica"? Organizza i "pionieri
d'Italia" la cui "struttura è attualmente suddivisa in
reparti, composti da quattro o sei squadriglie con bambini da 6 a 14 anni,
suddivisi in maschili e femminili; a capo di questi reparti vi è
un consiglio-capi composto prevalentemente da ex appartenenti ad associazioni
scoutistiche preesistenti. Attualmente si sta pensando di creare anche un
reparto di ragazzi più adulti, quale scuola di preparazione per la
formazione dei consigli capi di tutta Italia >.
Segue (Bollettino ndeg. 17 del settembre `98) una descrizione delle "uscite"
di questi "reparti" e di queste "squadriglie", <
in preparazione del campo estivo che si svolgerà in Francia ... il
progetto ... è stato perfezionato durante le colonie estive Evita
Peron 1998 con le quali si è potuto sperimentare il metodo che verrà
utilizzato nelle attività pionieristiche >. Colonie queste che
Forza Nuova avrebbe organizzato per venire incontro alle "famiglie
bisognose" (anche qui vediamo una ricerca selettiva delle famiglie
cui proporre un soggiorno estivo per i figli). Iniziativa lodevolissima?
Ma la giornalista Cristiana Mangani del "Messaggero" ha raccolto
alcune testimonianze che sono state pubblicate in un articolo nel giugno
`98. I ragazzini da lei sentiti sarebbero stati "reclutati" nelle
case ex Bastogi dalla sezione di Forza Nuova di Cave dei Tirreni, per un
soggiorno gratuito a Gressoney. I genitori, dopo avere inviato i figli in
montagna, allarmati dal tono di una delle telefonate a casa fatta da un
bambino, < hanno preteso che il gruppo tornasse a Roma e si sono trovati
davanti dei ragazzini spaventati, arrabbiati, pieni di graffi e lividi.
Ieri hanno chiamato la polizia e denunciato l'associazione Forza Nuova ...
>. Raccontano i ragazzini: < una volta due di noi sono stati portati
nel bosco perché non volevano dormire ... siamo dei bambini piuttosto
vivaci, ma loro ci hanno trattato come rifiuti. Dovete imparare a vivere,
ci dicevano. Vi mettiamo a posto noi >. E un altro: < Uno di noi ha
reagito per la pasta che faceva schifo, lo hanno preso e sbattuto contro
il muro. Se non ti sta bene, gli hanno detto, te ne puoi anche andare. E
hanno aggiunto: vai a fare del bene a persone come queste >. E via di
seguito con racconti simili. Così conclude la giornalista: < nessuno
pensava di trovare piccoli lord sulle montagne di Gressoney. Tantomeno però
di imbattersi in una scuola di addestramento per marines >.
Un altro dei cavalli di battaglia di Forza Nuova è "l'opposizione
all'anticultura" (in effetti il loro linguaggio è molto "contro",
si dichiarano ripetutamente "antagonisti", ricalcando sia vecchie
parole d'ordine di certa sinistra che di altri "vecchi" fascisti
alla Freda e Ventura). Sostengono ad esempio (e purtroppo non hanno tutti
i torti...) che l'insegnamento umanistico nelle scuole, oltre a fare schifo,
viene pure ridimensionato dalle riforme scolastiche per lasciare più
spazio ad altre materie "scientifiche". Si preoccupano molto dell'insegnamento
della storia, sostenendo che lo studio di essa è subordinato alle
logiche del potere e che essendo questo in mano alla sinistra vengono insegnati
dei falsi storici funzionali a chi sta al potere (tenendo presente che i
libri di storia sono più o meno sempre quelli da trent'anni a questa
parte e che la "sinistra" è al potere da solo quattro,
tutto il discorso ci pare un po' forzato).
Ad ogni modo la loro risposta è di organizzare < corsi di Storia
da tenere nei propri locali ... tenuti da professori del movimento o d'area,
che ricalchino la struttura dei normali corsi scolastici e che quindi si
rivelino utili agli studenti nei loro studi. Al termine di questi corsi
... verranno stilate e distribuite dispense del corso >.
PROGETTO CONTROPOTERE.
Ci troviamo quindi di fronte ad un movimento politico che è organizzato
in maniera quasi militarista, che ha comunque una discreta disponibilità
di fondi finanziari (loro sostengono che si tratta di "autotassazione",
oppure, più recentemente, di introiti derivanti "dalle cause
vinte contro coloro che ci hanno diffamato"[13],
ma ricordiamo che l'attività londinese della Meeting Point aveva
fruttato un bel po' di soldi ai suoi titolari) e che si "autogestisce"
(o quantomeno ha in programma di fare) un mucchio di cose: dalla scuola
alle colonie estive (che sembrano piuttosto campi paramilitari), dalla distribuzione
diretta di generi alimentari al controllo nei quartieri. Sotto questa luce
assume un aspetto particolare anche il nome del loro "progetto Contropotere":
cosa intendono per "contropotere"? La creazione di uno stato all'interno
dello Stato?
Se ci limitiamo a leggere sui giornali e sui loro bollettini ufficiali,
vediamo che il "progetto Contropotere" appare sostanzialmente
come la creazione di una sorta di centri sociali ideologicamente schierati
all'estrema destra. Uno spazio per iniziative culturali (secondo il concetto
che di "cultura" ha quel tipo di persone, ovviamente), di socializzazione,
per dibattiti, per i loro progetti "compraitaliano" eccetera.
Nel sito Internet, invece, il progetto Contropotere viene descritto in ben
altro modo.
