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miti e realtà |
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sintesi
L'articolo contesta la categoria pigliatutto di &laqno;globalizzazione» per l'idea che essa veicola, e cioè che il capitalismo sarebbe ormai entrato in una fase &laqno;inedita», realizzandosi come capitale compiutamente &laqno;globale». Vengono messe in luce le affinità con la fase di internazionalizzazione capitalistica il cui inizio è contemporaneo alla pubblicazione del Capitale di Marx e il cui termine coincide con lo scoppio del primo conflitto mondiale. Le autentiche novità della fase attuale vengono altrimenti individuate nella tripolarità del mercato capitalistico contemporaneo, nell'importanza assunta dagli investimenti diretti all'estero e nel loro carattere di breve termine, e perciò di natura eminentemente speculativa, nel diverso rapporto tra capitale e lavoro. L'autore sostiene - in polemica con un altro luogo comune ricorrente nella sinistra - che la situazione attuale, lungi dall'essere una fase di &laqno;fine del lavoro», vede ancora la condizione lavorativa al centro, in una situazione segnata dalla forte precarizzazione del lavoro. Sicché, a ben vedere, il confronto tra il capitalismo del gold standard e il capitalismo vincitore della guerra fredda, potrebbe essere riformulato così: mentre il capitalismo di fine '800 vedeva crescere insieme l'internazionalizzazione dell'economia e la forza del movimento operaio, di cui si cercava l'integrazione, il capitalismo di fine '900 accoppia internazionalizzazione e disintegrazione del movimento operaio.