[sintesi]
L'articolo ricostruisce la reazione all'attentato a Togliatti, che vide
una situazione tesissima: scioperi spontanei, occupazioni delle fabbriche,
cortei, scontri con le forze dell'ordine, assalti alle prefetture, alle
questure e alle sedi dei partiti di governo. Il tutto represso con la massima
rapidità e durezza.
La repressione antioperaia, i fantasiosi piani "K" di cui parlaronono
i giornali, il clima tetro e pesante degli anni `50... tutto sembra rispondere
a un progetto preciso, come se si fosse voluto provocare una violenta reazione
della base operaia e dei militanti della sinistra per saggiarne la pericolosità,
individuare le avanguardie, aggiornare le proprie strategie, ridislocare
le proprie forze; recenti rivelazioni, come quelle su "Gladio",
rafforzarebbero le ipotesi più "dietrologiche". Probabilmente
non si saprà mai con certezza se l'attentato fu solo il gesto di
un esaltato, come sembra, o se fu uno dei primi episodi della "strategia
della tensione".
Vengono prese in considerazione le opposte critiche di cui fu oggetto il
PCI: l'una, proveniente "da destra", consiste nell'accusa di aver
tentato di mettere in atto, prendendo a pretesto l'attentato a Togliatti,
un piano insurrezionale definito nella polemica giornalistica "piano
K". L'altra, mossa da "sinistra", e soprattutto dai gruppi
extraparlamentari nel corso degli anni `70, considera il 14 luglio come
"un'occasione perduta" sostenendo che il vertice del partito non
seppe cogliere le aspirazioni e le potenzialità rivoluzionarie manifestate
dalle masse popolari.
L'inconsistenza di tali accuse non scagiona il PCI dalla responsabilità
di un atteggiamento liquidatorio del patrimonio ideale della Resistenza
e del movimento operaio da parte del vertice del PCI: Togliatti è
innanzitutto il protagonista, quale ex Ministro della Giustizia, del fallimento
dell'epurazione. Alla base di queste scelte moderate del PCI viene individuata
una consapevolezza di vivere in un Paese a sovranità limitata: il
PCI di quegli anni non si prepara a "prendere il potere" né
per la via democratico-parlamentare né per quella insurrezionale.
C'è un unico modo per la burocrazia del partito di influenzare in
modo decisivo il quadro politico italiano: proporsi come l'unica forza in
grado di garantire la governabilità.