[1 ]Per una definizione generale dell'espressione discutibile ma ormai affermata, di "operaismo", cfr. S. Mezzadra, "Operaismo", in R. Esposito e C. Galli (a cura di), Enciclopedia del pensiero politico. Autori, concetti, dottrine, Laterza, Bari, 2000, pp. 497-498. Come ricostruzioni seppure frammentarie della vicenda di questo filone teorico hanno ancora un notevole interesse gli scritti di S. Mancini, Socialismo e democrazia diretta, Dedalo, Bari, 1977, M.G. Meriggi, Composizione di classe e teoria del partito. Sul marxismo degli anni '60, Dedalo, Bari, 1978, R. Tomassini, Ideologia, intellettuali, organizzazione. Note sul <<neomarxismo>> degli anni Sessanta, Dedalo, Bari, 1977, F. D'Agostini (a cura di), Operaismo e centralità operaia, Editori Riuniti, 1978, F. Schenone, "Fare l'inchiesta: i <<Quaderni rossi>>", in Classe, XI (1980), n. 17, pp. 173-220. Riflessioni recenti, significative anche se limitate ad una panoramica generale, sono state svolte invece da M. Turchetto, "Dall'<<operaio massa>> all'<<imprenditorialità comune>>: la sconcertante parabola dell'operaismo italiano", in Intermarx (www.intermarx.it), F. Billi, "Dal miracolo economico all'autunno caldo. Operai e operaisti negli anni sessanta", in C. Adagio, R. Cerrato e S. Urso (a cura di), Il lungo decennio. L'Italia prima del '68[, Cierre, Verona, 1999, pp. 137-172, e L. Urettini, "L'operaismo veneto da <<Il Progresso veneto>> a <<Potere Operaio>>, ivi, pp. 173-204. Assai meno corposo è invece il dibattito intorno al `postoperaismo' dagli anni Settanta agli anni Novanta; esempi di una ricerca indispensabile possono esse considerati alcuni lavori stranieri, quali, in particolare, N. Witherford, "Autonomist Marxism and the Information Society", in Capital & Class, n. 52, pp. 85-125, S. Wright, "Confronting the Crisis of Fordism: The Italian Debates", in Reconstruction, n. 6, 1995, e Id., "Negri's Class Analysis: Italian Autonomist Theory in the Seventies", in Reconstruction, n. 8, 1996.
[2 ] Per una ricostruzione della nozione di composizione di classe, polemicamente orientata ma comunque interessante, cfr. A. Mangano e B. Vizzini, "Sulla teoria della <<composizione di classe>>", in A. Mangano, Autocritica e politica di classe. Diario teorico degli anni Settanta[, Ottaviano, Milano, 1978, pp. 95-112.
[3] L'espressione a cui mi riferisco venne utilizzata da Marco Bascetta, Piero Bernocchi ed Enzo Modugno ("Il bandolo della matassa all'incrocio fra sapere e vita", in Il manifesto, 27 febbraio 1990, ora riprodotto in Banlieus, n. 1, 1997, pp. 32-33), i quali, prendendo le mosse dal movimento della Pantera, scrissero che l'intellettualità "diffusa" e "di massa" era "il bandolo di tutte le matasse" (ivi, p. 32).
[4] È stato Franco Berardi a ridefinire la teoria della composizione di classe in termini di "composizionismo", inteso come "metodologia che si propone di analizzare il processo storico come intersecarsi, sovrapporsi, districarsi, comporsi, separarsi di flussi che hanno una consistenza quasi gassosa" (F. Berardi, La nefasta utopia di Potere operaio. Lavoro tecnica movimento nel laboratorio politico del Sessantotto italiano, Castelvecchi, Roma, 1998, p. 148).
[5] La necessità dell'inchiesta sulle nuove figure del lavoro è stata riaffermata in campo operaista da diverse prospettive e con diverse pretese: un esempio in questo senso era rappresentato, già all'inizio degli anni Novanta, dalle note di M. Lazzarato, "General intellect. Verso l'inchiesta sul lavoro immateriale", in Riff Raff, n. 1, 1993, pp. 65-71, ma è stato soprattutto, l'ultimo numero di Posse, a tentare una prima e comunque meritoria applicazione del progetto: in particolare, vedi A. Conti, "L'inchiesta oggi", in Posse, n. 2-3, 2001, pp. 12-21, Id., "Inchiesta come metodo politico", ivi, pp. 23-30, M. Lazzarato, "Nomi e utensili", ivi, pp. 32-41.
