LA SECONDA: UNA FARSA
aforismi marxisti su sinistra democratica e potere
Karl Marx - Friedrich Engels[1]
La grande legge del cammino della storia:
con questa legge tutte le lotte storiche,
sebbene compiute apparentemente nel campo politico, religioso, filosofico,
o in qualsiasi altro dipartimento dell'ideologia,
non sono in realtà che l'espressione più o meno netta
della lotta tra le classi sociali;
ma l'esistenza di queste classi e delle loro collisioni
è essa pure determinata dal grado di sviluppo
della situazione economica, del modo di produzione dominante
e delle forme di scambio che a esso corrispondono.
(Friedrich Engels, Prefazione al Diciotto brumaio)
0. Hegel osserva in un punto delle sue opere che tutti i grandi fatti della storia del mondo e i loro personaggi compaiono, per così dire, a due riprese. Egli ha dimenticato di aggiungere: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa. [DB, I].
1. Il progresso rivoluzionario non si fece strada con le sue tragicomiche conquiste immediate, ma, al contrario facendo sorgere una controrivoluzione serrata, potente, facendo sorgere un avversario. Solo attraverso una terribile disfatta gli operai potevano guadagnarsi la vittoria. [LC, I]. Perché la rivoluzione moderna seriamente riesca, essa deve innanzitutto crearne il punto di partenza, prepararne la situazione, le condizioni e i rapporti. La rivoluzione [del '48 non è stata] niente di più di un traballamento superficiale. Lo svolgersi della [seconda] rivoluzione francese s'incamminava a una colossale sconfitta. Bastava ascoltare con quanta voce i democratici si compiacevano l'un l'altro dei meravigliosi effetti; nelle loro teste era diventato un'idea fissa, un dogma, come nei chiliasti, il giorno in cui doveva incominciare il regno millenario. La debolezza, come sempre, si era rifugiata nella credenza del miracolo e credeva vinto il nemico perché l'aveva esorcizzato con la fantasia; essi perdettero così ogni intelligenza del presente nell'esagerazione fantastica e inattiva dell'avvenire che stavano preparando e degli atti che stavano per compiere, ma per i quali i tempi non erano ancora maturi. Questi eroi credevano di smentire la loro provata incapacità facendosi l'un l'altro le condoglianze. [DB, I].
La resurrezione dei morti serviva a ingrandire le nuove lotte, a rievocare lo spirito della rivoluzione; lo spettro soltanto della rivoluzione fece la sua apparizione. Tutto è svanito come una fantasmagoria, sotto l'esorcismo di un uomo che i suoi stessi nemici son ben lungi dal far passare per stregone. Resta da spiegarsi come una nazione di milioni di abitanti possa essere sorpresa da cavalieri d'industria e posta in cattività senza la minima resistenza. [DB,I]. Tutto ciò che fu agitato, tentato, pronunciato durante questo periodo [seconda repubblica] fu univocamente provvisorio; in nessun altro periodo della storia si scorge una mescolanza più eterogenea di frasi gonfie, di incertezze, di inettitudini e di entusiaste aspirazioni riformiste: un'armonia più apparente della società in sé, e una più profonda repulsione dei suoi elementi tra loro. [DB, I].
I repubblicani borghesi non seppero far altro che compilare una costituzione, [con] le più importanti libertà. Ognuna di queste libertà fu proclamata un diritto assoluto del cittadino: ma con un commentario addizionale, che tutte queste libertà sono assolute in quanto sono limitate dai "diritti uguali degli altri cittadini e dalla sicurezza pubblica", o dalle "leggi". Le leggi organiche vengono elaborate dagli amici dell'ordine e tutte queste libertà sono regolate in modo che la borghesia ne possa godere senza trovare alcun impedimento. Quando la costituzione vieta totalmente agli altri queste libertà, e quando ne permette il godimento a condizioni tali che sono altrettanti tranelli di polizia, lo fa sempre nell'interesse della "sicurezza pubblica", cioè della sicurezza della borghesia. Ogni articolo della costituzione ha in sé la propria antitesi: la frase principale afferma la libertà, il commento addizionale la sopprime; la libertà fu rispettata a parole e solo nell'attuazione fu intralciata - per via legale - la sua esistenza costituzionale. La costituzione tende ad annientare se stessa con la forza. [DB, II].
Prima le costituzioni si facevano e si approvavano non appena il processo del rivolgimento sociale aveva raggiunto uno stadio di quiete, i nuovi rapporti di classe si erano consolidati, e le frazioni cozzanti della classe dominante si erano rifugiate in un compromesso che permetteva loro di proseguire la lotta tra di loro e di escludere in pari tempo la massa del popolo spossata. Questa costituzione, invece, non sanzionò nessuna rivoluzione sociale; sanzionò la vittoria temporanea della vecchia società. [LC, II]. La repubblica non era altro che un nuovo costume da ballo per la vecchia società borghese. Il suo merito principale la nuova repubblica lo cercò nel non incutere terrore, anzi nell'essere piuttosto essa stessa continuamente sotto l'incubo del terrore, e nel conquistarsi l'esistenza e disarmare la resistenza con la molle cedevolezza e col non resistere affatto. Alle classi privilegiate all'interno, alle potenze dispotiche all'estero, venne annunciato solennemente che la repubblica era di natura pacifica. Vivere e lasciar vivere era la sua insegna. L'esercito, i tribunali, l'amministrazione, rimasero, salvo poche eccezioni, nelle mani dei loro vecchi funzionari; nessuno dei grandi colpevoli [del precedente regime] fu chiamato a render conto. [LC, I; cfr. anche GC, II].
