Se osservare significa davvero vedere le cose che ci stanno intorno,
fatti, personaggi, situazioni d'ambiente, ma anche ricordi, immagini, cronache,
non potevamo esimerci dal proporvi alcuni materiali sulla storia orale.
Facendo parlare direttamente i protagonisti.
Non mi soffermerò a spiegarvi cos'è la storia orale e quali
gli ambiti del suo sapere specifico, chiamiamolo così; lo fanno già
egregiamente Piero Brunello nella sua introduzione e Cesare Bermani, uno
dei più conosciuti esperti in materia.
Leggerete nel prosieguo anche gli articoli che Alessandro Casellato e Claudia
Nemec hanno acconsentito a pubblicare in rete ed entrerete meglio nell'argomento,
soffermandovi su due casi se vogliamo emblematici della parte d'Italia che
guarda verso Est: il Veneto e l'Istria. Storia di piccole storie, appunto.
Storia di gente comune, come direbbe Brunello, sottratta alla storia dei
grandi eventi e dei grandi personaggi descritti più per il gusto
della letteratura che per quello dell'analisi concreta dei fatti e delle
trasformazioni che negli anni ci hanno trascinato direttamente nel nuovo
millennio.
Soprattutto, io credo, storia d'archivio. L'archivio è un concetto
presente in molta storiografia contemporanea, forse in tutta. Tuttavia studiare
gli archivi, anche quando sono persone viventi, carne che pensa e ricorda,
a volte canta o lascia versi scritti, significa impossessarsi in qualche
modo del tempo e se non di tutto il tempo, giacchè non vorrei scivolare
nella filosofia, argomento di cui, con orgoglio, non trattiamo nel nostro
Osservatorio, perlomeno del tempo della memoria, con tutte le sue contraddizioni,
sia ben chiaro e i suoi punti oscuri. La storia orale aiuta in questo senso
a familiarizzare con l'archivio, quello della soffitta di casa, magari,
con le vecchie corrispondenze amorose dei vostri nonni. Ci interessano insomma
i micro-eventi, gli spazi ritagliati nelle luce fioca di qualche sgabuzzino
che trasuda polvere, le vicende sottratte all'occhio insonne del Grande
Fratello, oggi purtroppo, e con qualche ironia paradossale, trasformato
in fenomeno televisivo di massa.
Ma storia dell'altrimenti è, del resto, sperimentazione continua,
assunzione di responsabilità nel prendere posizione, ancor di più
se scomoda, voglia di conoscere. Un esperimento reso possibile da un'insopprimibile
volontà di guardare sempre dove per lo più non si guarda.
Osservare, dicevo prima. Curiosare. Chiedere.
Non ci fermeremo qui, arriveranno altri articoli. Ci auguriamo che come
inizio sia perlomeno soddisfacente.
Mario Coglitore