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Globalizzazione dell'economia:
caratteristiche principali e differenze
interpretative

di Paolo Barrucci
 



Questo testo è tratto dal volume Barrucci P., Economia globale e sviluppo locale. Per una dialettica della modernità avanzata, Pisa, Felici, 1998. Gli interessati possono richiedere il testo
alla libreria "Tra le righe", via Corsica 8, 56126 Pisa, tel. e fax 050.830177

sintesi

L'autore espone in primo luogo alcune caratteristiche della globalizzazione economica su cui si riscontra un consenso diffuso: l'indebolimento del legame tra stato nazionale e capitale, che si manifesta nella tendenza delle grandi imprese a oltrepassare i confini nazionali non più solo attraverso esportazioni di merci e capitali, ma trasferendo interi segmenti produttivi nelle più diverse aree del pianeta, rendendo sempre più complicato per i governi il controllo dell'economia nazionale e della gestione fiscale; l'accresciuto controllo sull'economia delle imprese transnazionali che sostituiscono spesso alle forme tradizionali del commercio internazionale modalità intra-firm; la "finanziariazzazione" dell'economia, intesa sia come centralizzazione del capitale finanziario, sia come crescita del capitale fittizio, in seguito alla deregolamentazione delle strutture finanziarie; il declino dell'egemonia statunitense iniziato negli anni '70 che porta da un sistema monetario di fatto "dollar standard" all'"economia di carta" e successivamente a una gestione "tripolare" della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale; il problema del debito (che inizia nel 1892 con la vicenda messicana) e la conseguente imposizione di politiche deflattive.
Successivamente, le principali posizioni interpretative presenti nel dibattito sulla globalizzazione vengono analizzate ponendo al centro due nodi problematici: la dialettica tra trasformazioni e persistenze (si tratta di valutare quali fenomeni effettivamente nuovi sembrino emergere rispetto al passato, quali si ripropongano uguali a sé stessi, e quali eventualmente, pur mantenendo la forma tradizionale, assumano significati sostanzialmente differenti rispetto ad epoche precedenti) e quella tra omogeneità ed eterogeneità ( si tratta di capire se la globalizzazione dell'economia comporti una crescita dell'omogeneità o viceversa dell'eterogeneità nei modi e nei significati dell'organizzazione/riproduzione dei rapporti e delle relazioni sociali). In quest'ottica vengono discusse le posizioni dell'approccio sistema-mondo (in particolare Wallerstein, Arrighi e alcune critiche rivolte a questa scuola da Bonzio); alcuni approcci critici al concetto di globalizzazione (Bellofiore, Pala); infine viene discussa la linea interpretativa proposta da alcuni economisti (Vaccà, Rullani e Grandinetti) i quali, sebbene non sussumibili nell'ambito dell'approccio critico alla globalizzazione, sembrano prendere in parte le distanze dalla fede neo-classica nelle capacità regolative del mercato o, meglio, nella sua "autosufficienza", e contrastano le tesi relative al progressivo aumento della omogeneizzazione come portato della globalizzazione economica, la quale invece comporterebbe una progressiva valorizzazione della varietà e della diversità.

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