2. Abbiamo veduto come la repubblica non fosse e non potesse essere altro che una repubblica borghese; ma come il governo provvisorio, sotto la pressione diretta del proletariato, fosse stato costretto ad annunciarla come una repubblica accompagnata da istituzioni sociali; come il proletariato fosse ancora incapace di superare la repubblica borghese altrimenti che nell'idea, nell'immaginazione, come agisse realmente in pro di essa dappertutto dove si veniva realmente all'azione; come le promesse fattegli diventassero per la nuova repubblica un pericolo insopportabile; come tutto il processo della vita del governo provvisorio si riassumesse in una lotta continua contro le rivendicazioni del proletariato. [LC, I]. Mentre il proletariato, ancora inebriato della meravigliosa prospettiva che stava per aprirglisi dinnanzi, si perdeva a discutere più o meno seriamente sui problemi sociali, le antiche potenze della società si erano di nuovo raggruppate, rinvenute dalla loro sorpresa. [DB, I]. [Gli] si dovette spiegare ufficialmente che era passato il tempo in cui la repubblica considerava opportuno rendere gli onori alle sue illusioni; e solo la sua sconfitta lo convinse della verità che il più insignificante miglioramento della sua situazione è un'utopia dentro la repubblica borghese, un'utopia che diventa delitto non appena vuole attuarsi. [LC, I].
L'antico capo della frazione più liberale della borghesia parlamentare era alfine diventato presidente del consiglio dei ministri; ma, ahimé, se arrivava al potere non era più nella sua qualità di capo avanzato dell'opposizione parlamentare. [DB, II]. Mentre il proletariato faceva della sua bara la culla della repubblica borghese, costringeva questa a presentarsi nella sua forma genuina, come lo stato il cui scopo riconosciuto è di perpetuare il dominio del capitale, la schiavitù del lavoro. Il dominio della borghesia, sciolto da ogni catena, doveva trasformarsi ben presto nel terrorismo della borghesia. [LC, I]. Il parlamento, [per] il carattere reazionario dell'assemblea, aveva per mandato di ridurre la rivoluzione a proporzioni borghesi: "le rivendicazioni del proletariato sono utopiche menzogne alle quali bisogna porre fine". Si poneva periodicamente al di sopra della società, per imbavagliarne e comprimerne il cervello: la caserma e il bivacco, la sciabola e il fucile, i baffi del gendarme e l'uniforme del soldato. [DB, II].
Era necessario che la repubblica, innanzi tutto, portasse a compimento il dominio della borghesia, facendo entrare, accanto all'aristocrazia finanziaria, tutte le classi possidenti nella cerchia del potere politico. [LC, I]. La repubblica costituzionale entra in una nuova fase, la fase della sua dissoluzione: le diverse frazioni della maggioranza sono di nuovo riunite tra loro. [LC, III; cfr. anche GC, III]. Tutte le classi e tutti i partiti si erano coalizzati in "partito dell'ordine" contro la classe proletaria. Le frazioni borghesi coalizzate rassomigliano a quel vecchio che, per riacquistare la forza giovanile, si fece portare i suoi vestiti da fanciullo, cercando di ricoprirne le sue membra flosce. [DB, II].
E chi è che è più direttamente minacciato dagli operai che il capitalista industriale? Così accade necessariamente che l'industriale divenisse un membro dei più fanatici del partito dell'ordine. La riduzione del suo profitto per opera della finanza, che cosa è mai in confronto con l'abolizione del profitto per opera del proletariato? Il partito dell'ordine proclamò direttamente nel suo programma elettorale il dominio della classe borghese, cioè il mantenimento delle condizioni vitali del suo dominio, della proprietà, della famiglia, della religione, dell'ordine! Naturalmente esso presentava il suo dominio di classe e le condizioni del suo dominio di classe come dominio della civiltà e come condizioni necessarie della produzione materiale e dei rapporti sociali di scambio che ne derivano. Il partito dell'ordine disponeva di enormi mezzi pecuniari, aveva organizzato le sue succursali in tutta la [nazione], aveva ai suoi stipendi tutti gli ideologi della vecchia società, si giovava dell'influenza del potere del governo esistente, possedeva un esercito di vassalli gratuiti nell'intera massa dei piccoli borghesi e dei contadini che trovavano nei grandi dignitari della proprietà i rappresentanti naturali della loro piccola proprietà e dei suoi piccoli pregiudizî. [LC, II; cfr. anche DB, II]. L'interesse materiale della borghesia è intimamente connesso alla conservazione di questa vasta macchina dello stato, così poderosamente ramificata; integra sotto forma di stipendi dello stato i prelevamenti che non ha potuto intascare sotto forma di profitti, di interessi, di rendite e di onorari. [DB, IV].
3. I repubblicani "dabbene" sacrificarono più a buon mercato il sublime sentimento della loro ideologia che il godimento mondano del potere governativo. [LC, II]. La borghesia si era assicurata la propria onnipotenza in parlamento; ma cacciandone la parte più popolare aveva reso debole e fiacco il parlamento stesso, mentre innalzava il presidente della repubblica. Il partito dell'ordine celebrava il riacquisto di un potere che pareva avesse perduto: era un coro altissimo di invettive contro la repubblica e contro la costituzione. Appariva evidente che per rendere compiuta la vera figura di questa repubblica non mancava ormai che una cosa: dare al parlamento vacanze permanenti. [DB, III]. La caduta del governo di coalizione e l'avvento del "ministero dei commessi" (l'organo del presidente contro il parlamento) - un preteso ministero di transizione, di cui nessun membro apparteneva al parlamento [DB, V] - ha anche un altro significato: fare ministro delle finanze un vero "lupo di borsa". [LC, III]. [Poi] da un ministero extraparlamentare si [arrivò a] formare un ministero antiparlamentare. [DB, V].
Intanto la massa extraparlamentare della borghesia, mostrandosi servile verso il presidente, lanciava invettive contro il parlamento, oltraggiando brutalmente la propria stampa. [DB, VI]. Alla fine non rimarrà altro che spezzare essi stessi questa legalità divenuta loro così fatale. [LC, 0]. Il partito dell'ordine dice la sua ultima parola: "bisogna spezzare l'anello di ferro di una legalità soffocante. La repubblica costituzionale è impossibile". Ma la base della costituzione è il suffragio universale. La soppressione del suffragio universale è l'ultima parola del partito dell'ordine, della dittatura borghese. "La legalità ci uccide": sotto il pretesto della sicurezza pubblica, sciogliere la Costituente e violare la costituzione nell'interesse della costituzione stessa. [LC, II].