[6] Cfr. A. Negri, "Ambiguità di Panzieri?", in Aut aut, nn. 149-150, 1975, pp. 141-155 (in particolare pp. 154-155), e Id., Pipe line. Lettere da Rebibbia, Einaudi, Torino, 1983, p. 77-84.
[7] Cfr. ]R. [Panzieri, "Sull'uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo", in Quaderni rossi, n. 1, pp. 53-72, ora in Id., Lotte operaie nello sviluppo capitalistico, a cura di Sandro Mancini, Einaudi, Torino, 1976 pp. 3-23.
[8] Come ha sottolineato correttamente Sandro Mancini, esiste perciò una sostanziale coerenza tra le intuizioni panzieriane e la successiva elaborazione di Tronti: Panzieri, semplicemente, non svolse le conseguenze del proprio discorso. Cfr. in particolare, oltre al già citato Socialismo e democrazia diretta, anche S. Mancini, "Due puntualizzazioni sull'interpretazione di Panzieri", in Aut aut, nn. 149-150, 1975, pp. 199-216.
[9] Come ha rilevato Negri, "l'uso delle macchine dentro un processo riformistico che vede un aumento continuo della composizione organica di capitale, una compressione del lavoro concreto e una esaltazione del lavoro astratto, porta Panzieri [...] fino alle soglie del concetto di composizione politica di classe [...] fino alla soglia, perché [...] in Panzieri il concetto di composizione politica di classe viene solo sfiorato, mai recuperato interamente" (A. Negri, "Ambiguità di Panzieri?", cit., p. 145).
[10] Come ha scritto Flaviano Schenone, "in Panzieri la lotta operaia nel corso del suo sviluppo <<spontaneo>> resta resistenza del capitale variabile rispetto alla tendenza immanente allo sviluppo capitalistico di ridurre la forza-lavoro a semplice appendice del capitale costante. Sociologicamente intesa la lotta <<spontanea>>, anche nel capitalismo sviluppato, non va oltre il conflitto, espressione della resistenza operaia che da sempre accompagna l'introduzione in fabbrica di nuove e più efficaci forme di sfruttamento" (F. Schenone, "Fare l'inchiesta: i <<Quaderni rossi>>", cit., pp. 182-183).
[11] Sull'esperienza di Danilo Montaldi cfr. S. Merli, L'altra storia. Bosio, Montaldi e le origini della nuova sinistra, Feltrinelli, Milano, 1974, e anche M.G. Meriggi, Composizione di classe e teoria del partito, cit. Sulle matrici teoriche di Alquati ha invece attirato l'attenzione F. Schenone, "Fare l'inchiesta: i <<Quaderni rossi>>", cit., pp. 213-214. Notazioni autobiografiche molto importanti sono fornite dallo stesso Alquati in Camminando per realizzare un sogno comune, Velleità alternative, Torino, 1994 e "Per una storia di classe operaia (Intervista a cura di Giuseppe Trotta)", in Bailamme, n. 24/2, 1999, pp. 173-205.
[12] R. Alquati, "Relazione sulle <<forze nuove>>. Convegno del Psi sulla Fiat, gennaio 1962", in Quaderni rossi, n. 1, ora in Id., Sulla Fiat e altri scritti, cit., pp. 27-53.
13 R. Alquati, "Composizione organica del capitale e forza-lavoro alla Olivetti (I)", in Quaderni rossi, n. 2, 1962, pp. 62 e Id., "Composizione del capitale e forza-lavoro alla Olivetti (II)", in Quaderni rossi, n. 3, 1963, pp. 121-185. L'articolo nacque da un intervento di fabbrica che Alquati, in un periodo di rottura con Panzieri e con il gruppo dei Quaderni capeggiato da Rieser, svolse nel '61 alla Olivetti di Ivrea: il testo della ricerca, molto lungo, ebbe solo una parziale pubblicazione, perché delle cinque parti soltanto le prime due trovarono ospitalità nelle pagine della rivista (peraltro, secondo quanto scrive Alquati, anche con pesanti censure operate sul testo da Panzieri): cfr. sul punto le note introduttive con cui Alquati ha accompagnato l'articolo in Sulla Fiat e altri scritti, cit., pp. 81-163, in particolare pp. 81-83. Per una ricostruzione dell'inchiesta alla Olivetti cfr. invece M. Carrara, "L'inchiesta alla Olivetti nel 1961", in Quaderni rossi, n. 5, 1965, pp. 256-269.
