1) Sulla connotazione "risorgimentale" della cosiddetta guerra di liberazione nazionale si veda Mario ISNENGHI, Breve storia dell'Italia unita a uso dei perplessi, Milano 1998.

2)Analogamente, i fascisti di Salò si richiamarono sovente ai miti e agli eroi risorgimentali (Mazzini, Curtatone e Montanara, Mameli, ecc.) intitolando ad essi alcuni reparti; vedi, ad esempio, la Brigata Nera "Giuseppe Garibaldi" costituita a Morbegno (SO) nell'inverno del '44 e formata con da fascisti toscani, fedeli a Buffarini Guidi, reparti della "A. Resega" di Milano e della "C. Rodini" di Como.

3) Tratto da Luciano BERGONZINI, L'Emilia Romagna nella guerra di liberazione. La lotta armata, Bari 1975.

4)Si veda Renzo DEL CARRIA, Proletari senza rivoluzione, Milano 1976; Cesare BERMANI, Il nemico interno. Guerra civile e lotte di classe in Italia (1943 - 1976), Roma 1997; Marco ROSSI, Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli arditi del popolo (1917 - 1922), Pisa 1997.

5)Significativa, contro tale senso di colpa, la ribellione di Nuto REVELLI, Fucilavamo i fascisti e non me ne pento, (intervista di A.Gnoli su La Repubblica, 16 novembre 1991), persona che ha dimostrato come sia possibile storicizzare l'odio senza dover pentirsi del proprio passato, scrivendo un libro di grande umanità come Il disperso di Marburg, Torino 1994.

6)Francesco GERMINARO, La storia secondo il fascismo, in Liberazione, 21 marzo 1998.

7)Tratto da Guerra civile e Stato (Op. Cit.).

8) Si veda Claudio PAVONE, Una guerra civile. Saggio sulla moralità della Resistenza, Torino 1991.

9) Un'importante mappa bibliografica dei "revisionismi storici" è stata curata da Cesare BERMANI in Guerra civile e Stato. Per una revisione da sinistra, Roma 1998; interessante raccolta di interventi di Cesare BERMANI, Silverio CORVISIERI, Claudio DEL BELLO, Sandro PORTELLI.

10) COURTOIS, WERTH, PANNE', PACZKOWSKI, BARTOSEK, MARGOLIN, Il libro nero del comunismo, Milano 1998.

11) Tra questi non si possono non citare Indro MONTANELLI, Roberto GERVASO, Giordano Bruno GUERRI, Sergio ROMANO, GALLI DELLA LOGGIA.

12) Santo PELI, "Rendere il colpo": novità e difficoltà della violenza partigiana, intervento nella rivista I viaggi di Erodoto, n. 28 gennaio-aprile 1996

13) Italo CALVINO, Il sentiero dei nidi di ragno, Milano 1993 (prima edizione: Torino 1947).

14) Per una visione critica ma non preconcetta dell'opera di Renzo De Felice, si veda Eros FRANCESCANGELI, Note sul revisionismo storico di De Felice, in Praxis, n. 4 Luglio 1996.

15) Sull'argomento si veda la ricerca curata dall'Archivio Antifascista, Diserzione e Resistenza, pubblicata sul settimanale anarchico Umanità Nova del 21 aprile 1996. Numerose testimonianze riguardanti casi di disertori tedeschi si trovano in Ives BIZZI, La Resistenza nel Polesine.

16) Si veda Lutz KLINKHAMMER, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili (1943-44), Roma 1997.

17) Claudio PAVONE, Per una riflessione critica su rivolta e violenza nel Novecento, relazione seminariale pubblicata nel citato numero della rivista I viaggi di Erodoto.

18) S.PORTELLI in Guerra civile e Stato (Op. Cit.).

