1 Ovviamente intendo per 'operaismo' il filone teorico che si sviluppò in Italia, a partire dai primi anni Sessanta, attorno alle riviste Quaderni rossi, Classe operaia, Contropiano, Potere operaio, e che ha avuto come principali esponenti Raniero Panzieri, Mario Tronti e Antonio Negri. Nonostante il termine `operaismo' suoni oggi particolarmente paradossale preferisco continuare ad utilizzarlo, rinunciando ad espressioni forse più corrette ma meno comprensibili come, ad esempio, 'composizionismo' o 'scuola della composizione di classe'; a dispetto della sua difficoltosa traducibilità in italiano, considero molto più soddisfacente l'espressione `autonomist marxism', utilizzata tra gli altri da Cleaver (1979, 1996).
2 Oltre a Potere operaio, anche Lotta continua visse nel biennio 1971-72 la sua stagione `militarista'; cfr. al proposito la ricostruzione fornita da Bobbio (1979, pp. 98-111).
3 Per una critica più dettagliata e precisa della lettura dell'esperienza di Negri e di Potere operaio fornita da Berardi, vedi Palano (1998).
4 Chiedendosi quale sia il centro politico della nuova composizione di classe, Negri risponde ancora che "chi è capace di ciò è di nuovo quella classe operaia delle grandi fabbriche che è il soggetto privilegiato dello sfruttamento ed insieme l'agente effettivo di svalorizzazione del lavoro e del profitto. [...] È attorno a questa avanguardia che tutto il proletariato si lega, in un'identità di interessi che chiede un interprete, in una unità di fini che chiede una direzione, con un carico di violenza anticapitalistica che chiede un detonatore" (Negri 1974, p. 128).
5 La critica di determinismo che qui muovo all'impostazione di Claus Offe è in parte anche un'autocritica, perché in passato, in uno scritto sulla formazione (Palano 1996) ho adottato uno schema fortemente debitore della teoria proposta dallo studioso tedesco.
6 "Come il dominio della logica di accumulazione può essere esercitato entro forme istituzionali diverse e da parte di gruppi sociali diversi, così anche la contraddizione generata da quel dominio, e che gli si rivolge contro, non può venire identificata in tutti gli stadi di sviluppo del capitalismo col <<proletariato>> (nel senso sociologico della forza-lavoro produttiva e salariata)" (Offe 1977, p. 27).
7 Un discorso parzialmente analogo potrebbe essere svolto anche a proposito della nozione di "antisystemic movement" proposta da Arrighi, Hopkins e Wallernstein (1989), ma mi pare che in questo caso il riferimento al `sistema' mondiale dell'economia presenti implicazioni `deterministiche' maggiori.