Il numero delle tesi è del tutto casuale e non vuole indicare alcuna analogia con le Trenta tesi per la sinistra Scritte da Allain Caillé alla fine degli anni 90 (Pubblicate in Italia da Donzelli nel 1997). Da quel testo possono essere però riprese le considerazioni iniziali che hanno suggerito anche la presentazione di questo lavoro in forma di tesi: “L’inconveniente di presentare delle idee sotto forma di tesi è che sembra che si voglia conferire loro una sorta di solennità pretenziosa. Il vantaggio (…) è che così si avanza nel modo meno mascherato possibile e si rende la critica e la discussione più agevoli per coloro che desiderano lanciarvisi.”
sintesi
Le politiche di sinistra (d’ispirazione socialista e comunitaria) e il nascente
movimento per la decrescita (dell’economia capitalistica) potranno trovare
maggiori opportunità di collaborazione e uscire dalle attuali condizioni di
marginalità solo se sapranno misurarsi con le condizioni della decrescita
reale, economica e sociale, che colpiscono i sistemi capitalistici avanzati:
con l’inasprirsi delle condizioni quotidiane di vita, l’impoverimento economico
e culturale degli individui massificati, il degrado dei loro ambienti simbolici
e istituzionali. Non è più opportuno restringere l’attenzione ai limiti
“esterni” della crescita economica, riscontrabili sul piano delle dimensioni
fisiche, naturali, o nella cattiva volontà dei capitalisti. Bisognerà saper
guardare meglio ai nuovi limiti interni delle economie capitalistiche avanzate,
e più in particolare alle contraddizioni mostrate dai processi della
valorizzazione dei capitali accumulati in forma monetaria e dalle loro
articolazioni finanziarie globali, pseudo liberiste, oscillanti tra
dinamiche inflazionistiche diffuse e spinte neo-autoritarie.
Prima di tutto si devono mettere a fuoco i limiti che le istituzioni delle
rendite, degli interessi e dei profitti di tipo speculativo, stanno incontrando
nel tentativo di sottoporre ai principi di una crescita economico-monetaria
incessante le attività di servizio, individuali e pubbliche, sempre più
importanti all’interno delle società e delle economie del terziario avanzato.
Si dovrà arrivare a fare i conti con l’incapacità dimostrata dello stato
assistenziale e dai mercati capitalistici nella valorizzazione economica ed
esistenziale dei beni comuni e dei patrimoni territoriali, oltre che di una
buona parte delle risorse umane, specialmente giovanili, in
intelligenza, creatività e responsabilità. Si dovranno denunciare infine,
con più forza e chiarezza, gli effetti nefasti della speculazione finanziaria
sull’aumento dei costi di vita, sulla svalutazione inflazionistica
della ricchezza accumulata in forme monetarie e sulla distruzione
sistematica dei risparmi accumulati nei fondi pensionistici e previdenziali.
In alcun modo questi esiti possono essere separati dalle prospettive di
salvaguardia delle condizioni di vita sulla terra, perché vengono ad implicare
comunque un’accentuazione dei tassi di sfruttamento di ogni risorsa. La messa
in discussione delle attuali logiche della crescita economica può diventare
programma politico ampiamente condiviso e sostenibile nel tempo solo se saprà
convertirsi in progettualità comuni, volte alla ricostruzione delle dinamiche
di formazione della ricchezza sociale e alla ricostituzione politica di
nuove strumentazioni economiche, monetarie e di finanziamento.
Queste non devono risultare semplicemente complementari rispetto alle
strumentazioni dominanti, ma alternative, all’interno di un progetto di
decrescita dell’economia capitalistica, come decrescita progressiva
delle risorse e degli spazi concessi alla massimizzazione del potere di
disposizione monetario sulla realtà.