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verso una teoria della trasformazione dello stato (Università del Sussex) |
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sintesi
L'articolo sostiene che è sbagliato contrapporre la globalizzazione
allo stato, così come hanno fatto molti dibattiti sempre più
sterili nel campo delle scienze sociali. La globalizzazione non mina lo
stato ma include la trasformazione delle forme di stato su cui si fonda
e che essa stessa produce. La ragione della falsa contrapposizione dello
stato alla globalizzazione è che i dibattiti si basano su inadeguate
teorizzazioni dello stato, come l'articolo cerca di dimostrare. L'articolo
si divide perciò in due parti. Nella prima, si cerca di individuare
la forma di stato oggi dominante non nello stato-nazione, ma in un agglomerato
imponente, istituzionalmente complesso e confuso di potere statale concentrato
nel Nord America, nell'Europa occidentale, nel Giappone e nell'Australasia,
che vengono definite stato occidentale. L'autore sostiene che dal 1989,
il ruolo globale di questo stato occidentale ha subito ulteriori importanti
trasformazioni e incomincia a essere possibile considerarlo come una forma
globale del potere statale.
Nella seconda parte, l'autore si chiede come lo stato occidentale globalmente
dominante possa essere compreso nel quadro di una teoria dello stato, e
sostiene che dobbiamo ritenere questa forma di stato come uno stato globale
emergente. Si discute la definizione dello stato proposta da Michael Mann,
e si prendono in esame analiticamente i quattro elementi di tale definizione
sostenendo che in base ad essi l'emergente stato globale può essere
considerato uno stato. L'autore, tuttavia, considera un quinto criterio
aggiuntivo, per comprendere il sovrapporsi di livelli di potere statale
cioé; tale criterio è che uno stato deve essere a un livello
significativo inclusivo e costitutivo di altre forme o livelli di potere
statale ( in un particolare tempo e spazio). Nel riconoscere che l'inclusività
e la costitutività delle varie forme transnazionali di stato non
sono facili da determinare, si conclude che lo stato globale è evidentemente
un livello problematico di potere statale, il cui centro occidentale rimane
per molti aspetti più forte della sua forma globale. L'autore conclude
spiegando la natura degli stati-nazione contemporanei e la loro grande varietà
di rapporti con il potere statale globale.