Note
(1) P. Basso, Tempi moderni, orari antichi. Il
tempo di lavoro a fine secolo, Angeli 1998, Milano; un capitolo del
volume è stato riprodotto, con il titolo La
Ricezione del toyotismo in Italia.
Una rassegna di testi e problemi., su questa rivista, nell'ambito
del tema "Lavoro e classe operaia tra fordismo e postfordismo";
il presente saggio propone invece la prefazione e il capitolo 5 aggiunti
all'edizione francese, Temps modernes, horaires antiques, che sta
per uscire presso le Editions Page Deux di Lausanne.
(2) Cfr. J. Seager, Atlas des femmes dans le monde, Paris, Ed. Autrement, 1998, p. 60 (il corsivo è mio).
(3) Un solo esempio: a Milano e provincia, il maggior polo industriale italiano, il 92% delle imprese ha meno di 10 dipendenti. Cosa sanno le statistiche ufficiali degli orari di lavoro esistenti in queste imprese?
(4) Cfr. "Croissance", n. 428, juillet-aout 1999, pp. 34-35 (l'articolo è di C. Besson). Si noti come sia assente anche il minimo accenno alla possibilità che nel tempo libero dal lavoro i salariati si dedichino ad attività sindacali, sociali, politiche. Identico contenuto, con qualche dettaglio in più, ha l'articolo di M. Hunter, Tempo di vita, nuovo sogno americano, in "Le monde diplomatique", novembre 1999 (ed. italiana).
(5) Questo sciocco e mistificante luogo comune è fatto proprio anche da D. Mothé, L'utopia del tempo libero, Torino, Bollati Boringhieri, 1998, p. 37, che pure, a differenza di Gorz, Aznar, Sue, Méda e compagnia, almeno sa che il tempo "libero" non ha per nulla un automatico "effetto civilizzatore" ed egualitario (p.4), nel quadro - aggiungo io - dell'economia di mercato.
(6) Cfr. L. Mishel-J. Bernstein-J. Schmitt, The State of Working America 1996-97, Armonk-London, Sharpe, 1997, pp. 131-239; Id., The State of Working America 1998-99, Ithaca-London, Cornell University Press, 1999, pp. 121 ss., 380 ss..
(7) Cfr. E.N. Luttwak, La dittatura del capitalismo, Milano, Mondadori, 1999, p. 220. Questo A. arriva a scrivere: "E' innegabile che negli Stati Uniti le retribuzioni abbiano cominciato a convergere lentamente con quelle dei paesi del Terzo Mondo e, ormai da tempo, risultino nettamente al di sotto del corrispondente livello tedesco o giapponese" (p. 83). Appena nel 1971 Nixon poteva vantare che il salario reale del lavoratore statunitense era "circa il doppio del suo concorrente più ricco".
(8) E' interessante che la McDonald's venga definita da uno dei suoi dirigenti come un'impresa che basa "la sua organizzazione sulla flessibilità degli orari" (M. Resca-R. Gianola, McDonald's. Una storia italiana, Milano, Baldini&Castoldi, 1998, p. 103). L'orario di lavoro vi può essere variato a discrezione della direzione "anche senza il consenso scritto del lavoratore" ("il Sole-24 ore", 15 luglio 1998). Più in generale, come ha notato da ultimo anche R. Sennet, nel capitalismo flessibile il lavoro comune non ha alcuna qualità (cfr. L'uomo flessibile, Milano, Feltrinelli, 2000).
(9) K. Moody ha constatato che negli Stati Uniti "overtime and downsizing have gone hand-in-hand in the 1990s'" (Workers in a Lean World. Unions in the International Economy, London-New York, Verso, 1998, p. 95).
(10) Id., An Injury to All. The Decline of American Unionism, London-New York, Verso, 1998; C. Sauviat, Un syndicalisme affaibli, "Chronique internationale de l'Ires", n. 58, mai 1999, pp. 24-32.
(11) Cfr. H.P. Martin-H. Schumann, La trappola della globalizzazione, Bolzano, Ed. Raethia, 1997.
(12) Cfr. J. Halevy, L'aumento dei tassi contro il salario operaio ("il manifesto", 12 novembre 1999) e Banca centrale europea. Obiettivo numero uno: precarietà ("il manifesto", 14 novembre 1999).
(13) Cfr. P. Concialdi, Les bas salaires en France (1983-1995), "La lettre de l'Ires", n. 33, octobre 1997; Id. (con S. Ponthieux), Travailler préserve-t-il encore de la pauvreté?, "Alternatives économiques"- L'état de l'économie 2000, pp. 30-31.
(14) Per le statistiche ufficiali, cfr. Bundesamt fur Statistik, Statistisches Jahrbuch der Schweiz 1997, p. 114, che nel periodo 1987-1995 registra un leggero decremento dell'orario settimanale medio da 42,8 a 41,9 ore (tra i settori al di sopra della media diversi sono nei servizi). Per le trasformazioni delle condizioni di lavoro non riflesse nelle statistiche, si possono vedere i nn.1-11 di "Page 2", molto ricchi di elementi di analisi, e "SolidaritéS-infos". Qualche utile informazione è anche in AA.VV., Droit dans le mur! Dix ans de crise en Suisse: un état des lieux, Editions d'en bas, Lausanne, 1999.
(15) Cfr. l'intervista di P. Sergi a Ch.-A. Udry in "SolidaritéS-infos", n. 53, novembre 1999, p. 5. Egli sta parlando degli operai dell'edilizia, ma in tutti i comparti dell'economia si registrano le medesime spinte di fondo.
(16) Cfr. European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions, Second European Survey on Working Conditions, a cura di P. Paoli, Dublin, 1997.
(17) Com'è scritto in un rapporto di J. Goytisolo e S. Nair comparso su "El Pais" nel febbraio scorso, i braccianti marocchini di El Ejido, in Andalusia, sottoposti ad una vera e propria "caccia al moro" e protagonisti di una forte azione di lotta, sono obbligati a lavorare anche 16 ore al giorno, a salari bassissimi e condizioni di lavoro proibitive (a continuo contatto diretto con i pesticidi).