| |
Alcune considerazioni sui termini odierni dello sviluppo e dello sfruttamento capitalistico globale. |
|
sintesi
A partire dalla constatazione che il capitalismo come forma economica
(di stfruttamento) e lo stato-nazione come forma politica (di
controllo) sono storicamente legati e interdipendenti, l'autore contesta
la tesi corrente che sostiene la fine dello stato-nazione argomentandola
con una presunta perdita di poteri da parte di questo rispetto alle istituzioni
internazionali. Propone in tal senso alcune ridefinizioni dei concetti di
istituzioni internazionali, capitale finanziario, imprese
transnazionali e globalizzazione. Sostiene infine che per i potentati
economici nazionali e le classi dirigenti a cui questi fanno riferimento
oggi si ripresenta la necessità di rinvigorire in qualsiasi modo
l'identità nazionale e la sua unità e di ricercare nuove forme
di ammortizzazione sociale per attutire i contraccolpi e di un vecchio fittizio
equilibrio decadente, e rilegge in questa chiave la questione del cosiddetto
"terzo settore".
L'articolo è stato recentemente aggiornato con una nota
integrativa.