osservatorio internazionale

 

Il piano Colombia:
la sfida neoliberale all'America Latina

di Luis Alberto Matta Aldana [1]

traduzione di Marco Proietto e Chiara Ceresa

 

Il Piano Colombia è la più genuina e integrale manifestazione del capitalismo contemporaneo. È un programma neoliberale che unisce interventismo politico, economico e militare, che abilmente si presenta come un piano umanitario per difendere la democrazia e salvare il mondo da una minaccia, che in questo caso è il narcotraffico.
È la logica perversa sulla quale si pretende di sostenerne la validità, coprendo con menzogne le intenzioni belliciste e finanziarie dei nordamericani coinvolti con la oligarchia colombiana. I settori più forti, di per sé, legati al grande capitale in entrambi i paesi, scommettono sulla sconfitta politica e militare del movimento popolare di opposizione, e in particolare cercano di piegare la resistenza guerrigliera.
Il proposito degli Stati Uniti d'America con il Piano Colombia è quello di intervenire nel conflitto sociale e politico interno, per imporre e favorire le importanti multinazionali del petrolio e del carbone, facilitare la privatizzazione delle principali imprese statali specialmente nei settori della salute, educazione e comunicazione, proteggere i latifondisti impiegati nello sviluppo agroindustriale e dell'allevamento, e in primo luogo di appropriarsi senza alcun impedimento delle enormi ricchezze dell'Amazzonia.
L'ingerenza politica e militare nordamericana in Colombia mira inoltre a intimidire i popoli dell'America Latina. Gli Stati Uniti d'America cercano un nuovo posizionamento geostrategico nella regione, davanti al crescente scontento popolare che anima la politica neoliberale in Ecuador, Peru, Brasile e Panama. Allo stesso modo i nordamericani osservano con evidente dispiacere il processo dei cambi sociali e politici che vive il Venezuela, accusato da un'elite colombiana di avere una vicinanza ideologica e politica con le FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia - Esercito del Popolo).
Il Piano Colombia costituisce un grave rischio per le lotte popolari nell'America Latina. Nei giorni passati Horacio Serpa, un conosciuto e corrotto politico colombiano (ex-candidato presidenziale), aveva chiesto in una riunione con militari e diplomatici statunitensi che questo piano venisse ampliato in tutta la regione andina e amazzonica.
Posizioni come queste non si possono ignorare. Il nostro paese affonda in una gigantesca corsa alle armi senza precedenti. Attualmente presiedono permanentemente nel territorio colombiano al meno 400 "consulenti" statunitensi , e per nessuno è un segreto che decine di loro sono mercenari, addestrati durante i conflitti in Africa, Golfo Persico e Balcani.
Comunque la nuova modalità di intervento statunitense non programma lo sbarco delle proprie truppe. In cambio l'esercito e la polizia colombiane si trasformano velocemente in una macchina da guerra. L'80% della prima parte di "aiuti" statunitensi (1 300 milioni di dollari) sono rappresentati da sofisticati radar, aerei spia, 30 elicotteri da guerra Black Hawk e 75 Huey UH1H armati, addestramento e finanziamenti di 5 nuovi battaglioni fino ad arrivare a 52 000 soldati che si sommeranno a più di 150 000 effettivi già esistenti, per un totale di circa 320 000 persone vincolate a questioni militari, di spionaggio e sicurezza..
Non è un gioco l'America Latina deve preoccuparsi seriamente. Gli USA stanno ricostruendo un nuovo scenario di guerra fredda, in cui la Colombia potrebbe convertirsi nel trampolino di lancio per un'eventuale aggressione nordamericana in Venezuela.
Nell'Amazzonia, particolarmente nell'area che va dall'Ecuador alla Colombia, esiste un'enorme preoccupazione per l'impatto ambientale che produrrà l'uso indiscriminato del glifosfato e del fungo Fusarium Oxisporum contro le coltivazioni di coca. C'è tra le comunità la coscienza che questa sarà un'aggressione devastante per la giungla, che porterà conseguenze molto gravi per questa riserva dell'umanità. È difficile credere che gli USA abbandoneranno l'Amazzonia dopo essersi stabiliti. Le ricchezze naturali e le vicinanze petrolifere sono un attrattivo imperante per il grande capitale.
In generale per i governi limitrofi, il Piano Colombia causerà più violenza, cambiamenti tecnologici nel conflitto, massiccia presenza statunitense nella zona, genererà migliaia di senzatetto, e probabilmente le coltivazioni di coca si estenderanno troppo all'interno dell'Amazzonia.