19) In Piemonte, per il Tribunale di Guerra, furono impartite disposizioni drastiche: "I ministri di Stato, i sottosegretari di Stato, i prefetti, i segretari federali -in carica dopo l'8 settembre '43- sono già tutti condannati a morte per intesa col nemico (...) Di conseguenza per costoro sarà sufficiente l'accertamento dell'identità fisica per ordinarne l'esecuzione capitale. Nei riguardi di coloro che hanno portato le armi a favore dello straniero contro le forze armate legittime, sarà sufficiente stabilire l'appartenenza dell'imputato -dopo l'8 settembre '43- a qualsiasi formazione volontaria di parte (Brigate nere, "Muti", X MAS, SS italiane, Cacciatori degli Appennini, milizie speciali indossanti la camicia nera, RAP, RAU) per pronunciare condanna all'esecuzione capitale che dovrà avere immediata esecuzione senza diritto ad inoltrare domanda di grazia", ripreso da: Pier Giuseppe MURGIA, Il Vento del Nord. Storia e cronaca del fascismo dopo la Resistenza (1945-1950), Milano 1975

20) Tratto da G. GRASSI (a cura di), Verso il governo del popolo. Atti e documenti del CLNAI 1943/46, Milano 1977.

21) Fin dal 2 aprile 1945, il Comando militare del C.L.N. veneto aveva impartito istruzioni specifiche sulla compilazione di "Elenchi neri", già previsti da una precedente circolare dell'estate del '44. Questo il contenuto di tali disposizioni:
"I comandi delle Brigate provvederanno tempestivamente (qualora non l'abbiano già fatto) a compilare in stretta collaborazione con i Comitati locali gli elenchi neri. Detti elenchi devono essere compilati centro per centro (abitato) anche se piccolo e risiedere presso il Comitato e l'organizzazione militare di quel centro presso il Comitato della Brigata. Grosso modo detti elenchi comprenderanno quattro voci:
1) Militanti nelle forze repubblicane fasciste armati che opporranno resistenza verranno immediatamente passati per le armi; se non opporranno resistenza verranno disarmati e posti in campo di concentramento.
2) Persone non militanti delle forze repubblicane fasciste, che prima del 25 luglio e dopo l'8 settembre si siano resi (sic) colpevoli di reati contro il popolo e che coscienti della loro colpevolezza possono tentare di eclissarsi. Questi verranno immediatamente fermati e internati.
3) Persone che pur appartenendo alla categoria 2 non si considerano intenzionati di eclissarsi e contro i quali (sic) non occorre subito passare al fermo.
4) Sfollati e persone sospette contro i quali si passerà immediatamente al fermo."
Tratto da Chiara SAONARA (a cura di), Politica e organizzazione delle resistenza armata. Atti del Comando Militare Regionale Veneto (1945), Vicenza 1991.

22) Heinrich BOLL, Intervista sulla memoria la rabbia la speranza, Bari 1979. Altri scrittori cattolici quali Raimondo MANZINI, Emmanuel Marie e Jean Marie DOMENAGH ritennero tale violenza un sentimento umano, comprensibile e legittimo.

23)Da articolo di Emilio SANNA, La resa dei conti, in Storia Illustrata n. 354, maggio 1987; sull'argomento si veda Luc HUYSE, La reintegrazione dei collaborazionisti in Belgio, in Francia e nei Paesi Bassi, in Passato e Presente. Rivista di storia contemporanea, n. 44, maggio-agosto 1998.

24) Giorgio PISANO', Storia della guerra civile, Milano 1974.

25) Secondo la stessa fonte (Vedi Nota precedente) le Corti d'Assise Straordinarie, istituite nel maggio 1945 e soppresse con Decreto del 5 ottobre dello stesso anno, emisero condanne per oltre 15.000 fascisti, di cui 13.000 a pene detentive e 2.000 a pena di morte, ma di queste non viene precisato quante furono realmente eseguite.

26) Sempre secondo tale informativa la regione italiana con il maggior numero di fascisti uccisi risulterebbe essere il Piemonte (2.523), seguita da Emilia Romagna (1.958 morti), Lombardia (1.360), Liguria (1.360), Veneto (907), Friuli (472) e via via fino al Molise con un solo giustiziato. Tra le città invece risaltano Torino (1.138), Treviso (630), Milano (610), Genova (569), Cuneo (426), Udine (391), Bologna (349); sintesi di tale documento è stata pubblicata sul quotidiano La Voce del 20 aprile 1994 nell'articolo, non firmato, Le fucilazioni del 25 aprile: guerra di cifre.

