verso lo spazio e la supremazia |
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"...La guerra è pace
La libertà è schiavitù
L’ignoranza è forza..."
La guerra è umanitaria,
la libertà è lavorare dodici ore al giorno (magari lasciandoci una mano o la
vita), l'ignoranza è la forza motrice di ogni "miracolo economico".
Lo slogan del Grande Fratello che ricorre spesso tra le pagine del noto romanzo
orwelliano trova oramai una coerente applicazione nei paesi a capitalismo
avanzato ossia nei paesi imperialisti. Il sistema filosofico noto come bipensiero
che in 1984 permette ed impone alle menti umane di accettare un'affermazione o
un significato ed allo stesso tempo il suo esatto contrario - ad esempio: il
bianco è nero - è esattamente il medesimo che gli strateghi mediatici
utilizzano anche oggi in ogni settore della propaganda ufficiale e di stato.
In Italia oltre il 10% della popolazione (sette milioni e mezzo di italiani)
vive nella indigenza quando non nella miseria più nera; in realtà in ogni
occasione non si fa che celebrare il successo del così detto sistema-paese e la
sua non meglio precisata "crescita economica". In Italia la ricchezza
é miseria .
Negli Stati Uniti l'1% dei cittadini - uno su cento - (specialmente neri e
chicanos) vive in carcere. Negli Stati Uniti, il paese "più libero del
mondo", la libertà é detenzione .
Certo che se la ricchezza è miseria e la libertà è detenzione la guerra non
può che essere umanitaria.
Volendo proseguire diligentemente con un altro esercizio di bipensiero
potremmo anche dire che la miseria è libertà, la detenzione è umanitaria
mentre la guerra è ricchezza.
Chi potrebbe opporsi alla verità incontestabile che tali formule esprimono? La
miseria dei lavoratori è sicuramente la libertà di licenziamento e di profitto
per i padroni; la protezione umanitaria per la borghesia nord-americana
corrisponde alla detenzione dei giovani disoccupati dei ghetti mentre la guerra
è sicuramente la ricchezza per i costruttori d'armi, i finanzieri, gli
imprenditori, i petrolieri...
Quest'ultima formula sarà l'oggetto del presente articolo. Prenderò in
considerazione il caso nord-americano in quanto esso rappresenta oggi lo stato
guida dal punto di vista tecnologico-militare ma soprattutto lo stato che più
sapientemente ed efficacemente di tutti ha saputo tradurre la propria politica
estera imperialista nella saldatura di tre fattori strategici: 1 - interessi e
produzione delle multinazionali; 2 - ricerca tecno-scientifica; 3 - Forze Armate
(esercito, marina, aviazione, servizi segreti).
QUALCHE CENNO STORICO[1]
Correvano gli anni
1937-38, in Europa il fascismo e l'antifascismo si stavano duramente scontrando
sotto forma di guerra civile in Spagna. Erano le prove generali di una guerra
ben più grande che sarebbe scoppiata di lì a poco e che dall'Europa si sarebbe
sparsa praticamente in tutto il mondo. Dall'altra parte dell'oceano Atlantico
era già attivo il Council on Foreign Relations (d'ora in poi CFR), un gruppo di
studio fondato dai banchieri Rockfeller comprendente gli alti vertici di banca,
finanza, industria e mondo accademico degli Stati Uniti il cui fine dichiarato
era quello di influenzare la politica estera nord-americana in strategie ed
economia. Già in quel periodo i membri del CFR, fiutando l'imminente innescarsi
della seconda guerra mondiale, avevano compreso che attraverso la partecipazione
degli Usa a quella guerra si presentava per essi la concreta e forse
irripetibile opportunità di ereditare il controllo sulle colonie che francesi,
tedeschi, inglesi e giapponesi si avviavano a perdere.
Sarà infatti poco dopo, nel 1939, grazie ad un accordo tra l'allora presidente
F. D. Roosvelt ed il CFR che quest'ultimo concluderà la sua funzione
"d'influenza" per ricoprire definitivamente ruoli esecutivi nel
governo: molti illustri banchieri e capitani d'industria (circa un centinaio)
abbandonavano i loro uffici di Wall Street a New York per migrare in massa a
Washington ed occupare così posizioni chiave presso il Ministero degli Esteri e
della Difesa. Nel medesimo tempo il CFR provvedeva alla istituzione di quattro
gruppi di studio per la pianificazione strategica: 1 - sicurezza ed armamenti; 2
- economia e finanza; 3 - politica; 4 - territorio.
Nelle riunioni segrete tra Dipartimento di Stato e CFR (i cui resoconti sono
oggi in buona parte desecretati) veniva di fatto progettato il passaggio di
dominio del mondo dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti: soltanto dal 1940 al
1946 furono 362 le riunioni tra membri del CFR, del Ministero della Difesa e del
Dipartimento di Stato; mentre dal 1942 i membri del CFR venivano man mano
assorbiti dal Dipartimento di Stato producendo la bellezza di 682 memorandum. A
ben vedere, a partire dal 1939, il CFR non fu, come molti sostegono, una sorta
di "governo ombra" quanto piuttosto il governo degli Stati Uniti. I
verbali di queste riunioni testimoniano di come la forza militare fosse
considerata fattore determinante ed imprescindibile per l'espensionismo
imperialista nord-americano.
Era con questa chiara visione strategica che gli Usa pianificavano il loro
ingresso nella seconda guerra mondiale ma soprattutto lo svolgimento della
stessa. Se poi si considera il fatto che i membri del CFR erano animati da una
viscerale ideologia sciovinista di estrema destra, la lotta contro il
nazi-fascismo e per la "democrazia" fu solamente di facciata, fu il
cardine della propaganda ufficiale che doveva spingere le masse operaie ad
accettare la coscrizione verso il macello europeo ed asiatico.