14 R. Alquati, "Composizione organica del capitale e forza lavoro alla Olivetti (I)", cit., p. 89.
16 R. Alquati, "Composizione del capitale e forza lavoro alla Olivetti (II)", cit., p. 120.
17 Alquati infatti concludeva il proprio saggio sulla Olivetti: "Ricomposizione del proletariato non significa ritessere i <<rapporti umani>> e le solidarietà primarie, ma lottare secondo una strategia politica globale [...]. Con lo sviluppo della insubordinazione operaia e della ricomposizione soggettiva della classe sarà possibile portare l'analisi fuori dall'immediato e avviare delle vere <<analisi di fabbrica>> nel senso scientifico di analisi politica di classe dei rapporti sociali produzione, che siano già momento di questo sforzo di organizzazione politica delle forze giovani della classe operaia" (Ivi, p. 185). Questa influenza `idealistica' risalente al giovane Lukàcs sulla formazione della teoria della composizione di classe è stata sottolineata da N. Balestrini e P. Moroni, L'orda d'oro. 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenzial[, Feltrinelli, Milano, 19972, pp. 428-429, ma ritengo che non debba essere enfatizzato
18 Come puntualizzò infatti con nettezza lo stesso Alquati in una riunione di redazione dei Qr nel novembre '62, "queste forme di comunicazione, di omogeneizzazione, non ricalcano direttamente la struttura produttiva, hanno una loro circolazione, leggermente diversa, cioè [...] non è sempre che corrisponda a una data struttura dei rapporti oggettivi" (Verbale ]Riunione18-11-62, stenoscritto da registrazione, citato in F. Schenone, "Fare l'inchiesta: i <<Quaderni rossi>>, cit., p. 197).
19 R. Alquati, "Ricerca sulla struttura interna della classe operaia", in Classe operaia, II, n. 1, ora in Id., Sulla Fiat e altri scritti, cit., pp. 219-228, p. 225.
21 M. Tronti, Operai e capitale (1966), Einaudi, Torino, 19712.
22 Questo successo autorizzò a leggere l'autunno caldo come il culmine dell'ascesa politica dell'operaio massa, di cui la rivolta di Piazza Statuto fu invece considerata la prima espressione radicale. Una ricostruzione piuttosto dettagliata della rivolta del '62 è stata condotta da D. Lanzardo, La rivolta di piazza Statuto. Torino, Luglio 1962, Feltrinelli, Milano, 1979, che ha peraltro messo in dubbio che il ruolo trainante fosse stato svolto, in quell'occasione, dagli operai semiqualificati, in prevalenza di recente immigrazione meridionale, impiegati nei grandi stabilimenti torinesi.
23 Come infatti riassumeva sinteticamente la Presentazione agli atti del seminario, pubblicati cinque anni dopo, "nasce qui la caratterizzazione della figura di operaio-massa che nei due anni successivi sarà il vero protagonista sociale delle lotte politiche contro il lavoro, per l'egalitarismo comunista. Figura completamente estranea all'ideologia del lavoro, all'impostazione ferocemente antiegalitaria di tutti gli epigoni del socialismo" (Presentazione, in S. Bologna et al., Operai e stato. Lotte operaie e riforma dello stato capitalistico tra rivoluzione d'Ottobre e New Deal, Feltrinelli, Milano, 1972, pp. 7-11, p. 10). Sulla ricostruzione della storia della teoria dell'operaio massa è però da vedere ora l'importante lavoro di S. Bologna, "Theorie und Geschichte des Massenarbeiters in Italien", in 1999. Zeitschrift für Sozialgeschichte des 20. Und 21. Jahrhunderts, 1989, n. 2, 1990, n. 1, e 1990, n. 2.
24 S. Bologna, "Composizione di classe e teoria del partito alle origini del movimento consiliare", in S. Bologna et al., Operai e Stat[, cit., pp. 13-47, qui citato alle pp. 15-16.