< L'esperienza degli ultimi anni ci insegna che se pur necessario, concentrarsi
su tematiche politiche del momento può non essere sufficiente; va
compiuto uno sforzo continuo per creare strutture durature che garantiscano
la continuità del movimento in caso di attacchi, tradimenti e atti
repressivi ... alcuni movimenti europei si sono adoperati negli ultimi anni
nel gettare semi di contropotere ... abbiamo visto il progetto villaggio
in Spagna, progetto che potrebbe essere seguito presto da nuove iniziative
simili in altri paesi... >. Domanda: ma se qui Forza Nuova "rivendica"
il "progetto villaggio in Spagna" come mai Morsello s'era tanto
preoccupato di negare che esistessero dei progetti simili, se questi "villaggi"
sono iniziative del tutto innocenti?
Vengono poi descritti tre esempi di queste "nuove iniziative"
in Inghilterra, Normandia ed Irlanda, dove <vi sono tre proprietà
aventi in comunte le seguenti caratteristiche:
1) la presenza di vasti appezzamenti di terra;
2) l'appartenenza delle proprietà a militanti o associazioni non
lucrative gestite da militanti;
3) la presenza di attività economiche, di strutture politico-culturali,
di piccole Cappelle >.
In queste proprietà (quella inglese comprende 10 ettari di terreno
ed una "casa di notevoli dimensioni" che oltre al resto comprende
anche 5 stanze "per i residenti e gli ospiti") le "strutture
economiche" consisterebbero in "uno studio per la produzione di
video" e di "edizione, produzione e distribuzione di libri".
Dulcis in fundo questa considerazione sull'importanza dell'acquisto di tali
proprietà: < anche nei casi più estremi di repressione
le strutture sono lì a disposizione di chi continuerà la lotta
politica. A questo proposito è di particolare importanza la fisionomia
giuridica delle associazioni non a scopo di lucro che garantiscono l'uso
delle proprietà per fini prestabiliti stabiliti negli statuti e che
proteggono il tutto da possibili atti persecutori >.
Il "progetto Contropotere" così come descritto somiglia
più alla creazione di una serie di basi logistiche che non ad un
< laboratorio di idee dove poter coniugare pensiero ed azione al di fuori
degli schemi imposti dai burattinai del sistema >, come dichiarato da
Fabio Bellani al "Piccolo" del 26.5.1999.
Sul territorio nazionale Forza Nuova ha avuto una forte espansione negli
ultimi due anni, arrivando a contare, all'inizio del 2001, 45 sezioni. a
fronte delle 27 del 1999 e delle 39 del 2000.
Il massimo dello sviluppo l'organizzazione l'ha visto nelle Puglie, regione
che negli ultimi anni ha assunto due peculiarità, collegate tra di
loro dai traffici degli "scafisti": l'ingresso di "clandestini"
in Italia e l'attività di contrabbando che si è trasformata
in una vera e propria guerra contro lo Stato.
FORZA NUOVA A TRIESTE.
La prima uscita "ufficiale" di Forza Nuova a Trieste ha avuto
luogo il 28.3.1998, quando una dozzina circa di militanti, circondati da
una notevole quantità di forze dell'ordine in tenuta antisommossa,
ha manifestato contro i SERT e contro la droga. Si sono poi "presentati"
il 9 maggio successivo, con una conferenza alla quale ha presenziato pure
Sergio Gozzoli.
Hanno poi proseguito con una conferenza contro l'immigrazione (novembre
`98); una contro il "bilinguismo" (dicembre `98), alla quale ha
preso la parola anche Giorgio Rustia (persona della quale parleremo avanti
più approfonditamente); numerosi presidi contro il bilinguismo, contro
l'immigrazione e a sostegno del cosiddetto processo "contro gli infoibatori".
Nell'aprile del `99 una loro delegazione (Paolo Karatossidis e Riccardo
Baggio, di Padova e Luciano Fragasso di Vasto) avrebbe dovuto partire da
Trieste per incontrarsi con Seselj a Belgrado, in piena aggressione NATO
contro la Jugoslavia, ma furono fermati al confine serbo.
Nel maggio del `99 hanno invece inaugurato la loro sede nelle case popolari
di Valmaura, quartiere dormitorio ad alto rischio teppistico (i due stadi
ed il palazzetto dello sport si trovano in quella zona, il che la rende
appetibile agli ultras); nel corso dell'estate hanno indetto varie conferenze
anche con la sigla di "Contropotere". A settembre hanno indetto
una "festa di contropotere" con chioschi, musica, cabaret e le
solite conferenze di Rustia sui "revisionismi storici".
Ad ottobre un'altra conferenza sui "revisionismi storici", con
Giorgio Rustia; a novembre altra conferenza, questa volta sul tema "quando
a Trieste si moriva per l'italianità". Relazioni dell'immancabile
Rustia e di Sergio Gozzoli, che ha dissertato per più di un'ora sui
temi dell'europeismo visto come contraltare alla colonizzazione nordamericana
e sulla necessità di costruire una forza politica organica in grado
di coagulare i popoli europei in un'Europa delle etnie e delle identità
locali autonome piuttosto che delle nazioni. Ha poi definito gli stili di
vita dei militanti di questa forza politica: detentori di una cultura che
esalti il senso della virilità e della femminilità, dell'audacia
e della forza di carattere nei giovani; una cultura che protegga la famiglia
e sostenga la religione (ma "non ha importanza che ci si creda o meno",
secondo Gozzoli, il che potrebbe anche apparire blasfemo); una cultura che
insegni il rigore, l'autodisciplina, l'orgoglio per la virtù; ed
infine un paio di consigli pratici ai militanti: "il vostro tempo sia
sempre tempo di milizia", "cercate donne che vi diano tanti figli",
cosicché in questa battaglia tra un po' di tempo si potrà
essere in molti.
