| |
Le ambiguità dell'azione delle ONG |
|
Già al principio degli anni '80, i settori più lucidi delle
classi dominanti neoliberali si resero conto che le loro politiche stavano
polarizzando le società e provocando malcontento su vasta scala.
I governanti cominciarono a finanziare e promuovere una strategia parallela
"dal basso": la promozione di organizzazioni "di base"
con ideologia "antistatalista" per intervenire tra le classi potenzialmente
conflittuali al fine di creare un diversivo sociale. Queste organizzazioni,
dipendenti finanziariamente dai fondi neoliberali, erano direttamente concepite
per competersi con i movimenti sociali la lealtà dei leader locali
e di comunità attiviste.
Negli anni '90, queste organizzazioni descritte come "non governative"
erano diventate migliaia e ricevevano circa 4 miliardi di dollari a livello
mondiale.
La confusione rispetto al carattere politico delle ONG proviene dalla sua
storia precedente agli anni '70 ovvero durante le dittature. In questo periodo
le ONG funzionavano fornendo appoggio umanitario alle vittime delle dittature
militari e denunciavano le molteplici violazioni dei diritti umani. Organizzavano
anche "ollas populares" (le pentole comuni, NdT) che permettevano
alle famiglie danneggiate di sopravvivere alla prima ondata delle terapie
shock applicate dalle dittature. Questo periodo creò un'immagine
favorevole, anche nella sinistra, intorno alle ONG ed esse venivano considerate
parte del "campo progressista".
Senza dubbio e sin da allora i limiti delle ONG erano evidenti. Mentre attaccavano
le violazioni dei diritti umeni perpetrate dalle dittature locali, rare
volte denunciavano i "padrini" statunitensi ed europei che le
finanziavano e assistevano. Ancora meno c'è stato uno sforzo serio
per vincolare la politica economica e le violazioni dei diritti umani con
la nuova fase del sistema. Ovviamente le fonti esterne di finanziamento
limitarono la sfera per le critiche e l'azione in difesa dei popoli.
Mano a mano che cresceva l'opposizione al modello economico selvaggio degli
anni '80, i governi statunitensi ed europei e la Banca Mondiale incrementarono
i finanziamenti alle ONG. Esiste una relazione diretta tra la crescita dei
movimenti sociali che sfidavano il modello neoliberista e gli sforzi per
sovvertirli mediante la creazione di forme alternative di azione sociale
mediante le ONG.
L'antistatalismo come elemento comune con il neoliberismo
Il punto basilare di questa convergenza tra le ONG e la Banca Mondiale era
la loro identità di vedute nella opposizione allo "statalismo".
Alla superficie le ONG criticavano lo Stato da una posizione di sinistra
che difendeva la società civile mentre la destra faceva lo stesso
in nome del mercato. In realtà i regimi neoliberali, la Banca Mondiale
e le fondazioni occidentali (vedi la "Fondazione per la Società
Aperta" di Soros, NdR) cooptavano e usavano le ONG per sottrarre allo
Stato nazionale le funzioni di protezione e servizi sociali tese a compensare
le vittime degli effetti delle corporazioni multinazionali.
In altre parole, mentre dall'alto i regimi neoliberali devastavano le popolazioni
inondando i rispettivi paesi con importazioni a basso prezzo estraendo il
pagamento del debito estero, abolendo la legislazione lavorativa che proteggeva
il lavoro e creando una massa crescente di operai a basso salario o disoccupati,
le ONG furono finanziate per provvedere a progetti di "auto-aiuto",
di "educazione popolare" e di "qualificazione lavorativa"
tese ad assorbire temporaneamente gruppi di bisognosi e a cooptare i leader
locali per sottrarli alla lotta contro il sistema.