"...Chi desideri
spiegarsi l'origine della politica americana deve forzatamente far riferimento a
questo periodo nel quale si realizzò la completa compenetrazione fra potere
politico e potere economico negli Stati Uniti. Nel 1941 il governo americano
decise di non creare un complesso industriale di stato per la produzione degli
armamenti necessari alla guerra, e di rimettersi invece all'industria privata
per fabbricare aerei, navi, carri armati, cannoni e la stessa bomba atomica. Ciò
segnò l'atto di nascita del complesso militare-industriale che ha dominato la
politica americana fino ai nostri giorni. In pratica il governo degli Stati
Uniti cadde sotto la tutela degli interessi industriali..."[2].
Con la fine delle guerra
si celebrò poi il matrimonio definitivo tra i vari complessi industriali e le
alte sfere militari: il generale Clay (fu governatore militare in Germania)
divenne direttore della Continental Can Corporation e in seguito socio anziano
della Lehman Brothers; il generale Douglas McArthur andò a capo del consiglio
della Remington Rand; l'ammiraglio Ben Moreel entrò nella Jones and Laughlin
Steel Corporation; il generale Somervell fu nominato presidente della Koppers
Company mentre il generale Omar Bradley diresse la Bulova Watch Company...
Già nel 1966 Jack Raymond, nel suo libro Il Potere dei Colonnelli,
riferisce che:
"...Quasi 25.000
complessi industriali di proprietà privata nel territorio nazionale operano
sotto i regolamenti di sicurezza imposti dal Pentagono e sotto il controllo di
squadre militari (ricorda molto il servizio di sicurezza della X^MAS presso la
FIAT negli anni 1943-45, ndr) e oltre 4 milioni di dipendenti dell'industria
hanno dovuto subire le indagini degli organi di sicurezza relativamente ad un
periodo di 10 anni..."
Come facilmente ci si può
immaginare non furono poche le battaglie di corridoio per l'accaparramento delle
commesse e dei relativi profitti: nel 1941 la produzione bellica nord-americana
ammontava ad 8,4 miliardi di dollari; nel 1942 saliva a 30,2 miliardi di dollari
(mentre i contratti con l'industria privata ammontavano a complessivi 100
miliardi).
Nel 1938 i comandanti del corpo aeronautico (non ancora forza armata
indipendente) si concentrarono nell'elaborazione del nuovo sistema di guerra
basato sui bombardamenti strategici a lunga distanza. I primi collaudi del
quadrimotore B-17 "Fortezza Volante", antesignano del tristemente noto
B-52, venivano effettuati quello stesso anno: Roosvelt infatti, su suggerimento
dei “soliti ignoti”, voleva a tutti i costi dotare gli U.S.A. di
un'aviazione militare potente appoggiata da una grande industria privata.
Nel 1939 la produzione di aerei ammontava a 5.865 unità; nel 1944 salì a
93.369 unità, mentre durante tutto il periodo della guerra l'industria privata
sfornò e vendette al governo U.S.A ben 274.941 aerei.
Osservando il bilancio federale é possibile mettere nettamente in evidenza il
passaggio del denaro pubblico nelle casse delle industrie e trusts privati:
dalla media di 8 miliardi di dollari nel decennio 1930/39 si saliva a 98,3
miliardi nel 1945.
La spesa complessiva del governo U.S.A per il secondo conflitto mondiale fu di
321 miliardi di dollari, più del doppio di quella complessiva nei 152 anni tra
il 1789 ed il 1941.
E fu proprio nel 1941 che la costruzione fisica del Pentagono, sede del
Dipartimento della Difesa, fu avviata a Washington lungo le rive del fiume
Potomac su ordine del presidente Roosvelt prima dell'entrata in guerra degli
U.S.A...[3]
Il grande businness per l'industria e la finanza nord-americana furono la ricerca, lo sviluppo e l'impiego dell'energia nucleare sia per scopi bellici che civili. Ciò si realizzò in modo particolare dopo che le città di Hiroshima e Nagasaki e tutti i loro abitanti vennero vaporizzati con successo dal fuoco atomico così come a seguito della conferma della possibilità tecnica dello sfruttamento economico dell'energia nucleare. Tuttavia già durante la seconda guerra mondiale tutte le fasi cruciali della produzione della bomba, dalla ricerca all'estrazione e sofisticazione dell'uranio, alla costruzione degli impianti necessari, vennero assicurate tramite contratto a varie multinazionali: Du Pont de Nemours, General Electric Corporation, Kellex, Westinghouse, Monsanto Chemicals, Dow Chemical per citare le maggiori e più conosciute. Fra i componenti del comitato tecnico che si occupò di redigere la "relazione Lilienthal" per il controllo internazionale dell'energia atomica troviamo: Chester R. Barnard, presidente della New York Bell Telephone; Charles A. Thomas, vicepresidente della Monsanto Chemicals e Harold A. Winnie, vice presidente della General Electric. Una analoga situazione era riscontrabile nella composizione della prima delegazione nord-americana presso la Commissione per l'Energia Atomica dell'ONU ma soprattutto presso la Atomic Energy Commission, l'ente nazionale creato dal governo U.S.A. per il controllo statale dell'energia atomica che in realtà altro non era se non "...Il mezzo con cui i monopoli privati controllarono l'industria nucleare degli Stati Uniti fin dai suoi albori..."[4]
Se per tutta la seconda guerra mondiale gli U.S.A.
spesero complessivamente 321 miliardi di dollari nel 2001 hanno speso 291,1
miliardi di dollari (583.000 miliardi di vecchie lire). Questa la cifra che
veniva presentata al senato il 7 febbraio 2000 dall'allora segretario della
difesa Cohen (amministrazione Clinton) per il 2001.
Attenzione: il Pentagono faceva sapere che però era ancora troppo poco; per la
ricerca e realizzazione di strumenti "difensivi" tecnologicamente
avanzati ci sarebbero voluti almeno altri 30 miliardi (di dollari). Grazie al
noto attacco dell’11 settembre questi 30 miliardi di dollari sono saltati
fuori ed il bilancio del Dipartimento della Difesa nel 2002 ha raggiunto la
quota dei 328,7 miliardi. Nel frattempo, per l’anno fiscale 2003, il nuovo
segretario della difesa Donald Rumsfeld ha già presentato un conto di 379,3
miliardi di dollari (circa 425 miliardi di euro, 850.000 miliardi di vecchie
lire). Soltanto nei primi dieci giorni del 2003 gli Stati Uniti bruceranno
quello che oggi l’Italia spende per la difesa in un anno. Per fare un altro
raffronto: la differenza di bilancio del Pentagono tra il 2002 ed il 2003 (50,6
miliardi di dollari) corrisponde, grosso modo, alle spese militari complessive
di Francia e Gran Bretagna insieme.