Va detto che ad ascoltare questo discorso di Gozzoli alla fine erano rimaste
poco meno di dieci persone, oltre ad un paio di giornalisti ed alcuni poliziotti.
Nello stesso periodo Forza Nuova ha inaugurato una nuova sede, abbandonando
le case popolari della periferia per stabilirsi in un ex negozio in una
zona centralissima; recentemente ha di nuovo traslocato, in una via non
troppo lontana dal centro.
CAMERATI DI VIAGGIO.
Il 2000 è stato l'anno in cui Forza Nuova è salita prepotentemente
alla ribalta dopo avere promosso manifestazioni di solidarietà con
Haider ed il suo partito, e visto che in Italia si tende ad essere più
antinazisti che antifascisti, dato che agli italiani si perdona di più
che non ai tedeschi, anche gli antifascisti più tiepidi si sono accorti
che esiste un "pericolo" Forza Nuova. Ma non c'è solo Forza
Nuova...
Il 25 aprile del 2000 a Trieste ha visto, oltre alla consueta commemorazione
antifascista al lager della Risiera di S. Sabba, anche una serie di iniziative
dell'estrema destra. La Fiamma tricolore ha compiuto il consueto "pellegrinaggio"
alla foiba di Basovizza (con corteo di macchine schiamazzante attraverso
il paese, che è abitato prevalentemente da sloveni) e poi ha convocato
in mattinata un convegno dal titolo "I crimini dei vincitori",
con il segretario Portolan e l'avvocato Bezicheri, il noto difensore di
estremisti di destra più o meno eversivi nonché avvocato di
parte civile al processo romano cosiddetto "per le foibe" (in
realtà c'è un unico imputato accusato dell'omicidio di tre
persone a Fiume nel maggio `45) per conto di una non meglio nota associazione
di "Amici e discendenti di esuli".
Altro convegno indetto da Fascismo e Libertà sul tema: "L'Italia
dei grandi processi ingiusti: severa e crudele con Priebke, assolutoria
con gli assassini delle Foibe". Relatori: don Curzio Nitoglia (direttore
della rivista "Sodalitium"), Mario Spataro (giornalista e revisionista
storico), l'avvocato Sinagra ed il presidente nazionale del movimento Giuseppe
Martorana.
Non vale la pena di riferire nei particolari gli interventi, accenniamo
solo brevemente a quello dell'avvocato Sinagra (asserito ed orgoglioso affiliato
alla loggia P2, noto per essere stato il difensore di fiducia di Gelli come
pure del governo turco all'epoca dell'affaire Ocalan, come dell'ex ufficiale
Olivera, torturatore agli ordini del dittatore argentino Videla, nonché
per essere stato il "promotore" del cosiddetto "processo
per le foibe", per cui, come dice egli stesso, il suo nome è
collegato "al genocidio degli italiani" delle regioni che lui
considera "italianissime" d'Istria, Dalmazia e Carnaro), che ha
esposto un'interessante teoria. Il fascismo in Italia, dice, era nato dall'esigenza
di saldare assieme la soluzione di due problemi: la giustizia sociale e
l'unità nazionale, ed è in seguito cessato per sconfitta militare
e non per verifica economica, come invece è successo col comunismo
(che rimane per Sinagra la "tragedia di questo secolo"), ed il
problema del fascismo in Italia è che è durato troppo poco.
Che è sì un'esperienza passata, ma da quel simbolo (cioè
il fascio littorio) escono due filoni che rappresentano i due problemi che
devono essere risolti ancora oggi (la giustizia sociale e l'unità
nazionale) "gli spunti per non dimenticare che ciascuno di noi è
parte di un tutto", e sarebbe questo il significato profondo del concetto
del "fare la guardia al bidone di benzina": il fascismo era una
esperienza che accomunava tutti in un'unico fascio.
Ritroveremo Nitoglia e Spataro come oratori pure in una conferenza indetta
nella serata da Forza nuova col titolo "Quale liberazione?", assieme
ai soliti Bellani e Rustia e certo Franco Damiani.
SUL REVISIONISMO STORICO E LE "FOIBE".
Abbiamo visto che le "iniziative" di Forza Nuova sono spesso
incentrate su temi storici o pseudo tali, e dato l'accenno ai "corsi
di storia" che l'associazione organizza, è a questo punto necessario
fare una (non molto breve...) digressione per affrontare il tema del revisionismo
storico come è stato portato avanti negli ultimi anni, e non solo
da "estremisti" di destra, ma dagli stessi rappresentanti della
storiografia "democratica".
Il revisionismo storico italiano è diverso da quello spiccatamente
europeo, soprattutto inglese e tedesco, che si pone lo scopo di riabilitare
il nazismo negandone le parti peggiori, ad esempio sostenendo che le camere
a gas di Auschwitz non sono mai esistite, che non vi fu un genocidio del
popolo ebraico, che i documenti esistenti in merito sono dei falsi storici,
come ad esempio lo stesso diario di Anna Frank.
In Italia più che di riabilitazione del fascismo ci troviamo di fronte
ad una denigrazione del movimento partigiano, forse perché, essendo
già passata nella coscienza popolare l'idea che il fascismo di Mussolini
fu una dittatura "all'acqua di rose" (cosa che è più
difficile da sostenere per Hitler), è necessario "alzare il
tiro" e quindi capovolgere le parti. Trasformare gli antifascisti da
oppressi che si erano ribellati ai propri oppressori in "terroristi",
"eversori", "fuorilegge", dando per assodato dunque
che la legge fascista fosse giusta e da rispettare. "Dimenticando"
che il fascismo non era andato al potere con libere elezioni ma mediante
un colpo di stato, e che i suoi metodi di governo non erano propriamente
democratici.
