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e questione democratica |
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sintesi
L'autore affronta il tema del nuovo ordine mondiale conseguente crollo
dell'Unione Sovietica e alla crisi del fordismo come sistema di regolazione,
nella convinzione che un'analisi del sistema internazionale deve in primo
luogo dare conto delle basi sociali e della rilevanza storica del moderno
stato-nazione. Ciò di cui si sente l'esigenza è una risposta
alla questione del perché ogni tentativo del passato di stabilire
istituzioni politiche internazionali forti e democratiche, dotate di propri
poteri di intervento e regolazione o - più in generale - perché
l'idea di un complessivo "stato-mondo" sia fallita di fronte a
una società mondiale essenzialmente basata su stati-nazione. Benché
il nesso tra la costituzione di stati-nazione centralizzati e burocratizzati,
da un lato, e, dall'altro, lo sviluppo del capitalismo globale non sia un
nesso causale diretto, questi due fenomeni sono strettamente correlati.
La creazione di territori statali delimitati e controllati centralmente
ha fornito condizioni chiave per lo sviluppo di forti economie capitalistiche
circoscritte. Certamente tali economie "nazionali" potevano svilupparsi
soltanto nel contesto dell'emergente mercato mondiale, ma esiste anche una
complessa relazione tra sviluppo dello stato-nazione capitalistico e "borghesia",
vale a dire democrazia politica parlamentare e pluralista: una relazione
derivante dal fatto che lotte democratiche e conflitti di classe hanno potuto
svilupparsi con successo solo entro terreni economici e istituzionali relativamente
delimitati.
Secondo l'autore, lo stato-nazione è per certi aspetti superato dallo
sviluppo capitalistico per alcune importanti funzioni, ma rimarrà
ancora la forma politica specifica finché i rapporti di produzione
capitalistici domineranno il mondo. Finché durerà questa situazione,
un "ordine mondiale" caratterizzato da effettiva pace, democrazia,
libertà e uguaglianza sociale non sarà possibile. E' difficile
parlare di alternative storiche al capitalismo dopo il fallimento dei modelli
rivoluzionario, riformista e socialista: così difficile che la discussione
è di fatto venuta meno. Il fatto è che non ci sono bell'e
pronte alternative alle strutture politiche ed economiche dominanti univoche,
chiare, praticabili: le alternative possono svilupparsi solo attraverso
lotte e conflitti e attraverso esperienze pratiche.