Nelle seguenti due tabelle è possibile confrontare alcuni capitoli di spesa dei
bilanci militari nord-americani degli ultimi tre anni:
Tab.1: spesa per singola
forza armata in miliardi di dollari:
|
|
2001
|
2002
|
2003
|
|
U.S.
Army (esercito) |
61,7 |
80,9 |
90,9 |
U.S. Navy(marina) |
91,7 |
98,8 |
108,3 |
U.S. Air Force(aviazione) |
85,2 |
94,3 |
107 |
Tab.2:
alcune voci generali di spesa in miliardi di dollari:
|
|
2001 |
2002 |
2003 |
Personale |
75,8 |
82,3 |
74,3 |
|
Esercizio |
109,3 |
125,7 |
132,3 |
|
Investimenti |
60,3 |
61,6 |
68,6 |
|
Ricerca e sviluppo |
37,9 |
47,4 |
53,8 |
|
Altro (assistenza
socio-sanitaria, alloggi, ecc.) |
7,8 |
11,7 |
49,9 |
Gli Usa più di qualsiasi altro paese imperialista devono
sostenere annualmente la loro guerra mondiale in ogni angolo del pianeta,
essendo tutto il mondo, per loro stessa ammissione, una enorme area di interesse
strategico. Dal Medio Oriente all'Asia, dall'Europa all'America Latina, allo
spazio siderale la presenza di basi aeree e navali, soldati, satelliti militari,
flotte navali, centri d'addestramento, missioni segrete e covert actions, radar
e sistemi di intercettazione, spie e controspie, richiede comprensibilmente un
grosso impegno da parte di tutti i contribuenti affinché la dittatura del
dollaro venga preservata ed imposta a tutti i nemici di turno.
Inoltre il Dipartimento della Difesa nel 2001 aveva alle sue dipendenze 3,31
milioni di dipendenti dei quali 1,37 milioni militari attivi; 1,28 milioni nella
riserva ed il resto civili. Uno dei problemi più stringenti per il Pentagono
risulta ancora essere quello di garantire un regolare afflusso nel reclutamento;
afflusso che deve poter assicurare la massima efficienza e continuità operativa
alla megamacchina amministrativo-militare. Per fare ciò il Dipartimento della
Difesa si sta muovendo su più fronti: aumento progressivo delle retribuzioni
oltre il tasso d’inflazione; aumento delle coperture assicurative alla fine
del servizio; riduzione dei costi abitativi del 15% nel 2001, per azzerarli del
tutto entro il 2005[6];
copertura delle spese ospedaliere[7].
Queste prime brevi considerazioni spiegano come mai i capitoli di spesa più
onerosi rappresentati nella tab. 2 siano quelli legati all’esercizio
(operazioni, esercitazioni e mantenimento) e al personale.
Esattamente come alla vigilia della seconda Guerra Mondiale, quando CFR e
Governo riconoscevano nello strumento militare il fattore strategico
dell'egemonia imperialista per gli U.S.A, Il presidente Bill Clinton
(prestigioso membro dell'"Ulivo mondiale") ed il suo vice Al Gore
sostenevano due anni fa che morale e prontezza degli uomini e disponibilità di
armamenti e sistemi moderni sono necessari se gli Usa desiderano mantenere il
ruolo di potenza mondiale "...ed essere in grado di proteggere la libertà
del paese e fortificarne la leadership nel 21° secolo...". Cos'é cambiato
dunque rispetto al passato (ed il presente), tra pre e post guerra fredda?
Se oggi il Pentagono ha alle sue dipendenze oltre tre milioni di persone a
fronte di un bilancio complessivo di 328,7 miliardi, nel 1965 ne aveva 1.982.000
con un bilancio complessivo di 40-60 miliardi.
"...Abbiamo le forze armate più precise, più letali, versatili e meglio
equipaggiate e addestrate del mondo, e disponiamo di un programma di difesa che
ci assicura che esse manterranno la loro superiorità nel nuovo secolo..."
(tab.3). Così esordiva di fronte al Congresso, piuttosto tronfio e forse un po'
troppo sicuro di sé, l’allora ministro della Difesa Cohen nel presentare la
proposta di bilancio per il 2001.
Il suo immediato e degno successore Donald Rumsfeld rendeva noto, in un
intervento alla National Defense University il 31 gennaio 2002, che la nuova
sfida da affrontare sarebbe stata naturalmente la guerra al terrorismo. In
quell’occasione la vecchia dottrina della guerra fredda secondo cui gli U.S.A
dovevano poter affrontare due avversari contemporaneamente veniva
definitivamente abbandonata per lasciare spazio alla nuova, ben più ambiziosa
ed in piena fase d’attuazione: capacità d’intervento in quattro scenari
differenti lanciando contemporaneamente un attacco di maggiore portata per
occupare la capitale di un paese nemico e instaurarvi un nuovo governo.
|
|
Miliardi di dollari |
|
Usa |
343,3 |
|
Alleati: paesi Nato + Australia, Giappone, Sud Corea |
212,6 |
|
Russia |
56,0 |
|
Cina |
39,5 |
|
Stati “canaglia”: Iraq, Iran, Cuba, Sudan, Nord Corea, Siria |
14,4 |

Il sig. Rumsfeld
(ma più in generale l’amministrazione Bush) non ha introdotto particolari
novità in campo bellico. Ha raccolto il lavoro della precedente amministrazione
e lo ha sviluppato. Infatti, quando l'ex-ministro Cohen accennava ad un generico
“programma” che avrebbe garantito la supremazia militare agli Usa nel
ventunesimo secolo probabilmente si riferiva al corposo "Joint Vision
2010" (d'ora in poi JV 2010).
Secondo gli strateghi militari l'obiettivo del programma JV 2010 é quello di
"...stimolare le varie forze armate a ragionare in termini di dominio
globale dallo spazio agli abissi del mare..."[8].
