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Intendere correttamente le coordinate attuali

di Gianfranco La Grassa
 

sintesi

L'autore parte da una sintetica riconsiderazione dei livelli economico e politico in cui si articolano i rapporti sociali capitalistici, "coagulandosi" attorno a due fondamentali insiemi di apparati, insiemi che hanno preso tradizionalmente le denominazioni di impresa e Stato, per arrivare a una piu' chiara definizione della "classe dominante" nella società capitalistica. Nella sfera economica della società capitalistica emergono in dominanza gli agenti delle politiche conflittuali necessariamente implicate dalla riproduzione dei rapporti di competizione tra imprese. Nella sfera politica emergono in dominanza, soprattutto, gli agenti di politiche aggressive verso l'esterno di carattere latamente "militare", nonché gli agenti del controllo e impiego di quote del reddito nazionale avocate alla sfera detta "pubblica". Gli agenti dominanti nella sfera economica - che, nel capitalismo tradizionale del resto ormai rimondializzatosi, è prevalentemente "privatistica" - e quelli dominanti nella sfera politica - non coincidente, ma comunque prevalentemente organizzata in senso "pubblico", soggiacente alla trasfigurazione ideologica dell'agire per l'interesse generale della collettività - rappresentano, in simbiosi fra loro, le due frazioni fondamentali della "classe" dei ruoli dominanti nella formazione sociale a modo di produzione capitalistico. Entrambe queste frazioni svolgono politiche, anche se di tipologia differente e per fini diversi eppur convergenti nel favorire la riproduzione dei rapporti caratteristici di detta formazione sociale.
Il primo trentennio del dopoguerra è stato caratterizzato dalla supremazia, all'interno del campo capitalistico, della classe dominante USA, nelle sue due frazioni (in simbiosi) degli agenti delle strategie grande-imprenditoriali e di quelli delle politiche esterne dello Stato di carattere latamente "militare". Nei paesi non centrali, al contrario, agli agenti dominanti della sfera economica si unirono le frazioni "pubbliche" - volgarmente denominate "borghesia di Stato" - che controllavano la spesa statale, con crescenti deficit di bilancio (secondo i dettami, non troppo rettamente intesi e applicati, della teoria keynesiana), e ne orientavano le direzioni di impiego. A partire dagli anni '80, ed in particolare dopo il crollo del sistema "socialista" e la rimondializzazione di quello capitalistico, si parlò spesso di un declino del capitalismo statunitense e dell'affermarsi di un mondo tripolare con USA, Germania (ed Europa) e Giappone quali poli concorrenti.
Il 1999 è stato l'anno in cui l'alleanza delle frazioni dominanti del centro USA, grazie soprattutto, ma non soltanto, alla posizione unica in campo militare (in senso stretto come lato), ha messo a segno colpi decisivi per la riaffermazione del suo ruolo dominante globale (cioè mondiale). La situazione complessiva sembra caratterizzata da una situazione di semiimperialismo e di politica imperiale da parte della potenza centrale. La situazione è invece molto confusa nei paesi non centrali a capitalismo sviluppato, dove all'accresciuta potenzialità delle frazioni dominanti economiche (agenti delle strategie conflittuali interimprenditoriali) non si accompagna al momento una effettiva ristrutturazione delle frazioni dominanti politiche ("pubbliche").

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