27) Si veda il seguente stralcio dal foglio d'ordini diramato dal Comando militare regionale del C.L.N. Veneto ai Comandi di zona e di piazza, in data 22 maggio 1945, pubblicato in C. SAONARA (a cura di), Op. Cit.
"L'azione politica dei partiti e specialmente quella militare del C.V.L. hanno fatto sìche gli alleati siano disposti a rinunciare dell'esercizio (sic) dei loro diritti di occupanti, ove non si verifichino inconvenienti che siano indice di disordine. Perciò chi crea ed alimenta inconvenienti di tal genere è gravemente responsabile verso il paese e verso il C.V.L. e come tale sarà giudicato e punito (...) Per gli alleati, che non hanno subito la triste epoca del malgoverno nazifascista, ogni esecuzione sommaria è atto assolutamente illegale. Nessuno più degli organi superiori del C.V.L. è deciso a concludere senza debolezze l'azione punitiva della giustizia fino in fondo, ma è assolutamente necessario impedire ogni atto che ci riporti ai metodi della SS, della Muti, e della X Mas ecc. ecc. Il Comando Alleato ha precisato che mentre lascerà corso al più severo ma legale esercizio della giustizia processerà i Comandanti di zona per omicidio colposo nell'eventualità che si ripetano esecuzioni illegali.
- Sempre in merito all'ordine e alla disciplina, è necessario eliminare con la massima energia manifestazioni che, pure essendo di non grande importanza, minacciano di svalutare i risultati ottenuti con tanti sacrifici.
- Evitare in modo assoluto:
Gruppi che scorazzano (sic) su autocarri o autovetture con le armi spianate. Sparatorie diurne e notturne.
Estorsioni di danaro o di merci varie.
Atteggiamenti in genere che se si addicevano alle formazioni nazifasciste, non sono per i volontari della Libertà che debbono costituire esempio di consapevolezza e di serietà.
In conclusione il vostro compito non è finito e tutti abbiamo responsabilità gravi verso il Paese e verso gli Alleati per tener fede al sacro impegno verso i nostri gloriosi morti."

28) Citazione tratta da Damiano TAVOLIERE, L'Italia rovesciata. Quaderno n. 1 - 1943-1945. La guerra partigiana e il governo Parri, Roma 1978.

29) In Romano CANOSA, Le Sanzioni contro il fascismo. Processi ed epurazioni a Milano negli anni 1945-'47, Milano 1978.

30) Dalla replica di Sandro Pertini al ministro di Grazia e Giustizia Fausto Gullo, subentrato a Togliatti, citata da Pasquale CASCELLA, La pacificazione che c'è stata, ne l'Unità del 25 aprile 1994.

31)Per una più approfondita conoscenza di queste vicende si veda Maurizio LAMPRONTI, L'altra resistenza, l'altra opposizione, Poggibonsi 1984.

32)Circa la composizione delle varie sezioni della Corte va tenuto presente che i giudici professionali erano tutti magistrati di carriera che avevano esercitato le loro funzioni durante il Ventennio e qualcuno era stato persino giudice presso la Cassazione istituita a Brescia sotto la RSI. A riguardo va ricordato il J'accuse pronunciato da Piero Calamandrei nella sua arringa in difesa della memoria dei fratelli Carlo e Nello Rosselli durante il processo Roatta nel '45; si veda Zara ALGARDI, Processi ai fascisti, Firenze 1958.

33) Ibidem.

34) Michel FOUCAULT, Difendere la società. Dalla guerra delle razze al razzismo di Stato. Firenze 1990.

35) Il territorio teatro delle vicende esaminate, nell'aprile '45, era fortemente militarizzato e presidiato, data la vicinanza del fronte; una delle posizioni principali del sistema difensivo tedesco era "lungo il Brenta, dal mare a Padova, indi lungo il Bacchiglione fino a Vicenza e di là a Verona e al Garda, con antistante posizione di sicurezza sui Berici - Euganei - Canale Gorzone ecc." (Da Relazione militare del Comando del C.L.N. veneto, relativa all'ultima decade dell'aprile 1945). Oltre a forti reparti tedeschi che avevano predisposto fortificazioni, batterie, difese antisbarco e antiaeree nella zona di Chioggia, vi erano ovunque distaccamenti e caserme di tutti i corpi della RSI (GNR, Brigate Nere, X Mas, SS italiane), non esclusa la famigerata "banda Magnati" che a Conetta aveva allestito le sue camere di tortura.