La borghesia comprendeva che tutte le pretese libertà civili minacciavano e attaccavano il suo dominio di classe alla sua base sociale e alla sua sommità politica e che per conseguenza esse erano diventate "socialiste". In questa minaccia e in questo attacco, la borghesia trovava a ragione il segreto del socialismo e ne giudicava il senso e la tendenza con esattezza maggiore del preteso socialismo stesso; il quale non riesce a comprendere perché la borghesia rimanga insensibile, mentre esso piange sentimentalmente sui dolori dell'umanità, mentre annuncia cristianamente il regno millenario e la fratellanza universale, o divaga umanitariamente sullo spirito, la civiltà e la libertà, o inventa un sistema dottrinario che dovrebbe riconciliare e salvare tutte le classi. La parola d'ordine è sempre quella, il tema resta sempre lo stesso, la sentenza è sempre pronta e suona invariabilmente: "socialismo". Socialista è il liberalismo borghese, socialista il libero pensiero borghese, socialista la riforma finanziaria borghese. [DB, IV]. Abolizione dei dazî protettivi: socialismo! perché intacca il monopoli della frazione industriale del partito dell'ordine. Regolamento del bilancio dello stato: socialismo! perché intacca il monopolio della frazione finanziaria del partito dell'ordine. Libera importazione di carni e cereali esteri: socialismo! perché intacca il monopolio della terza frazione del partito dell'ordine. Le rivendicazioni del partito liberale, il partito borghese più avanzato, appaiono come altrettante rivendicazioni socialiste. Volterrianismo: socialismo! perché intacca una quarta frazione del partito dell'ordine, quella cattolica. Libertà di stampa, diritto d'associazione, istruzione popolare universale: socialismo, socialismo! Essi intaccano il monopolio complessivo del partito dell'ordine. [LC, III].
Scomunicando come socialista quel che essa celebrava già come liberale, la borghesia confessa che è nel proprio interesse di sbarazzarla del pericolo di governarsi da sé e che è necessario innanzitutto portare la pace nel parlamento per ristabilire la pace nel paese: per mantenere la sua potenza sociale occorre spezzare il proprio potere politico; i privati borghesi possono continuare a sfruttare le altre classi, e a godersi pacificamente la proprietà, la famiglia, la religione e l'ordine, a patto che la loro classe sia condannata, come le altre classi, a un'uguale nullità politica. [DB, IV]. Il credito diventò condizione vitale dell'esistenza (del governo), e le concessioni al proletariato, e le promesse fattegli, diventarono altrettante catene che dovevano essere spezzate. L'emancipazione degli operai - anche solo come frase - divenne per la nuova repubblica un pericolo insopportabile perché era una protesta permanente contro la restaurazione del credito, la quale poggia sul riconoscimento indisturbato e incontestato dei rapporti economici di classe esistenti. Si doveva dunque farla finita con gli operai. Non rimaneva dunque che una via d'uscita: opporre una parte dei proletari all'altra. [LC, I].
Il governo, posto sotto il controllo diretto delle classi possidenti, non diventò solo una fabbrica di enormi debiti nazionali e di imposte schiaccianti; con la irresistibile forza di attrazione dei posti, dei guadagni e delle protezioni, esso diventò il pomo della discordia tra le fazioni rivali e gli avventurieri delle classi dirigenti; ma anche il suo carattere politico cambiò insieme con le trasformazioni economiche della società. A misura che il progresso dell'industria moderna sviluppava, allargava, accentuava l'antagonismo di classe tra il capitale e il lavoro, il potere dello stato assumeva sempre più il carattere di potere nazionale del capitale sul lavoro, di forza pubblica organizzata per l'asservimento sociale, di uno strumento di dispotismo di classe. Il carattere puramente repressivo del potere dello stato risultava in modo sempre più evidente. [GC, III].
4. Contro la borghesia coalizzata si era formato il partito della democrazia socialista, coalizione di piccoli borghesi e lavoratori; i piccoli borghesi videro minacciati i loro interessi materiali, perciò si riavvicinarono ai lavoratori. La Montagna - così aveva voluto battezzarsi la loro rappresentanza in parlamento - aveva concluso un'alleanza con i capi socialisti: fu delineato un programma comune, comitati elettorali comuni, stessi candidati. [DB, III]. L'avanguardia parlamentare della piccola borghesia democratica era stata costretta ad allearsi coi dottrinari socialisti del proletariato; il proletariato, costretto a rifarsi con vittorie intellettuali della sua spaventosa disfatta materiale, doveva gettarsi in braccio ai dottrinari della sua emancipazione, ai fondatori di sètte socialiste. [LC, II]. Si smussò così la punta rivoluzionaria delle rivendicazioni sociali del proletariato, dando loro una forma democratica. La nuova "montagna" nel corso degli avvenimenti si era trasformata come la classe che rappresentava. Il carattere distintivo della democrazia socialista si riassume in questo: reclamare le istituzioni repubblicane democratiche come mezzo, non per sopprimere i due estremi, capitale e lavoro salariato, ma per temperarne le antitesi e fonderli armonicamente. [DB, III].
Dietro il diritto al lavoro stava l'insurrezione [popolare]; l'assemblea costituente, che aveva posto di fatto il proletariato fuori legge, doveva per ragioni di principio espellere dalla costituzione, dalla legge delle leggi, una formula: doveva lanciare il sua anatema contro il "diritto al lavoro". [LC, II]. Organizzazione del lavoro! Ma il lavoro salariato è l'attuale organizzazione borghese del lavoro. Senza di esso non vi è né capitale, né borghesia, né società borghese. Un proprio ministero del lavoro! Ma i ministeri delle finanze, del commercio, dei lavori pubblici, non sono forse i ministeri borghesi del lavoro? Accanto a essi un ministero proletario del lavoro non poteva non essere che un ministero dell'impotenza, un ministero dei pii desideri. [LC, I].
