sintesi
L'autore considera la guerra che gli Stati Uniti preparano contro l'Irak
come un tentativo di rilanciare l'economia americana attualmente in crisi.
E' un passo in più nella direzione di una vera e propria "economia
di guerra" che gli Stati Uniti stanno costruendo a partire dalla Guerra
del Golfo del 1991. Il militarismo è diventato negli anni novanta
una componente fondamentale dello sviluppo capitalistico statunitense, e
risulta in questo senso di grande attualità l'indicazione di Rosa
Luxemburg secondo cui violenza politica e processi economici sono due aspetti
di un medesimo fenomeno, l'accumulazione capitalistica. Al fronte delle
spese militari si aggiunge, dopo l'11 settembre, quello della "sicurezza
interna", tanto che secondo l'autore si sta formando un "sistema
militare-sicurezza" che potrebbe diventare nei prossimi anni più
importante del "complesso militare-industriale" dell'epoca della
guerra fredda.
E' tuttavia illusorio pensare che la guerra contro l'Irak possa risolvere
la recessione e aprire un'era di stabilità: il breve ciclo a suo
tempo innescato dalle guerre degli anni novanta, che ha permesso agli Stati
Uniti di beneficiare di nove anni di crescita, si è infatti esaurito
con il crollo della borsa e l'evidenziarsi del carattere illusorio della
new economy .