NOTE

note a Introduzione. Il nuovo Grande Fratello

[1] J.Brecher e T.Costello, Global Village or Global Pillage?, Boston, 1994, p. 62

[2] Ibid, p. 63

[3] "Monthly Review", 50 (4), settembre 1998, p. 2

[4] "Green Left Weekly", 14 ottobre 1998, p. 15

[5] Manuel Castells, The information age, vol 1: The rise of the Network Society, Oxford and Malden, 1998, p. 192

[6] J.Brecher e T.Costello, Global Village, p.54. Vedi anche B.Harrison, Lean and Mean: The Changing Landscape of Corporate Power in the Age of Flexibility, Nwe York, 1994, pp. 9, 127, 171

[7] Manuel Castells, The Information Age, vol.1, p. 474

 

note al cap. I. Gli Stati e la globalizzazione

[1] "Svobodnaya mysl", 1995, ndeg. 8,p. 60

[2] Ibid, p.61

[3] I.Wallerstein, Unthinging Social Science, Cambridge, 1991, p. 57

[4] "Links", luglio-ottobre 1996, ndeg. 7, p.60. Se analizziamo la teoria dell'onda lunga dello sviluppo capitalista di Kondratiev troviamo un'immagine simile. Durante la crescita del ciclo lungo si assiste all'espansione dello stato (militare, geografica ed economica). Nella fase discendente vediamo che le tecnologie del cambiamento e della comunicazione si sviluppano più velocemente della produzione industriale. Esattamente come predetto da Kondratiev, la fase del'espansione è accompagnata da rivoluzioni, guerre e cambiamenti sociali, mentre il declino dalla reazione politica (vedi N.D.Kondratiev, Problemy economicheskoi dinamiki, Mosca, 1989, pp. 197,199, 201-5; vedi anche S.Bowles, D.Gordon e Th.Weisskopf, After the Waste Land, Londra, 1990, p. 18). Come sostiene Kondratiev le grandi innovazioni tecnologiche caratterizzano la fine della fase calante. Utilizzando il ciclo di Kondratiev come strumento di analisi possiamo facilmente giungere alla conclusione che la fine degli anni Novanta è il passo finale dell'onda lunga declinante partita negli anni Settanta. Ciò significa che stiamo entrando in una nuova fase dello sviluppo capitalista, che non sarà dominata dall'espansione economica fondata sulle nuove tecnologie, ma sarà anche epoca di grandi cambiamenti sociali, rivoluzioni e crescita del ruolo dello stato.

[5] "Links", luglio-ottobre 1996, ndeg. 7, p. 61. Vedi anche Chris Harman, Globalization: a critique of a new orthodoxy, "International Socialism", inverno 1996, ndeg. 73. Secondo Harman l'ideologia della globalizzazione sta giocando un ruolo più significativo nella lotta di classe della stessa globalizzazione degli interscambi produttivi

[6] "Rebochaya politica", 1996, ndeg. 6, p. 42. Altri autori sono ancor più dettagliati. Ellen Meiksins Wood scrive: "in certo modo, il punto centrale della globalizzazione è che la competizione non è solo e neppure particolarmente tra singole imprese, ma tra intere economie nazionali. Di conseguenza lo stato nazione ha assunto nuove funzioni come strumento della competizione. Lo stato nazione è il principale attore della globalizzazione. Il capitale statunitense nella sua domanda di competitività chiede uno stato che riduca al minimo i costi sociali e tenga a bada il conflitto sociale e il disordine generato dall'assenza di programmazione sociale. (Rising from the Ashes? Labor in the Age of `Global' Capitalism, New York, 1998, p. 12)

[7] "Green Left Weekly", 26 marzo 1997, p. 21

[8] Per la discussione sull'integrazione vedi: Pyat' let Belovezh'ya. Chto dal'she?, Mosca, 1997; A.Vygorbina, Dva podkhoda k sblizheniyu, "Nezavisimaya gazeta - Stsenarii", 15 maggio 1997

[9] "Nezavisimaya gazeta", 15 maggio 1997

[10] L'economista statunitense Doug Henwood ha mostrato che l'immagine delle compagnie trasnazionali come "catena di montaggio globale" è anch'essa esagerata. Dal 1977 il trasferimento tra imprese di segmenti di lavorazione del prodotto da o verso stabilimenti affiliati all'estero è cresciuto dal 12% del commercio statunitense al...13%! È vero che la partecipazione al PIL Usa degli scambi commerciali è cresciuta durante lo stesso periodo dal 17% al 24%, restando comunque più bassa che in altri paesi. La cessione di intere filiere da assemblaggio è salita dal 2% nel 1977 al 3,2% nel 1994 (cfr. "Left Business Obserer", 14 maggio 1997, ndeg. 77). In altre parole, la globalizzazione della produzione reale è irregolare (è più bassa nei grandi paesi con mercati interni sviluppati), e nel complesso è significativamente meno di quanto gli ideologi hanno inteso.

