POLITICA E DECRESCITA

a cura di Murizio Ruzzene

PRESENTAZIONE

      

Le politiche di sinistra (d’ispirazione socialista e comunitaria) e il nascente movimento per la decrescita (dell’economia capitalistica) potranno trovare maggiori opportunità di collaborazione e uscire dalle attuali condizioni di marginalità solo se sapranno misurarsi con le  condizioni della decrescita reale, economica e sociale, che colpiscono i sistemi capitalistici avanzati: con l’inasprirsi delle condizioni quotidiane di vita, l’impoverimento economico e culturale degli individui massificati, il degrado dei loro ambienti simbolici e istituzionali. Non è più opportuno restringere l’attenzione ai limiti “esterni” della crescita economica, riscontrabili sul piano delle dimensioni fisiche, naturali, o nella cattiva volontà dei capitalisti. Bisognerà saper guardare meglio ai nuovi limiti interni delle economie capitalistiche avanzate, e più in particolare alle contraddizioni mostrate dai processi della valorizzazione dei capitali accumulati in forma monetaria  e dalle loro articolazioni  finanziarie globali, pseudo liberiste, oscillanti tra dinamiche inflazionistiche diffuse e spinte neo-autoritarie.
Prima di tutto si devono mettere a fuoco i limiti che le istituzioni  delle rendite, degli interessi e dei profitti di tipo speculativo, stanno incontrando nel tentativo di sottoporre ai principi di una crescita economico-monetaria incessante le attività di servizio, individuali e pubbliche, sempre più importanti all’interno delle società e delle economie del terziario avanzato. Si dovrà arrivare a fare i conti con l’incapacità dimostrata dello stato assistenziale  e dai mercati capitalistici nella valorizzazione economica ed esistenziale dei beni comuni e dei patrimoni territoriali, oltre che di una buona parte delle risorse umane, specialmente giovanili, in intelligenza, creatività e responsabilità. Si dovranno denunciare infine, con più forza e chiarezza, gli effetti nefasti della speculazione finanziaria sull’aumento dei costi di vita, sulla svalutazione inflazionistica della ricchezza accumulata in forme monetarie e sulla distruzione sistematica dei risparmi accumulati nei fondi pensionistici e previdenziali.
In alcun modo questi esiti possono essere separati dalle prospettive di salvaguardia delle condizioni di vita sulla terra, perché vengono ad implicare comunque un’accentuazione dei tassi di sfruttamento di ogni risorsa.  La messa in discussione delle attuali logiche della crescita economica può diventare programma politico ampiamente condiviso e sostenibile nel tempo solo se saprà convertirsi in progettualità comuni, volte alla ricostruzione delle dinamiche di formazione della ricchezza sociale e alla ricostituzione politica di nuove strumentazioni economiche, monetarie e di finanziamento. Queste non devono risultare semplicemente complementari  rispetto  alle strumentazioni dominanti, ma alternative, all’interno di un progetto di decrescita dell’economia capitalistica, come decrescita progressiva delle risorse e degli spazi  concessi  alla massimizzazione del potere di disposizione monetario sulla realtà.
Centrale dovrà diventare la consapevolezza che al fondamento dei processi di crescita economica capitalistica e delle attuali forme di degrado ambientale non stanno tanto dei bisogni generici di massimizzare la produzione e il consumo di beni, ma la  riproduzione continua di una rete onnipervasiva di differenze di potere / dominio tra gli agenti e le organizzazioni sociali. I molteplici fenomeni di svalutazione inflazionistica della ricchezza monetaria possono rappresentare il primo segnale dell’esaurirsi delle funzioni progressive dell’orientamento comune alla crescita incessante di denaro / potere, e tutto ciò non può non riguardare anche i soggetti che agiscono all’interno degli ambiti politici e dei movimenti sociali emancipativi. Tenerlo presente potrà servire a trovare dei rimedi utili per resistere meglio nel tempo, e a non farsi assimilare troppo facilmente alle logiche di potere/ dominio  imperanti.