Il ministro [dei lavori pubblici] arruolò nei cosiddetti "laboratori nazionali" centomila operai gettati sul lastrico dalla crisi. Sotto questo nome pomposo non si celava altro che l'impiego degli operai a lavori di sterro noiosi, monotoni, improduttivi, per una salario di pochi soldi. "Case di lavoro" di tipo inglese, all'aria aperta - altro non erano questi laboratori nazionali. Non per il loro contenuto, ma per il loro nome, essi erano l'incarnazione della protesta del proletariato contro l'industria borghese, il credito borghese, la repubblica borghese. Ma "laboratori nazionali" era il nome dei laboratori popolari. I laboratori [governativi], progettati in diretta opposizione [a quelli popolari], causarono, grazie all'appellativo comune, una selva di equivoci. [LC, I].
Il partito della [democrazia socialista] rappresentava una massa oscillante tra la borghesia e il proletariato, i cui interessi materiali reclamavano istituzioni democratiche; le manifestazioni dell'energia rivoluzionaria si limitavano a incidenti parlamentari, a presentazione di atti di accusa, a minacce, a far la voce grossa, a discorsi roboanti, ad atti estremi che non si spingevano al di là delle parole. Di fronte al partito dell'ordine, dovevano prima di tutti gli altri essere spinti in prima fila i riformatori di quest'ordine, a metà conservatori e a metà rivoluzionari, ma in tutto utopisti. Il proletariato spinse in piazza [il partito della democrazia socialista], non però a un combattimento di strada, ma solo a una processione. Basta dire che [quel partito] era alla testa di questo movimento, che fu una ridicola caricatura, per sapere che il movimento fu vinto. [LC, II].
Nell'idea dei proletari, dunque, i quali scambiavano l'aristocrazia finanziaria con la borghesia in generale; nell'immaginazione dei valentuomini repubblicani, i quali negavano l'esistenza stessa delle classi; nelle frasi ipocrite delle frazioni borghesi allora escluse dal potere, il dominio della borghesia era stato soppresso con la proclamazione della repubblica. Tutti i monarchici si trasformarono in repubblicani e tutti i milionari in operai. La frase che corrisponde a questa pretesa eliminazione dei rapporti di classe fu la fraternité - l'affratellamento e la fratellanza universali. Questa idillica astrazione dai contrasti di classe, questo livellamento sentimentale degli interessi di classe contraddittori, questo immaginario elevarsi al di sopra della lotta di classe - la fraternité. Ciò che divideva le classi era un semplice "malinteso". Il proletariato si sdilinquiva in questa magnanima ebbrezza di fraternità. [LC, I].
Lo stato d'animo rivoluzionario delle masse aveva lasciato il posto quasi sempre, e perlopiù molto presto, a uno spostamento, e si era perfino trasformato nel suo contrario, non appena, svanita l'illusione, era subentrato il disinganno. [LC, 0]. Il partito della democrazia socialista pareva che cercasse tutti i pretesti per porre in dubbio la propria vittoria. Lasciò che l'energia rivoluzionaria si contentasse dei successi costituzionali e si snervasse in piccoli intrighi, in vuote declamazioni, in moti superficiali, si consumasse in questo nuovo gioco provvisorio del voto; lasciò che la borghesia concentrasse le sue forze e prendesse le sue misure. Credette di confondere il partito del-l'ordine, opponendo alla passione accanita di questo partito l'attitudine calma e onesta dei democratici che rimangono sul terreno legale; gli stessi nuovi eletti presero un'attitudine ragionevole e prudente, sforzandosi di dimostrare che vi era un malinteso quando li si descriveva come anarchici. I democratici - questi stessi uomini parlamentari - parlavano in nome della costituzione e invocavano l'ordine, la calma maestosa, l'attitudine legale, cioè la sottomissione cieca alla volontà della controrivoluzione. [DB, IV].
La [democrazia socialista], ancora una volta ingannata, costantemente tormentata da appetiti rivoluzionari, ricercava con pari costanza le possibilità costituzionali, e si sentiva sempre ancor meglio dietro ai repubblicani borghesi che davanti al proletariato rivoluzionario. Così la commedia era finita. E la Costituente aveva decretato che la violazione della lettera della costituzione era l'unica attuazione corrispondente al suo spirito. Invece di lacerare questo tessuto di inganni, prese sul serio la commedia parlamentare; ma sotto la pelle del leone, presa a prestito, lasciò vedere l'originaria pelle del vitello piccolo-borghese. [LC, II]. La classe operaia deve assicurarsi contro i propri deputati e impiegati, dichiarandoli senza nessuna eccezione e in ogni momento revocabili. [LC, IV]. Quella malattia particolare che ha infierito su tutto il continente, chiamata cretinismo parlamentare, relega coloro che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie ogni intelligenza del mondo reale esterno: prendono le vittorie nel parlamento per vittorie reali. [DB, V].
Il periodo delle rivoluzioni dal basso era, intanto, chiuso; seguiva un periodo di rivoluzioni dall'alto. [LC, 0] Per quanto inorpellato di immagini più o meno rivoluzionarie, il fondo resta la trasformazione della società per mezzo della democrazia; ma è una trasformazione che non va oltre l'orizzonte del piccolo borghese, per evitare la lotta di classe. Neppure si deve pensare che i rappresentanti della democrazia siano tutti bottegai e che abbiamo per essi una grande tenerezza. I democratici rappresentano la piccola borghesia perché il loro cervello non sa oltrepassare quegli stessi limiti che questa piccola borghesia non sa superare nella vita pratica. [DB, III].
Per quanto la [democrazia socialista] fosse stata smembrata, decimata e umiliata dal nuovo regolamento parlamentare, si era disfatta dei suoi capi e vi aveva sostituite alcune capacità secondarie assai lusingate da questa nuova posizione. E sebbene fosse stata dimostrata in parlamento la loro impotenza, appunto perciò essi si sentivano autorizzati a ricorrere alle più vive esplosioni della loro indignazione morale e a declamazioni rumorose. [DB, III]. Gli oratori della [democrazia socialista], come sempre, si distinsero con rumorose manifestazioni di sdegno morale. [LC, IV]. La [democrazia socialista] confessava apertamente la sua impotenza; si trovava nella condizione dell'asino di Buridano, ma imbarazzata a giudicare tra due ceffoni da ricevere quale fosse il più duro. [DB, VI]. Se il partito dell'ordine fingeva di vedere in questi ultimi rappresentanti della rivoluzione tutti gli orrori dell'anarchia, tanto più essi potevano mostrare quanto fosse in realtà la loro dappocaggine e la loro nullità. E si consolavano con questa misteriosa dichiarazione: "se si osa toccare il suffragio universale, oh! allora mostreremo chi siamo". [DB, III].