25 Come scriveva Bologna: "L'operaio altamente qualificato del settore meccanico doveva lasciare il posto all'operaio di linea moderno, dequalificato, sradicato, con un'altissima mobilità ed intercambiabilità. [...] prima ancora che l'<<aristocrazia operaia>> tedesca diventasse <<avanguardia rivoluzionaria>>, prima ancora che compisse la sua prova del fuoco, essa era già destinata oggettivamente all'estinzione da parte delle avanguardie capitalistiche" (Ivi, p. 18).
26 L'ipotesi di uno stretto legame tra il modello organizzativo leninista e la composizione di classe dell'operaio professionale sarebbe stata ripresa ed approfondita compiutamente più tardi in A. Negri, La fabbrica della strategia. 33 lezioni su Lenin, Cluep-Librirossi, Padova-Milano, 1976.
27 A. Negri, "Movimento operaio", in Id. (a cura di), Scienze politiche 1. Stato e politica, Enciclopedia Feltrinelli-Fischer, Milano, 1970, pp. 228-237, p. 229. È significativo che la medesima distinzione tra "composizione tecnica" e "composizione politica" venga ripresa oggi da C. Vercellone, "Fine del lavoro e terzo settore", in Posse, n. 2-3, 2001, pp. 326-343, che peraltro critica con originalità e rigore le tesi sulla "fine del lavoro" e sul ruolo del "terzo settore" avanzate, tra gli altri, da Marco Revelli.
28 M. Cacciari, "Sul problema dell'organizzazione. Germania 1917-1921", in G. Lukàcs, <<Kommunismus>> 1920-1921, Marsilio, Padova, 1972, pp. 7-66. Il saggio venne pubblicato contemporaneamente all'articolo di Bologna, sebbene quest'ultimo risalisse, come si è accennato, a circa cinque anni prima.
29 K.H. Roth (con E. Behrens), Die "andere" Arbeiterbewegung und die Entwicklung der Kapitalistischen Repression von 1880 bis zur Gegenwart, Trikont Verlag, München, 1974, trad. it. K.H. Roth, L'altro movimento operaio. Storia della repressione capitalistica in Germania dal 1880 a oggi, Feltrinelli, Milano, 1976. La critica di Roth si rivolgeva specificamente e dichiaratamente contro le tesi espresse in S. Bologna e M. Cacciari, Zusammensetzung der Arbeiterklasse und Organisationsfrage, Merve, Berlin, 1973. Sul contributo storiografico-politico di Roth, cfr. M.G. Meriggi (a cura di), Il caso Karl Heinz Roth. Discussioni sull'<<altro>> movimento operaio, Area, Milano, 1978, e in particolare, oltre all'introduzione di M.G. Meriggi, "Roth e il metodo di ricerca per una storia di classe", ivi, pp. 7-24, i saggi di S. Bologna, "Sul dibattito sull'<<altro movimento operaio>> in Germania", ivi, pp. 25-39, E. Lucas, "Osservazioni su un nuovo approccio di ricerca alla storia del movimento operaio", ivi, pp. 91-104, E. Behrens, Th. Jansen e J. Klein, "Alla fiera delle presunzioni. Contro Erhard Lucas", ivi, pp. 105-120, e Th. Schmid, "Storia del lavoro e modello Germania", ivi, pp. 121-130.
30 L. Berti, "Astrattizzazione del lavoro", in Primo maggio, n. 10, 1977, ora in S. Bologna, La tribù delle talpe, Feltrinelli, Milano, 1978, pp. 125-139, p. 127.
33 Marx affronta la questione della composizione del capitale nel Primo Libro (cfr. K. Marx, Il capitale. Per la critica dell'economia politica, Editori Riuniti, Roma, 1964, I, pp. 233-263), ma la distinzione tra composizione tecnica e composizione di valore, come elementi che vengono a determinare la composizione organica, veniva ripresa anche nel Terzo Libro: "Si chiama composizione organica del capitale la sua composizione di valore in quanto essa viene determinata dalla composizione tecnica del capitale e costituisce un riflesso di quest'ultima" (ivi, III, p. 185).
