Sebbene il titolo di questo volume sia forse il più appropriato, credo sia insufficiente a esprimerne il contenuto. Credo infatti che la parola oltre contenuta nel titolo sia molto più rappresentativa della parola fordismo. Con questo voglio dire che il libro non è un semplice e se vogliamo anche noioso trattato sul fordismo, la sua evoluzione e la sua fine, ma è in realtà un insieme di concetti, nozioni e punti di vista interessanti e utili per quanti siano interessati all'economia e alla sua genesi.
Nella prima parte del volume, Maria Turchetto analizza le caratteristiche di questo nuovo periodo economico che ha preso il nome di postfordismo. L'analisi, oltre a mettere in luce alcuni aspetti della nuova corrente di pensiero che normalmente vengono trascurati, ci aiuta a capire come molti aspetti ritenuti tipici del postfordismo in realtà non siano che lo sviluppo di concetti già da tempo esistenti e come invece certe forme di organizzazione oggi ritenute obsolete non siano in realtà scomparse ma siano state adottate da sistemi economici di altri paesi.
La terza parte del volume, curata da Edoardo De Marchi, fa una panoramica molto scorrevole, chiara e dettagliata sulle tappe fondamentali del pensiero novecentesco in relazione alle teorie dell'impresa e dell'organizzazione.
Nella seconda parte, sulla quale mi soffermerò di più,
Gianfranco La Grassa affronta le relazioni che intercorrono tra impresa,
mercato e stato. Cercherò di riassumere in maniera molto semplice
soltanto quei concetti che ritengo determinanti per capire la tesi di La
Grassa.
La Grassa premette innanzitutto che la mondializzazione del capitalismo
non è un fenomeno relativo agli ultimi anni: piuttosto, il sistema
capitalistico mondiale o globale si è ri-costituito negli
ultimi anni, in quanto, già perfettamente globale prima della guerra
del '14, si è per così dire ibernato fino alla caduta del
comunismo novecentesco.
Fatta questa premessa, si tratta di analizzare i due elementi intorno a
cui ruota tutta l'argomentazione di La Grassa: l'impresa e lo stato.
L'impresa è la cellula del modo di produzione capitalistico e racchiude
in sé i rapporti sociali che caratterizzano il sistema capitalistico
stesso; si può dire che essa è la "molecola" elementare
di tale sistema. Il campo d'azione delle imprese è il mercato, il
quale tuttavia non è un punto d'incontro armonioso bensì un
"ring", un campo di gioco che richiede requisiti di competitività
e concorrenza. L'impresa si basa su un'organizzazione oligarchica paragonabile
a quella di un esercito in cui la collaborazione, l'unità e la divisione
dei ruoli sono indispensabili all'efficienza; essa è vista anche
come unità di strategie elaborate dai membri interni "più
alti in grado", cioè i managers e gli imprenditori. L'impresa
inoltre non è più considerata come un insieme di fattori produttivi
il cui unico fine è la produzione o lo scambio, ma si presenta, se
analizzata entro un sistema capitalistico moderno, come un vero e proprio
sistema sociale organizzato, entro il quale esiste una ben definibile gerarchia
e una diversificazione tra gli individui che ne fanno parte, un'organizzazione
di tipo piramidale al cui vertice stanno quegli individui che creano e attuano
le scelte strategiche, e che non operano solo nei rapporti con l'esterno,
quindi col mercato, ma regolano e coordinano l'impresa dal suo interno.
Lo stato ha la funzione di imporre una certa "disciplina" sociale
e, in un contesto più specificamente economico, dato per scontato
che lo stato dipende in larga parte dalle forze economiche dominanti, funge
da "antidetonante", cioè ammorbidisce gli scontri tra le
diverse e concorrenti strategie presenti nell'ambito del mercato, senza
tuttavia reprimere gli istinti di lotta tipici del sistema capitalistico
e dei membri che ne fanno parte come le imprese. Lo stato tuttavia, che
appare come si è detto arbitro delle competizioni, è in realtà
di per se stesso luogo di scontri di carattere politico-sociale tra le diverse
parti, classi e frazioni di classe, le cui vittorie si concretano nelle
scelte borocratico-amministrative ed economiche effettuate dallo stato.
In questo senso, per La Grassa i partiti politici non sono apparati dello
stato, ma raggruppamenti di ceti e insiemi sociali che perseguono il controllo
e il governo degli apparati di stato al fine di dare corpo a norme politiche,
economiche e sociali alle quali tutti i gruppi o classi sociali debbono
sottostare.
E' interessante notare come da questo scritto emerga l'idea di un sistema
capitalistico che trae la propria stabilità dall'instabilità
dei cicli che in relazione al tempo oscillano dalla contrazione all'espansione.
Metaforicamente parlando, potremmo paragonare questo andamento instabile
a un incontro di boxe caratterizzato da round di intenso contatto fisico
e scontri molto duri e round in cui i pugili preferiscono studiarsi o semplicemente
difendersi e raccogliere le energie per un nuovo attacco. E' facile capire
come in un sistema economico di questo tipo sia fondamentale, da parte delle
imprese, maturare attraverso le rispettive strategie una certa capacità
di adattamento, una certa flessibilità di gestione e una ricettività
sempre più sottile capace di recepire ogni nuovo mutamento del sistema
economico considerato.