La fase politico-economica che stiamo vivendo, un periodo caratterizzato
da iperliberismo e globalizzazione, sta offrendo una nuova opportunità
storica ai movimenti politici della destra radicale. Essi non sono più
il parente povero ed impresentabile della famiglia della cosiddetta "destra
plurale", ma in alcuni casi ne diventano il membro più importante.
Più in generale, la destra intollerante è ora un'opzione possibile
di governo del capitale.
La rilevanza assunta dai flussi migratori, governati esclusivamente dal
capitalismo, pongono nuovi e seri problemi a chi si ostina ad avere una
posizione "altra" da quella imposta, e la battaglia antirazzista
antesignana tra le battaglie per l'uguaglianza sociale soffre del mutato
senso comune, che sempre più individua nel diverso, nell'esterno
alla comunità di appartenenza, l'origine delle proprie insicurezze
o la causa della scarsa rilevanza sociale raggiunta. In breve, la forte
immigrazione, voluta dal capitalismo sia quando coscientemente importa manodopera,
sia quando crea disparità di ricchezze tra i popoli con la ovvia
conseguenza che chi appartiene alle comunità più svantaggiate
cerca di salire sul carro del più ricco, sta generando in ogni paese
una chiusura a riccio dei vecchi aggregati sociali maggioritari. Le fasce
meno garantite della popolazione, quelle che si "autostimano"
non in grado di affrontare la nuova società globalizzata , sono sempre
più tentate di affidarsi alle organizzazioni della destra radicale.
Davvero frequente è divenuto ormai il caso di forti flussi elettorali
dai partiti della sinistra storica (comunisti o socialisti) verso i movimenti
xenofobi quando non proprio fascisti (vedi il Front National in Francia,
il Vlaams Block nelle Fiandre, la Lega in Italia o Haider in Austria).
Nello specifico italiano la battaglia intollerante della Lega Nord è
stata la rappresentazione politica più rilevante delle chiusure in
atto nella nostra società. In questo momento poi, la Lega è
in piena fase di recrudescenza verbale anti-immigrati e soprattutto anti-islamica,
forse per compensare l'apparentamento politico-elettoralistico con i conservatori
con i conservatori del polo delle libertà.
Si nota però anche un certo ribollire nei classici luoghi di discussione
della destra radicale. Da una parte sono morte o sono moribonde alcune organizzazioni
che non hanno capito il nuovo o che non hanno una struttura in grado di
approfittare delle nuove opportunità, ad esempio il Movimento Sociale
Fiamma Tricolore o il Fronte Nazionale. Dall'altra si possono cogliere diversi
tentativi di costruzione di ambiti politici solidi dottrinalmente e sufficientemente
estesi e ampi, potremmo elencare l'esperienza che ruota attorno al neonato
quotidiano Rinascita Nazionale, oppure citare l'appuntamento di Sinergie
Europee dell'estate scorsa a Varese, dove hanno partecipato tutti insieme
militanti e quadri di Alleanza Nazionale, Fiamma Tricolore, Forza Nuova,
Veneto Fronte Skinhead, Lega Nord ecc., o ancora la neonata rete dei circoli
nazional-comunitaristi. Va segnalato anche il reiterato tentativo di creare
un Fronte Unitario Antagonista tra le perdenti (in questo momento) strutture
di Fiamma Tricolore e Fronte Nazionale.
Ma l'organizzazione che è sicuramente riuscita a fare il salto di
qualità organizzativo appare senza dubbio Forza Nuova, in virtù
di un retroterra cultural-politico notevole della sua dirigenza, ma anche
e soprattutto di un enorme capitale finanziario che si cela dietro la sua
struttura internazionale, visto che l'universo imprenditoriale Meeting Point
è solo l'altra faccia di International Third Position . Roberto Fiore,
segretario e fondatore di FN, ha preparato per anni a Londra il suo ritorno
in Italia, e difatti non si risparmia, tutte le settimane è in volo
diretto in qualche città del nord, centro o sud della penisola ad
inaugurare qualche nuova sezione. I fatti ci dicono che FN oltre ad essere
la più ricca di fondi è l'organizzazione che ha egemonizzato
l'ambiente fascista italiano. E' la sola in questo momento ad essere in
grado di farlo crescere anche oltre gli angusti steccati in cui si era rinchiuso
da anni, oltretutto questo suo ruolo egemone è riconosciuto internazionalmente
dalle strutture a lei sorelle in quanto ad impostazione politica.