Significativa è da questo punto di vista l'esistenza di una "Consulta
per la revisione storica" della quale farebbero parte, secondo l'ANSA
del 5.1.1999, i "nazisti Merlino e Signorelli" e l'avvocato Sinagra.
Di quest'ultimo abbiamo già parlato e parleremo ancora; Signorelli
l'abbiamo precedentemente incontrato e "Merlino" è forse
quel Mario Merlino di Avanguardia Nazionale che fece l'infiltrato nei gruppi
anarchici romani alla fine degli anni `60? Ed è lo stesso Mario Merlino
che l'avvocato Sinagra ha citato come teste di parte civile nel cosiddetto
"processo per le foibe" del quale abbiamo già accennato?
Le "foibe" rappresentano il grosso cavallo di battaglia della
storiografia nazionalista sul confine orientale. Con questo termine si intendono
le pretese esecuzioni sommarie che sarebbero state operate dai partigiani
jugoslavi dopo la liberazione di Trieste e Gorizia e della regione istriana.
La propaganda nazionalfascista, dal 1945 in poi, ha sostenuto che "migliaia
di persone" sarebbero state "infoibate" (cioè gettate
nelle "foibe", le cavità naturali presenti nel Carso triestino
ed istriano) "sol perché italiane". Col passare degli anni
la storiografia "progressista", invece di fare chiarezza sulle
menzogne di marca fascista e neoirredentista, si è invece appiattita
su di esse, e troviamo oggidì sindaci "progressisti", storici
"democratici" ed esponenti del centrosinistra sostenere le stesse
tesi che fino a dieci-quindici anni fa erano patrimonio esclusivo degli
ambienti della destra più retriva (abbiamo visto che purtroppo persino
il quotidiano "Liberazione" ha dato spazio a queste falsificazioni
storiche pubblicando una serie di articoli sul problema, a firma Maria Rosa
Calderoni), con l'unica differenza che dalla "causale etnica"
("infoibati sol perché italiani") si è passati a
quella "politica" ("infoibati perché contrari al comunismo
titoista"). Tutto ciò ovviamente è strumentale alla nuova
demonizzazione del comunismo, quella in atto da una decina d'anni a questa
parte, dopo la "caduta del muro di Berlino": mentre prima l'anticomunismo
viscerale era patrimonio esclusivo dalle destre, da una decina d'anni in
qua abbiamo assistito ad una "conversione" su questi temi da parte
di certi settori che potremmo definire i "pentiti" della sinistra,
proprio per questo ancora più fanaticamente anticomunisti. In questa
trasformazione della storiografia "democratica" in funzione anticomunista
abbiamo assistito addirittura a delle rivalutazioni dell'operato di Stalin
in chiave antititoista.
Per quanto concerne le foibe va detto che in realtà di esecuzioni
sommarie alla fine del conflitto nella cosiddetta "Venezia Giulia"
ve ne furono, ma in misura molto inferiore a quanto accadde nelle altre
città d'Italia, come a Milano o nel famoso "triangolo rosso".
Lo storico Mario Pacor così descrisse il "malcontento operaio"
nel maggio del `45, quando Trieste era sotto amministrazione partigiana
jugoslava:
< Fu così che agli operai insorti non fu permesso di procedere
a quelle liquidazioni di fascisti responsabili di persecuzioni e violenze,
a quegli atti di "giustizia sommaria" che invece si ebbero a migliaia
a Milano, Torino, in Emilia e in tutta l'Alta Italia nelle giornate della
liberazione e poi ancora per più giorni. "Non ce lo permettono"
mi dissero ancora alcuni operai "pretendono che arrestiamo e denunciamo
regolarmente codesti fascisti, ma spesso, dopo che li abbiamo arrestati
e denunciati, essi li liberano, non procedono. E allora?" ne erano
indignati... > [14].
La mistificazione propagandistica contro gli "infoibatori" viene
usata in maniera strumentale dalle destre per avallare sia i propri discorsi
neoirredentisti che quelli razzisti di rifiuto di riconoscere alla comunità
slovena il diritto ad una legge di tutela. Questo è il terreno sul
quale si muove Forza Nuova a Trieste.
BILINGUISMO, MAI!
Tornando alla situazione specificatamente locale, a Trieste Forza Nuova
ha un cavallo di battaglia in più da portare avanti: la lotta contro
il cosiddetto "bilinguismo" (più correttamente la legge
di tutela per la comunità etnica slovena che è presente, ricordiamo,
nelle provincie di Trieste e Gorizia e nel Friuli orientale storicamente
da diversi secoli). Nel corso di questa "battaglia" Forza Nuova
ha trovato l'adesione di uno strano personaggio, tale Giorgio Rustia, triestino
vissuto per trent'anni a Milano prima di rientrare nella città natale
agli inizi degli anni `90. Rustia, che si è avvicinato a Forza Nuova
dopo avere fondato un "Comitato spontaneo di triestini che non parlano
lo sloveno" è diventato il referente locale di "Contropotere"
per il quale tiene regolarmente conferenze pseudo-storiche dove tratta della
storia recente di Trieste. In realtà egli non è uno storico,
è laureato in scienze biologiche, ma sulle pagine dei giornali locali
appaiono spesso sue lettere in merito alla questione delle foibe e ai rapporti
tra italiani e sloveni in queste terre. Il modo che ha Rustia di fare "controinformazione"
su questi argomenti è quello di estrapolare frasi e spezzoni da vari
documenti per darne poi un'interpretazione di parte (come si suol dire,
prendendo una frase di qua ed una di là si può riuscire a
dimostrare che il Papa ha celebrato anche una messa nera...). Il tutto teso
a dimostrare una presunta "cattiveria" del popolo sloveno che
da decenni non ha pensato ad altro che cercare di eliminare "l'italianità"
di queste terre; che Rustia faccia ciò in perfetta malafede è
dimostrato dal fatto che, più di una volta, sulle pagine dei giornali
sono apparse chiarificazioni e smentite delle interpretazioni da lui date
a frasi stralciate di qua e di là, ciononostante Rustia insiste nel
riscrivere sempre gli stessi concetti.