Disgraziatamente, molti nella sinistra affrontarono il neoliberismo solo
"dall'alto" e nel suo volto estreno (FMI, BM) e non il neoliberismo
"dal basso" (ONG, microimprese). Una ragione forte di questa svista
fu la conversione di molti ex marxisti alla formula e alla pratica delle
ONG. L'antistatalismo è stato il libretto ideologico di transito
da una politica di classe a una politica di "sviluppo comunitario",
dal marxismo alle ONG.
Di solito gli ideologi delle ONG contrappongono il potere "statale"
al potere "locale". Il potere statale, argomentano alcuni, è
distante dai cittadini, è autonomo e arbitrario e tende a sviluppare
interessi diversi e opposti a quelli della cittadinanza, mentre il potere
locale è necessariamente più vicino e risponde di più
alla gente. La semplice verità è che un potere statale esercitato
da una classe sfruttatrice non può che soffocare le iniziative locali
progressiste, mentre questo potere nelle mani progressiste non può
che rafforzare tali iniziative.
La contrapposizione tra potere statale e locale è stata utilizzata
per giustificare il ruolo delle ONG come intermediario tra le organizzazioni
locali, i "donatori" liberisti stranieri (BM, Europa o Stati Uniti)
e i governi a libero mercato. L'effetto è però quello di rafforzare
i regimi neoliberali tramite la rottura del vincolo tra organizzazioni e
lotte sociali da un lato e i movimenti politici internazionali/nazionali
dall'altro.
L'enfasi nell'"attività locale" è utile ai regimi
neoliberali, permette ai suoi padrini interni ed esterni di dominare la
politica macro socioeconomica e di canalizzare la maggioranza delle risorse
dello Stato in sussidi ai capitalisti esportatori e alle istituzioni finanziarie.
Così, mentre i neoliberisti stavano trasferendo proprietà
statali redditizie ai ricchi privati, le ONG non erano parte della resistenza
sindacale. Al contrario, erano attive nei progetti privati locali, promuovendo
il discorso dell'impresa privata (auto-aiuto) nelle comunità locali
sostenendo le microimprese. Mentre con le privatizzazioni i ricchi accumulavano
vasti imperi finanziari, i professionisti delle classi medie delle ONG ricevevano
piccole somme per finanziare officine, trasporti e attività economiche
di piccola scala.
La funzione "depoliticizzante" delle ONG
Il punto politico importante è che le ONG depoliticizzano settori
della popolazione, liquidano il compromesso con gli impiegati pubblici e
cooptano i leader locali in piccoli progetti. Le ONG appoggiano raramente
- solo in qualche caso - gli scioperi e le proteste contro i bassi salari
e i tagli ai bilanci pubblici. In pratica, l'essere "non governativi"
si traduce in una attività contro le spese pubbliche, liberando così
le risorse con cui i regimi neoliberali sussidiano i capitalisti esportatori
mentre solo una piccola quantità di esse transita dal governo alle
ONG.
Le ONG non possono avanzare programmi universali e completi di largo respiro
come invece può fare lo Stato sociale. Al suo posto realizzano servizi
molto limitati ad un ristretto gruppo di comunità. Inoltre, ed è
la cosa più importante, non devono rendere conto dei loro operati
alla gente del luogo ma ai "donatori" stranieri. In questo senso
le ONG indeboliscono la democrazia togliendo dalle mani della gente del
posto e dei funzionari eletti i programmi sociali e creando dipendenza dai
funzionari stranieri non eletti e dai funzionari locali controllati da questi.
Fondamentalmente la ideologia delle ONG basata sulla "attività
privata volontaria" indebolisce il senso del "pubblico" ovvero
l'idea che il governo abbia i suoi obblighi verso i suoi cittadini e provveda
alla loro vita, l'idea che lo Stato è essenziale per il benessere
dei suoi cittadini.
Contro questa nozione di responsabilità pubblica, le ONG fomentano
l'idea neoliberale di responsabilità privata per i problemi sociali
e l'importanza delle risorse private per risolvere questi problemi. In effetti
impongono un doppio carico alla popolazione povera che continua a pagare
imposte per finanziare lo Stato neoliberale affinché serva i ricchi
e cosicché gli rimane solamente l'autosfruttamento privato per risolvere
i propri bisogni.