34 È da ricordare d'altro canto che Negri aveva una concezione della composizione di classe ben più complessa ed articolata di quella implicita nella schematica distinzione tra `composizione tecnica' e `composizione politica'. Un esempio è fornito dalla definizione che egli ne diede in "Partito operaio contro il lavoro", dove precisava che la composizione di classe doveva essere definita in relazione a quattro dimensioni delle relazioni materiali: "1) In riferimento alla forma del processo lavorativo [e] cioè rispetto alla forma della cooperazione, 2) in riferimento ai contenuti del processo lavorativo e cioè rispetto alle dimensioni della giornata lavorativa, alla sua suddivisione in parte propria al lavoro necessario e in parte coperta dal plusvalore; 3) in riferimento al livello oggettivo dei bisogni, storicamente crescenti e determinati nella struttura storica del salario; 4) in riferimento al livello delle lotte e dell'organizzazione che la classe operaia di fase in fase conosce" (A. Negri, "Partito operaio contro il lavoro", in S. Bologna, P. Carpignano, A. Negri, Crisi e organizzazione operaia, Feltrinelli, Milano, 1974, pp. 99-193, p. 143).
35 Questa rilettura critica della nozione di composizione venne avallata da vari contributi pubblicati su Contropiano, tra cui vanno ricordati A. Asor Rosa, "Composizione di classe e movimento operaio", in Contropiano, III (1970), n. 3, pp. 423-464, poi in Id., Intellettuali e classe operaia. Saggi sulle forme di uno storico conflitto e di una possibile alleanza, La Nuova Italia, Firenza, 1973, pp. 429-469, ma soprattutto di M. Cacciari, "Introduzione" a Ciclo capitalistico e lotte operaie. Montedison Pirelli Fiat 1968, Marsilio, Padova, 1969, pp. 5-45, Id., "Introduzione" a Il `69-70. Classe operaia e capitale di fronte ai contratti, Marsilio, Padova, 1969, e i saggi poi raccolti in Id., Dopo l'autunno caldo: ristrutturazione e analisi di classe, Padova, Marsilio, 1973 e in Id., Pensiero negativo e razionalizzazione, Marsilio, Venezia, 1977.
36 G. Bossi, "Classe e ricomposizione di classe. Per una riconsiderazione delle ipotesi della nuova sinistra", in Aut aut, n. 149-150, 1975, pp. 256-289, p. 267.
37 A. Negri, "La soggettività di classe di classe nel metodo di Karl Heinz Roth", in M.G. Meriggi, Il caso Karl Heinz Roth, cit., pp. 50-81, poi in A. Negri, Macchina tempo. Rompicapi, costituzione, liberazione, Feltrinelli, Milano, 1982, pp. 85-104, p.89 (cito da quest'ultima edizione).
38 Come sosteneva Cacciari nel Convegno organizzato dell'Istituto Gramsci sulla tradizione operaista, "La struttura della forza-lavoro non è definibile in rapporto con la composizione. [...] Vi è una <<relativa autonomia>> della composizione. E lo stesso <<metodo>> vale tra composizione e organizzazione. Ogni dimensione rivela elementi variabili irriducibili a rapporti <<formali>>, a strutture onnideterminate. [...] Occorre studiare-analizzare le <<differenze specifiche>> che costituiscono questi diversi momenti. Allora: il concetto di <<composizione di classe>> è politico, in quanto mai riducibile all'analisi della forza-lavoro. E l'organizzazione politica, a sua volta, va ridefinita su un terreno che ha una storia e uno spessore <<relativamente autonomi>> rispetto ai <<linguaggi precedenti>>" (M. Cacciari, "Problemi teorici e politici dell'operaismo nei nuovi gruppi dal 1960 ad oggi", in F. D'agostini (a cura di), Operaismo e centralità operaia, Editori Riuniti, 1978, pp. 45-79, pp. 51-52).
39 Questa operazione era sviluppata sia da Cacciari sia da Rita Di Leo in alcune ricerche sull'Unione Sovietica, in particolare in M. Cacciari e P. Perulli, Piano e composizione di classe, Feltrinelli, Milano, 1975, e in R. Di Leo, Il modello di Stalin[, Feltrinelli, Milano, 1977: qui la trasformazione della forza lavoro in classe operaia avveniva mediante l'ideologia socialista e grazie alla presenza del Partito dentro lo Stato: come è stato scritto, "il salto dall'economico (forza lavoro) al politico (classe operaia) non comporta necessariamente la manifestazione e il dispiegamento delle istanze antagoniste: esso può essere legato alla funzione partitica dell'ideologia" (G. Bossi e G. Fusi, "Classe e figure ideologiche di classe: alcune considerazioni sulle ultime posizioni di Rita Di Leo", in Aut aut, n. 165-166, 1978, pp. 182-199, p. 195).