5. Il suffragio universale esisteva già da molto tempo, ma era caduto in discredito per l'abuso fattone. Non era più esistito un partito operaio che potesse utilizzarlo. L'astensione elettorale era sempre stata la regola di tutti i partiti seri di opposizione. Gli operai erano abituati a considerare il diritto di voto come una trappola, come uno strumento di mistificazione governativa. [Ma] già il Manifesto comunista aveva proclamato la conquista del suffragio universale, della democrazia, come uno dei primi e più importanti compiti del proletariato militante; e da quel giorno essi hanno utilizzato il diritto di voto in un modo che ha recato loro vantaggi infiniti e che è servito di esempio agli operai di tutti i paesi. Trasformato da strumento di inganno qual è stato finora, in strumento di emancipazione, anche quando non avesse dato altro vantaggio che quello di contarci, diventando così il nostro miglior mezzo di propaganda. Ma con questa efficace utilizzazione del suffragio universale era entrato in azione un nuovo metodo di lotta del proletariato, che andò sviluppandosi rapidamente. Si trovò che le istituzioni dello stato, in cui si organizza il dominio della borghesia, offrono ancora altri appigli a mezzo dei quali la classe operaia può combattere queste stesse istituzioni statali. La borghesia e il governo arrivarono a temere molto più l'azione legale che l'azione illegale del partito operaio, più le vittorie elettorali che quelle della ribellione. [LC, 0].
Se il suffragio universale non era la miracolosa bacchetta magica che pensavano i valentuomini repubblicani, possedeva però il merito incomparabilmente più grande di scatenare la lotta di classe, di costringere i differenti strati della società borghese a superare rapidamente le loro illusioni e le loro delusioni, di spingere di un colpo tutte le frazioni delle classi sfruttatrici alla sommità dello stato e così strappar loro la maschera dell'ipocrisia. [LC, I]. Il suffragio universale aveva compiuto la sua missione. La maggioranza del popolo era passata per la sua scuola, il che è tutto ciò a cui il suffragio universale possa servire: o da una rivoluzione o dalla reazione esso doveva venire eliminato. [LC, IV].
Il dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come espressione della volontà popolare sovrana, questo è il significato della costituzione borghese. Ma dal momento in cui il contenuto di questo diritto di voto, di questo volere sovrano, non è più il dominio borghese, ha la costituzione ancora un significato? Non è forse dovere della borghesia di regolare il diritto di voto in modo che esso abbia a volere ciò che è ragionevole, cioè il suo dominio? Il suffragio universale, sopprimendo di nuovo continuamente il potere attuale dello stato, facendolo scaturire di nuovo dal suo seno, non viene a sopprimere ogni stabilità, a porre a ogni istante in questione tutti i poteri vigenti, ad annullare l'autorità e minacciare di fare un'autorità della stessa anarchia? La borghesia, respingendo il suffragio universale, del quale si era fino ad allora drappeggiata, dal quale aveva ricavato la propria onnipotenza, confessa apertamente: "La nostra dittatura è fino a oggi esistita in forza della volontà popolare; ora essa deve venire consolidata contro la volontà popolare". [LC, III].
Il partito dell'ordine rispose alle vittorie elettorali [dell'opposizione] con la legge elettorale che sopprimeva il suffragio universale. Il governo si guardò bene dal prendere un simile progetto sotto la propria responsabilità. Esso fece alla maggioranza un'apparente concessione, affidando la sua elaborazione ai grandi dignitari di questa maggioranza, [la commissione de] i "burgravi". Non fu dunque il governo che propose all'assemblea, fu la maggioranza del parlamento che propose a se stessa l'abrogazione del suffragio universale. Tutta la stampa socialdemocratica si sollevò come un sol uomo per predicare al popolo contegno dignitoso, calma maestosa, atteggiamento passivo e fiducia nei suoi rappresentanti. La stampa sedicente rivoluzionaria tradì tutto il suo segreto e firmò la propria sentenza di morte. Il partito dell'ordine rispose che, se fosse stato necessario, si sarebbe violata la costituzione; che però ora non ce n'era bisogno, perché la costituzione si prestava a qualsiasi interpretazione e perché la sola maggioranza era competente a decidere della giusta interpretazione. Ai [suoi] attacchi selvaggiamente sfrenati, la [democrazia socialista] contrappose un umanesimo pieno di decenza e di buona educazione. Essa si richiamò al terreno del diritto; il partito dell'ordine la richiamò al terreno dal quale si forma il diritto, cioè alla proprietà borghese. [LC, IV].
La legge elettorale gli toglieva ogni partecipazione al potere politico, e rigettava i lavoratori nella loro condizione di paria: per un istante di benessere potevano dimenticare l'interesse rivoluzionario della loro classe. [DB, IV]. La classe lavoratrice si precipita nelle associazioni operaie, nelle banche di scambio, nelle esperienze dottrinarie: con questo movimento essa rinuncia a rivoluzionare il vecchio mondo prendendo per leva gli immensi mezzi collettivi che esso le offre, e cerca invece di compiere la propria emancipazione in una forma privata, negli stretti limiti delle sue condizioni di esistenza, direi quasi di soppiatto: per questo essa necessariamente fallisce al suo scopo. [DB, I]. La nuova legge elettorale passò; seguì sùbito una nuova legge sulla stampa. Una proposta del governo, notevolmente aggravata da emendamenti del partito dell'ordine, elevò le cauzioni, stabilì un bollo speciale, colpì di imposta tutti gli scritti pubblicati in dispense, e prescrisse, da ultimo, che ogni articolo di giornale dovesse essere munito della firma dell'autore. Il partito del'ordine non ammetteva di fronte a sé che lo scrittore pagato, con nome, domicilio e connotati. La legge passò, e fu l'obbligo della firma che soprattutto la colpì, allorché la misteriosa compagnia venne d'un tratto a decomporsi in venali pennivendoli. [LC, IV].