GLI INGANNI DEL PIANO COLOMBIA

1. Lotta contro il narcotraffico: il narcotraffico è consustanziale al capitalismo contemporaneo. I flussi milionari che il commercio della droga produce costituiscono il plasma per evitare un anemia ad un sistema che si sostiene sulle speculazioni, e che necessita per sopravvivere della circolazione degli enormi capitali che gli danno vita.
La preoccupazione degli statunitensi di fronte al narcotraffico è ipocrita. Da un lato cercano sostituti sintetici dei diversi stupefacenti e allucinogeni per controllare in modo migliore il commercio, e dall'altro, permettono il funzionamento dei paradisi fiscali, così che possono incamerare i grandi capitali, frutto del commercio della droga.
Non esiste un piano statunitense per disarticolare l'intatta struttura finanziaria che si occupa della vendita della droga, i cui responsabili si trovano nel cuore delle stesse città nordamericane, strettamente legati alla Banca Mondiale. E nemmeno si ammette, che tra le loro strade esistono poco più di 20 milioni tra tossicodipendenti e consumatori.
Le fabbriche di prodotti chimici e additivi per fare la cocaina e l'eroina generalmente sono statunitensi e comunque non si conoscono sanzioni in merito. Oggi gli USA, con le vaste piantagioni di marijuana in Virginia e California, sono i primi produttori nel mondo di questa pianta (la marijuana e il terzo tra i loro prodotti agricoli dopo il mais e il frumento). Sembrerebbe che finche non implica la fuga di capitali questa produzione non sarà una preoccupazione del governo.
Per tanto, presentarsi davanti al mondo come nemici del narcotraffico non smette di sembrare un paradosso. Se questo è il proposito del Piano Colombia, questo costituisce un inganno, che di fondo occulta l'interesse nordamericano per consolidare l'egemonica accumulazione del capitale finanziario e le multinazionali. Con questo proposito si punta alla strategia di appannare la realtà per giustificare le proprie intenzioni; non è strano che nella preparazione di questo piano di guerra, la CIA abbia classificato le FARC-EP come gruppo terroristico e narcotrafficante.
È chiaramente tendenzioso da parte degli USA far credere che questa buona parte dei contadini colombiani, che hanno organizzato la resistenza in armi giustamente contro le ingiustizie del capitalismo, appartenga e dipenda da un fenomeno tipico delle forme di accumulazione e speculazione del capitale, com'è il narcotraffico.
In realtà quello che dimostra lo status-quo colombiano-statunitense, è la preoccupazione per l'attecchimento popolare alla guerriglia e della sua significativa ascesa politico-militare. Temono che il suo sviluppo conduca ad articolare l'insieme del movimento sociale in Colombia, e che velocemente si converta in un esempio per il seguito di altre organizzazioni nell'America Latina e nel mondo.
Questa situazione fa si che l'oligarchia colombiana e nordamericana riconosca e si preoccupi principalmente del conflitto politico e sociale. Cosi come l'attuale processo di dialogo e di negoziazioni tra la rivolta e il governo colombiano è un trionfo del movimento sociale e popolare che lotta per la pace, movimento che dinamizza le FARC-EP e l'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) con le sue proposte, così il Piano Colombia costituisce la minaccia più chiara contro la pace non solo in Colombia, ma in tutto il resto della regione.