Traendo un bilancio complessivo, ci rendiamo conto che le fratture causate
nella società dalla globalizzazione capitalista ed il conseguente
rafforzamento dello spazio politico della destra radicale, pongono ai movimenti
sociali di opposizione la necessità di riorganizzare un'analisi ed
un azione antifascista, e usiamo il termine riorganizzare sia perché
da tempo non si prestava l'attenzione necessaria al fenomeno, sia perché
i soggetti politici che si candidano a rappresentare politicamente le istanze
intolleranti della società hanno approcci a volte nuovi rispetto
a 20 o 30 anni fa soltanto, e sono in sostanza anche loro figli della nuova
fase storica. Alcuni paletti interpretativi si possono comunque già
fissare: a fronte di un identica minaccia per tutti, le risposte saranno
irrimediabilmente diverse, ovvero assisteremo sempre più al delinearsi
di una pluralità di antifascismi veri o presunti. Lo stato ne dichiarerà
uno, fatto di provvedimenti repressivi di facciata e di "collaborazionismi"
a vari livelli, ma sempre occulti, ed in genere tenderà mantenere
un controllo sul fenomeno per poterne disporre se necessario, naturalmente
corollario a questo atteggiamento è il costrutto sugli "opposti
estremismi", che equipara in quanto a pericolosità sociale fascisti
e antifascisti, atteggiamento che non nasconde neanche troppo bene l'intento
di controllo sociale sui movimenti antagonisti.
Passiamo ora a delineare l'antifascismo "democratico". Esso nasconderà
le cause economico-politiche del rinnovato vigore della destra radicale,
a tutto vantaggio di una lettura interpretativa che privilegerà l'aspetto
socio-umano, vale a dire porrà l'alternativa tra barbarie e civiltà
(intendono l'attuale!), tra totalitarismo e democrazia, tra "cattivi
e razzisti" e "buoni e tolleranti", omettendo che questo
nostro mondo nello stato di barbarie c'è già in pieno.
Infine c'è la lotta antifascista così come la intendiamo noi,
cioè tutta inscritta nella battaglia anticapitalista e per una nuova
civiltà possibile. Siamo per un antifascismo non politicante ma rivoluzionario,
che cosciente delle cause storiche e delle responsabilità del capitale,
sappia creare gli anticorpi necessari nel territorio, agendo in prima persona
sia nella fase conoscitiva-analitica, sia nel momento dell'azione diretta,
il tutto sempre fuori dalle compatibilità capitalistiche. Per questo
la nostra lotta ha diversi momenti, tutti contemporanei nello svolgimento.
Ricerca ed analisi sia delle cause sociali sia delle caratteristiche del
territorio dove operiamo,poi traduzione pratica delle informazioni maturate
attraverso lo strumento pratico dell'azione diretta antifascista, secondo
le modalità che giudicheremo idonee. Altro momento è quando
stimoliamo la creazione di una rete nazionale dei movimenti antifa, al fine
di condividere conoscenze, qualunque esse siano, ed anche per aumentare
l'impatto reale del movimento antifascista nel corpo sociale, accanto a
questo facciamo un lavoro anche in ambito internazionale per intessere e
mantenere rapporti con tutte le strutture, europee in primo luogo, che condividono
la nostra impostazione.
E' sicuramente un lavoro immane il nostro, e non poche sono state e sono
le difficoltà incontrate. I fondi economici per esempio, la cui scarsità
ci impedisce di far uscire regolarmente il nostro bollettino di informazione:Il
Foglio della Resistenza AntiFascista, oppure la difficoltà ad estendere
continuativamente la rete in altre città, a fronte di tante richieste
pervenuteci. Eppure a rincuorarci ed a stimolarci sono venuti anche i successi.
Il 10 e 11 novembre milanese contro Forza Nuova, il presidio sotto la loro
sede del 13 dicembre, dove una settimana prima eravamo sicuri di avere solo
i nostri 30 attivisti e invece ci siamo ritrovati a essere 300 e ad imporre
un corteo non autorizzato per il centro cittadino, od ancora la vicenda
ultima di Verona, dove il questore non ha più autorizzato la sfilata
forzanovista proprio il giorno dopo il nostro lancio della mobilitazione
e del treno antifascista, dimostrando così quanto potere di ricatto
può avere un movimento che faccia dell'azione diretta la sua modalità
di intervento.
Ci sembra di poter dire con sicurezza che negli ambiti e nelle città
dove abbiamo svolto un minimo di lavoro abbiamo riscontrato una larga ed
eterogenea fascia di soggetti che ha giudicato corretto il nostro approccio
alla questione e che quindi è disponibile a mettersi in gioco se
necessario. In Italia, quantomeno nel nord del paese, allo stesso modo tante
realtà antagoniste ci hanno accordato la stessa fiducia e prontamente
hanno inteso cosa vogliamo dire quando parliamo di collaborazione fattiva
nelle mobilitazioni. All'estero abbiamo radicato i rapporti con organizzazioni
come l'Antifaschistische Aktion tedesca, la Rosa Antifa di Vienna o lo SCALP
ed il Crida francese. Inoltre Il Foglio, anche se a fatica, lo facciamo
comunque uscire. Continua anche l'occupazione dello spazio comunale che
ci siamo presi nel quartiere ticinese a Milano, spazio che stiamo allestendo
non solo a sede dell'antifa ma anche a centro di documentazione antifascista.
Ci rendiamo conto di avere realizzato in minima parte ciò che sarebbe
necessario per poter affrontare con una certa tranquillità la battaglia
che ci si prospetta, ed è per questo che continuiamo a diffondere
l'appello per il rafforzamento della rete antifa nazionale. Speriamo che
questo nostro intervento sia stato utile anche in questo senso.