[Poi] nuova legge sulle associazioni, nuova legge sullo stato d'assedio, le carceri riboccanti, i profughi politici perseguitati, tutti i giornali che oltrepassavano i limiti [della stampa del partito borghese] sospesi; vessazioni del dispotismo militare, i tribunali onnipresenti, l'esercito degli impiegati, epurato già tante volte, ancora una volta epurato. Questi furono gli ineluttabili e sempre ricorrenti luoghi comuni della reazione vittoriosa, i quali meritano di essere ricordati solo perché diretti non unicamente contro il proletariato, ma prima di tutto contro le classi medie. Questo periodo, però, è caratterizzato non dalla cosa ma dalla frase, non dalla frase ma dall'accento e dai gesti che dànno vita alla frase; l'espressione sfacciata e impudente, l'insulto altezzoso e sprezzante contro la repubblica, le chiacchiere civettuole e frivole, la violazione ostentata della dignità repubblicana, dànno a questo periodo un tono e un colorito particolari. [LC, III]. Con la legge elettorale e la legge sulla stampa il partito rivoluzionario e democratico scompare dalla scena ufficiale. Prima di andarsene a casa, le due frazioni della [democrazia socialista], i democratici socialisti e i socialisti democratici, emisero due manifesti, due necrologi, nei quali dimostravano che, se non avevano mai trovato dalla loro parte la forza e il successo, s'erano tuttavia trovati sempre dalla parte dell'eterno diritto e di tutte le altre eterne verità. [LC, IV]. I capi della democrazia fecero di tutto per impacciare il popolo, in una lotta apparente; dopo fecero di tutto per allontanarlo dalla lotta reale. La sconfitta li aveva messi fuori combattimento per anni, il processo storico doveva anzitutto svolgersi di nuovo su di loro. [DB, IV].
E qui abbiamo due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere, due grandi bande di speculatori politici che alternativamente entrano in possesso del potere, e lo sfruttano coi mezzi più corrotti e ai più corrotti scopi; e la nazione è impotente contro queste due grandi bande di politici, che apparentemente sono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano. [GC, 0]. Non rappresentando più la nazione sovrana dopo la legge elettorale, il parlamento deve lasciare l'iniziativa al governo e contentarsi post festum di servili rimostranze. [DB, V]. Questa miserabile assemblea abbandonò la scena, spogliata delle sue illusioni repubblicane, senza grandi creazioni nel passato, senza speranze nell'avvenire, decomponendosi pezzo a pezzo; mentre era ancora in vita, non riusciva a galvanizzare il proprio cadavere. Essa lasciò dietro di sé, ingrossato, il disavanzo dello stato. [LC, II]. Il risultato immediatamente tangibile della caduta della repubblica parlamentare fu la vittoria [del presidente] sul parlamento, del potere esecutivo sul potere legislativo, del potere senza frasi sul potere delle frasi; il potere esecutivo contrapposto al potere legislativo esprime l'eteronomia della nazione in opposizione alla sua autonomia. [DB, VII].
Il presidente faceva del suo diritto costituzionale un uso non parlamentare, e aveva fatto un uso incostituzionale delle sue prerogative parlamentari, principalmente nell'abolizione del suffragio universale. [DB, VI]. Nella loro ininterrotta crociata contro le masse dei produttori [i borghesi] furono costretti, però, non solo ad attribuire all'esecutivo poteri di repressione sempre più vasti, ma in pari tempo a spogliare la loro stessa fortezza parlamentare di tutti i suoi mezzi di difesa contro l'esecutivo, l'uno dopo l'altro. Il frutto naturale della repubblica del "partito dell'ordine" fu il secondo impero, col colpo di stato come certificato di nascita, il suffragio universale come sanzione e la spada come scettro. [GC, III].
Il partito dell'ordine è costretto, nella sua lotta con il popolo, ad aumentare costantemente il potere dell'esecutivo. Ogni aumento del potere del'esecutivo aumenta il potere di chi ne è investito, e viene altresì ad aumentare la probabilità per quest'ultimo di eludere con la violenza la soluzione costituzionale. Questi, allora, nella sua lotta contro il partito dell'ordine, non si arresterà davanti alla violazione della costituzione, così come il partito dell'ordine, nella sua lotta contro il popolo, non si è arrestato davanti a un'altra delle sue basi, davanti alla legge elettorale. Contro il parlamento egli farebbe appello, secondo ogni probabilità, perfino al suffragio universale. In una frase, la soluzione della questione costituzionale pone in discussione l'intero status quo politico. Dietro il pericolo per lo status quo si nasconde il pericolo del crollo di tutta la società borghese. L'unica soluzione possibile nel senso della borghesia è l'aggiornamento della soluzione. Essa può salvare la repubblica costituzionale solo con una violazione della costituzione, col prolungamento del potere del presidente. E questa è altresì l'ultima parola della stampa dell'ordine, dopo le lunghe e profonde discussioni sulle "soluzioni", a cui essa si è abbandonata. Lo strapotente partito dell'ordine si trova così, per sua vergogna, costretto a prendere sul serio la ridicola, volgare e a lui odiosa persona dello pseudo-bonaparte. Questa sudicia figura s'illudeva ugualmente circa le cause che le davano il carattere di uomo necessario. [LC, IV].
