temi

 

Malati di lavoro.
Verso le 35 o verso le 45 ore?

di Pietro Basso
 


Questo testo contiene, con piccole modifiche, la prefazione (parte prima) e il quarto capitolo (parte seconda)
della traduzione francese di P. Basso, Tempi moderni, orari antichi. Il tempo di lavoro a fine secolo,
che, con il titolo
Temps modernes, horaires antiques, sta per uscire presso le Editions Page Deux di Lausanne

sintesi

La società attuale è contemporaneamente malata di disoccupazione e di super-lavoro. Tra le tendenze contraddittorie è difficile capire qual è la regola e quale l'eccezione, e quale sia la tendenza prevalente. L'autore ritiene tuttavia che si vada nella direzione di un appesantimento non solo dei ritmi e dell'intensità, ma anche dell'orario di lavoro, dunque verso quelworkaholism che rappresenta oggi la condizione dei lavoratori del Nord America. Molteplici fattori hanno imposto il modello del working longer for less negli Stati Uniti: la progressiva ridduzione del potere d'acquisto dei salari, il clima di insicurezza sociale inaugurato dal reaganismo, la fortissima ripresa dell'immigrazione dall'America Latina, il declino della sindacalizzazione dei lavoratori nordamericani. Le stesse condizioni, secondo l'autore, riguardano progressivamente anche l'Europa.Il workaholism non è una malattia genetica né dei giapponesi, né dei nord-americani; è solo uno dei portati patologici dell'economia di mercato capitalistica.
Nella seconda parte del saggio l'autore discute quella che rappresenta l'eccezione apparentemente piu' rilevante alla tendenza all'aumento del tempo di lavoro, ossia l'introduzione delle 35 ore in Germania e in Francia. La conquista delle 35 ore in Germania si spiega solo con il risveglio della lotta della classe operaia tedesca, ed è comunque limitata ad alcune enclaves industriali e soprattutto notevolmente ridimensionata da recenti innovazioni nell'organizzazione dei tempi di lavoro come i tempi "a' la carte", la cosiddetta "regolamentazione dei 13/18" e gli Zeitkonten o banche del tempo. In Francia, se si guarda ai al di là delle intenzioni, dei programmi e delle leggi, le stesse statistiche ufficiali evidenziano, al di sotto di piccole variazioni numeriche, le medesime tendenze di fondo dell'intero Occidente. Soprattutto nel mondo delle piccole imprese e del subappalto (che copre ormai il 50% degli impieghi salariati privati) gli orari effettivi sono lunghissimi e in via di ulteriore allungamento. Questo mondo, del resto, non si colloca affatto a parte rispetto alla grande impresa, ma ha con questa nessi organici. La pretesa "originalita'" francese sembra piu' una facciata fatta "di sfumature, di accenti" più che la sostanza dello stato reale delle cose.
Infine in Italia, dove si è chiacchierato per un istante, negli scorsi anni, di introdurre le 35 ore per legge, la regolamentazione legale del tempo di lavoro è sempre più distanziata e irrisa dalla realtà vera dei rapporti di forza materiali tra capitale e lavoro, tra la classe capitalistica e la classe lavoratrice. Infatti, se l'orario settimanale legale è sceso da 48 a 40 ore, se l'orario contrattuale va addirittura dalle 38 alle 34 ore, l'orario reale medio è nettamente superiore e crescente: va, a seconda delle stime, da 43 a 45-46 ore alla settimana.

articolo (versione integrale)