2. Difesa della democrazia: il Piano Colombia è un salvavita per la malmessa istituzione colombiana. Si tratta di evitare il collasso di una struttura tradizionalmente corrotta e profondamente criminale , sommata ad una profonda crisi economica e politica. È importante ricordare che l'appoggio nordamericano, soprattutto in termini militari, tradizionalmente ha foraggiato governi inclini alle loro politiche e interessi, e che generalmente questi "aiuti" sono stati ricevuti da quei regimi altamente compromessi nella violazione dei diritti umani.
Per questo non sorprende che oggi il principale beneficiario di aiuti e addestramenti militari nordamericani nell'emisfero occidentale sia la Colombia. Proprio li, dove le forze di sicurezza, la polizia, i militari e in generale le istituzioni, accumulano la documentazione più allarmante nella violazione dei diritti umani dell'emisfero occidentale.
La stabilita di questo regime genocida si è mantenuta sulla base della repressione generalizzata e del crimine politico. La giustizia, principale supporto di una democrazia, in Colombia ostenta un 97% di impunità, è come dire che non esiste. La povertà si moltiplica come un cancro, al punto che dei 40 milioni di abitanti ci sono 25 milioni di poveri, 10 milioni di loro nella miseria totale. La corruzione arriva a tutti i livelli dello Stato, è una situazione praticamente insostenibile. La Colombia conta tra i suoi abitanti 2 milioni di senza tetto e un partito politico di opposizione sterminato[2.] È cosi drammatico, che conviene ricordare che la metà dei sindacalisti uccisisi nel mondo sono Colombiani. Un 20%(secondo dati ufficiali) della popolazione economicamente attiva non ha un lavoro, e per lo meno un 40% delle persone che ce l'hanno, dipendono dall'economia informale che non offre loro nessuna garanzia sociale.
Questo è un paese che ha un deficit di almeno 10 000 lavoratori nel campo della sanità e 7 000 in quello dell'educazione, inoltre tutti gli anni si riducano le cattedre degli insegnanti si chiudono per mancanza di risorse gli ospedali. Come se non bastasse, lo Stato si concede li lusso di assumere 52 000 soldati specializzati nella guerra mercenaria contro il suo stesso popolo, ovviamente con tutte le garanzie sociali e salari, al prezzo di migliaia di operai e lavoratori licenziati.
Solo un regime politico apolide e oligarchico come quello che sta governando attualmente la Colombia, può garantire gli interessi specifici degli USA e gli spropositi neoliberali del capitale multinazionale. Alla fine di tutto ciò, il governo presenta il già poco credibile discorso "per la difesa della democrazia e stabilità regionale" , per giustificare l'intervento nordamericano. Il presidente Pastrana invita i governi europei e vicini ad appoggiare la democrazia colombiana, come se questa esistesse.
Con questo pretesto l'amministrazione del Presidente Pastrana ha consegnato il controllo dell'economia nazionale al FMI e alla Banca Mondiale. Ha ceduto il controllo politico interno agli uffici del dipartimento nordamericano, mentre gli aspetti di sicurezza sono manipolati sfacciatamente dal comando sur, la CIA e la DEA. Nella sua concezione più chiara, il Piano Colombia si assimila a quest'epoca di neoliberalismo e globalizzazzione, dove la classe politica nazionale passa in secondo piano, mentre il diritto all'autodeterminazione e alla dignità come popolazione viene disconosciuto.