6. [Sul] voto che metteva in stato d'accusa [il presidente], il partito dell'ordine riportò la vittoria. [Il presidente] si doleva delle calunnie dei suoi avversari, come uomo di cui si disconoscesse la virtù; ma mostrando di identificare la propria persona alla causa dell'ordine, era piuttosto la causa dell'ordine che egli identificava alla sua persona. [DB, III]. [Il presidente] ricordò al partito dell'ordine la sua corruzione sistematica: come accattone principesco aveva sui furfanti borghesi il vantaggio di poter condurre la lotta in un modo volgare. Dopo che l'assemblea gli ebbe prestato mano per aiutarlo a superare il terreno sdrucciolevole del codice penale, vide venuto il momento per passare dalla difensiva apparente all'offensiva. [DB, V]. Il linguaggio della borghesia - linguaggio onesto, ipocritamente temperato, pieno di luoghi comuni virtuosi e compunti - si manifesta nel suo senso più riposto in bocca ... all'eroe del picnic. [DB, V] [Con] milioni di biglietti della lotteria, i sogni dorati dovevano prendere il posto dei sogni socialisti del proletariato, e le speranze seducenti di guadagnare i grossi premi dovevano surrogare il diritto dottrinario al lavoro: una truffa bella e buona. [DB, V]
La borghesia insorse contro il dominio del proletariato lavoratore e innalzò al potere il proletariato dei vagabondi [DB, VII]: scampaforche rovinati, con mezzi d'esistenza equivoci venuti non si sa da dove, rampolli perduti e avventurieri della borghesia, vagabondi, soldati destituiti, detenuti liberati, forzati evasi, truffatori, saltimbanchi, lazzaroni, borsaioli, prestigiatori, ruffiani, cantastorie, cenciaioli, accattoni, insomma la massa indecisa, errante e fluttuante che i francesi chiamano la bohème - elemento col quale [il presidente] aveva tanta affinità. Presa sul serio la sua parte da "imperatore", diventa vittima del suo modo di vedere: allora è il pagliaccio serio che non prende più la storia per commedia, ma la commedia per storia. [DB, V].
Accadde che l'uomo più limitato della [nazione] acquistasse il significato più multiforme: appunto perché non era nulla, egli poteva significare tutto, fuorché se stesso. [LC, II]. Maestro delle piccole truffe di stato, virtuoso dello spergiuro e del tradimento, esperto in tutti i bassi stratagemmi, nelle ignobili astuzie e nelle vili perfidie delle lotte di partito nel parlamento; non avendo scrupolo, se fuori dal potere, di attizzare una rivoluzione e di soffocarla una volta al timone dello stato; con pregiudizi di classe invece che idee, e la vanità al posto del cuore; con una vita privata altrettanto infame quanto è odiosa la sua vita pubblica, anche ora egli non può fare a meno di accrescere la bruttura delle sue azioni col ridicolo della sua vanagloria. [GC, III]. Se ora, in nome della repubblica, promettono con frasi altisonanti cose impossibili, non lo fanno forse con l'intenzione di preparare la campagna per un governo "possibile"? [GC, II].
Le cicalate, le follie personali del presidente, comici ordini senz'altro destinati a un insuccesso, trasformate in progetti di legge! Acquistarsi una popolarità con proposte di un'infantile stupidità: prestiti d'onore per i lavoratori, ricevere denaro in dono o a prestito, questa fu la prospettiva con la quale il governo sperava di allettare le masse. Doni e prestiti, qui si arresta la scienza finanziaria dei bohèmiens grandi e piccoli. Mai un pretendente ha speculato più trivialmente sulla bassezza delle masse. [C'era un] crescente pericolo di un colpo di stato che un avventuriero spronato dai debiti, e non trattenuto da alcuna fama consolidata, poteva alla fine, disperato, tentare. [DB, IV]. Così poca era la fiducia nell'effetto magico della sua persona, che lo facevano accompagnare dappertutto da membri dell'organizzazione del sottoproletariato, spedendoli in massa per i treni, in qualità di claque. Ponevano in bocca alla loro marionetta dei discorsi che, a seconda del ricevimento nelle diverse città, proclamavano la rassegnazione repubblicana o la tenacia perseverante, come parola d'ordine elettorale della politica presidenziale. Nonostante tutte le manovre, questi viaggi erano molto lontani dall'essere marce trionfali. [LC, IV].
I "burgravi" del partito dell'ordine - scettici ai giuramenti, veterani virtuosi dello spergiuro - non si fecero illusioni un istante sulla fiducia che meritava. [DB, V]. I burgravi [erano] sicuri dietro a una siepe di baionette; [ma] quando si cerca di convincere l'avversario lo si riconosce padrone della situazione: [se] nessuna pietra cade dai tetti, il corso della borsa sale. [DB, V]. Il sistema era lo stesso: continuo aumento dei debiti, dissimulazione del disavanzo. E col tempo, poi, il vecchio banditismo di borsa si sfogò ancora più liberamente. [LC, III]. [Ebbe] inizio il saccheggio [della nazione] da parte di una banda di avventurieri della politica e della finanza. Il suo governo favorì la speculazione e l'attività industriale, in una parola, favorì l'arricchimento della borghesia nel suo assieme, in modo fino ad allora sconosciuto. In proporzione anche maggiore, si svilupparono la corruzione e il furto in massa, che avevano il loro centro [nel palazzo] e che ricavavano le loro alte percentuali dall'arricchimento della borghesia [GC, 0]: tutte le magagne, il suo dispotismo reale e il suo apparente regime democratico, le sue gherminelle politiche e il suo brigantaggio finanziario, le sue frasi altisonanti e la sua volgare abilità da borsaiolo. [GC, I].
Pretendeva unire tutte le classi ravvivando per tutte la chimera della gloria nazionale. In realtà era l'unica forma di governo possibile in un periodo in cui la borghesia aveva già perduto la facoltà di governare la nazione. Sotto il suo dominio, la società borghese, libera da preoccupazioni politiche, raggiunse uno sviluppo che essa stessa non aveva mai sperato. La sua industria e il suo commercio assunsero proporzioni colossali; la speculazione finanziaria celebrò delle orge cosmopolite; la miseria delle masse fu messa in rilievo da un'ostentazione sfacciata di un lusso esagerato, immorale, delittuoso. Il potere dello stato, apparentemente librato al di sopra delle società, era esso stesso, in pari tempo, lo scandalo più grande di questa società e il vivaio di tutta la sua corruzione. La sua decomposizione, e la decomposizione della società che esso aveva salvato, vennero messe a nudo. L'imperialismo è la più prostituita e l'ultima forma del potere di stato, che la società borghese in pieno sviluppo aveva alla fine trasformato in strumento per l'asservimento del lavoro al capitale. [GC, III].
