[1] Questa la verità parziale e transitoria delle tesi di Hilferding e Kautsky, che invece la assolutizzarono come sbocco dei processi di centralizzazione dei capitali, che avrebbero dovuto portare al suo stadio finale la monopolistizzazione dell'economia capitalistica. Come si vede certe impostazioni marxiste terzinternazionaliste non si distaccarono mai veramente dalle tesi dei revisionisti.
[2 ]Perfino nella pur misera crisi italiana odierna, noi siamo solo in grado di assistere a quanto si svolge sul palcoscenico politico, senza capire, ad es., quale nodo intricato e probabilmente importante sia quello del gioco intorno alla fusione della Comit con la Banca di Roma (opzione al momento vincente) o invece con il S.Paolo. Tra i burattinai, Mediobanca e Generali a favore della prima scelta, una X per la seconda, con gli Agnelli molto aperti ad ogni soluzione anche se avevano una cauta preferenza per la seconda. E sullo sfondo, i conflitti tra Paribas e Kommerzbank, da una parte, e Deutsche Bank, dall'altra. Tra i burattini, Cossiga per la prima opzione e Ciampi-Prodi per la seconda. La crisi di Governo, pur casuale (ma solo nei tempi, perché ormai si capisce bene che la cosiddetta staffetta era già preparata per la primavera prossima o poco più in là), e la soluzione trovata (niente Governo tecnico, in specie guidato da Ciampi), non hanno nulla a che vedere con tutto ciò? Il vecchio marxismo, con tutti i suoi difetti (alla cui critica non rinuncio), sarebbe stato più abile nel leggere questa crisi in controluce.
[3 ]Naturalmente è moderna anche quella relativa alla finanziarizzazione dei capitali. Essa tuttavia fu considerata una delle caratteristiche dell'ultimo stadio del capitalismo (così come il monopolio), in base al principio, tipico del pensiero marxiano, della trasformazione dei proprietari capitalisti in puri rentier, nel mentre si sarebbe venuto formando, nell'ambito della produzione, il lavoratore collettivo cooperativo. Per poter utilizzare l'indicazione di una forte crescita della finanziarizzazione del capitale, bisogna rilevarne il carattere ricorsivo e trovare quindi di essa una spiegazione assolutamente diversa da quella tipica di Marx e del marxismo; niente dominio del rentier, ma delle esigenze di pronta liquidità in un'epoca (policentrica) di riaccentuatasi conflittualità tra le unità di strategie (imprese) nel settore fondamentale della produzione di beni e servizi (come ho cercato di mettere in luce negli ultimi scritti).
[4] Cfr. De Marchi, La Grassa, Turchetto, Oltre il fordismo. Continuità e trasformazioni nel capitalismo contemporaneo, Unicopli, Milano 1999.