40 Le ricerche di Bologna e Cacciari sul movimento consiliare in questo senso erano assolutamente emblematiche, ma ancora più significativa era l'impostazione del lavoro di Roth sull'"altro movimento operaio": in tal caso le accuse di "fabbrichismo" che gli furono rivolte erano in parte meritate, perché, come ha scritto Tillmann Rexroth, quello di Roth è "un libro che descrive storia operaia alternativa in modo non alternativo [...] in quanto è strettamente riferito al mondo maschile della fabbrica, un mondo maschile anche là dove vive del lavoro delle donne" (T. Rexroth, "L'<<altro>> movimento operaio negli Usa", in Collegamenti per l'organizzazione diretta di classe. Quaderno 1, 1980, pp. 11-42, p. 33).
41 M. Tronti, "La fabbrica e la società", in Quaderni rossi, n. 2, 1962, pp. 1-31, poi in Operai e capitale, cit., p. 39 (cito da quest'ultima edizione).
42 M. Tronti, Operai e capitale, cit., p. 235.
43 Per una più approfondita rilettura degli esiti che, sulla riflessione operaista e postoperaista, ebbe l'impostazione trontiana relativa al rapporto fabbrica-società, mi permetto di rinviare a D. Palano, "Sogni Incubi Visioni. Immagini della politica nella crisi della società del lavoro", in AA.VV., Sogni Incubi Visioni. Politica e conflitti nella crisi della società del lavoro, Lineacoop, Milano, 1999, pp. 9-87 (in particolare pp. 56-78), e Id. "Cercare un centro di gravità permanente? Fabbrica Società Antagonismo", in Intermarx, n. 1, 1999 (www.intermarx.com).
44 S. Bologna, "Il rapporto fabbrica-società come categoria storica", in Primo maggio, n. 2, 1974, pp. 1-8, p. 4. È importante ricordare che già in questo contesto Bologna rivedeva criticamente il proprio discorso sul movimento consiliare: a proposito infatti della scelta dell'operaio massa come soggetto di avanguardia del movimento, scriveva che quel discorso "si riempiva di contenuti post-comunisti e si giustificava con affrettate e schematiche analisi storiche che dividevano il secolo XX tra lo stadio dell'operaio meccanico qualificato (ideologicizzato e terzinternazionalista) e lo stadio dell'operaio-massa mobile (pagano e consumista)" (Ivi, p. 5).
45 A. Negri, "Archeologia e progetto. L'operaio massa e l'operaio sociale" (1981), in Id., Macchina Tempo, cit., pp. 149-169, p. 152.
46 G. Bock, "L'altro movimento operaio negli Usa dal 1905 al 1922. Gli Industrial Workers of the World", in G. Bock, P. Carpignano e B. Ramirez, La formazione dell'operaio-massa negli Usa, Feltrinelli, Milano, 1976.
47 T. Rexroth, "L'<<altro>> movimento operaio negli Usa", cit., p. 37. Rexroth coglieva in pieno la portata di queste proposte: "in tali ricerche sul movimento operaio americano si trova una chiave per chiarire più a fondo la questione del come le lotte di fabbrica e della sfera riproduttiva si possano dispiegare a tal punto che l'iniziativa capitalistica perda di efficacia. Infatti proprio qui si dimostra che <<la>> discussione sul rapporto tra lavoro e riproduzione, fabbrica e vita quotidiana, intervento nelle lotte operaie o autonomia dell'affermazione dei bisogni alternativi rimane di per sé ideologica, se non viene riferita alla determinata forma capitalistica della valorizzazione e alla tendenza di composizione di classe ad essa corrispondente" (Ivi, pp. 38-39).
48 In questo senso rimangono veri e propri pilastri della riflessione operaista testi come quelli di S. Bologna "Petrolio e mercato mondiale: cronistoria di una crisi", in ]Quaderni piacentini[, n. 52, 1974, pp. 3-27, A. Serafini et al, L'operaio multinazionale in Europa, Feltrinelli, Milano, 1974, e L. Ferrari Bravo (a cura di), Imperialismo e classe operaia multinazionale, Feltrinelli, Milano, 1975, volume in cui rimangono fondamentali soprattutto Id., "Vecchie e nuove questioni nella teoria dell'imperialismo", ivi, pp. 7-67, e F. Gambino, "Composizione di classe e investimenti diretti statunitensi all'estero", ivi, pp. 318-359.
