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L'imperialismo USA
dopo l'11 settembre

di Claude Serfati

 

articolo pubblicato in Guerre&Pace n. 93, ottobre 2002
(Da
www.alencontre.org, trad. di Corinne Milani, riduzione redazionale di Guerre&Pace)

sintesi

L'11 settembre ha fornito a Bush il pretesto di cui aveva bisogno per rilanciare le spese militari e dispiegare il suo apparato militare a livello planetario, in funzione degli scopi egemonici e di rapina degli Stati Uniti e del capitale finanziario mondiale. Le operazioni belliche dell'esercito Usa hanno, da un lato, lo scopo di mettere a punto nuove tecnologie necessarie al fine di preparare le guerre successive; dall'altro, quello di soddisfare i bisogni di un sistema militare-industriale che si è ristrutturato in modo significativo durante gli anni Novanta. Il modo con cui l'amministrazione Bush ha ridispiegato l'apparato militare riaffermando al tempo stesso gli obiettivi di dominio del capitale Usa costituiscono una pesante smentita alle tesi sulla fine della "sovranità degli Stati". Il comportamento dell'amministrazione Usa dopo l'11 settembre ci ricorda che il capitale non può, per mantenere il proprio dominio, fare a meno di un apparato politico le cui istituzioni (giudiziarie, militari...) si sono costituite, rafforzate e perfezionate nell'ambito degli stati dei paesi capitalisti dominanti. Ecco perché il "capitalismo mondiale", nel senso in cui lo intende Negri , non esiste. Esiste una tendenza del capitale, in quanto rapporto sociale, a trascendere le frontiere nazionali e qualsiasi altra barriera (ad esempio le forme di organizzazione socio-politica). Ma la sua estensione mondiale ha preso e continua a prendere una fisionomia indissolubilmente legata ai rapporti di forza inter-statali.

articolo (versione integrale)