Le ONG enfatizzano i progetti ma non i movimenti, "mobilitano"
la gente per produrre nei margini ma non per lottare per il controllo dei
mezzi basilari della produzione e della ricchezza; si concentrano nell'aiuto
tecnico finanziario dei progetti ma non sulle condizioni strutturali che
regolano la vita quotidiana della gente.
Le ONG e le loro equipe professionali postmarxiste entrano in competizione
direttamente con movimenti sociopolitici per guadagnare influenza tra le
donne, tra le popolazioni povere e quelle razzialmente escluse. La pratica
e l'ideologia delle ONG devia l'attenzione dalle origini e dalle soluzioni
alla povertà (mirando dal basso e dall'interno anziché verso
l'alto e verso l'esterno).
L'aiuto delle ONG danneggia piccoli settori della popolazione nel generare
competizione tra le comunità a causa delle scarse risorse, il che
produce distinzioni insidiose e rivalità entro e tra le comunità,
demolendo così la solidarietà di classe. Lo stesso accade
tra i professionisti: ognuno crea la sua ONG per sollecitare fondi dall'estero.
Entrano in competizione per presentare le proposte più convenienti
per i donatori esteri e nello stesso tempo affermano di parlare a nome dei
propri seguaci. L'effetto finale è una proliferazione di ONG che
frammenta le comunità povere in aggregazioni settoriali e sottosettoriali,
incapaci di vedere il quadro sociale più ampio che li affligge e
ancora meno capaci di unirsi nella lotta contro il sistema.
La struttura e la natura delle ONG con la loro impostazione "apolitica"
e la loro concentrazione sull'auto-aiuto, depoliticizzano e smobilitano
la popolazione povera. Le ONG rafforzano i processi promossi dai partiti
neoliberali e dai mass media. Si evita l'educazione politica sulla natura
dell'imperialismo, sui fondamenti di classe del neoliberismo, sulla lotta
di classe tra sfruttati e sfruttatori. Al suo posto si discute intorno agli
"esclusi", i "senza potere", la "estrema povertà",
la "discriminazione razziale" o "di genere", senza andare
al di là dei sintomi superficiali del sistema sociale che produce
queste condizioni.
Nell'incorporare la popolazione povera all'economia neoliberale attraverso
la "azione volontaria privata", le ONG creano un mondo politico
dove l'apparenza della solidarietà e dell'azione sociale copre un
conformismo conservatore con la struttura di potere nazionale e internazionale.
Le ONG aiutano la penetrazione del modello neoliberale
La crescita delle ONG coincide con l'incremento dei finanziamenti nel quadro
del neoliberismo e l'approfondimento della povertà a tutti i livelli.
Al di là delle affermazioni sui molti risultati locali, il potere
generale del neoliberismo non incontra sfidanti e le ONG cercano in modo
crescente delle nicchie negli interstizi del potere.
L'intento di formulare delle alternative è stato ostacolato anche
in un altro modo. Molti dei e delle leader delle guerriglie, dei movimenti
sociali, sindacali e delle organizzazioni popolari sono stati cooptati nelle
ONG. Alcuni senza dubbio sono stati attratti dalla speranza che questo possa
dar loro accesso alle anticamere del potere. In qualche modo questa offerta
è tentatrice: una paga più alta (in valuta straniera), prestigio
e riconoscimenti da parte dei donatori esteri, conferenze e reti di contatti
all'estero, personale a disposizione in ufficio e una relativa sicurezza
rispetto alla repressione. Al contrario, i movimenti sociopolitici offrono
pochi benefici materiali ma maggiore rispetto e indipendenza e, soprattutto,
libertà per sfidare il sistema economico e politico.