E' così che Esercito, Marina ed Aviazione, nel quadro del JV 2010 stanno
approntando o già realizzando i loro rispettivi sotto-programmi.
L’ U.S Army sta lavorando alla realizzazione del progetto "Objective
Force" che in linea generale dovrebbe raggiungere l'obiettivo di
proiettare e sostenere una brigata da combattimento in qualsiasi angolo del
pianeta entro 4 giorni dall'ordine, una divisione in 5 giorni, 5 divisioni entro
30 giorni. Per fare ciò si punta ad una "standardizzazione" delle
varie unità eliminando le attuali distinzioni (peraltro presenti in tutti gli
altri eserciti) tra unità leggere (parà, fanteria d'assalto, fanteria leggera,
ecc.) e unità pesanti (corazzate, d'artiglieria, ecc.) con l'obiettivo di
creare un nuovo esercito composto da divisioni identiche ed autonome in grado di
accorpare capacità di controllo e comando, comunicazione, computers,
intelligence, sorveglianza e ricognizione, ma soprattutto con necessità
logistiche enormemente ridotte grazie alla prevista riduzione del 50-70% del
peso dei veicoli. Sembra una versione aggiornata ed ultra-tecnologica dei vecchi
KampfGruppe SS.
Buona parte degli investimenti é quindi rivolta alla realizzazione di questa
prima fase di standardizzazione che dovrebbe portare al così detto "Army
XXI". Una seconda fase si protrarrà sino al 2025 per concludere il
progetto complessivo attraverso l'approntamento del così detto "Army
After Next".
Per ciò che riguarda l’US Navy il sotto-progetto di riferimento é stato
definito "Forward... From The Sea" e prevede la realizzazione e
mantenimento di cinque funzioni principali: controllo dei mari e supremazia
marittima, capacità di proiezione dal mare verso terra, deterrenza strategica,
capacità di trasporto strategica e presenza navale avanzata. In particolare é
stato riconfermato il ruolo dei gruppi di battaglia che comprendono portaerei in
quanto vere e proprie basi aeree avanzate dalle quali svolgere tutte le
operazioni del caso senza dover chiedere eventuali autorizzazioni di paesi
alleati-allineati per l'utilizzo o l'accesso a basi situate in territorio
extra-nazionale.
La Marina militare dispone al momento di 12 portaerei a propulsione nucleare a
capo di altrettanti gruppi di battaglia, 18 sommergibili con capacità
balistiche, 54 sommergibili d’attacco, 197 navi da superficie tra
incrociatori, cacciatorpediniere, navi per gli sbarchi anfibi, ecc, oltre a 468
aerei da caccia.
Le voci più consistenti del bilancio della US Navy riguardano lo sviluppo della
nuova portaerei CVN-77 (classe Nimitz a propulsione nucleare), la dotazione di
12 missili a testata nucleare TRIDENT II per l'impiego su sommergibili e la
costruzione del sommergibile a propulsione nucleare della nuova classe Virginia.
La realizzazione di questa nuova classe di sommergibile é stata affidata ai due
cantieri nord-americani Electric Boat Division (proprietà General Dynamics) e
Newport News Shipbuilding. Un esemplare della classe Virginia costerà 1,7
miliardi di dollari: ne sono stati commissionati uno all'anno sino al 2005.
L'US Marine Corps e la US Navy in particolare ritengono di vitale importanza
raggiungere un buon livello nella dotazione ed impiego di munizionamento così
detto "intelligente" e lamentano una certa arretratezza sia nel campo
dei sistemi d'arma aerei che missilistici. In questa direzione nel bilancio per
il 2001 verrà attuata una prima correzione di tendenza.
Da segnalare come particolarmente interessante il programma "Urban
Warrior" che i Marines stanno approntando mettendo a punto particolari
tecniche di combattimento in ambiente urbano accompagnate da relative
strumentazioni hi-tech come visori e sistemi di comunicazione integrati.
L'ambiente urbano-metropolitano é infatti considerato (anche dall'Esercito col
suo programma "Land Warrior XXI") il contesto principale delle
guerre presenti e, soprattutto, future.
Il programma dell'Aviazione (USAF) ha anch'esso
un titolo non meno altisonante e guerrafondaio degli altri: "Global
Engagement: A Vision For The 21st. Century" (Ingaggio Globale: una
visione per il 21° secolo). Facilmente prevedibile ne risulta l'obiettivo:
dominare cielo e spazio in stretta integrazione con le forze aeree delle altre
Forze Armate.
Si sta procedendo, in buona sostanza, alla trasformazione dell'aeronautica in 10
forze aerospaziali di spedizione (E.A.F - Expeditionary Aerospace Force)
più o meno standard. Ogni E.A.F sarà formata da 150 caccia di superiorità
aerea, d'attacco, bombardieri e supporti e da 15,000 uomini. Non sono
attualmente disponibili tutti i sistemi d'arma che dovrebbero consentire la
piena operatività del nuovo modello e comunque lo schema di riferimento sarà
il seguente: 2 E.A.F pronte per l'impiego, 8 impegnate nei cicli di
ricostituzione, addestramento, riposo.
Anche l'USAF, così come la Marina e l'Esercito, sta aspettando la messa in
produzione del nuovo super caccia F-22 e dell'aereo d'attacco Joint Strike
Fighter (JSF); aerei questi destinati a rilanciare sicuramente la corsa agli
armamenti nel campo dell'aviazione militare. In particolare, a detta dei vertici
USAF, senza l'F-22 la superiorità aerea Usa sarebbe compromessa[9].
Viene da chiedersi, osservando la tabella n.3, chi sarebbe in grado oggi o
nell’immediato futuro di compromettere tale superiorità.
In ogni caso sino a quando questi nuovi apparecchi non arriveranno in quantità,
l'USAF continuerà a contare sui tradizionali F-15 ed F-16 per la superiorità
d'attacco e sui bombardieri B-52, B-1 e B-2 (rispettivamente 125,8; 340; 2210
miliardi di vecchie lire al pezzo) per gli interventi in profondità.
