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La decrescita reale. Degrado delle condizioni di vita  e svalutazione inflazionistica della ricchezza sociale  nelle società capitalistiche avanzate

di Maurizio Ruzzene

 

Relazione preparata come contributo all’attività seminariale della “Scuola estiva della decrescita”, svoltasi all’isola di Polvere (PG) nell’estate del 2005


sintesi

 

Da qualche anno si è affacciata sulla scena  culturale dei principali paesi europei una nuova idea, che alimenta aspettative sopite e reazioni abbastanza animose: è l’idea utopica e controversa  di “decrescita economica”, sostenuta da un movimento ampio e trasversale che mira ad avere valenze emancipative radicali ma è generalmente percepito come una minaccia al buon senso, prima ancora che al benessere comune. La decrescita non è però solo una nozione ideale, etica, ma anche un processo reale che interessa da tempo tutte le società capitalistiche sviluppate. E’ l’intreccio perverso tra stagnazione dello sviluppo produttivo e processi striscianti di svalutazione inflazionistica della ricchezza sociale, che durano da alcuni decenni e hanno ripercussioni molto negative sulle condizioni di esistenza della maggior parte di individui.

Né le implicazioni complessive e di lunga durata, né le cause profonde, strutturali, di questo intreccio sono state comprese adeguatamente dalle scienze economiche. In gioco rimangono vecchi attori e fenomeni ben noti, come il gonfiamento dell’economia finanziaria e le enormi masse  monetarie accumulate,  necessarie per far funzionare il sistema. E in gioco entra, cambiandone in parte le regole,  lo stesso sviluppo esponenziale dell’economia dei servizi, basata su attività di tipo individuale e su prestazioni personali la cui produttività non risulta intensificabile in misura adeguata, secondo le esigenze dei processi di valorizzazione dei capitali.
Anche i risultati di questa combinazione poco felice tra economia “terziaria” e istituti della valorizzazione capitalistica sono visibili da diverso tempo: nelle permanenti difficoltà economiche, nelle restrizioni dei diritti sociali,  nell’inasprimento delle condizioni di sfruttamento del lavoro e delle  risorse ambientali. E’ prevedibile che queste condizioni sfavorevoli siano destinate a durare a lungo. Si stanno aprendo però anche nuove possibilità per lo sviluppo di pratiche e strategie economico-politiche alternative, in grado di far capo a una diversa gestione delle risorse comuni,  dei beni relazionali, delle attività e dei servizi individuali. Questo tipo di prospettive si potrà rafforzare solo se si sapranno comprendere e affrontare adeguatamente le notevoli difficoltà che si pongono a ogni approccio volto a una economizzazione alternativa delle risorse, che deve essere in grado di rispondere ai nuovi bisogni individuali ma anche sufficientemente plausibile e sostenibile nel tempo.

 

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