Le ONG e le loro banche patrocinanti (Banco Interamericano di Sviluppo,
Banca Mondiale) pubblicano bollettini che danno risalto ai risultati delle
microimprese e degli altri progetti di auto-aiuto ma omettono gli alti indici
di fallimenti a causa del crollo dei consumi, delle importazioni a basso
prezzo che inondano il mercato e dei tassi di interesse che schizzano verso
l'alto come nel caso del Messico.
Una nuova forma di dipendenza e colonialismo
Le ONG fomentano un nuovo tipo di dipendenza e di colonialismo economico
e culturale. I progetti sono disegnati, o almeno approvati, sulla base dei
lineamenti e delle priorità dei centri imperiali e delle loro istituzioni.
Le valutazioni vengono fatte da queste e per queste. I nuovi viceré
supervisionano e assicurano la conformità degli obbiettivi, dei valori
e dell'ideologia dei donatori così come l'uso appropriato dei fondi.
Lì dove ci sono "risultati", questi sono fortemente dipendenti
dal continuo appoggio esterno senza il quale fallirebbero.
In ogni modo le strutture gerarchiche e le forme di trasmissione degli "aiuti"
e delle "capacità" somigliano moltissimo alla carità
del XIX secolo e i promotori non sono molto diversi dai missionari cristiani.
Il valore propagandistico dei risultati microimprenditoriali individuali
è senza dubbio importante per fomentare l'illusione secondo cui il
neoliberismo è un fenomeno popolare. La frequenza delle proteste
sociali massicce avutesi anche nelle regioni che promuovevano la microimprenditorialità
suggerisce che l'ideologia non è egemonica e che le ONG non hanno
ancora soppiantato i movimenti di classe indipendenti.
Forze alternative al neoliberismo
Tuttavia, mentre il grosso delle ONG è un crescentestrumento del
neoliberismo, c'è una piccola minoranza che intende sviluppare una
strategia alternativa che appoggia l'antimperialismo e una politica di classe.
Questa minoranza non riceve fondi dalla Banca Mondiale o dalle agenzie governative
statunitense o europee e sostiene gli sforzi per vincolare il potere locale
alle lotte per il potere statale. Le ONG di questa minoranza connettono
progetti locali con movimenti sociaopolitici nazionali: con le occupazioni
dei latifondi, con la difesa della proprietà pubblica e della proprietà
nazionale contro le imprese multinazionali [...].
In conclusione, i manager delle ONG trasmettono la nuova retorica sulla
"identità" e il "globalismo" all'interno dei
movimenti popolarti. Dopo un decennio di attività nelle ONG, questi
professionisti hanno depoliticizzato zone intere della vita sociale: le
donne, i giovani, i quartieri. In Perù e in Cile, dove le ONG si
sono fortemente radicate, i movimenti sociali sono declinati.
Per giustificare questa impostazione, le ideologie delle ONG invocano il
"pragmatismo", il "realismo" citando - quando devono
confrontarsi con la sinistra rivoluzionaria - il trionfo del capitalismo
nei paesi dell'Europa dell'Est, la "crisi del marxismo", la perdita
di alternative, lo strapotere degli Stati Uniti, i golpe e le repressioni
dei militari. Questo "possibilismo" viene utilizzato per convincere
la sinistra affinché lavori nelle nicchie del libero mercato imposto
dalla Banca Mondiale e per confinare la politica ai parametri elettorali
imposti dai militari [...].
Per questo il marxismo offre un'alternativa reale alle ONG. E in America
Latina esistono certamente intellettuali marxisti che scrivono e parlano
a favore dei movimenti sociali di lotta e sono impegnati a condividerne
le conseguenze politiche. La forza degli intellettuali marxisti risiede
nel fatto che le loro idee sono in armonia con la realtà sociale
in trasformazione. La crescente polarizzazione di classe e gli scontri violenti
vanno crescendo sempre più. Cossicché mentre i marxisti sono
numericamente deboli sul piano istituzionale, sono strategicamente forti
perché comincia a crescere una nuova generazione di militanti rivoluzionari
come gli zapatisti in Messico o i Sem Terra in Brasile.