RIFLESSIONI SUL LIBRO-INTERVISTA DI GIOVANNI PELLEGRINO "SEGRETO DI STATO"

Leggendo il libro-intervista a Giovanni Pellegrino, Presidente della Commissione Stragi, si ha l'impressione che la sostanza del libro sia politica, e travalichi anche l'interesse storico-giuridico delle ricostruzioni e delle interpretazioni. Desta perplessità la riscrittura della storia attraverso le sole fonti giudiziarie, siano esse atti processuali o verbali di commissioni. Questo filone storiografico introdotto con Tangentopoli occulta documenti e valutazioni importanti come insegna la storia degli insabbiamenti e le verità precostituite al fine di addomesticare l'opinione pubblica. Si comprende così il perché sia uscito nella forma di intervista che, oltre ad una maggiore libertà espressiva e comunicativa, permette di esprimere opinioni e convinzioni altrimenti sacrificate.
La posizione politica che affiora e sostanzia il libro si avvale di una ricostruzione complessa, in cui lo scontro interno tra settori eversivi che utilizzano il terrorismo e lo stragismo da una parte e le forze "democratiche" che hanno utilizzato gli stragisti dall'altra è comprensibile solo alla luce degli scenari internazionali e dello scontro Est-Ovest della guerra fredda; ma non è l'unico scenario internazionale, avverte Pellegrino, esso si intreccia e si confonde con l'asse Nord-Sud e con gli scontri tra le politiche strettamente filoatlantiche e quelle filoarabe che si tessono nella Democrazia Cristiana, con la partecipazione straordinaria del Mossad libero di intervenire senza limiti nel territorio italiano.
Questa ricostruzione avvalora due aspetti:
1. le responsabilità straniere nella stagione dello stragismo sono ormai accertate, soprattutto quelle statunitensi nelle stragi nere;
2. che non vi fu solamente una strategia anticomunista ad accomunare stragi nere e lotta armata rossa, ma uno scontro ampio e articolato che vide l'Italia scossa dalle bombe stabilizzanti dei fascisti guidati dagli USA e la risposta di alcune frange della sinistra rivoluzionaria che accettarono lo scontro sul piano militare con l'appoggio di ampi settori popolari ed intellettuali, intrecciando la propria lotta con le tensioni internazionali allora aperte.
In questa ricostruzione risulta comunque sottovalutato lo scenario nazionale. Se anche possiamo riconoscere la validità dello scontro Est-Ovest come sfondo per comprendere la costituzione della struttura Stay-Behind (Gladio), non possiamo comunque accettare le conclusioni di Pellegrino, che vorrebbe sostanzialmente assolvere e giustificare tale scelta, fino addirittura a sostenere che alcuni personaggi come Taviani sarebbero patrioti proprio perché avrebbero dato "prova di fedeltà atlantica anche attraverso la dimostrazione della propria disponibilità a non osservare la legge della Repubblica italiana".
L'opinione storico-politica di Pellegrino è quella che in Italia si sia combattuta una guerra civile a bassa intensità sul complesso sfondo internazionale prima citato. Su questa idea, rispettabilissima e per certi aspetti condivisibile, si costruisce una posizione politica che invece non convince ed anzi ci pare assai pericolosa, poiché trasforma una indagine giuridico-parlamentare per l'accertamento di fatti, collegamenti e responsabilità giuridiche oltre che politiche, in un proclama politico dai lineamenti incerti ed ambigui.
La guerra civile a bassa intensità, se da un lato riconosce i motivi politici e sociali che hanno provocato tante tragedie tra gli anni '60 e '80, determina però una equiparazione ed una simmetria tra i contendenti che non è accettabile. Intanto, per quanto ci si sforzi di dimostrare che il PCI fosse il terminale di una potenza nemica, questo è insostenibile in chiave politico-militare, poiché gli accordi di Yalta prevedevano che l'Italia fosse nella sfera di influenza occidentale e questo determinò semmai un abbandono da parte dell'URSS di coloro che ancora lottavano per l'affermazione del socialismo nel nostro Paese; poi, lo stesso Pellegrino sostiene che un'eventuale entrata al governo del PCI non avrebbe creato scompiglio più di tanto, bastava mettere al sicuro i segreti NATO e la cosa sarebbe stata gestibile. Quindi, sostiene lo stesso Pellegrino, la preoccupazione negli ambienti statunitensi c'era, ma non così angosciosa. Ma se questa era l'atmosfera ufficiosa, ancora più grave ci appaiono le scelte di Gladio, dei tentativi golpisti, dello stragismo di Stato, non per niente giustificabili sullo sfondo di uno scenario più o meno complesso internazionale. Anzi, ci sembra una volontà autonoma del ceto politico democristiano di utilizzare gli strumenti del terrorismo per arginare quelle spinte alla democratizzazione che si andavano affermando nel nostro Paese negli anni '60 e '70.
La relazione poi sottovaluta il ruolo del Piano di rinascita Loggia P2 che ha precorso i tempi esaltando modello presidenziale, federalismo, sistema maggioritario, distruzione del Welfare.
Nella P2 si ritrovano esponenti politici di tutti gli schieramenti e a vent'anni di distanza dall'inchiesta giudiziaria non è stata ancora appuratala verità, mentre gli ispiratori massoni agiscono indisturbati. Nella relazione Pellegrino non trovano traccia gli spionaggi industriali e politici come quelli della Fiat ai danni del sindacato aziendale, spionaggi con documentazioni scritte e fotografiche trasmesse alla digos e ai servizi segreti, deviati e non.
Le responsabilità storiche accertate ormai anche dalla Magistratura, diventano nel libro una sorta di incitamento alla confessione al fine della pacificazione. La guerra è finita, sembra dire Pellegrino, quindi si avvii una soluzione politica per chiudere definitivamente una pagina della storia italiana e così costruire un futuro da paese "normale".
Anche in questo caso, tuttavia, la simmetria della soluzione politica per gli stragisti e per i golpisti della eversione nera e per chi ha da sinistra praticato la lotta armata non è accettabile. Sono fenomeni opposti e non riducibili ad una sola matrice politica, come auspica il Senatore Pellegrino. E' qui l'aspetto propagandistico e politico del libro, nella lettura di un mondo in cui la dialettica politica è possibile solo eliminando le ali estreme.
Concludiamo ricordando che in ogni caso il semplice riciclaggio del MSI a Fiuggi in AN passa da una rinnovata legittimazione del passato fascista, attraverso gli strumenti del negazionismo e del revisionismo storico, ormai divenuti attualità politica ed elementi di confronto, travolti gli ormai svuotati baluardi dell'antifascismo di facciata. Alll'abiura del comunismo operata dai DS non corrisponde il rifiuto di un passato fascista che è sempre nostalgicamente presente nei ricordi di storici e opinionsti (Accame, Veneziani, Bernardi Guardi solo per citare i più conosciuti) e politici come il presidente della Regione Lazio Storace.

a cura dell'Associazione "Pianeta Futuro" di Pisa