3. Componente sociale per lo sviluppo: Gli USA pretendono mediante il così chiamato componente sociale del Piano Colombia, che corrisponde ad un 20% del totale in generale, di ammorbidire le conseguenze della guerra. L'idea è che la vita economica e sociale del paese segua il passo nel mezzo delle conseguenze devastatrici del conflitto. È dire che si intensificherà la privatizzazione e in generale si manterrà il ritmo neoliberalista dell'economia.
Si prevede che l'intensificazione della guerra (cosi definiscono la macabra uccisione di contadini, eseguita per mezzo della strategia paramilitare dello Stato), produrrà più di 400 000 senzatetto. Cinicamente hanno già programmato la nuova ubicazione e i palliativi, per le migliaia di esiliati che lascerà la strategia creata dai bombardamenti, dalle disinfestazioni e dai massacri. Si deve aggiungere che un 70% di queste risorse assistenziali saranno patrocinate da imprese private e organizzazioni non governative. (nell'ultimo anno si sono inscritte più di 1 000 ONG, sotto la voce rappresentanti della "società civile")
Nelle grandi città si è previsto che non si abbasseranno i consumi di riso, yuca, banane, patate, ecc... (alimenti basici per la dieta colombiana). Dal momento che i campi colombiani si prendono fuoco, già si importano circa 7,5 milioni di tonnellate di alimenti (si stanno comperando cereali nordamericani). Mediante una chiara legislazione antiagraria e una forte politica di importazioni, si sta distruggendo quello che resta di una impoverita economia contadina. La tragedia, la desolazione e la povertà di cui soffrono i nostri contadini, sembra avvengano in un mondo lontano.
Si tratta di generare un clima di scetticismo e indifferenza nazionale di fronte alla realtà dei nostri campi. La questione agraria e in generale la fortuna del mondo rurale, ricopre solo una piccola parte della messa appunto del Piano Colombia. Questo programma militare, politico e sociale riscrive la secolare aggressione sofferta dai contadini colombiani. Senza alcun dubbio si vanno a semplificare ancora di più i processi di contro riforma agraria, si incrementeranno il latifondo e la politica neoliberale che puntano allo sviluppo agroindustriale, le coltivazioni delle multinazionali, e tutte le forme che nell'insieme distruggono l'economia contadina, e la supremazia in campo alimentare.
Non dimentichiamoci che la Colombia è uno dei luoghi nel mondo con la maggior concentrazione di terra in mano a pochi proprietari. L'1,5% dei proprietari detengono l'80% dell'area utile per lo sviluppo agropastorale. Il latifondo è stato il supporto strutturale del sistema antidemocratico che controlla il destino della Colombia.
L'oligarchia colombiana pretende di assicurare il controllo sociale, ideologico e politico dei contadini. Di fatto gli USA vedono nei contadini un potenziale isolato della resistenza, già che le FARC-EP sono integrate storicamente nelle zone agrarie e la maggior parte dei suoi combattenti sono contadini sollevati in armi.
Con il Piano Colombia la strategia è determinata a debilitare le capacità organizzative e la mobilitazione del movimento operaio e sindacale, e particolarmente dei contadini. Così nelle aree rurali si incontrano buona parte delle basi sociali della resistenza guerrigliera ed è lì che si eseguono le orribili uccisioni di contadini per parte dei gruppi paramilitari.
Una parte considerevole del parlamento colombiano e dei vari altri gruppi alla testa di FEDEGAN e FENALCO non maschera più di tanto l'appoggio del paramilitarismo. Nemmeno si possono ignorare le ripetute opinioni a favore di un riconoscimento politico per queste reti di assassini da parte del Procuratore e Pubblico Ministero, così come l'opinione di alcuni gerarchi della Chiesa diretti dal vescovo Gutierrez Pabon de Chiquinquirà, dirigenti politici alla testa di Alvaro Uribe Velez, ex generali come Harold Bedoia e Rito Alejo del Rio, che tra gli altri, reclamano direttamente e indirettamente a favore della guerra senza confini.
È importante sottolineare che AUC ("Autodifesa" Unita di Colombia, nome che si sono assegnati i paramilitari), sono dirette da conosciuti narcotrafficanti. Questi sono stati alleati strategici della CIA e della DEA quando venivano richiesti i loro servizi, cosi come viene dimostrato dalla creazione dei PEPES, un gruppo associato al fronte di Cali e della DEA, che assassinò il narcotrafficante Pablo Escobar Gavina, contribuendo decisamente alla disarticolazione del poderoso fronte di Medellin, secondo la denuncia fatta da pochi giorni dalla banda di sicari "la Terrazza" nell'esteso documento pubblicato per Semana, rivista molto conosciuta in Colombia.
I contadini colombiani così come il movimento popolare risponderanno alle difficoltà del nuovo progetto che si sta pianificando, però precisano che non sono soli, necessitano di voci, le mani e l'appoggio di tutti quelli che sognano e costruiscono un'alternativa democratica e un mondo più giusto.
Le politiche antiagrarie che predominano nell'attuale tempo neoliberista, hanno minato le possibilità di autosufficienza alimentarie nei paesi del sud, provocando cosi una distruzione di rami industriali legati ai prodotti del campo. I monopoli e gli oligopoli si sono proposti di transgenizzare e controllare le produzioni alimentari del pianeta, convertendo questo strategico potere in un meccanismo di dominazione coloniale. Questo è uno degli inganni del Piano Colombia e che per noi è necessario smascherare.
In più , è un inganno mettere allo stesso piano le coltivazioni di coca e di oppio (denominati arbitrariamente illeciti), con il narcotraffico. Le stesse si sono costituite come coltivazioni di sopravvivenza incorporate nell'economia contadina. I contadini furono abbandonati a questa nuova realtà per le circostanze sociali e economiche fino a che furono sottomessi. Ne consegue che è improprio che si denominano coltivazioni illecite.
Nell'idea dei contadini, le coltivazioni di coca e di oppio continueranno ad essere un frutto della terra. Tra l'altro, l'unica possibilità per le condizioni geografiche delle zone colonizzate dove vennero ubicati.
In generale le coltivazioni di coca costituiscono una forma di resistenza contadina, per non abbandonare il suo mondo rurale. Per questo è molto importante separare le due realtà: il narcotraffico e le coltivazioni. Il primo è un fenomeno coesistente al capitalismo, il secondo un prodotto delle ingiustizie del capitalismo quando si combinano latifondo, violenza e politiche antiagrarie.