7. Il partito dell'ordine propose alla costituente di deliberare il proprio scioglimento, necessario per il ristabilimento della fiducia e dell'ordine; a sentir loro, il parlamento intralciava l'azione del nuovo governo, il paese ormai ne era stanco. Quando il partito dell'ordine non dominava ancora nell'assemblea e stava soltanto al governo, aveva già diffamato il regime parlamentare. Lo scioglimento della costituente comprende la storia della rovina dei repubblicani borghesi. Costoro avevano espulso il proletariato e ridotto provvisoriamente al silenzio i piccoli borghesi democratici; dopo queste imprese essi furono a loro volta respinti dalla massa della borghesia - i grandi proprietari fondiari, gli aristocratici della finanza e i grandi industriali, i grandi dignitari dell'esercito, dell'università - che a buon diritto considerava la repubblica come sua proprietà e la mise sotto sequestro. [DB, II].
La Costituente si decise a chiamare in vita la sua creatura più vera, il presidente. Dietro il governo vi era il presidente, e dietro il presidente milioni di voti di sfiducia contro la Costituente: la Costituente rendeva alla nazione il suo voto di sfiducia. Ridicolo baratto! Chi si trovò faccia a faccia non furono il presidente e il parlamento di una stessa repubblica, [ma] due forme che incarnavano periodi affatto diversi del processo di esistenza della repubblica. La borghesia sola poteva regnare in questa repubblica borghese costituita, togliere alla costituzione i suoi accessori ideologici e realizzare, con una propria legislazione e una propria amministrazione, le condizioni indispensabili per l'assoggettamento del proletariato. [LC, II].
Nella sua lotta contro la rivoluzione, la repubblica parlamentare fu costretta ad aumentare con misure repressive i mezzi e l'accentramento del potere dello stato: principale scopo del vincitore, la presa di possesso di questo colossale edificio dello stato. La burocrazia era soltanto un mezzo per preparare il dominio di classe della borghesia, fu lo strumento della classe dominante. Lo stato sembra aver acquistata piena autonomia; la macchina dello stato si è talmente consolidata di fronte alla società civile, che è per lei sufficiente avere alla testa un cavaliere d'industria, innalzato sugli scudi dalla soldatesca ubriaca, comprata con acquavite, salcicce e salame. Un'enorme burocrazia, il dominio dei preti come mezzo di governo, la preponderanza dell'esercito, ecc.: idee derivate dalla piccola proprietà non sviluppata. Maneggi di borsa, anticipazioni sulle azioni: apparire il benefattore di tutte le classi. La parodia dell'imperialismo era necessaria per elaborare nettamente il contrasto tra lo stato e la società. [DB, VII].
La massa dei rappresentanti degli amici dell'ordine intrigava per formulare la proposta d'urgenza di un'immediata revisione della costituzione [LC, III], [per] passar sotto silenzio la legge più importante, la legge elettorale, e faceva appello al popolo per l'elezione presidenziale, qualora la costituzione non fosse stata riveduta [DB, V]: decidersi tra la proroga senza cambiamenti o la revisione della costituzione. Revisione della costituzione, repubblica parlamentare: condizione indispensabile del dominio comune delle due frazioni della borghesia, grande proprietà e industria. [DB, VI]. Quando gli affari andavano bene, la borghesia gridava contro ogni lotta parlamentare per poter tranquillamente esercitare il suo commercio. Quando essi andavano male, la borghesia accusava le lotte parlamentari, la lotta tra il parlamento e il potere esecutivo, di essere causa della loro stagnazione e chiedeva ad alte grida il silenzio per ridare la parola al commercio. I dibattiti sulla revisione (della costituzione) caddero proprio in questo cattivo momento. [DB, VI]. La maggioranza del parlamento si dichiarò contro la costituzione, ma questa si dichiarava per la minoranza: in un tale momento revisione della costituzione vuol dire prolungare il potere presidenziale, come prolungare la costituzione vuol dire la destituzione [del presidente]. Il parlamento si era dichiarato per lui, ma la costituzione si dichiarava contro il parlamento. Egli agiva quindi secondo lo spirito del parlamento stracciando la costituzione, e agiva secondo lo spirito della costituzione cacciando il parlamento. [DB, VI].
Non sono forse organizzati a difesa della costituzione i pubblici poteri, e la violazione della costituzione non incomincia essa solo dal momento in cui uno dei pubblici poteri si ribella contro l'altro? Ciò che la [democrazia socialista] cercò di fare fu un'insurrezione "entro i limiti della ragion pura", un'insurrezione parlamentare. La [democrazia socialista] era decisa a imporre il rispetto della costituzione con tutti i mezzi "eccetto che con la forza delle armi". In questa decisione fu appoggiata dagli "amici della costituzione", avanzi della consorteria del partito repubblicano borghese. Essa dichiarava il presidente, i ministri, la maggioranza, il parlamento "fuori della costituzione". "Viva la costituzione!" era la parola d'ordine che essa lanciava, parola d'ordine che non significava altro che "abbasso la rivoluzione!". Al proclama costituzionale corrispose una cosiddetta dimostrazione pacifica dei piccoli borghesi, cioè una processione per i viali, che avanzava al grido di "viva la costituzione!", gettato in modo meccanico, glaciale, con la coscienza sporca, dai membri stessi del corteo, e respinto ironicamente, anziché ripetuto con forza di tuono dall'eco del popolo che faceva ala sui marciapiedi. La [democrazia socialista] aveva dichiarato la maggioranza del parlamento "fuori della costituzione", la maggioranza consegnò la [democrazia socialista] all'Alta corte di giustizia per violazione della costituzione, e proscrisse tutti coloro che in essa avevano ancora energia. La minoranza era andata fino al tentativo di insurrezione parlamentare, la maggioranza elevò a legge il proprio dispotismo parlamentare. [LC,III].