[1] Cfr. J. F. Lyotard, La condizione postmoderna, Feltrinelli, Milano 1978.
[2] E. F. Schumacher, Piccolo è bello, Miozzi, Milano 1977.
[3] J. Gershuny, After Industrial Society? The Emerging of Self-service Economy, The Macmillian Press Ltd, London 1978.
[4] S. Nora, A. Minc, Convivere con il calcolatore, Bompiani, Milano 1979.
[5] Japan Computer Usage Developement Institute, Verso una società dell'informazione. Il caso giapponese, Ed. Comunità, Milano 1974.
[6] A. Schaff, Occupazione e lavoro, in G. Friedrichs e A. Schaff (a cura di), Rivoluzione microelettronica. Rapporto al Club di Roma, Mondadori, Milano 1982.
[7] Un'ampia rassegna degli "scenari" fantatecnologici degli anni '70 è contenuta nell'antologia P. M. Manacorda (a cura di), La memoria del futuro, NIS, Roma 1986. Per un giudizio critico, si vedano soprattutto i saggi della Manacorda in essa contenuti.
[8] Cfr., ad esempio, G. Lunghini, L'età dello spreco, Bollati Boringhieri, Torino 1995.
[9] Marco Revelli è stato un importante e originale studioso - tutt'altro che accademico - dell'industria italiana e soprattutto della Fiat. Oggi sostiene posizioni "postfordiste" assai meno originali, come testimonia il suo saggio Economia e modello sociale nel passaggio tra fordismo e toyotismo in P. Ingrao, R. Rossanda, Appuntamenti di fine secolo, Manifestolibri, Roma 1995.
[10] Cfr. i numerosi articoli di questo autore comparsi sulla rivista Luogo comune e sul Manifesto.
[11] P. Ingrao, R. Rossanda, Appuntamenti di fine secolo, cit.
[12] Gli esuli italiani a Parigi, raccolti intorno alla figura carismatica di Toni Negri e alla rivista Futur antérieur, si dedicano da tempo a un vivificante import-export di autori francesi. La rivista ha tra l'altro dedicato un ricco e interessante quaderno alla Scuola della Regolazione, che contiene sia testi degli autori che si riconoscono in questa scuola, sia interventi critici, e risulta molto utile per chi voglia farsi un'idea complessiva. Cfr. Futur Antérieur, Ecole de la Régulation et critique de la raison économique, L'Harmattan, Paris 1994.
[13] Cfr. soprattutto B. Coriat, La fabbrica e il cronometro, Feltrinelli, Milano 1979.
[14] Cfr. M. Aglietta, Régulation et crise du capitalisme. L'expérience des Etats-Unis, Calman-Levy, Paris 1976.
[16] K. Polany, La grande trasformazione, Einaudi
[17] L'autore che esercita maggiore influenza è forse A. Hansen, di cui è tradotto in italiano il saggio Progresso economico e declino dell'aumento della popolazione, in M. G. Muller (a cura di) Problemi di macroeconomia, Etas libri, Milano 1969; cfr. inoltre J. Steindl, Maturità e ristagno del capitalismo americano, Boringhieri, Torino 1960. Su questi autori, non molto noti in Italia, si veda M. Bonzio, La teoria economica di J. Steindl, in Economia Politica, aprile 1994.
[18] R. Hilferding, Il capitale finanziario, Feltrinelli, Milano 1961.
19 J. A. Hobson, The Evolution of Modern Capitalism , Allen & Unwin, London 1935; L'imperialismo, ISEDI, Milano 1974.
[20] V. I. Lenin, L'imperialismo fase suprema del capitalismo, Editori Riuniti, Roma 1974.
[21] Significativamente Coriat fa suo il motto di Ohno "pensare all'inverso": il riferimento è all'inversione del flusso di informazioni attuato dal sistema Kan Ban (i pezzi necessari al montaggio non sono programmati "a monte" ma chiesti "a valle" man mano che si rendono necessario, in modo da diminuire scorte e magazzini), ma il senso è quello di una inversione completa della logica fordista. Cfr. B. Coriat, Ripensare l'organizzazione del lavoro. Concetti e prassi del modello giapponese, Dedalo, Bari 1991 (la traduzione italiana non ha rispettato il titolo originale che è, appunto, Penser à l'envers).
[22] Cfr. ad esempio S. Kamata, Toyota, l'usine du désespoir, Editions Ouvrière, Paris 1976.
[23] Cfr. C. Filosa e G. Pala, Il terzo impero del Sole. il neo-corporativismo giapponese nel nuovo ordine mondiale, Synergon, Milano 1992.
[24] Una ricchissima bibliografia su questi argomenti è contenuta in P. Barrucci, Fattore lavoro e qualità totale, Bari 1996.
[25] Cfr., ad esempio, S. Latouche, Capitalismo popolare o convivialità frugale, in Capitalismo, natura, socialismo, n. 1, 1994.
[26] J. Robinson, Economics of Imperfect Competition, Londono 1933; E. H. Chamberlin, Teoria della concorrenza monopolistica, La Nuova Italia, Firenze 1962.
[27] P. Baran, P. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, Torino 1968. Questa letteratura, tra l'altro, è assai più avvertita degli attuali teorici del postfordismo: mette in luce, quanto meno, che nelle condizioni di concorrenza monopolistica il consumatore non conta comunque nulla, è semplicemente conteso dalle grandi corporations che hanno bandito l'arma dell'abbattimento dei prezzi dalla competizione considerata corretta, e blandito con promesse di esclusività spesso affatto illusorie.
[28] Cfr. J. Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico, Sansoni 1971.
[29] Cfr. J. Schumpeter, Il processo capitalistico: cicli economici, Boringhieri, Torino 1977.