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sintesi
Nell'introduzione al volumeThe Twilight of Globalization l'autore
descrive la globalizzazione come nuovo Grande Fratello (il socialismo burocratico
sovietico), peggiore del primo perché unisce i difetti della pianificazione
burocratica e del liberismo. La globalizzazione, identificata col neoliberismo,
è vista come una fase nuova dello sviluppo capitalistico ma già
in crisi per vari fattori come il conflitto fra organizzazione per reti
e pretese di centralizzazione o per il fatto che a dirigere questo processo
è una classe di capitalisti marginali rispetto alle concrete società
locali in cui operano. In particolare si apre una contraddizione fra il
capitalismo e lo stato, che nella fase precedente erano strettamente legati
fra loro, fra capitalismo e democrazia.
Tale contraddizione è analizzata nel I capitolo del volume ("Gli
stati e la globalizzazione"), dove si sostiene che il neoliberismo
non tende a eliminare gli stati ma gli elementi non capitalistici che essi
avevano acquisito, cioè a trasformarli, tramite élites locali
complici del potere globale, in stati sempre meno democratici, deprivati
di potere nei loro organismi elettivi, escludenti anche per quanto riguarda
i diritti di cittadinanza (politiche di esclusione degli stranieri, eserciti
professionali). Per la sinistra non si tratta di difendere la democrazia
formale ma di sfruttare la crisi dello stato per creare un nuovo stato,
nuovi ordinamenti nazionali e internazionali.