36) Il 6 ottobre 1990 la stampa locale e nazionale dava con un certo risalto la notizia dell'apertura di un'inchiesta da parte del procuratore della Repubblica di Padova, Marcello Torregrossa, con l'incarico ai Carabinieri di svolgere indagini a riguardo; in realtà già nell'immediato dopoguerra era già stato intentato un procedimento penale. Nell'agosto 1996, essendo stato passato il relativo rapporto giudiziario alla Procura militare, il sostituto procuratore militare Sergio Dini e il capo della Procura militare di Padova, Maurizio Block, dichiaravano l'incompetenza della Magistratura Militare a riguardo, in quanto trattasi di reati compiuti da reparti combattenti non regolari quali era quelli partigiani (Si veda Il Gazzettino, 23 agosto 1996).

37) Analoghe modalità di esecuzione erano state già usate più volte dai fascisti che, ad esempio, in questo modo avevano fucilato sull'Adige Alfredo Marzola e Bruno Enzo a Cavarzere e la famiglia Baldin a Cavanella.

38) Secondo il decreto istitutivo di Corti straordinarie di Assise per i reati di collaborazione con i tedeschi, entrato in vigore in tutte le province del Nord liberate, erano da ritenersi imputati "tutti coloro che, dopo l'8 Settembre '43, avessero commesso delitti contro la fedeltà e la difesa militare dello Stato, previsti dall'Art. 5 della legge per le sanzioni contro il Fascismo, con qualunque forma di intelligenza o corrispondenza o collaborazione col Tedesco invasore"; secondo tale disposizione anche "gli ufficiali superiori in formazioni di Camicie Nere con funzioni politico-militari" erano ritenuti "in ogni caso responsabili di tali delitti" (Si veda: P. G. MURGIA, Op. Cit.; Z. ALGARDI, Op. Cit.; Gianni SPARAPAN (a cura di), Fascisti e collaborazionisti nel Polesine durante l'occupazione tedesca. I processi della Corte d'Assise Straordinaria di Rovigo, Venezia 1991; R. CANOSA, Op. Cit.).

39) Quasi certamente si trattava della XVIII Brigata Nera "Luigi Begon" di Padova, con una sua Compagnia pure a Piove di Sacco, dove aveva sede anche il Tribunale Militare; altre B.N. operanti nella zona erano la II Brigata Nera Mobile "Danilo Mercuri" sempre di Padova; la XVII Brigata Nera "Bartolomeo Azara" di Venezia da cui dipendeva anche la Compagnia di Cavarzere; la XIX Brigata Nera "Romolo Gori" di Rovigo, comprendente la Compagnia di Adria; la famigerata Compagnia O.P. (Ordine Pubblico) di Adria, detta dei "pisani". In quest'area, alle Brigate Nere di Rovigo e Adria - d'intesa con altri reparti, tra cui anche quelli della GNR- sono attribuiti la fucilazione di 5 contadini a S.Pietro di Cavarzere (Rino Berto, Alcide Boscolo, Enzo Narciso, Alfredo Marzola, Bruno Enzo) e lo sterminio della famiglia Baldin (Mariano, Ortensia ed Ennio) a Cavanella d'Adige del 5 luglio '44 (si veda: Gianni SPARAPAN, Adria partigiana, Rovigo 1994).

40) Per cenni biografici su Renato Ricci si veda Mino MONICELLI, La Repubblica di Salò, Roma 1995 e Gianni OLIVA, I 600 giorni di Salò, Firenze 1996.

41) La definizione appartiene al generale Karl Wolff, capo delle SS in Italia (cit. in Giampaolo PANSA, L'esercito di Salò, Milano 1970; recentemente ripubblicato sotto il titolo Il gladio e l'alloro. L'esercito di Salò, Milano 1993).

42) Si veda G. PANSA, Op. Cit.; Fausto SPARACINO, Distintivi e medaglie della R.S.I., Milano 1988.