Questo personaggio a Trieste rappresenta anche il Centro di studi storici
della Guardia Civica (la Guardia Civica fu un gruppo militare creato dai
nazisti a Trieste dopo l'8 settembre `43, riconosciuto dagli storici come
corpo collaborazionista), pur non avendo militato nel suddetto Corpo ed
è anche segretario dell'Associazione Congiunti Deportati in Jugoslavia,
pur non essendo, a quanto è dato sapere, imparentato con alcun "deportato"
(a Trieste si usa questo termine impropriamente per definire i prigionieri
di guerra che furono condotti in Jugoslavia subito dopo la liberazione della
città nel maggio `45); ha inoltre stretti contatti con le varie associazioni
combattentistiche comprese quelle dei reduci della Repubblica di Salò,
unite nell'Associazione Grigioverde.
Tanto per rendere l'idea ecco il testo del volantino diffuso dal "Comitato
spontaneo di cittadini che non parlano sloveno" nel novembre 1998:
< Fra poche settimane, dopo l'imminente approvazione della Legge di tutela
globale degli sloveni, tutti gli uffici pubblici e molte attività
private dovranno mettersi in grado di dare immediata risposta (...) in lingua
slovena, anche a chi capisce l'italiano. Tutte le nuove assunzioni saranno
riservate esclusivamente a migliaia di nostri concittadini di madrelingua
slovena e, probabilmente, anche a sloveni d'oltre confine. Non di tutela
si tratta, bensì di inaccettabili privilegi. Che cosa rimarrà
per te, cittadino che non parli sloveno e per i tuoi figli? Solo la disoccupazione
o l'emigrazione! (...) Triestino che non parli sloveno, tra pochi giorni
il governo dell'Ulivo approverà la legge dei privilegi ai cittadini
italiani di madrelingua slovena. A loro saranno riservate tutte le future
assunzioni negli uffici pubblici (Comune, Provincia, Regione, Finanza, Polizia,
Carabinieri, Scuole, Ferrovie, Telefoni, Nettezza Urbana, Ospedali, Trasporti
ecc. ) perchè essi pur parlando tutti l'italiano, avranno il diritto
di ricevere negli uffici e servizi pubblici, risposta verbale immediata
in sloveno. Questo perchè ai pochi mestatori di professione della
minoranza slovena, la lingua che tu parli ed anch'essi parlano, fa schifo!
L'articolo 8 di questa legge, condanna te ed i tuoi figli alla disoccupazione,
così come tanti italiani, tra cui i nostri padri ed i nostri nonni
sono stati condannati alle foibe! > Ed infine la parte migliore: <
... il "Piccolo" (...) ed il sindaco Illy insieme a tutti i cattocomunisti
servi degli sloveni, vogliono di nuovo pugnalarti di sorpresa e a tradimento!!!
Essi (...) si preoccupano perché ci sono pochi treni per andare oltre
l'Isonzo! (...) vogliono che tu ed i tuoi figli, quando sarete obbligati
ad emigrare per fare posto a carsolini e lubianesi, possiate viaggiare belli
comodi! >.
Ancora da riportare le affermazioni di Bellani (12.12.1998) in merito al
loro modo di scendere in piazza contro il "bilinguismo": "lo
faremo nella totale legalità e compostezza come è nostra abitudine"
(ma quali sono le "abitudini" di Forza Nuova?); affermazioni che,
se collegate a quanto detto da Rustia nella medesima occasione "in
città vi saranno dei torbidi quando i triestini si accorgeranno della
pericolosità della legge sul bilinguismo", pongono quantomeno
degli interrogativi in materia di ordine pubblico. Fatti questi di stretta
attualità nel momento in cui stendiamo queste righe e vediamo come
a Trieste, dopo l'approvazione in Parlamento della legge di tutela per la
minoranza slovena in Italia, stia rimontando la canea "antibilinguismo",
travestita da malintesi sentimenti di "amor di patria" e "italianità",
portata avanti, è bene precisarlo, soprattutto da esponenti del Polo
delle Libertà, non solo A.N. ma anche Forza Italia.
EUROREGIONI E MITTELEUROPE.
E' poi interessante che Forza Nuova abbia rilevato (ancora in merito
alla questione slovena) che <all'interno della stessa minoranza ci sono
delle divisioni: infatti, PDS e RC mantengono il monopolio come interlocutori
per la minoranza, mentre vengono sistematicamente fatti da parte quelli
che fanno parte ad altre organizzazioni >. Sorvolando sul fatto che gli
"italianissimi" forzanovisti non sanno scrivere in italiano, vediamo
che nella primavera del 2000 il consiglio regionale ha stanziato 11 miliardi
di finanziamenti ad un "Istituto per gli sloveni del Friuli Venezia
Giulia", iniziativa che ha visto il plauso di un'unica associazione
slovena, la Comunità economico culturale slovena che fa capo a tale
Boris Gombaè (il quale si richiama politicamente alla Lega Nord ed
alcuni anni fa aveva sostenuto che gli sloveni potevano aspettarsi la legge
di tutela solo da Forza Italia); Gombaè e la sua associazione a loro
volta starebbero prendendo contatti con un altro "istituto" per
le minoranze etniche, analogamente promosso dalla Regione Carinzia, ed alla
cui presentazione hanno partecipato uno stretto collaboratore di Haider,
Karl Anderwald, vicedirettore dell'ufficio di presidenza della Regione Carinzia
e lo stesso Gombac.