Per concludere, l'Aeronautica é sicuramente l'arma più all'avanguardia nel
campo dei veicoli senza pilota e del munizionamento così detto intelligente; in
questa direzione le ricerche e quindi gli investimenti sono tra i più cospicui.
MISSILI ANTI MISSILE E MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO.
L'incremento percentuale
maggiore nel bilancio della Difesa è quello riguardante i sistemi antimissile.
Il noto programma denominato National Missile Defense, affidato alla neo
costituita Missile Defense
Agency ha ricevuto tra 2001 e 2002 22,8 miliardi di dollari (più altri 7,8
mld previsti per il 2003) per mettere a punto, nell'arco di 5 anni 100
intercettori exatmosferici, 5 radar di allerta e un radar speciale di
inseguimento sistemato in Alaska. La realizzazione in questi ultimi due anni di
numerosi test nell'ambito NMD ha definitivamente stracciato i trattati di non
proliferazione nucleare rilanciando la corsa agli armamenti anche in questo
settore e ridicolizzando tutti i vari tentativi di mediazione. Se è vero che è
stata l'amministrazione Bush ad affossare gli impegni derivanti dal trattato ABM
è stata certamente l’amministrazione Clinton ad aprire la strada verso questa
nefasta direzione approvando, a suo tempo, i capitoli di spesa per lo sviluppo
del sistema anti-missile stesso.
L’intenzione di creare una quarta forza armata spaziale completamente
indipendente è strettamente connessa alla difesa anti-missile per cui è già
stata costituita un’agenzia ad hoc, ma anche alla riorganizzazione stessa
dell’aviazione come forza non più aerea ma appunto aero-spaziale. Un percorso
obbligato; a loro tempo la marina e l’aviazione ebbero lo stesso tipo di
genesi: diventarono armi indipendenti nel momento in cui diventò strategico il
controllo dei rispettivi ambienti. La militarizzazione totale del pianeta sarà
così compiuta: dalla terra al mare, dal mare all’aria, dall’aria allo
spazio.
Anche in questo caso la connivenza e l’accordo tra democratici e repubblicani
salta immediatamente all’occhio. In occasione del voto per l’approvazione
del bilancio federale del 2000, l’amministrazione Clinton istituiva una
commissione per l’organizzazione e la pianificazione della sicurezza spaziale
degli Stati Uniti (Commission to Assess US National Security Space Management
and Organization)[10].
A presiedere tale commissione veniva posto, guarda caso, Donald Rumsfeld mentre
8 dei 12 membri erano generali in pensione sostenitori “disinteressati”
dello scudo spaziale. Nel gennaio 2001, poco prima che Rumsfeld stesso
diventasse segretario della difesa, la commissione rendeva noti i risultati del
suo lavoro. Lo spazio diventa definitivamente ambiente di interesse militare
alla stregua di terra, mari e cieli. Gli Usa devono occuparlo ed acquisire la
superiorità necessaria per impedire a qualsiasi altra potenza di installarvisi.
Attraverso l’uso militare dello spazio possono conquistare per sé la
supremazia illimitata in tutti gli altri ambienti. La commissione sottolinea la
gravità della situazione attuale in materia: esiste già un interesse spaziale
ma questo è frammentato per singole forze armate, come per la marina che già
dispone di suoi propri satelliti in orbita per la navigazione ed il controllo.
Tale situazione genera o può generare “doppioni” nelle acquisizioni nonchè
incompatibilità dei vari mezzi e sistemi; per questa ragione i compiti di
occupare e difendere lo spazio – si dice- dovrebbero essere assegnati ad una
quarta forza armata o comunque ad un comando indipendente. Le ricerche e lo
sviluppo dovrebbero arrivare a: a) aumentare le capacità di controllo e
avvertimento in caso di attacco; b) accrescere le misure protettive/difensive, i
sistemi di prevenzione e neutralizzazione, le capacità di proiezione rapida di
potenza; c) modernizzare le capacità di lancio (auspicandone la
privatizzazione); d) lanciare un programma scientifico e tecnologico più solido
per sviluppare e schierare nello spazio un radar e un laser, sensori infrarossi
e ultravioletti, tecnologie che permettano la costruzione di veicoli da lancio
riutilizzabili. Dal punto di vista organizzativo suddetta commissione ha
elaborato dieci raccomandazioni:
1-
L’arma spaziale sarà sottoposta all’autorità del presidente degli
Stati Uniti;
2-
Il presidente deve essere affiancato da un consiglio spaziale;
3-
Deve essere formalizzato, all’interno del Consiglio di Sicurezza, un
coordinamento tra le varie agenzie d’intelligence per la definizione delle
attività spaziali;
4-
Il segretario della difesa ed il direttore della Cia si devono incontrare
regolarmente per indirizzare la politica spaziale di sicurezza nazionale, i suoi
obiettivi, ecc.;
5-
Deve essere designato un sotto segretario alla difesa spaziale che
coadiuvi il segretario nelle questioni spaziali e di coordinamento coi servizi
segreti;
6-
Il comando spaziale deve essere distinto dai comandi delle altre armi;
7-
I sistemi spaziali dovranno garantire la possibilità di svolgere
operazioni indipendenti o a supporto di interventi delle altre forze armate. Per
fare ciò sarà necessario costituire uno Space Corps. Nel breve periodo
l’Air Force avrà il compito di formare ed equipaggiare queste forze spaziali.
Nel lungo periodo tali unità potranno dipendere da un dipartimento militare per
lo spazio indipendente;
8-
Al sottosegretario dell’Air Force viene affidata la direzione dello National
Reconnaissance Office (agenzia che si occupa di rilevazioni di vario tipo
utilizzando satelliti in orbita) e delle acquisizioni spaziali;
9-
Il segretario della difesa e il direttore della Cia devono dirigere i
processi di ricerca e sviluppo rivolti alla creazione di nuovi metodi per la
raccolta delle informazioni;
10-
Aumentare la visibilità
delle spese e del personale coinvolti nel programma spaziale per migliorarne
l’organizzazione.
ALCUNE RIFLESSIONI PRIMA CHE CALI L’INVERNO NUCLEARE.