43) Ricciotti LAZZERO, Le Brigate Nere, Milano 1983.

44) Soltanto 25.000 giovani provenienti dal primo bando di chiamata della RSI furono "ceduti" alla GNR.

45) Dalla circolare del Comando generale della GNR, datata 30 aprile 1944, si apprende che: "in molte località gli elementi della 'guardia' provenienti dai carabinieri hanno indossato con orgoglio la camicia nera, in altre invece sono accaduti episodi spiacevoli che i comandi locali avrebbero dovuto saper evitare" (citata in L. BERGONZINI, Op. Cit.).

46) Le cifre a riguardo sono alquanto diverse: Graziani, in una lettera al feldmaresciallo tedesco Keitel, vantò un organico di 140.000 uomini, ma su questa cifra è opportuno avanzare dubbi, tanto più che lo stesso Ricci ne accreditava 100.000. Studi militari attendibili -vedi F. SPARACINO, Op. Cit.- ritengono plausibile la cifra di quasi 80.000 effettivi.

47) Tratto da Olinto DOMENICHINI, Guerra e società a Verona durante la RSI, in Verona fascista. Miscellanea di studi su cultura e spirito pubblico fra le due guerre.

48) Sull'esercito della RSI si veda anche l'articolo di Giampaolo PANSA, Un disertore ogni quattro soldati, in Storia Illustrata n. 200 del luglio '74 (numero speciale dedicato alla Repubblica di Salò); interessanti anche le noti critiche di C. BERMANI, Guerra civile e Stato (Op. Cit.), sulle cifre ufficiali del collaborazionismo dei militari italiani. Sulla GNR un buon numero di documenti sono reperibili in un testo del reducismo fascista, R.S.I. addio... 1943-1993, curato da Emilio BETTINI, Gilberto GOVI, Enzo ZANETTI (Bologna, 1993) e riguardante in particolare la Scuola Allievi Ufficiali GNR di Fontanellato.

49) Tiziano MERLIN, Identikit del repubblichino della bassa, in Il 50ø della Liberazione nel Padovano. Materiali di storia del movimento operaio e popolare veneto, Padova 1995

50) Molto interessante a riguardo il seguente documento redatto dall'arma dei Carabinieri nell'agosto '45 che mostra una inconsueta capacità di lettura storica dei fatti, scoperto presso l'Archivio di Stato (ACS, Mi, Ps-Agr 1944-46, b. 15) dallo studioso Guido CRAINZ: "Prima dell'avvento del fascismo l'Emilia, e in particolar tutto il territorio comprendente le province di Modena, Bologna, Forlç, Ravenna e Ferrara, fu un focolaio di gravi agitazioni. Per affermarsi e per impedire che le masse continuassero a seguire altri partiti, il fascismo dovette in quella zona dare largo sviluppo allo squadrismo (...) Tutto ciò ha concorso a creare profondi rancori. A ciò si aggiungano le distruzioni operate dalla guerra e i soprusi compiuti, in larga scala e in maniera talvolta efferata, durante la dominazione nazifascista. Si è cosìdeterminata un'atmosfera di odi e di violenza che spiega, se non giustifica, i criminosi atti di reazione verificatesi dalla data della liberazione in poi (...) Sono fatti dolorosi e condannevoli, ma occorre anche tener presente che essi sono da considerarsi inerenti all'insurrezione popolare, la quale ha sempre portato ad eccessi. In ogni epoca della storia la pubblica opinione ha umanamente deplorato tali eccessi ma li ha altresìgiustificati politicamente e socialmente" (Citato nell'intervento di G. CRAINZ, Fra "dovere di memoria" e "diritto all'oblio", nella rivista I viaggi di Erodoto, n. 28 gennaio-aprile 1996).

51) Sullo squadrismo ravennate si rimanda a Giovanni MANZONI, Camicie Nere delle "gagliotte" ravennati, Lugo 1983.