E, tanto per verificare come certe cose non sono nate oggi, ripeschiamo
un articolo apparso sul "Meridiano" di Trieste il 29.8.1985, firmato
dal rappresentante del Movimento Trieste (il referente politico dell'associazione
"Civiltà Mitteleuropea") Paolo Parovel. In questo articolo
vengono riportate le analisi del Ministero degli interni austriaco sul Kärtner
Heimatdienst ("servizio patriottico carinziano") apparse nel 1981
in una pubblicazione dal titolo "Rechtextremismus in Österreich
nach 1945" ("L'estremismo di destra in Austria dopo il 1945").
Questo dossier fu pubblicato in seguito ad una polemica sorta tra Parovel
e gli esponenti della Lista per Trieste, la cui organizzazione femminile,
il Movimento Donne Trieste, aveva invitato il presidente del KHD Josef Feldner
ad un incontro pubblico (avvenuto il 25 maggio 1985) con l'avvocato Giorgio
Bevilacqua del Comitato Difesa dell'italianità di Trieste.
Ecco come viene descritto il KHD nel volume: < si tratta di una delle
grandi e consolidate organizzazioni dell'estrema destra austriaca (...).
Le sue proposizioni centrali sono il "mantenere tedesca la Carinzia"
e la lotta contro la minoranza slovena che pretende "privilegiata",
e precisamente contro i suoi diritti riconosciuti dal Trattato di Stato.
Manipola la maggioranza di lingua tedesca contro la minoranza slovena alimentando
la cosiddetta "Urangst" (timore ancestrale della slovenizzazione).
Denuncia gli Sloveni carinziani come "stranieri" e "comunisti
di Tito. Nelle sue pubblicazioni il KHD tenta di strumentalizzare, monopolizzandoli
per i propri scopi, concetti come "patria", "patriottismo"
e "carinziani". Nel 1972 (...) si oppose più volte duramente
all'apposizione di tabelle bilingui di località che furono poi rimosse
illegalmente (...). Il censimento delle minoranze era stato continuamente
preteso (...) >. Questa descrizione, come fa notare Parovel, mostra un
"perfetto parallelismo, strutturale e concettuale del modello KHD con
l'operazione Comitato Italianità a Trieste e Gorizia". I contenuti
sono sempre gli stessi, i metodi... si assomigliano. Parovel denuncia inoltre
che Feldner già nel 1978 aveva tentato di "sbarcare" in
Italia cercando collegamenti con l'associazione "Civiltà mitteleuropea"
ed alcuni "autonomisti" triestini, operazione al tempo smascherata
come di estrema destra e quindi fallita. Sette anni dopo evidentemente con
la Lista per Trieste la cosa era riuscita meglio. Ancora al `78, sostiene
Parovel, risale il "contatto diretto con neofascisti veneti dell'area
di Ordine Nuovo, tramite questi con i neofascisti del Fronte della gioventù
a Trieste".
Teniamo presente che buona parte della base elettorale del partito di Haider
si basa oggi su associazioni come il KHD.
Vediamo ora cosa si intende per "Mitteleuropa" a Trieste: in Regione
troviamo diverse associazioni che fanno riferimento alla "Mitteleuropa".
Oltre alla già citata "Civiltà Mitteleuropea", che
si richiama ai valori più positivi del concetto di Mitteleuropa,
cioè il rispetto delle etnie e la convivenza tra i popoli, abbiamo
anche "Trieste Mitteleuropa", fondata nel settembre del `98 dopo
la chiusura della sezione locale dell'associazione "Mitteleuropa"
(cioè l'associazione che ha sede a Cervignano e che organizza i festival
di Giassico per il "genetliaco" dell'imperatore Francesco Giuseppe,
dalla quale si staccò a suo tempo anche "Civiltà Mitteleuropea"),
chiusura causata da dissidi interni alla sezione triestina. Tra questi dissidi
anche il fatto che ad alcune riunioni "mitteleuropee" in Austria
prendevano parte pure associazioni di ex combattenti delle S.S. con i rispettivi
labari. "Trieste Mitteleuropa" ha molti contatti con gli indipendentisti
sudtirolesi ed ha più volte organizzato assieme a loro manifestazioni
e cerimonie con sfilate di "Schützen".
Come presidente di "Trieste Mitteleuropa" fu nominata Laura Tamburini,
esponente di punta (è consigliera comunale) del Fronte Giuliano,
già "Nord Libero" (il movimento politico che propugna l'indipendenza
del Territorio Libero di Trieste come previsto dal Trattato di pace, poi
cancellato da quello di Osimo). Questo movimento, dopo avere fatto parte
della Lega Nord, corre ora da solo, proponendo però di tanto in tanto
delle alleanze "anomale". Nel 1997, ad esempio, aveva trovato
il consenso di vari esponenti delle associazioni degli esuli istriani sulla
proposta di ricreare il Territorio Libero da San Giovanni di Duino a Cittanova
in Istria, e non solo: < quanto poi al resto dell'Istria, a Fiume e alla
Dalmazia, se diventassero delle Repubbliche indipendenti, gli esuli potrebbero
tranquillamente farvi ritorno assumendone anche la rispettiva cittadinanza,
finalmente liberi dal giogo colonialista zagabrese>[15].