49 L'idea di un "operaio socializzato" era stata in realtà già avanzata dallo stesso Tronti in Operai e capitale: cfr. sul punto D. Palano, Cercare un centro di gravità permanente?, cit.
50 A. Negri, Proletari e Stato. Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico, Feltrinelli, Milano, 1976, p. 8.
52 Ivi, p. 39. Negri continuava, specificando le proprie ipotesi: "Lo stesso concetto di composizione di classe deve a questo punto modificarsi perché esso diviene una categoria - l'unica fondamentale categoria . della transizione comunista. Composizione di classe diviene a questo punto - sganciandosi dalla sua miseria - soggetto della riappropriazione successiva delle forze produttive alla classe" (ibidem).
53 Cfr. in questo senso la risposta alla critica di determinismo che Negri formulò nella "Prefazione alla seconda edizione" del proprio opuscolo, nell'ottobre '76: "Una seconda critica è stata fatta all'opuscolo [...]. Ora, la critica è volta alla mia affermazione che il mutamento strutturale della composizione comporti necessariamente caratteristiche qualitative. Ha parlato di tendenziale configurarsi di un nuovo soggetto, di nuova qualità dei bisogni, di emergenza di nuove lotte e di volontà operaia di autogestione della lotta - allora, dágli al metafisico di una nuova epifania dell'essere, dágli al venditore di ammennicoli nel giovedì grasso della classe operaia. Davvero questi fratellini o fratellastri del '68 non hanno capito niente. La loro critica antiengelsiana è stata tanto fuorviante da farli finire col confondere ogni assunzione del nuovo e della soggettività di classe con l'idealismo. [...] Dunque, per questi critici, ribadiamo fino in fondo la correlazione fra nuova composizione di classe e nuovi comportamenti, qualitativamente decisivi nel definire il progetto programmatico ed organizzativo" (A. Negri, "Prefazione alla seconda edizione", in Id., Proletari e Stato. Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico, Feltrinelli, Milano, 19762, pp. 5-9, qui citato alle pp. 6-7). Per una ricostruzione del dibattito che sorse attorno alle ipotesi di Negri, cfr. comunque S. Wright, "The Limits of Negri's Class Analysis", cit.
54 A. Battaggia, "Operaio massa e operaio sociale: alcune considerazioni sulla <<nuova composizione di classe>>", in Primo maggio, n. 14, 1981, pp. 71-77, p. 74.
57 A. Negri, Il comunismo e la guerra, Feltrinelli, Milano, 1980, pp. 19-20.
58 A. Negri, Macchina Tempo, cit., p. 17. Così Negri chiariva la propria ipotesi: "L'inerenza di produzione e di riproduzione, la terziarizzazione della produzione, il ruolo imponente del lavoro tecnico-scientifico, l'emergenza di nuovi soggetti insubordinati - tutti questi elementi di azione di classe non sono ritenibili nel concetto di classe operaia così come tradizionalmente è dato, e neppure nella sua estensione alla figura dell'operaio massa. Un primo aspetto del rompicapo consiste dunque nel fatto che alla estensione della proletarizzazione, alla enorme dimensione delle lotte e de comportamenti proletari, non corrisponde concetto adeguato. [...] un nuovo concetto di classe operaia deve anche essere capace di dare soggetto ad una complessità di processi che verifichiamo. Da categoria concettuale deve trasformarsi in categoria storica. Per realizzarsi come tale, essa esige di essere considerata come il prodotto determinato di uno sviluppo specifico di lotte, - in un ambito determinato del complesso strutturale dello scontro" (ivi, pp. 16-17).
59 Esempi autorevoli e significativi di questa ricerca, portata avanti sulle riviste Luogo comune, Derive Approdi, Klinamen, Riff Raff, Altreragioni e Futur Antérieur, sono costituite dai vari saggi di Sergio Bologna, Andrea Fumagalli, Maurizio Lazzarato, Christian Marazzi ecc.
60 Un esempio del determinismo con cui viene utilizzata la nozione di composizione di classe mi sembra sia offerto da alcune (anche se ovviamente non da tutte) recenti riflessioni sul `lavoro immateriale': in questi casi, l'attenzione riservata alle trasformazioni dei processi produttivi è stata accompagnata dall'illusione che proprio la `metamorfosi del lavoro' debba necessariamente produrre un nuovo soggetto rivoluzionario. Ho tentato di rintracciare le matrici di queste `tentazioni deterministiche' in altri scritti, già citati, cui mi permetto ancora di rimandare per completezza: in particolare in "Sogni Incubi Visioni. Immagini della politica nella crisi della società del lavoro", cit., e "Cercare un centro di gravità permanente? Fabbrica Società Antagonismo", cit.