52) Tale possibilità è indirettamente confermata dalla testimonianza di un partigiano, protagonista della Resistenza in Polesine: "...in tutti i centri sono state fatte delle carceri provvisorie, con relative guardie armate, per imprigionare i fascisti. Questi, poi, sono stati sottoposti ad interrogatorio (...) noi giovani volevamo sapere chi aveva partecipato alle spedizioni punitive contro gli antifascisti nel 21" (Gino MANTOVANI, Io, comunista, Mantova 1992).

53) Con decreto-legge n. 142 del 22.04.44, il governo del Sud aveva dichiarato "collaborazionisti dei nazisti, e come tali punibili anche con la morte, i militari e i civili che avessero prestato aiuto al tedesco invasore e ai fascisti".

54) Si veda Paolo SCALINI, La notte più buia è prima dell'alba (Ravenna 1944-45), Imola 1975, e L. BERGONZINI, Op. Cit.).

55) Dalle memorie dell'arciprete cavarzerano, Giuseppe Scarpa, si apprende che anche a Cavarzere furono fucilati dai partigiani "7 militi della provincia di Ravenna", presumibilmente appartenenti alla GNR di Candiana. Dallo stesso diario risultano quindi essere morti nei dintorni di Cavarzere, in combattimento o fucilati, almeno altri 6 militi della GNR, 16 della X Mas, 2 delle B.N., 1 delle SS italiane e altri 20 militari della RSI (Si veda Antonio SERENA, I giorni di Caino, Padova 1990). Sull'attività della GNR in provincia di Padova si veda: Vittorio MARANGON e Tiziano MERLIN (a cura di), I Notiziari della "Guardia Nazionale Repubblicana", in Il 50ø anniversario della Liberazione del Padovano, Op. Cit.; Argentino ALBORI (a cura di), Riservato al Duce. Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana - Padova e provincia, Castelbaldo 1996; Paolo PANNOCCHIA, Note e riflessioni su "Riservato al Duce", nella rivista Materiali di storia del movimento operaio e popolare veneto n.9, dicembre 1997.

56) Secondo P.SCALINI, Op. Cit., dalla fine di ottobre gli elementi della B.N. "Ettore Muti" di Ravenna cominciarono il trasferimento verso il Nord, dirigendosi in prevalenza verso Nogara; da qua, una parte passò ad Orgiano dove rimase sino alla fine del gennaio '45. La Brigata venne poi trasformata in Brigata Mobile e si procedette ad una selezione fra gli elementi ancora combattivi (destinati a Intra e a Villadossola) e quelli da smobilitare. Per altre informazioni e nominativi si veda R. LAZZERO, Op. Cit.

57) Il 23 aprile '44 il comando tedesco ordinava ai resti della B.N. di Ravenna di partire per destinazione ignota: dapprima furono traghettati a Laveno; poi mandati a Somma Lombarda ed, infine, a Turbigo dove ruicevettero l'ordine di arrendersi ai partigiani.

58) Si veda Paolo SCALINI, Fare giustizia in Romagna, 1991.

59) Vedi Lorenzo ROCCA, Verona repubblichina. Politica e vita quotidiana negli anni della Repubblica di Salò attraverso i notiziari della Guardia Nazionale Repubblicana, Verona 1996.

60) Si veda riproduzione fotografica di uno di questi documenti, su carta intestata del Comune di Pescantina con firma del sindaco e timbro del locale C.L.N., in Gianfranco STELLA, 1945 Ravennati contro. La strage di Codevigo, Rimini 1991.

61) Nell'immediato dopo-Liberazione, a Ravenna l'individuazione e la punizione dei criminali fascisti, affidata dal C.L.N. ad un'apposita "Commissione di inchiesta ed epurazione", risultarono estremamente blande. In conseguenza di tale linea politica di pacificazione nazionale, alcuni componenti della Commissione -il comunista dissidente Genunzio Guerrini e l'anarchico Domenico Zavattero- furono isolati per la loro intransigenza antifascista e nell'illegalità si registrarono alcune decine di esecuzioni sommarie di noti fascisti e repubblichini (Si veda Paolo SCALINI, Op. Cit., e l'articolo di Roberto GREMMO, Gli anarchici nel C.L.N. di Ravenna, l'epurazione dei fascisti ed il "caso Zavattero", sulla rivista Storia Ribelle, dove però la citata "strage di Codevigo" viene erroneamente collocata nel Veronese.