Nel 2000 abbiamo di nuovo sentito parlare di "euroregione istriana",
proposta lanciata da settori governativi italiani e di amministratori di
alcuni comuni istriani, ma pensiamo anche alle avances di Haider per una
"grande Carinzia", "macroregione" (termine questo caro
pure alla Lega Nord) che comprenda anche il Nordest italiano e la Slovenia.
Riguardo ora ai rapporti tra Lega Nord e Forza Nuova troviamo un'interessante
affermazione apparsa nel ndeg. 20 del "Foglio di lotta" (estate
1999): < ... il fenomeno forse più interessante (delle elezioni
europee, n.d.r.) è il crollo verticale della Lega dell'ormai screditato
Bossi. Forza Nuova è pronta ad accogliere tra le sue fila la base
di quel partito costituita da uomini da sempre anticomunisti, attaccati
alle tradizioni e nemici dei poteri forti sovrannazionali >. In seguito,
il 16.10.1999 Haider è intervenuto "a sorpresa" al comizio
che Bossi stava tenendo a Vicenza; tale notizia è stata data dal
periodico "Padania. Lega Nord" (dicembre 1999) con questo titolo
< Il pendolo della storia sta andando verso la riscoperta dei valori
della famiglia e delle radici. Mitteleuropa: incontro Bossi, Haider. Una
lotta comune contro la globalizzazione dell'Unione Europea e a favore dell'Europa
dei popoli > . Nell'articolo vengono anche riportate le posizioni del
leader austriaco, in sintesi che egli intende lavorare, a livello europeo,
solo con la Lega. A queste affermazioni Bossi avrebbe risposto sostenendo
il bisogno di costruire una "casa comune mitteleuropea" allo scopo
di difendere i popoli dai pericoli della globalizzazione". Ed ancora
dall'articolo citato: < ... la stampa di regime cerca in tutti i modi
di demonizzare questo nuovo flusso che porta il pendolo della storia ad
oscillare nella direzione dei valori cioè della salvaguardia della
famiglia e delle radici dei popoli (....) la Mitteleuropa ha in comune una
storia significativa e comuni valori cristiani... >.
Europa dei popoli, famiglia, cristianità: gli stessi "valori"
che abbiamo sentito porre come fondamentali anche da Forza Nuova. In una
conferenza indetta da Forza Nuova e tenutasi a Trieste il 6.11.1999, il
direttore della rivista "Uomo libero", Gozzoli, ha ribadito la
necessità di portare avanti un concetto di Europa quale ordine etnico
tra popoli affini per radici di lingua e di sangue, di affinità storiche
e di un ordine ideale di Europa come civiltà da contrapporre alla
globalizzazione imposta dagli Stati Uniti. Così Forza Nuova e Lega
Nord hanno in comune le posizioni in materia di immigrazione e sono da subito
scese in piazza assieme in molte città (prime fra tutte Padova e
Como) per esprimere il loro sostegno a Haider.
Del resto quel Franco Rocchetta che è stato a lungo esponente di
spicco della Liga Veneta a Padova (oltre che sottosegretario della Lega
Nord nel governo Berlusconi del 1994) è lo stesso Rocchetta che nel
1968 si recò in Grecia, a spese del governo golpista dei colonnelli,
per un viaggio d'istruzione sulle tecniche di infiltrazione. Tra gli altri
51 suoi compagni di viaggio, tutti esponenti dell'estrema destra romana,
c'erano pure Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale e
Mario Merlino, l'infiltrato fascista nei gruppi anarchici. Pare anche che
Rocchetta si sia recato nell'aprile del `99, in piena aggressione NATO,
a Belgrado assieme ad una delegazione inviata dal comune di Venezia con
un messaggio del sindaco Cacciari. Della delegazione avrebbero fatto parte
anche gli esponenti dei centri sociali del Nordest Casarini, Caccia, Bettin
e don Vitaliano Della Sala. Rocchetta sarebbe stato inviato in maniera ufficiale
per parlare col ministero degli Esteri, mentre gli altri pare abbiano incontrato
il sindaco di Belgrado ed un esponente dell'opposizione a Milosevic, facente
riferimento al partito di Draskovic, i quali avrebbero loro affidato un
documento della "società civile" serba contro Milosevic
da portare "in Europa".
UN TERZO POLO?
Prendiamo ora in esame il progetto politico proposto del Fronte Giuliano
per le prossime elezioni comunali triestine. Leggiamo da "Trieste Oggi"
.
< Il Fronte Giuliano sta costituendo un Terzo Polo per presentarsi alle
prossime elezioni amministrative e propone a Jörg Haider di candidarsi
a sindaco di Trieste o, in subordine, a presidente della Provincia. I due
punti fondamentali del programma saranno il distacco di Trieste dal Friuli
e il rilancio del Porto Franco. Al nuovo soggetto elettorale dovrebbero
aderire, oltre agli indipendentisti, anche il Movimento sociale Fiamma Tricolore,
Forza Nuova e un gruppo di istriani, mentre sono in corso contatti con gli
Amici della Terra e con altre realtà >. Ed ancora < la proposta
di candidarsi a Trieste è stata avanzata di persona da Marchesich
a Haider nel corso di un incontro ufficiale svoltosi recentemente a Klagenfurt.
>. Ed ecco quanto dichiarato dal segretario Marchesich in merito al suo
incontro con Haider: < Peraltro la sua proposta di Grande Carinzia comprendente
anche Friuli-Venezia Giulia e Veneto si concilia benissimo con la nostra
di "Euroregione europea delle piccole patrie". In quest'ambito
Trieste può starci a pieno titolo >.