61 M. Hardt e A. Negri, Labor of Dionysus. A critique of the State-form, University of Minnesota Press, Minneapolis-London, 1994, trad. it. parz. Il lavoro di Dioniso. Per la critica dello Stato postmoderno, Manifestolibri, Roma, 1995, p. 98.
64 S. Mezzadra, "Tutto torna tranne la politica", in Derive Approdi, IV (1996), n. 9-10, pp. 40-41, p. 41. Mezzadra sosteneva inoltre che Hardt e Negri, invece di cercare "scorciatoie", avrebbero dovuto prendere le mosse proprio dal riconoscimento delle "difficoltà che incontra[va] il tentativo di ricostruire - teoricamente e praticamente - una figura soggettiva della nuova composizione di classe" (ibidem).
65 M. Hardt e T. Negri, "Le lotte non nascono dalla teoria", in Derive Approdi, IV (1996), n. 9-10, pp. 42-43, p. 43.
66 M. Tronti, La fabbrica e la società, cit., p. 52.
67 Per una definizione del lavoro astratto come "lavoro imposto, alienato ed illimitato", mi rifaccio soprattutto alle analisi di H. Cleaver, Reading Capital Politically, University of Texas Press, Austen, 1979, e M. De Angelis, " Beyond the Technological and Social Paradigms: A Political Reading of Abstract Labour as the Substance of Value", in Capital & Class, n. 57, 1995, pp. 107-134.
68 La composizione di classe veniva intesa in questo senso da alcune notevoli ricerche degli anni Sessanta, quali soprattutto, ancora una volta, quelle di Romano Alquati, "Il partito nella <<fabbrica verde>>: note sulle lotte operaie nella Padana Irrigua", in Classe operaia, II, n. 4-5, ora in Id, Sulla Fiat e altri scritti[, cit., pp. 254-273.
69 La composizione di classe può anche essere ridefinita come `antagonismo sociale', cioè come l'insieme di bisogni, pratiche e comportamenti consolidati a livello sociale: ho sviluppato questa idea, in opposizione alle ipotesi sul `nuovo soggetto centrale', nel già menzionato articolo "Cercare un centro di gravità permanente?", cit., in "Le talpe della globalizzazione", in Alternative Europ[, n. 22, pp. 11-13, e in "L'Urlo di King Kong. Alcune Note su Soggetti, Conflitti e Movimenti nello Spazio Metropolitano", in Hard copy, I (2000), n. 1, pp. 34-65.
70 A. Negri, La forma stato. Per la critica dell'economia politica della Costituzione, Feltrinelli, Milano, 1977, p. 317.
71 G. De Masi, "Dal nuovo modo di dare l'automobile all'autovalorizzazione", in Primo maggio, n. 11, pp. 36-43, p. 37. Scriveva inoltre De Masi: "La teoria dell'autovalorizzazione, che tende a sostituire quella della ricomposizione di classe, dà univocità linguistica a frammentazioni contraddittorie. In termini di logica saremmo un gradino indietro rispetto all'ideologia, cioè ci troveremmo in piena retorica. In termini politici ciò significa che le varie lotte e situazioni sociali [...] che hanno dato corpo alla teoria dell'autovalorizzazione sono prive di collegamenti diretti tra loro. [...] Venuta meno una composizione di classe, così come tradizionalmente la intendevamo, mancano anche i prerequisiti di uno scontro frontale con le istituzioni" (ibidem).
72 Il Collettivo redazionale della rivista statunitense Zerowork definiva ad esempio la ricomposizione politica di classe come "il livello di omogeneità e di unità del ciclo di lotte nel processo che porta da una composizione all'altra. Essenzialmente, essa, comporta il superamento delle divisioni capitaliste, la creazione di nuove unità tra i diversi settori della classe e l'estensione delle frontiere di ciò che il termine <<classe lavoratrice>> comprende" (Zerowork Collective, "Introduction", in Zerowork, n. 1, 1975, trad. it. "Introduzione a <<Zerowork I>>", in Vis-à-vis, n. 3, pp. 315-319, pp. 317-318).