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A proposito di neosoggettivismo postoperaista |
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sintesi
L'autore si sofferma sulle recenti elaborazioni "postoperaiste"
di Christian Marazzi (Produzione di merci a mezzo di linguaggio,
in Stato e diritti nel postfordismo, 1996; Il posto dei calzini,
1994; Il lavoro autonomo nella cooperazione comunicativa, in Il
lavoro autonomo di seconda generazione, 1997) e Maurizio Lazzarato (Lavoro
immateriale, 1997), che cpstituiscono l'apologia della scomparsa del
lavoro produttivo di beni tangibili a favore della centralità dei
lavoratori della mente, delle macchine intelligenti che sostituiscono il
lavoro umano, della diffusione dei servizi alla persona per un rinato filantropismo
sociale, della risorgenza di autoimprenditorialità di lassalliana
memoria, ecc. Viene in particolare analizzata criticamente la ripresa dell'economia
marginalista che tali elaborazioni propongono: nel modello basato sull'immaterialità
universale, infatti, viene capovolto l'imperio del capitale sull'organizzazione
del processo generale di produzione, a tal punto che il consumatore, per
massimizzare la soddisfazione dei propri bisogni marginali, determinerebbe
la quantità e la qualità della merce prodotta e/o del servizio
somministrato.
Questa ripresa di temi neoclassici non si ferma del resto alla paretiana
"sovranità del consumatore", ma recupera le mistificazioni
che la teoria marginalista ha prodotto anche in tema di distribuzione negando
il conflitto tra salario e profitto, l'esistenza dello sfruttamento e dello
stesso comando capitalistico: i soggetti indipendenti ed autonomi del lavoro
immateriale non avrebbero più necessità di dipendere dal capitale
e della sua forma organizzativa, in quanto nel postfordismo ci sarebbero
luoghi prodigiosi in cui "non c'è più bisogno dell'intervento
determinante dell'imprenditore capitalista".
Secondo l'autore, occorre riportare in piedi la logica del processo generale
di produzione, che queste elaborazioni hanno capovolto, valutando le novità
"postfordiste" per la loro funzionalità alla valorizzazione
capitalistica. La classe operaia, pur nelle sue diverse tipologie
di area, di forza conflittuale e di composizione organica capitale/lavoro,
è ben lungi dell'essere scomparsa: essa costituisce l'oggetto dello
sfruttamento e rappresenta il motore di questa economia che, proprio perché
in crisi di sovrapproduzione, deve stanare ogni opportunità per assicurarsi
incrementi supplementari di profitto.