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sintesi
L'autore parte da una sintetica riconsiderazione dei livelli economico
e politico in cui si articolano i rapporti sociali capitalistici,
"coagulandosi" attorno a due fondamentali insiemi di apparati,
insiemi che hanno preso tradizionalmente le denominazioni di impresa
e Stato, per arrivare a una piu' chiara definizione della "classe
dominante" nella società capitalistica. Nella sfera economica
della società capitalistica emergono in dominanza gli agenti delle
politiche conflittuali necessariamente implicate dalla riproduzione
dei rapporti di competizione tra imprese. Nella sfera politica emergono
in dominanza, soprattutto, gli agenti di politiche aggressive verso l'esterno
di carattere latamente "militare", nonché gli agenti del
controllo e impiego di quote del reddito nazionale avocate alla sfera detta
"pubblica". Gli agenti dominanti nella sfera economica - che,
nel capitalismo tradizionale del resto ormai rimondializzatosi, è
prevalentemente "privatistica" - e quelli dominanti nella sfera
politica - non coincidente, ma comunque prevalentemente organizzata in senso
"pubblico", soggiacente alla trasfigurazione ideologica dell'agire
per l'interesse generale della collettività - rappresentano, in simbiosi
fra loro, le due frazioni fondamentali della "classe" dei ruoli
dominanti nella formazione sociale a modo di produzione capitalistico. Entrambe
queste frazioni svolgono politiche, anche se di tipologia differente
e per fini diversi eppur convergenti nel favorire la riproduzione dei rapporti
caratteristici di detta formazione sociale.
Il primo trentennio del dopoguerra è stato caratterizzato dalla supremazia,
all'interno del campo capitalistico, della classe dominante USA, nelle sue
due frazioni (in simbiosi) degli agenti delle strategie grande-imprenditoriali
e di quelli delle politiche esterne dello Stato di carattere latamente "militare".
Nei paesi non centrali, al contrario, agli agenti dominanti della
sfera economica si unirono le frazioni "pubbliche" - volgarmente
denominate "borghesia di Stato" - che controllavano la spesa statale,
con crescenti deficit di bilancio (secondo i dettami, non troppo
rettamente intesi e applicati, della teoria keynesiana), e ne orientavano
le direzioni di impiego. A partire dagli anni '80, ed in particolare dopo
il crollo del sistema "socialista" e la rimondializzazione di
quello capitalistico, si parlò spesso di un declino del capitalismo
statunitense e dell'affermarsi di un mondo tripolare con USA, Germania (ed
Europa) e Giappone quali poli concorrenti.
Il 1999 è stato l'anno in cui l'alleanza delle frazioni dominanti
del centro USA, grazie soprattutto, ma non soltanto, alla posizione
unica in campo militare (in senso stretto come lato), ha messo a segno colpi
decisivi per la riaffermazione del suo ruolo dominante globale (cioè
mondiale). La situazione complessiva sembra caratterizzata da una situazione
di semiimperialismo e di politica imperiale da parte della
potenza centrale. La situazione è invece molto confusa nei paesi
non centrali a capitalismo sviluppato, dove all'accresciuta potenzialità
delle frazioni dominanti economiche (agenti delle strategie conflittuali
interimprenditoriali) non si accompagna al momento una effettiva ristrutturazione
delle frazioni dominanti politiche ("pubbliche").