Così come sono, i dati
riportati nel presente articolo sono di per sé sostanzialmente muti in quanto
l'unica cosa che possono dirci e ciò che in realtà sappiamo da sempre: gli Usa
spendono incredibili, inimmaginabili quantità di risorse e somme di denaro per
la guerra.
E' necessario perciò analizzare tali dati e tentare di dar loro una
sistemazione alla luce del quadro generale economico, sociale e geopolitico
attuale.
Di sicuro lo stato di salute e di equilibrio degli Stati Uniti é di gran lunga
peggiorato rispetto agli anni della guerra fredda. Quest'ultima consentiva ad
essi di detenere un'egemonia politica, economica e militare indiscussa nel campo
capitalista conquistata abilmente e subdolamente, come abbiamo visto, con
l'entrata in guerra nel secondo conflitto mondiale. In secondo luogo lo
spauracchio sovietico, la fantomatica minaccia comunista, era un imprescindibile
e determinante fattore del sistema di controllo mediatico della macchina
propagandistica nord-americana che consentiva (esclusa qualche piccola
turbativa) una buona tenuta a livello interno ed esterno di tale egemonia. Tutti
i mali del mondo erano determinati dagli "sporchi comunisti" e
venivano abilmente contrapposti alla sedicente patinata prosperità dell'
"american way of life".
Sopraggiunto il crollo politico ed economico e verificatasi l'esplosione
dell’Unione Sovietica si é aperto un decennio molto particolare: gli anni
novanta sono stati segnati dall'euforia per la vittoria della
"democrazia" sul "comunismo" (che a torto e a ragione era
simboleggiato dall’Urss), da "il muro che è crollato", dalla fine
della corsa agli armamenti, e da tutta una serie di simili icone ottimistiche
preconfezionate che hanno permesso di celebrare trionfalisticamente i valori
della democrazia borghese e del capitalismo come se la (supposta) fine del
comunismo avesse di fatto sancito la bontà e l'appetibilità di tali modelli.
Per chiudere rapidamente la parentesi culturale (di non secondaria importanza se
consideriamo che il controllo del consenso é un fattore strategico anche dal
punto di vista militare) il fatto da rilevare è il seguente: anche se il
trascorso decennio di intensa propaganda ha lasciato indiscutibilmente il segno
in quello in corso, l'euforia, l'ottimismo e la fiducia cieca negli U.S.A e
quindi nel capitalismo, per come si presenta oggi, appaiono in declino. Il
sistema della disinformazione strategica prodotta dai media borghesi continua a
fare il suo lavoro e lo fa molto bene, ma la realtà di miseria e sfruttamento
crescenti che il capitalismo neoliberista impone sia nei paesi imperialisti (le
metropoli) sia nelle neo-colonie (le periferie) non è più mascherabile come
prima; la realtà sta diventando incontenibile ed insostenibile anche per il
grande fratello mediatico.
E' vero che anche oggi i nemici dietro cui ripararsi non mancano: "gli
arabi", "il terrorismo", "gli anarchici", " gli
stati canaglia", "la micro-criminalità", "i comunisti"
(non sono ancora morti tutti...) ma bisogna anche notare che, in generale, il
sistema che si attribuisce legittimità definendo un nemico esterno ha
assicurata una inossidabile tenuta solo e fin tanto che offra al popolo un
tenore di vita soddisfacente. Questa condizione non é più data.
Come dicevo in premessa gli Usa presentano un meccanismo micidiale per
proiettarsi alla conquista e controllo del mondo, meccanismo non a caso fatto
proprio e imitato dagli altri regimi a capitalismo avanzato; meccanismo a sua
volta mutuato (perfezionato ed adattato al sistema democratico borghese) dal
modello nazista di economia di guerra: stretta integrazione tra interessi dei
cartelli industriali nazionali (produzione, mercati, afflusso di materie prime)
=> ricerca tecno-scientifica ed Università => Forze Armate.
Come riferisce Collotti nel suo La Germania Nazista[11],
con la presa del potere da parte del Partito Nazional-Socialista nel 1933 i
grossi cartelli dell'industria e della finanza tedesche conquistarono il
controllo definitivo della politica economica e non a caso la indirizzarono
verso il riarmo spinto. Grazie al controllo e alla repressione delle classi
lavoratrici, alla distruzione dei sindacati, alla istituzione del regime
corporativo, alla compressione dei salari, alla militarizzazione del lavoro ed
in seguito allo schiavismo offerti dal governo nazional-socialista, i vari Von
Krupp, Siemens, Thyssen, Bosch, ecc., aumentarono i loro profitti del 127% dal
1933 al 1938 fornendo in cambio al regime nazista le basi tecniche ed economiche
e le macchine per la ricostituzione di un esercito imperialista di conquista.
Nel 1942, 108 società per azioni (il 2% del totale) totalizzavano il 59% del
capitale azionario complessivo. Grazie quindi alla politica nazista, "...I
capitalisti amici del regime non soltanto mantennero le loro posizioni di
influenza e di comando ma furono addirittura posti in condizione di accrescerlo
enormemente, ricevendo la legittimazione pubblica del loro privato
strapotere..."[12].
Ma ciò che più ci interessa ai fini di questa non casuale comparazione
Usa-Germania Nazista è una precisazione che lo stesso Collotti fa
successivamente quando dice che "...Le ragioni della imponente
concentrazione nel campo dell'industria pesante non vanno ricercate soltanto
nelle misure legislative o amministrative con le quali il nazismo consolidò le
posizioni capitalistiche (...) ma anche e soprattutto negli orientamenti della
politica economica nazista, diretta ad incrementare la produzione bellica, ossia
un tipo di produzione in cui la razionalizzazione dei procedimenti tecnici di
trasformazione industriale e i ritmi di lavorazione comportavano necessariamente
un'alta concentrazione capitalistica..."[13].
