Una discussione su operaismo e postoperaismo

a cura di Maria Turchetto

PRESENTAZIONE

Molti miti del postindustrialismo - dalle idee della "produzione immateriale" e della "fine del lavoro", alle utopie tecnologiche che accompagnano il nuovo ruolo dell'informatica e delle telecomunicazioni, fino alle ideologie smaccatamente neoliberiste della "sovranità del consumatore" e dell'apologia dell'imprenditore - hanno fatto breccia nella sinistra di governo e di opposizione.
Alcuni effetti sono decisamente paradossali. La classe operaia, invocata fino all'altro ieri come soggetto rivoluzionario redentore dell'umanità, scompare, letteralmente. Altri soggetti vengono disperatamente cercati - più spesso evocati o inventati - in dimensioni che si rivelano labili o comunque impregnate di ideologie a dir poco equivoche, di fronte alle quali le "armi della critica" sembrano spuntate.
In questo processo, l'elaborazione di derivazione operaista svolge un ruolo importante: oltre ad essere emblematica del percorso in questione - dalla centralità operaia alle utopie postfordiste e neoliberiste - fornisce le principali "vie di fuga" teoriche, ampiamente riprese e utilizzate anche da intellettuali, movimenti, organizzazioni politiche di diversa matrice e formazione.
Per questo abbiamo ritenuto utile proporre "una discussione su operaismo e postoperaismo".
Gli articoli che presentiamo hanno tagli diversi (Palano e Turchetto ripercorrono l'intera parabola di questo filone di pensiero, dagli anni '60 agli esiti attuali; Di Fede e Porcaro si concentrano sugli sviluppi più recenti) e diversi punti di vista (la critica di Palano parte dalla condivisione di alcuni assunti e comunque di una parte dell'esperienza operaista, altri autori propongono invece una critica sostanzialmente esterna, Porcaro tenta di avviare un dialogo partendo da una diversa formazione), ma crediamo possano stimolare comunque ulteriori interventi e contributi.