1 Sia chiaro, per evitare equivoci, che sono d'accordo sull'antineoliberismo; non lo sono affatto quando si crede che questo atteggiamento sia, immediatamente, anticapitalistico, che fare ancora appello all'intervento dello Stato sia un pilastro di tale anticapitalismo, ecc. Si stanno ripercorrendo strade vecchie, già battute e fallimentari, in forma, fra l'altro, edulcorata e fortemente scialba rispetto ai tentativi, di ben altro momento, che hanno contrassegnato le cosiddette "costruzioni socialistiche" del `900.
2 Cito solo gli ultimi (dove si trova d'altronde citato anche il resto della bibliografia): La tela di Penelope, CRT Pistoia 1999, Considerazioni del dopoguerra, CRT 1999 (sull'aggressione USA alla Jugoslavia) e un mio saggio in AAVV, Passo doppio, Unicopli Milano 2000, dove ho anche trattato della situazione italiana degli anni più recenti.
3 In realtà, le dirigenze delle imprese di proprietà statale (o di enti pubblici) dovrebbero più propriamente essere considerate come attinenti alla sfera economica della società capitalistica. Tuttavia, si ha in questo settore uno strettissimo intreccio tra l'ambito economico e quello politico, per cui l'ascesa ai massimi gradini delle dirigenze in questione segue criteri dettati dalle alleanze partitiche che si vanno di volta in volta realizzando. Le stesse privatizzazioni - paradigmatico al riguardo proprio il caso italiano, che ha certe somiglianze con la graduale trasformazione dal pubblico al privato che avviene nei paesi ex "socialisti", dove la vecchia nomenklatura orienta tale trasformazione e se ne avvantaggia - sono segnate dal controllo che degli apparati statali decisivi hanno determinate oligarchie partitiche.
4 Non sempre, anzi meno spesso, l'attrito si sviluppa tra gruppi di agenti dominanti di tipo politico, da una parte, e quelli di tipo economico-imprenditoriale, dall'altra; spesso vi sono alleanze trasversali tra gruppi dei due tipi per entrare in conflitto con alleanze opposte dello stesso tipo.
5 Gran parte della spesa pubblica a fini "sociali" si è egualmente tradotta in ottimi guadagni per l'imprenditoria "privata"; dalla spesa sanitaria (in specie, ma non solo, per l'industria farmaceutica) alla "cassa integrazione", per lenire i disagi della disoccupazione, agli investimenti in "grandi" infrastrutture (in Italia, in specie al Sud, con una gran quantità delle stesse mai portate a termine), e via dicendo.
6 Già da anni qualsiasi osservatore minimamente accorto si è reso conto che ha poco senso continuare a ragionare in termini di destra e sinistra (con la variante del centro o centrodestra o centrosinistra e altre amenità del genere). A questo punto, credo però che tale terminologia abbia proprio disastrosi effetti di completo stravolgimento della realtà; e tuttavia siamo ancora invischiati in essa e, fin che non riusciremo a trovarne una di alternativa, dovremo tener debito conto delle gravi alterazioni subite dalle nostre argomentazioni di tipo politico.
7 Si pensi soltanto all'ultimo avvenimento che segnala quanto appena affermato: nel suo deludente vertice a Nizza, l'Unione Europea ha ventilato un suo esercito unificato, ma ne ha fatto un argomento assolutamente marginale. D'altronde gli USA, da una parte, spingono affinché l'Europa si assuma maggiori pesi (finanziari soprattutto) per le azioni di gendarmeria internazionale - sempre favorevoli, per la massima parte, agli interessi dei dominanti centrali - ma non vuole che ciò venga a sminuire l'importanza della NATO, vera punta di lancia di questa azione "poliziesca" a livello mondiale, poiché in tale organismo è sempre stata nettamente (oserei dire esclusivamente) predominante la volontà degli Stati Uniti.
8 Sia chiaro che con tale termine intendo indicare la corrente (pratica e teorica) che assegna allo Stato funzioni di forte, in certi casi completa, supplenza (anche dal punto di vista dell'attività economico-produttiva) nei confronti della "iniziativa privata". Se ci si riferisce invece ad altre funzioni dello Stato - d'ordine pubblico, di "difesa" (in realtà, di aggressione), di mantenimento della legalità "borghese" (anche in ordine alla competizione mercantile), ecc. - non esiste forza politica alcuna, nella società capitalistica, che non sia "statalista". L'importante è intendersi.
9 Una volta per tutte dichiaro che il "comunismo", nell'accezione usuale e mediatica del termine, non ha nulla a che vedere con il comunismo come inteso da Marx e Lenin, da Luxemburg e Trotsky, ecc. O, se vogliamo, ha qualcosa a che vedere con la posizione formale del problema, con alcune indicazioni di "superficie", con certe assonanze terminologiche. Nella sostanza, il "comunismo" si è rivelato socialismo di Stato più o meno come lo pensava Lassalle e tipi del genere. Anche i residui "comunistici" di oggi, quando non sono dei fautori (un po' "pretastri" e moralisti puri) di una comunità vagamente religiosa, sono degli inveterati statalisti lassalliani.
10 Se uno legge Goldoni o, meglio ancora, assiste alla rappresentazione teatrale di un suo testo, e poi vede il film Signore e signori di Germi, non potrà che constatare l'enorme distanza tra gli usi e costumi di oggi (anzi degli anni sessanta del secolo scorso) e quelli di allora. Meno superficialmente, si potrebbe però meditare sulla cattiveria meschina e pettegola, sul perversamente banale e sciocco "controllo sociale", ecc. che caratterizzano l'un tempo e l'altro di una società come quella tipica della regione in cui abito (con certamente alcuni aspetti ancora più universali).
11 Purtroppo, oggi, le mort saisit le vif (frase così spesso usata da Marx) soprattutto a "sinistra", in tutte le sue variegate e arlecchinesche manifestazioni.