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sintesi
Entro le coordinate del secondo dopoguerra, in cui il mondo veniva considerato
tripartito (con il Primo e il Secondo Mondo in antagonismo frontale per
il controllo del Terzo), veniva assegnato un ruolo centrale all'azione dello
Stato, negli ultimi anni si è passati velocemente ad una posizione
polarmente opposta, dichiarando finita (o comunque indebolita e vicina all'esaurimento)
la funzione di detti Stati, mentre si andrebbe accentuando il conflitto
tra le grandi imprese di carattere economico (produttivo e/o finanziario).
In realtà, la situazione non era semplice prima del 1989, e tanto
meno si è semplificata oggi.
L'enorme ampliamento della spesa pubblica nei paesi del Primo Mondo è
stata generalmente interpretata in modo omogeneo in termini di Welfare.
In realtà, la spesa pubblica aveva diverse destinazioni negli USA
negli altri paesi capitalistici avanzati e di fatto subordinati agli USA:
negli USA tale spesa concerneva in particolare l'armamento e le altre prerogative
di tipo "militare" (in senso lato), negli altri paesi, invece,
soprattutto la spesa sociale (pensioni, sanità, ecc.). In effetti,
la posizione di gendarme del campo capitalistico (tradizionale) implicò
negli USA la formazione di un blocco sociale dominante costituito dagli
agenti delle strategie imprenditoriali e da quelli "politici"
delle strategie dello Stato aggressive verso l'esterno; mentre, nei gruppi
dominanti degli altri paesi capitalistici sviluppati, agli agenti (economici)
del primo tipo si aggregarono soprattutto quelli (politici) aventi poteri
di disposizione su apparati imprenditoriali in mano pubblica e su importanti
quote del reddito nazionale destinate alla spesa pubblica. E' importante
far rilevare che questo secondo tipo di agglutinamento di agenti dominanti
"privati" e "pubblici" portò alla formazione
di apparati dirigenti (quelli addetti alle strategie) delle grandi imprese
particolarmente poco competitivi e abituati a sopravvivere grazie ai finanziamenti
statali.
Il crollo del "socialismo reale", come ho sostenuto altrove, non
è stata la débacle del comunismo, bensì quella
dello statalismo.
In un mondo tornato bruscamente, e senza scontri militari di eccessiva ampiezza,
sotto il dominio del modo di produzione capitalistico, o Stato del paese
centrale - diventato centrale ormai per l'intero mondo nuovamente caratterizzato
dalla prevalente influenza del modo di produzione capitalistico - mantiene
pienamente le sue prerogative e funzioni, in particolare quelle "militari"
connesse al particolare blocco egemone che detiene in esso le leve del potere.
Ci sono una serie di contraddizioni e crepe nel suo dominio centrale, ma
non tali, al momento, da far pensare alla prossima realizzazione di quel
mondo capitalistico (e imperialistico) tripolare - USA, Giappone, Germania
ed Europa - della cui esistenza ci si dichiarava convinti subito dopo gli
avvenimenti del 1989-91.
L'ideologia (con distorsione della "realtà") dell'esaurimento
delle funzioni degli Stati nasce quindi da: 1) fine del "socialismo
reale" e della contrapposizione tra due campi (primo e secondo mondo),
che fu nel contempo contrapposizione tra due superpotenze; 2) allargamento
considerevole degli spazi mercantili che favorisce l'acuirsi della competizione
tra i grandi colossi oligopolistici del mondo "occidentale" (cioè
tra gruppi diversi di agenti dominanti di tipo strategico-imprenditoriale)
e, nel contempo, amplia in questa parte di mondo le potenzialità
di sviluppo dell'imprenditorialità piccola e media; 3) rivincita
del neoliberismo sulle impostazioni dette "keynesiane", sintomo
certo di una ristrutturazione dei blocchi dominanti (intreccio tra agenti
"privati" e "pubblici" del tipo già considerato)
nei paesi non centrali del "vecchio" campo capitalistico
oggi ridiventato "padrone" dell'intero globo, ristrutturazione
che, tuttavia, non arriva ancora a mettere drasticamente in discussione
gli equilibri sociali e politici in detti paesi né consente in essi
la decisa affermazione di una nuova grande imprenditoria non più
legata all'assistenza dello Stato e, quindi, più aggressiva e competitiva;
4) sussistenza di un'unica superpotenza, forse in declino, ma che comunque
mantiene un tipo di collegamento e intreccio tra agenti "privati"
(delle strategie imprenditoriali) e "pubblici" (delle strategie
statali aggressive verso l'esterno, "militari" in senso lato)
nel blocco dominante, tale da determinare ancora, probabilmente a lungo
(due-tre decenni almeno), la centralità del capitalismo statunitense.