Ragionando sulle date ci accorgiamo che gli stessi processi di concentrazione
industriale che venivano avviati in Germania nel 1933, venivano avviati negli
Usa alla fine degli anni trenta. E a ben vedere, in entrambi i casi tali
processi risultarono vincenti. Ciò che segnò la fine del nazismo (non certo
dei capitalisti che l'appoggiarono e ne trassero vantaggio) fu la sua politica
estera: il nazi-fascismo in sé non destò particolare scandalo in nessuno dei
governi "democratici" occidentali ed anzi in molti casi veniva
ammirato per la sua determinazione e risolutezza anti-operaia ed anti-comunista;
il problema sorse quando il rinascente imperialismo tedesco si manifestò troppo
aggressivo ed impudente nei confronti degli equilibri stabiliti dalle altre
potenze imperialiste. Troppo tardi poi i capi nazisti si proposero agli alleati
come punta di diamante contro il vero nemico comune, il bolscevismo, l'Unione
Sovietica: agli strateghi statunitensi i fronti della guerra, come abbiamo visto
più sopra, andavano bene così com'erano: con l'Europa in macerie ed il
pericoloso concorrente tedesco pesantemente sconfitto, a dirigere il gioco
contro l'effettivo nemico comune sovietico (sicuramente tra tutti il più
provato in termini di milioni di morti e distruzione) ci avrebbero pensato loro,
ma da una posizione di indiscussa (ed indiscutibile) egemonia.
Da allora, in quanto a capo di una potenza lanciata alla conquista globale, i
governi nord-americani si trovano in uno stato di guerra permanente che
necessariamente deve essere sostenuto dalle proprie multinazionali o viceversa,
essendo la politica nord-americana asservita agli interessi delle
multinazionali, deve necessariamente lanciarsi alla conquista globale
mantenendosi in un perenne stato di guerra. Non credendo per niente
all'autonomia del ceto politico (pesantemente finanziato quando non direttamente
infiltrato dalle corporations) sono più portato a pensare che il secondo caso
sia più veritiero ed esplicativo del primo. Con ciò gli U.S.A. hanno ribaltato
la vecchia massima di Von Clausewitz: la politica é la continuazione della
guerra con altri mezzi...[14]
Comunque sia lo schema neo-coloniale è chiuso, molto logico e razionale: le
multinazionali di bandiera si insediano in un paese periferico sia con un
proprio mercato, sia con i propri apparati produttivi; attraverso il controllo
della proprietà degli impianti, il controllo e la corruzione della classe
politica locale, lo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse territoriali, la
multinazionale di bandiera succhia sistematicamente capitale al paese che la
ospita accrescendone la dipendenza. Lo stato di provenienza della multinazionale
si occuperà (direttamente od indirettamente attraverso organismi
internazionali) di offrire una copertura politica a queste relazioni economiche
di sfruttamento concedendo anche prestiti vincolanti per salvaguardare tali
relazioni dalla penetrazione di multinazionali di altri paesi.
Per tutelare la molteplicità di tali interessi internazionali (petroliferi e
minerari, agro-alimentari, ecc.) sono necessarie Forze Armate potenti,
efficienti, tecnologicamente avanzate e perciò in grado di intervenire a
livello globale. La forza militare determina infatti la contrattualità
politica o meglio la persuasione politica a livello diplomatico. Dove per
difendere i sopra citati interessi e le linee di rifornimento energetico
connesse non sia sufficiente la pressione politico-diplomatica, intervengono in
sinergia, le Forze Armate con la guerra e i servizi segreti in funzione
destabilizzante per rovesciare il governo non gradito e sostituirlo con uno di
fiducia.
Il signor Richard E. Hawley è abbastanza chiaro: “…Noi non
combattiamo nel porto di New York; combattiamo da qualche altra parte. Il
problema che si profila è perciò come garantire la costante capacità di
proiettare il nostro potenziale bellico (…) noi teniamo parecchie migliaia di
soldati in posizioni avanzate in tutto il Pacifico, in Europa, in Medio Oriente:
ovunque pensiamo che i nostri interessi siano o possano essere minacciati.
Facciamo inoltre affidamento su un adeguato tempo di preavviso, che ci consenta
di rischierare altre forze a fianco di quelle già schierate in posizioni
avanzate (…) A quel punto combattiamo le nostre guerre, le vinciamo, torniamo
a casa e ci riorganizziamo. Tutti i nostri piani operativi funzionano in questo
modo…”[15].
La geometrica chiarezza dei militari, evidentemente, rende spesso superflua
l’affannosa ricerca di argomentazioni per dimostrare le nostre tesi. E’
sufficiente cercare nei posti giusti. Nel giro di poche frasi un generale o un
colonnello competenti, con le loro affermazioni dicono apertamente ciò che noi
ci premuriamo di dimostrare in decine di pagine.
“…I nostri interessi…”, “…Le nostre guerre…”,
“…Ovunque…”. Dietro alla cortina di bugie e ossimori che vengono
utilizzati dai ceti politici e dai media per dare una veste politicamente
corretta al neo-colonialismo, i militari fanno il loro mestiere e a volte
succede che con encomiabile franchezza lo dichiarino e lo presentino per quello
che è.
Inequivocabile è del resto anche il segretario alla difesa Rumsfeld nella sua
introduzione alla Quadrennial Defense Review:
lo scopo delle forze armate degli Stati Uniti è proteggere e promuovere gli
interessi nazionali degli Stati Uniti e, se la deterrenza fallisce, sconfiggere
le minacce a questi interessi[16].
Un esempio molto vicino nel tempo chiarisce ulteriormente le parole di
Hawley e Rumsfeld: secondo il solito compiacente giornalismo da circo, i 26
giorni che hanno separato l’azione di guerra su New York e Washington e la
risposta nord-americana sarebbero stati giorni di “attesa” e avrebbero
dimostrato la calma, la ponderazione e l’avvedutezza con cui il governo U.S.A.
si sarebbe mosso nel lanciare la sua rappresaglia. Evidentemente ci troviamo di
fronte alla solita disinformazione di circostanza: in ventisei giorni sono state
imbarcate migliaia di tonnellate di materiali, migliaia di uomini e mezzi dagli
Stati Uniti, dal Golfo Persico, dall’Europa per essere poi schierati in
assetto da combattimento a ridosso delle coste pakistane e delle frontiere
afgane. Più che una ponderata attesa sembra un nuovo record d’ingaggio.
