1) La cosiddetta base economica è in fondo costituita da una rete di relazioni che, nel capitalismo, possono essere raggruppate sotto le denominazioni di impresa e mercato. Tuttavia, considero logicamente prioritaria, in quanto vero e proprio apparato, la prima, mentre tratto il secondo come un portato (lo spazio di configurazione) della conflittualità interimprenditoriale. In un certo senso, quindi, il mercato non è altro che questa mera interazione conflittuale. Quando in esso compaiono coaguli (apparati) organizzativi, questi sono messi in piedi o direttamente dagli apparati "pubblici" o nascono da intese tra imprese, con sanzione legale da parte dello Stato. In definitiva, i veri apparati decisivi della struttura capitalistica sono l'impresa e lo Stato; anche gli apparati a prevalente funzione ideologico-culturale appaiono nella forma dell'impresa e/o della sanzione "legale" da parte della sfera "pubblica".

2) Per cui, indubbiamente, la genesi del modo di produzione capitalistico è decisiva per capire le caratteristiche essenziali della nostra società. Se invece ci si limita a osservare quest'ultima in quanto già compiutamente formatasi, nulla di più facile che cadere nelle distorsioni ideologiche tipiche della scuola neoclassica, che individua - nella sfera economica del capitalismo - solo l'impresa e il mercato, e avvia quindi l'analisi considerando i presunti "individui produttori" quali mere funzioni di combinazione ottimale di n fattori produttivi per fornire, in concorrenza fra loro nel mercato, beni atti a soddisfare i bisogni di un aggregato (semplice somma) di "individui consumatori".

3) Pur non potendo approfondire l'argomento, ricordo che il dominio di detta frazione è connesso strettamente al controllo dei mezzi che nascono dall'intreccio conflittuale tra tante imprese, quell'intreccio che è il mercato e in cui il risultato del processo produttivo appare nella forma di merce che va venduta con acquisizione di masse monetarie, una parte delle quali costituisce il profitto d'impresa. I mezzi controllati, e utilizzati nella competizione, sono dunque essenzialmente finanziari. Tale controllo può essere esercitato prevalentemente dalle stesse direzioni strategiche delle imprese industriali, o può invece fortemente autonomizzarsi in imprese e istituti particolari, ecc.; tutto questo, però, non può essere adeguatamente trattato.

4) Per cui la maggiore o minore enfasi posta, in epoche differenti, sulla necessità di razionalizzare i processi di lavoro in detti apparati, onde risparmiare "lavoro" (cioè salari degli impiegati "pubblici"), è solo il risultato della maggiore o minore urgenza con cui viene avvertita l'esigenza di lasciare la più alta quota possibile di risorse a disposizione dei "produttori" capitalistici (imprese) ai fini della loro reciproca competizione mercantile, anch'essa più o meno acuta in epoche diverse dello sviluppo capitalistico (quelle da me definite poli o monocentriche).

5) Per quanto importante sia, anche in questi ultimi tempi, tralascio di considerare la non accettazione, da parte di minoranze più o meno importanti di una certa popolazione abitante un dato territorio e sottoposta alla potestà di un determinato Stato, della nazionalità che caratterizza la maggioranza di detta popolazione, il che comporta anche la non accettazione della potestà dello Stato in questione. Le "questioni nazionali" delle "minoranze" riguardano un diverso livello di analisi rispetto a quello che è l'oggetto fondamentale della presente trattazione.

6) Non mi riferisco solo, in senso stretto, alle politiche che vedono l'impiego di eserciti e di armi, ma anche a quelle che rappresentano comunque pressione ed espansione verso l'esterno, verso il controllo o comunque la decisiva influenza, in forme svariate, su aree territoriali, popolazioni, classi capitalistiche "nazionali", altre rispetto a quelle cui si riferisce la sfera di più diretta e immediata competenza di un dato Stato.