4. il Piano Colombia e il processo di pace: I ricchi dignitari degli USA e della Colombia hanno insistito che il loro compromesso è con la pace. Ed è certo; che la loro è una pace molto lontana da quella che realmente necessita la Colombia, l'ossessione della classe dominante colombiana in merito alla pace vuole obbligare la resistenza guerrigliera a che firmi un accordo, in cui i principali componente siano la consegna delle armi, la mobilitazione e il reinserimento dei gruppi guerriglieri nelle istituzioni tradizionali, offrendo in cambio numerosi sostegni e aiuti elettorali, finanziamento e di progetti assistenziali tramite ONG, così come successe nel passato con il m-19, l'EPL e la CRS (settore minoritario che apparteneva al ELN).
Non si può cadere nel tranello che implica un intervento così detto umanitario per arrivare alla pace. Il Piano Colombia pianifica una pace che assomiglia a quella dei sepolcri. Questa proposta sta costruendo adepti nei gruppi delle ONG, che sono caduti nell'errore di separare aspetti sociali e militari che contiene il Piano Colombia. La parte sociale di questo piano, teoricamente legata alla pace, è la carota assistenziale che serve per lavare le coscienze dopo il bastone neoliberale e militare.
Per finire vorrei sottolineare che il Piano Colombia tende a convertirsi nella punta della freccia del intervento economico, politico e militare degli USA, a quello che considerano il giardino di casa.
Siamo posti a dura prova, il nostro popolo dovrà moltiplicare la sua dignità e valenza, per affrontare un'importante tappa di lotta e resistenza. Abbiamo la responsabilità di dare una svolta alla storia che ci vogliono assegnare. Dovremmo giocare (come si sta già facendo ) una carta molto importante, la lotta sociale e popolare, espressione della lotta guerrigliera. Questa si converte nel simbolo e nella speranza, per le lotte di resistenza che alzano i popoli contro il capitalismo predatore e selvaggio.
Il rifiuto internazionale al Piano Colombia contro la Colombia deve diventare il collante della lotta politica che alza i popoli oppressi e sfruttati contro la globalizzazione egemonica e militarista del capitale potente, tanto degli USA come dell'Europa. Questo deve segnarsi tra gli sforzi più cari che ci imbarcano per costruire e arrivare alla pace.
La democrazia e i diritti umani sono incompatibili con il colonialismo che soggioga e restringe l'autodeterminazione e l'indipendenza dei popoli. Per vincere questo disegno di non dignità, miseria sociale, dittatura economica e politica, è necessario passare dalle proposte alla resistenza concreta. Se siamo a favore della democrazia e dei diritti umani, abbiamo un obbligo morale ed etico: lottare senza paure contro il sistema che li nega.