VIVARELLI NORMALISTA NEOREVISIONISTA NELLA SCUOLA DEL CENTROSINISTRA
Pietro Calamandrei, a metà degli anni '50, pronunciò discorsi
per condannare il soffocamento della resistenza operato dalle forze conservatrici
che continuavano a detenere il potere politico ed economico. Infatti, dopo
il '48 furono riammessi militari, funzionari, burocrati che avevano favorito
e servito il fascismo fino allo sbarco alleato, per non parlare dei proprietari
agrari e industriali sovvenzionatori di Mussolini prima, della DC in seguito.
Dopo la guerra furono riammessi nelle fila di esercito, polizia e pubblica
amministrazione i membri della Repubblica Sociale Italiana che utilizzò
le proprie forze militari soprattutto per reprimere la lotta partigiana.
Nella RSI si ritrovano la X Mas di Borghese, protagonista poi di tentativi
golpisti negli anni '70, la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale che aveva
assorbito lo squadrismo degli anni '20 rimasto impunito nonostante si sia
macchiato di eccidi, stupri e violenze.
La memoria popolare ha ancora vivo il ricordo delle bande repubblichine
che indicavano alle SS le persone da deportare in Germania o da uccidere
in esecuzioni sommarie perché ritenute sovversive.
Di ben altro avviso è invece lo storico R. Vivarelli, che ha scritto
una sua memoria (La fine di una stagione, Il Mulino 2000) tesa all'esaltazione
del fascismo e dei repubblichini, senza alcun giudizio analitico sui fatti.
Il fascismo, per Vivarelli, fu "desiderio di tenere fede alla memoria
paterna, ... patria e fascismo erano una cosa sola, ... Mussolini, più
che un capo, era per noi un simbolo ...".
La ricostruzione dell'esercito fascista dopo l'8 settembre 1943, in contemporanea
alla nascita della Resistenza nelle montagne e in città, per Vivarelli
è un moto d'animo giovanile di idealisti che senza alcun dubbio aderivano
alla Germania nazista optando per barbarie, razzismo e soppressione di minoranze.
Le passioni giovanili sono il pretesto con cui Vivarelli ammette, approva
ed esalta l'adesione alla Repubblica Sociale Italiana, riscoprendo un'identità
fascista soltanto celata in cinquant'anni di democrazia. "Dovevamo
nascondere la nostra identità, ed anche più tardi, quando
le acque si calmarono e la vita tornò gradualmente alla normalità,
dovemmo ugualmente nascondere il nostro passato e negare una parte importante
della nostra storia e della nostra vita. E questa specie di esilio è
durato a lungo, in un certo senso è durato sino ad ora".
Questi passi estrapolati dalle memorie di Vivarelli confermano che i revisionisti
e gli assertori della bontà del fascismo non sono solo coloro che
negano l'esistenza dei campi di sterminio, esistono ben altri individui
che possono parlare nelle aule universitarie, scrivere sulla stampa e guadagnare
spazi televisivi. Riabilitano il fascismo i figli del pensiero unico liberista
che cercano di riscrivere il passato per rendere più accettabile
un presente ed un futuro fatti di barbarie, sfruttamento economico, razzismo,
soppressione dei diritti di minoranze e dei lavoratori.
In questo stretto legame tra i fascisti di ieri, i razzisti e i benpensanti
di oggi si cela una confusione ideologica e culturale che va respinta con
una nuova e coerente battaglia delle idee, che solo i comunisti possono
sostenere.
a cura dell'Associazione "Pianeta Futuro" di Pisa