[11] "L'Evenement du jeudi", 1996, ndeg.617, p. 47

[12] "New Left Review", marzo-aprile 1996, ndeg. 216, p. 74

[13] S.Amin, Re-Reading the Postwar Period: An Intellectual Itinerary, New York, 1994, p. 207

[14] Ibid, p. 211

[15] S.Clarke, Keynesianism, Monetarism and the Crisis of the State, Aldershot, 1988, p. 358

[16] P.Ingrao, R.Rossanda e altri, Verabredungen zum Jahrhundertende. Eine Debatte uber die Entwig del Kapitalismus und die Aufgaben der Linken, Amburgo, 1996, p. 193

[17] Ibid, pp. 202-3

[18] Ibid, p. 197

[19] Alla conferenza internazionale "Globalizzazione e cittadinanza", organizzata a Ginevra nel 1996 dalle Nazioni unite è stato sottolineato che: "Benché le pressioni della società civile internazionale e gli interventi di organismi intergovernativi abbiano consentito di aumentare la varietà dei diritti e degli standard storicamente garantiti alla cittadinanza, poco è stato fatto per consolidarli. Perciò sembrerebbe che la debolezza delle strutture statali in molti paesi abbia seriamente compromesso la possibilità di rafforzare gli standard globali." ("UNRIDS News", autunno 1996/inverno 1997, ndeg. 15, pp. 1-2)

[20] "Economist", 7-13 ottobre 1995, supplemento speciale, p. 9

[21] S.Clarke, Keynesianism, p. 355

[22] W.Bello, Sh.Cunningam e Li Kheng Poh, A Siamese Tragedy. Development and Disintegration in Modern Thailand, Londra e New York, 1998, p. 39

[23] vedi P.Ingrao e R.Rossanda, Appuntamenti di fine secolo, Roma, 1995; P.Ingrao, R.Rossanda e altri, Verabredungen

[24] W.Hutton, The State We're In, Londra, 1996, p. xxiii

[25] Ibid, p. 342

[26] "New Left Review", maggio-giugno 1996, ndeg. 217, p. 4

[27] "Utopie-kreativ", marzo 1997, ndeg. 77, p. 94; H.-J.Stadermann, Wie der EURO kommt, Marburg, 1996, pp. 25, 53

[28] "Moscow Times", 19 dicembre 1996

[29] P.Viveret in "Iniziativa socialista", febbraio 1997, ndeg. 43, p. 52

[30] S.Clarke, Keynesianism, p. 356

[31] vedi D.Hellinger e D.R.Judd, The Democratic Facade, Belmont, CA, 1994, p. 329

[32] W.Hutton, The State We're In, p. 17

[33] C.Lasch, The Revolt of the Elites and the Betrayal of Democracy, New York e Londra, 1996, p. 197

[34] L.C.Thurow, The Fy'uture of Capitalism, New York, 1996, p. 242

[35] "Korea Focus", marzo-aprile 1997, vol. 5, n° 2, pp. 117, 119

[36] "Baltic Times", 1996, n° 19, p. 4

[37] "Vechernie vesti" (Tallinn), 1996, n°177, p. 8

[38] "Estoniya", 2 agosto 1996

[39] "Kupecheskaya gavan'", 2 agosto 1996, n° 31, p. 3

[40] "Svobodanaya mysl'", 1997, n°1, pp. 45-6. Per uno sguardo simile sul terzo mondo vedi: K.Kuverakorn, Let's understand the causes of conflicts clearly, "Nation", Bangkok, 21 marzo 1999

[41] "Svobodanaya mysl'", 1997, n°1, pp. 45

[42] "Viento del Sur", inverno 1996, n° 8, p. 3

[43] Ibid, p. 57

[44] Questa la connessione tra globalizzazione e riforma dello stato secondo l'interpretazione dei documenti del Partito socialista democratico tedesco. Vedi Alternative Politik und Globalisierung, PDS International, Informationsschrift der AG Friedens- und Internationale Politik, extra, Berlino, pp. 11-13

[45] "Links", luglio-ottobre 1996, n° 7, p. 54

[46] "Financial Times", 15 settembre 1998,

[47] "Moscow Times", 15 settembre 1998

[48] "Journal of Commerce", 3 settembre 1998

[49] "Financial Times", 15 settembre 1998