62) In G. STELLA, Op. Cit.

63) Non si dimentichi che il Veneto è stata la regione con, in assoluto, il maggior numero di partigiani caduti (6.006); nelle sole giornate insurrezionali dal 25 aprile al 4 maggio '45 si contarono 1.375 morti tra le file antifasciste, di cui 224 in provincia di Padova (Si veda Umberto DINELLI, La guerra partigiana in Veneto, Venezia 1976);.

64) Tra queste vanno menzionate la Brigata "Guido Negri" (di tendenza democristiana) a Piove di Sacco, la Brigata "Brunello Rutoli" a Cavarzere (di tendenza democristiana), Brigata "Gino Conti" a Cavarzere, Brigata "Gramsci" a Boion - Campagna Lupia (di tendenza comunista), Brigata "Maurizio Martello" di Adria, Brigata "Clodia" a Chioggia (di tendenza comunista).

65) La 28^"Garibaldi", costituita sulla base del 28ø G.A.P., giunse a Codevigo, dopo aver combattuto nelle valli del Basso Polesine e lungo la fascia adriatica, liberando tutto il settore costiero da Comacchio a Chioggia. Per una storia della 28^ si veda L. BERGONZINI, Op. Cit.

66) Sull'affidabilità della 28^ Garibaldi va ricordato il comportamento tenuto in occasione della citata "rivista" di Umberto di Savoia che aveva impedito il degenerare della situazione.

67) Il numero preciso dei prigionieri catturati il 29 aprile dalla 28^"Garibaldi" non è accertato: secondo la Relazione dell'Attività della suddetta Brigata, datata 6 maggio '45, era di 149, fra cui 5 ufficiali e 17 sottufficiali; per il generale Zanussi del "Cremona" in un fonogramma del giorno stesso -ore 14- sarebbero stati "almeno un centinaio"; nel suo diario alla data del 30 aprile, "Bulow" ha scritto che "Il bilancio di tutta l'operazione finale è realmente importante: abbiamo fatto mi pare, 61 prigionieri".

68) L'espressione citata è ripresa dal rapporto "segreto urgentissimo" del 21ø Reggimento fanteria "Cremona" al proprio Comando, alla data 26 aprile operante nella zona di Adria (In Aldo RONDINA, Polesine 1944-45. Guerra e Liberazione, Rovigo 1995).

69) A Saonara (PD) il 28 aprile vennero fucilati 6 partigiani e 44 civili, compreso un bambino di cinque anni; a Pedescala (VI) sempre il 28 aprile furono uccisi 64 civili; a Castello di Godego (TV) il 29 aprile vennero trucidati 10 partigiani e 70 civili (Si veda U. DINELLI, Op. Cit.; AA.VV., Dall'antifascismo alla guerra di liberazione, Padova 1996).

70) A Cavarzere il 27 aprile si svolse un'aspra battaglia tra i "cremonini", appoggiati dall'aviazione anglo-americana, contro un forte e armatissimo reparto tedesco ed alcuni gruppi della X Mas. Per le vittime e le distruzioni subite (250 morti, 500 feriti, 287 case distrutte) Cavarzere è stata accostata nella sorte a Cassino, tanto che dopo la guerra sarebbe stato celebrato un gemellaggio tra le due città.

71) Dal gennaio alla fine dell'aprile '45 il "Cremona" subìle seguenti perdite: 178 morti, 595 feriti, 80 dispersi (Cfr. A. RONDINA, Op. Cit.). Sull'attività del Gruppo di Combattimento si veda anche Clemente PRIMIERI, Il Corpo Italiano di Liberazione, in Trent'anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli, Torino 1961 (poi 1975).

72) Chioggia fu liberata da terra dalla 28^ "Garibaldi" appoggiata da una compagnia del "Cremona", mentre dal mare sbarcarono gruppi inglesi di Commandos, a cui si arreserono i circa 1.000 uomini del presidio tedesco.

73) Paolo SCALINI, Op. Cit. Sull'episodio si vedano numerose testimonianze pubblicate in Storia Illustrata nn. 300 (novembre 1982) e 303 (febbraio 1983).