A puntino arrivano quindi le recenti affermazioni di Roberto Fiore[18]: "Trieste è una città
italianissima ma allo stesso tempo mitteleuropea, quindi la città
migliore per lanciare questo progetto", il progetto cioè di
una "Europa dei popoli".
"Terzo Polo": un concetto che può ricordare una "Terza
Posizione" o qualcosa del genere? Ma ricordiamo che già anni
or sono, il rappresentante attuale del "Fronte Unitario degli italiani"
(organizzazione neoirredentista che aveva invitato Le Pen a Trieste nel
1998), Mario Ivancich, aveva fondato nel 1991, all'interno della Lega Nord
triestina una "Lega Venezia Giulia" la cui "proposta politica
del 2000" era (citiamo dal "Meridiano") "una regione
unica da Trieste a Fiume, secondo i confini della Venezia Giulia prebellica".
Nelle pagine che precedono abbiamo visto come le idee che gli "estremisti"
di destra portano avanti non differiscano di molto da quelle del cosiddetto
"polo delle libertà", che molti continuano a definire di
"centrodestra" (ed i partiti del Polo, vengono considerati quali
possibili interlocutori politici) benpensante, populista, giustizialista,
liberista.
Xenofobia, razzismo, disprezzo dei diritti delle minoranze, tutela di interessi
particolaristici, difesa della "famiglia tradizionale", attacco
al diritto all'aborto, difesa dei diritti dell'impresa capitalistica, creazione
di sindacati di tipo corporativo (e la involuzione dei sindacati tradizionali
in fondo non fa che favorire questa linea): ecco le posizioni di fondo che
essi hanno in comune. L'intervento di Roberto Fiore alla festa di Comunione
e Liberazione nell'estate 2000, che gli è valso il plauso sia di
questa organizzazione che dello stesso Berlusconi per le posizioni antiabortiste
da lui espresse e comuni agli altri due schieramenti è un chiaro
segnale di come possono evolversi politicamente i rapporti tra questo tipo
di integralisti reazionari.
Riteniamo che sul piano "politico" difficilmente i gruppi estremistici
potranno occupare uno spazio dominante prendendo in prima persona il potere.
A questo, ed a realizzare il loro programma, ci penseranno personaggi in
doppiopetto, come si diceva una volta, quei personaggi ai quali la "sinistra
di governo" ha da tempo offerto una patente di "democrazia"
e di credibilità politica e per i quali la gente tipo Forza Nuova
potrà costituire qualcosa di simile a quello che erano le S.A. per
il partito di Hitler.
Non per questo però bisogna sottovalutare la pericolosità
dei gruppi dell'estrema destra, che costituiscono un facile polo di aggregazione
per le aree sociali più insoddisfatte e frustrate: giovani disoccupati,
precari, dequalificati o anche, semplicemente, prodotto della subcultura
dominante oggi, basata sull'assenza di valori, sul culto dell'egoismo ("il
migliore avanza e peggio per gli altri") e via di seguito. In questo
polo possono creare un "brodo di coltura" nel quale far crescere
e sviluppare persone portate alla violenza, senza alcun rispetto per la
vita umana, pronte a tutto per "il trionfo dell'ideale", "legionari"
fanatici e facilmente strumentalizzabili per azioni di varia natura. Già
in un passato, non troppo remoto, ci furono organizzazioni di questo tipo:
Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Terza Posizione: e, come abbiamo visto,
i personaggi sono più o meno sempre quelli.
Nella vicenda dell'attentato al "Manifesto" del dicembre 2000
possiamo forse trovare conferma di questa analisi politica. Abbiamo visto
come l'attentatore sia una persona che ha frequentato le sedi di Forza Nuova,
ne ha diffuso i volantini, è stato fotografato con le bandiere del
movimento, e, non appena ricoverato in ospedale in condizioni criticissime,
aveva già un avvocato di fiducia, il fratello di Roberto Fiore, Stefano,
che cura anche gli interessi legali di Forza Nuova: però Insabato,
stando a quanto affermato dai dirigenti dell'organizzazione, è un
estraneo, "non è mai stato iscritto".
In un momento di grande instabilità politico-economica mondiale,
quale quello che stiamo vivendo, con un'Europa in formazione e gli Stati
Uniti che non intendono perdere il ruolo di predominio mondiale questi "brodi
di coltura" possono fornire a personaggi senza scrupoli (di cui sono
pieni tutti i servizi segreti) una comoda manovalanza per azioni non "ortodosse",
finalizzate al mantenimento dell'egemonia dell'uno o dell'altro schieramento.
Se non si vigila attentamente, se non si toglie loro l'erba sotto i piedi,
andiamo a rischiare una nuova stagione delle bombe, come trent'anni fa,
Piazza Fontana, Brescia, l'Italicus, Bologna, la strage di Natale.
Ma, come dicevamo all'inizio, il solo e vero modo per essere antifascisti
è fare politica di sinistra, anticapitalista, ritrovare i valori
di solidarietà, di rinnovamento, di lotta per migliorare le condizioni
di vita. Non possiamo lasciare a Forza Nuova le contestazioni ad organismi
come la Trilaterale e non denunciare il fatto che al governo in Italia come
in Europa ci sono proprio membri di questa organizzazione o delle sue sottobranche:
Amato oggi come Prodi ieri, come addirittura quel Nerio Nesi che fa oggi
parte dei Comunisti italiani dopo essere stato in Rifondazione e prima ancora
nel P.S.I. di Craxi.
Se la "sinistra" non riesce ad uscire da questa spirale di contraddizioni
ed incoerenze, sarà sempre più facile per le destre riprendere
il potere, e, quel che è peggio, col consenso della gente.