Il colonialismo italiano
a cura di Matteo Dominioni
1. L'Italia dopo essere stata sconfitta nell'illusione coloniale
non ha mai fatto un'opera di autocoscienza per comprendere e condannare
le azioni militari in territorio extraeuropeo. La dimenticanza collettiva
non ha lasciato spazio ad alcun tipo di mea culpa e l'Impero è
divenuto un esempio citato più volte dai post-fascisti per assolvere
parzialmente il regime fascista del ventennio. La propaganda che impregnava
la politica estera fascista offuscò la conoscenza dei reali interessi
che stavano alla base delle conquiste. Anche i risultati potenzialmente
ottenibili dalle conquiste vennero ingigantiti. L'ignoranza posta allora
dal regime permane presso la maggior parte degli italiani. Molti potrebbero
avere l'attenuante di non essere stati presenti ai fatti e conseguentemente
di non poter influenzare la ricostruzione storica; altri hanno ben più
gravi responsabilità perchè hanno sempre taciuto, nonostante
sapessero, in merito ai crimini di guerra commessi dagli italiani in Libia,
Etiopia, Somalia, Eritrea e Albania.
L'opinione pubblica in generale non ha mai espresso una condanna nei confronti
del colonialismo; in ambito privato gli italiani che vissero gli anni del
consenso continuarono a sentirsi fieri di quando Mussolini riempiva le piazze
per fare proclami di onnipotenza nascondendo però la realtà
dello scenario di guerra. Le nuove generazioni del dopoguerra hanno subito,
allo stesso modo dei nonni e dei padri, la propaganda fascista, perchè
non avendo avuto un'istruzione libera dal senso di grandezza dell'italica
razza hanno percepito i racconti dei "vecchi" e magari letto le
scartoffie propagandistiche di un tempo.
Se sia accaduto in cattiva o mala fede, rimane il fatto che la maggior parte
degli italiani ritiene il nostro colonialismo essere stato differente da
quello di altre potenze. La responsabilità di tale diffuso sentimento
assolutorio, che dipende dal non conoscere i fatti, spetta principalmente
alla lobby coloniale che ha mutilato parte degli archivi ed ha sempre posto
veti affichè non si parlasse di crimini. Rimane il fatto che il tempo
passa e che tali pressioni prima o poi sarebbero venute meno. La prima occasione
per affrontare il nostro passato coloniale, coinvolgendo una grossa fetta
dell'opinione pubblica, avvenne il 3 ottobre 1985. Nel corso di una trasmissione
televisiva furono nuovamente riproposte le accuse verso i crimini di guerra
fatti in Etiopia. L'ex ministro delle colonie Alessandro Lessona tentò
l'ennesima difesa che era inutile perchè ormai i documenti iniziavano
a saltare fuori [cfr. L'impero: un'avventura africana, programma
di Massimo Sani, con la consulenza storica di Angelo Del Boca e la regia
di Piero Berengo Gardin. Raiuno, 3 ottobre 1985. Citato in Angelo Del Boca,
L'Africa nella coscienza degli italiani, Bari, 1992..
2. A passare in rassegna le documentazioni e gli studi sul colonialismo
ci si accorge immediatamente che il grosso del materiale è quello
coevo; questo la dice lunga sullo stato degli studi. Si deve anche tenere
conto che la maggior parte del materiale pubblicato durante il fascismo
e nel dopoguerra appartiene alla memorialistica dei reduci e dei gerarchi
oppure a pubblicazioni periodiche di associazioni di reduci intrisi da revanche.
Negli ultimi venti anni si è affermata una vera e propria scuola
in materia di colonialismo che ha rotto con il passato portando alla luce
i misfatti compiuti dagli italiani. Il maggior contributo è senza
dubbio Gli italiani in Africa Orientale di Angelo Del Boca che offre
ricche argomentazioni e continue smentite ai luoghi comuni affermatisi.
Nonostante l'impegno profuso da Del Boca e da altri sia profondo, e sempre
a sotegno della verità, riteniamo che dare vita ad una apposita rubrica
nell'Osservatorio Storico sia un compito utile per innovare la ricerca
e diffondere i materiali già a disposizione.