7) Gli agenti degli apparati pubblici che esercitino esclusivamente politiche di controllo e regolamentazione rivolte all'interno di un dato territorio, di una data popolazione, ecc. - che esercitino dunque quelle funzioni che possiamo latamente definire di polizia (funzioni spesso caratterizzate da finalità di coercizione) - non appartengono in genere alla classe dominante. Solo in particolari contingenze, ad esempio colpi di Stato militari, gli agenti delle politiche esterne avocano a sé anche quelle repressive di carattere interno; ma sono le prime, e non le seconde, a caratterizzare la loro "simbiosi" con le classi dominanti di tipo "economico".

8) Si vedano in particolare i miei La tela di Penelope e Riflessioni del dopoguerra (II parte), CRT Pistoia 1999 dove si trovano inoltre ulteriori indicazioni bibliografiche.

9) Nel paese centrale si venne formando il cosiddetto complesso militare-industriale (dove la prevalenza spetta tuttavia al secondo termine), che fu erroneamente pensato all'origine di politiche keynesiane negli USA. Tale complesso è invece una forma di strutturazione delle classi dominanti assai più tradizionale e antica, che caratterizzò i paesi capitalistici in competizione imperialistica durante la fase di policentrismo tra otto e novecento.

10) Le sedicenti "ladronerie", con conseguente cambio di regime per via giudiziaria negli anni `90, fenomeno particolarmente ma non solo italiano (affaire Kohl docet), sono una diretta conseguenza di questo modo di formarsi e di atteggiarsi delle frazioni di classe dominante e delle loro specifiche alleanze nei paesi capitalistici sviluppati non centrali, in specie fin quando durò la presenza "minacciosa" del campo "socialista". Del tutto logicamente i "sinistri", ormai incapaci di contrapposizione politica e di valori rispetto alla "destra" poiché essi stessi propugnano una politica e dei valori complessivamente di destra, sono soltanto in grado di agitare il tema della corruzione e del ladrocinio quale unica argomentazione. Avendo spazio e tempo, sarebbe possibile mostrare come corruzione e ladrocinio siano consustanziali alle politiche dette keynesiane, che non sono asettiche attività di spesa per il "bene pubblico", ma campi di lotta per il controllo e l'impiego di quote crescenti del reddito nazionale, nel cui ambito si formano e ascendono frazioni specifiche delle classi dominanti nei paesi capitalistici non centrali durante un'epoca monocentrica.

11) Ipotesi non del tutto destituita di fondamento, ma che vale allora per tempi molto lunghi.

12) Tanto è vero che tutti coloro che, "a sinistra", si affannano a difenderlo, con ciò ponendosi come ultimo baluardo di difesa (i famosi "giapponesi nell'isola") di una "borghesia di Stato" sul viale del tramonto, continuano a sostenere che si tratterebbe di escogitare nuove politiche keynesiane, differenti da quelle di un tempo; evidentemente ci si rende conto, pur confusamente, che un'epoca è ormai finita, anche se la sua agonia può durare a lungo e provocare ancora notevoli disastri, soprattutto in tema di ritardo ormai gravissimo relativamente all'esigenza di almeno cominciare a ripensare l'opposizione anticapitalistica. .

13) Si veda la sostanziale condiscendenza con cui gli USA trattano, almeno per il momento, l'impresa russa in Cecenia.

14) Con differenze da paese a paese; la decadenza è, ad esempio, decisamente più accentuata in Inghilterra, assai meno in Italia.

15) In Italia, potremmo considerare riviste come Limes organi di embrioni di tali frazioni; ma sembra quasi trattarsi più di "stati d'animo" che della formazione di effettivi gruppi di agenti aventi vera vocazione al sostegno e promozione di una nuova alleanza-simbiosi dominante. Anche alcuni gruppetti minoritari "di destra" manifestano una qualche lucidità al proposito - in ogni caso maggiore di quella dei sedicenti "neocomunisti" - ma non paiono, neanch'essi, nulla più che vagiti di un parto prematuro, che ha costante bisogno dell'incubatrice.

16) Tipica la recente "rottamazione" e quella che ci si appresta a chiedere per sostituire le automobili che utilizzano ancora benzina con piombo. Ricordo inoltre iniziative come gli insediamenti industriali del tipo di quello previsto a Manfredonia, le false o monche privatizzazioni, l'appoggio a scalate di un nuovo capitalismo rampante come quello che si è impadronito della Telecom, ecc. E mi limito all'Italia.