temi

 

Immaterialismo storico.
A proposito di neosoggettivismo postoperaista

di Roberto Di Fede
 



Articolo pubblicato in La Contraddizione, n. 78, maggio-giugno 2000

sintesi

L'autore si sofferma sulle recenti elaborazioni "postoperaiste" di Christian Marazzi (Produzione di merci a mezzo di linguaggio, in Stato e diritti nel postfordismo, 1996; Il posto dei calzini, 1994; Il lavoro autonomo nella cooperazione comunicativa, in Il lavoro autonomo di seconda generazione, 1997) e Maurizio Lazzarato (Lavoro immateriale, 1997), che cpstituiscono l'apologia della scomparsa del lavoro produttivo di beni tangibili a favore della centralità dei lavoratori della mente, delle macchine intelligenti che sostituiscono il lavoro umano, della diffusione dei servizi alla persona per un rinato filantropismo sociale, della risorgenza di autoimprenditorialità di lassalliana memoria, ecc. Viene in particolare analizzata criticamente la ripresa dell'economia marginalista che tali elaborazioni propongono: nel modello basato sull'immaterialità universale, infatti, viene capovolto l'imperio del capitale sull'organizzazione del processo generale di produzione, a tal punto che il consumatore, per massimizzare la soddisfazione dei propri bisogni marginali, determinerebbe la quantità e la qualità della merce prodotta e/o del servizio somministrato.
Questa ripresa di temi neoclassici non si ferma del resto alla paretiana "sovranità del consumatore", ma recupera le mistificazioni che la teoria marginalista ha prodotto anche in tema di distribuzione negando il conflitto tra salario e profitto, l'esistenza dello sfruttamento e dello stesso comando capitalistico: i soggetti indipendenti ed autonomi del lavoro immateriale non avrebbero più necessità di dipendere dal capitale e della sua forma organizzativa, in quanto nel postfordismo ci sarebbero luoghi prodigiosi in cui "non c'è più bisogno dell'intervento determinante dell'imprenditore capitalista".
Secondo l'autore, occorre riportare in piedi la logica del processo generale di produzione, che queste elaborazioni hanno capovolto, valutando le novità "postfordiste" per la loro funzionalità alla valorizzazione capitalistica. La classe operaia, pur nelle sue diverse tipologie di area, di forza conflittuale e di composizione organica capitale/lavoro, è ben lungi dell'essere scomparsa: essa costituisce l'oggetto dello sfruttamento e rappresenta il motore di questa economia che, proprio perché in crisi di sovrapproduzione, deve stanare ogni opportunità per assicurarsi incrementi supplementari di profitto.

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