Domenica 20 Marzo 1994: la giornalista Ilaria Alpi e il suo operatore
Miran Hrovatin vengono uccisi a Mogadiscio. Sin dai primi dispacci Ansa
si esclude la casualità e l'accidentalità, propendendo invece
per un attacco finalizzato ad uccidere, un'esecuzione. Con il passare del
tempo, per coprire una verità scomoda, iniziano a levarsi voci contrastanti,
tra cui quella del generale Carmine Fiore(comandante del Contingente militare
italiano in Somalia), che invece in un dispaccio di quel giorno alle ore
17.15 aveva accolto la tesi dell'esecuzione.
Questo libro ci porta passo a passo "nei pressi della verità"(terza
parte del libro): Ilaria Alpi e Miran Hrovatin avevano probabilmente scoperto
un traffico d'armi e forse anche di rifiuti tossici, che avveniva attraverso
le navi donate alla Somalia dalla Cooperazione italiana; cooperazione verso
un "paese in via di sviluppo", che permette di far rientrare nel
Paese donatore un capitale maggiorato rispetto a quello investito, attraverso
traffici poco leciti. E' ovvio che la scoperta di quest'ultimi, vanificando
una ricca via di guadagni, potrebbe far emergere relazioni nascoste tra
uomini politici italiani, e non solo, esponenti del Sismi(servizi segreti
militari), settori del ministero degli Esteri impegnati nella Cooperazione,
trafficanti internazionali d'armi e chissà che altro. Situazione
sotto gli occhi di molte persone, anche perchè questa condotta politico-economica
riguarda altri Stati, quelli cosiddetti sviluppati e civili. Nonostante
la quantità di indizi e prove esistenti (non potendo purtroppo considerare
tutto il materiale sparito tra Mogadiscio e l'Italia o nei passaggi tra
le diverse persone e sedi che si stanno occupando di questo caso), gli unici
imputati fino ad ora sono: Luciana Alpi, madre di Ilaria, accusata dal generale
Carmine Fiore di diffamazione nei suoi confronti, ma già dichiarata
innocente; Hashi Omar Hassan, detto il Faudo, indicato da un ambiguo testimone,
Ahmed Ali Rage, detto il Gelle, come l'autista del commando delle sette
persone autrici dell'esecuzione. Sembra quindi che un capro espiatorio sia
stato trovato.
"Il bisnonno paterno di Ilaria, Filippo Quirighetti, nella notte del
25 novembre 1896 venne ucciso a La Folè, nei pressi di Mogadiscio.
Fu il massacro della carovana dell'esploratore Antonio Cecchi. Una storia
drammatica raccolta da Gian Carlo Corada nel libro La Folè. Un dramma
dell'Italia coloniale. Nella prefazione, Angelo Del Boca scrisse: Un'inchiesta
condotta alla spiccia, senza tanti ripensamenti, più per calmare
l'opinione pubblica italiana che per scoprire i veri colpevoli.Sembra che
le cose non cambino mai in questo nostro Paese. Ilaria, spesso, sorridendo
ripeteva : Non abbiate paura. Noi alla Somalia abbiamo già dato...."
(pag. 277 del libro).
Tutto questo è vero, ma il libro e tutte le ricerche portate avanti
da quel 20 marzo sono la prova tangibile che per alcune persone far luce
sugli eventi è ancora importante. Il libro oltre al suo valore essenziale
di analisi e di divulgazione di quella che sembra essere la verità
riguardo alla vicenda, ci dimostra che il lavoro di Ilaria Alpi e Miran
Hrovatin viene portato avanti, seppur tra svariati depistaggi, dagli autori
del libro. Un ringraziamento dunque a Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela
Gritta Grainer e Maurizio Torrealta.
Elena Petrosino