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Politica e sviluppo economico. 30 tesi sui rapporti tra  “politiche di sinistra” 
e  “movimenti per la decrescita del capitalismo”, 
nella fase terziaria  avanzata o della finanziarizzazione liberistica  globale

di Maurizio Ruzzene

 

Il numero delle tesi è del tutto casuale e non vuole indicare alcuna analogia con le Trenta tesi per la sinistra  Scritte da Allain Caillé alla fine degli anni 90  (Pubblicate in Italia da Donzelli nel 1997). Da quel testo possono essere però riprese le considerazioni iniziali che hanno suggerito anche la presentazione di questo lavoro in forma di tesi: “L’inconveniente di presentare delle idee sotto forma di tesi è che sembra che si voglia conferire loro una sorta di solennità pretenziosa. Il vantaggio (…) è che  così si avanza nel modo meno mascherato possibile e si rende la critica e la discussione più agevoli per coloro che desiderano lanciarvisi.”


sintesi

       Le politiche di sinistra (d’ispirazione socialista e comunitaria) e il nascente movimento per la decrescita (dell’economia capitalistica) potranno trovare maggiori opportunità di collaborazione e uscire dalle attuali condizioni di marginalità solo se sapranno misurarsi con le  condizioni della decrescita reale, economica e sociale, che colpiscono i sistemi capitalistici avanzati: con l’inasprirsi delle condizioni quotidiane di vita, l’impoverimento economico e culturale degli individui massificati, il degrado dei loro ambienti simbolici e istituzionali. Non è più opportuno restringere l’attenzione ai limiti “esterni” della crescita economica, riscontrabili sul piano delle dimensioni fisiche, naturali, o nella cattiva volontà dei capitalisti. Bisognerà saper guardare meglio ai nuovi limiti interni delle economie capitalistiche avanzate, e più in particolare alle contraddizioni mostrate dai processi della valorizzazione dei capitali accumulati in forma monetaria  e dalle loro articolazioni  finanziarie globali, pseudo liberiste, oscillanti tra dinamiche inflazionistiche diffuse e spinte neo-autoritarie.
Prima di tutto si devono mettere a fuoco i limiti che le istituzioni  delle rendite, degli interessi e dei profitti di tipo speculativo, stanno incontrando nel tentativo di sottoporre ai principi di una crescita economico-monetaria incessante le attività di servizio, individuali e pubbliche, sempre più importanti all’interno delle società e delle economie del terziario avanzato. Si dovrà arrivare a fare i conti con l’incapacità dimostrata dello stato assistenziale  e dai mercati capitalistici nella valorizzazione economica ed esistenziale dei beni comuni e dei patrimoni territoriali, oltre che di una buona parte delle risorse umane, specialmente giovanili, in intelligenza, creatività e responsabilità. Si dovranno denunciare infine, con più forza e chiarezza, gli effetti nefasti della speculazione finanziaria sull’aumento dei costi di vita, sulla svalutazione inflazionistica della ricchezza accumulata in forme monetarie e sulla distruzione sistematica dei risparmi accumulati nei fondi pensionistici e previdenziali.
In alcun modo questi esiti possono essere separati dalle prospettive di salvaguardia delle condizioni di vita sulla terra, perché vengono ad implicare comunque un’accentuazione dei tassi di sfruttamento di ogni risorsa.  La messa in discussione delle attuali logiche della crescita economica può diventare programma politico ampiamente condiviso e sostenibile nel tempo solo se saprà convertirsi in progettualità comuni, volte alla ricostruzione delle dinamiche di formazione della ricchezza sociale e alla ricostituzione politica di nuove strumentazioni economiche, monetarie e di finanziamento. Queste non devono risultare semplicemente complementari  rispetto  alle strumentazioni dominanti, ma alternative, all’interno di un progetto di decrescita dell’economia capitalistica, come decrescita progressiva delle risorse e degli spazi  concessi  alla massimizzazione del potere di disposizione monetario sulla realtà.

 

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