Il principale interesse nord-americano in
questo caso è
costituito dal controllo del petrolio e la costruzione degli oleodotti necessari
al suo trasporto dall’area del Mar Caspio sino al Pakistan. In questo senso il
vecchio governo talebano, che tante speranze aveva suscitato nelle precedenti
amministrazioni Usa, è stato sostituito con un nuovo fantoccio: l’attuale
presidente dell’Afghanistan, il signor Karzai, era (e probabilmente lo è
ancora) un dipendente di spicco della multinazionale petrolifera statunitense Unocal.
Ma vi è pure un altro settore fisiologicamente interessato alla guerra in
Afghanistan e nel mondo: il complesso industriale bellico. Nei primi giorni
dell’ottobre 2001 Il Sole24ore poneva in
risalto l’impressionante successo borsistico (rialzi dei titoli sino al 20%)
di alcune aziende impegnate nello sviluppo e nella fornitura di tecnologia
militare e per la sicurezza.
Per il sistema di potere delle multinazionali l'esistenza, il mantenimento ed il
riarmo continuo delle Forze Armate presenta una triplice convenienza:
1 - forniscono la migliore
copertura e protezione ai propri interessi in paesi terzi;
2 - sono una fonte
inesauribile di vantaggiose commesse, dai carburanti per i mezzi, alla
costruzione dei mezzi stessi, dall'approvigionamento alimentare,
all'equipaggiamento della truppa; dalla progettazione alla costruzione di
installazioni, armi e nuovi sistemi d'arma;
3 - i programmi del
Pentagono permettono di finanziare la ricerca[17]
e l'impiego di tecnologia all'avanguardia nel campo elettronico, informatico,
bio-chimico (tab.4).
tab.4: le
10 maggiori corporations fornitrici del Pentagono (dati del 2000).
|
Corporations
e
sedi legali |
Valore
dell’appalto (miliardi di dollari) e % sugli appalti complessivi del
Pentagono |
Principali
armi o servizi |
Locazione delle fabbriche e degli impianti |
|
Lockheed
Martin Corp Bethesda,
MD |
$15,126
(11.3%) |
caccia
F-16, elicottero
AH-64 Apache missili:
Trident, Hellfire |
Fort
Worth, TX Marietta,
GA |
|
Boeing
Company, Inc. St. Louis, MO |
$12,041
(9.0%) |
caccia:
F-18, F-15, V-22, C-17 elicottero
RAH-66 Comanche, |
Osprey
St. Louis, MO Long Beach, CA |
|
Raytheon Company
Lexington,
MA |
$6,331
(4.7%) |
missili:
Patriot, AMRAAM, Hawk
|
Andover,
MA |
|
General
Dynamics Falls Church, VA |
$4,196
(3.1%) |
sommergibili
nucleari cacciatorpediniere
DDG-51 |
Groton,
CT Sterling Hgts., MI |
|
Northrop Grumman Los Angeles, CA |
$3,080
(2.3%) |
bombardiere B-2 caccia
: F-15, F/A-18 |
Pico
Rivera, CA Bathpage,
NY |
|
Litton
Industries, Inc. Beverly Hills, CA |
$2,737
(2.0%) |
cacciatorpediniere
DDG-51 |
Pascagoula,
MS Orlando,
FL |
|
United
Technologies Hartford, CT |
$2,072
(1.5%) |
motori
di aerei ed elicotteri, UH-60, C-17 |
Stratford,
CT West
Palm Beach, FL |
|
TRW
Inc. Cleveland,
OH |
$2,005
(1.5%) |
sistemi
elettronici e supporto |
Redondo
Beach, CA |
|
General
Electric Fairfield, CT |
$1,609
(1.2%) |
motori
di aerei ed elicotteri |
Cincinnati,
OH Lynn, MA |
|
Science
Applications
San Diego, CA |
$1,522
(1.1%) |
Supporto
tecnico, logistico e di programazione |
McLean,
VA |
Un esempio calzante (tra i
tanti possibili) del secondo e terzo aspetto può essere dato dall'attività
della Monsanto oggi nota per essere una delle multinazionali all'avanguardia nel
settore bio-tech: attiva nel settore chimico alla fine degli anni trenta, già
chiamata prima della fine della seconda guerra mondiale ad occuparsi dello
sviluppo della bomba atomica, riuscì ad insediare il proprio vicepresidente nel
comitato tecnico che produsse la relazione Lilienthal per il controllo
internazionale dell'energia atomica; fornì per tutta la durata della guerra in
Viet Nam migliaia di tonnellate del defoliante noto come Agente Arancio con cui
vennero irrorate le giungle e i villaggi vietnamiti e a causa del quale nascono
ancora oggi in quel paese migliaia di bambini con gravi malformazioni genetiche;
fornisce oggi al governo Colombiano (che utilizza a questo scopo parte degli 1,6
miliardi di dollari prestatigli dal governo Usa.) tonnellate di erbicida Roundup
(noto per causare vomito, edema polmonare, confusione mentale e danni ai
tessuti) con il quale vengono irrorati campi di coca e villaggi.
Quale singolare analogia con il colosso della chimica tedesco IG-Farben: oltre
ad assicurarsi il monopolio delle produzioni sintetiche nel 1934 (allora
all'avanguardia) riuscì a piazzare un suo esponente alla presidenza della
Camera economica del Reich e, fin quando ve ne fu bisogno, rifornì i campi di
concentramento dei gas necessari per lo sterminio.
Ciò a cui gli Stati Uniti mirano anche a livello militare è, per loro stessa
ammissione, la supremazia in ogni ambiente e situazione. Questa supremazia,
ovviamente, sarà garantita principalmente dalla superiorità tecnologica (che
tuttavia non bastò ai nazisti e, in Corea
e Viet Nam nemmeno ai nord-americani). L'indirizzo che le Forze Armate
statunitensi stanno dando alla ricerca e sviluppo tecnologico non può non
tenere conto del sistema integrato creato per sostenere la guerra moderna.
Questo sistema, basato sostanzialmente sul "consenso" dell'opinione
pubblica, funziona attraverso la stretta integrazione tra guerra mediatica e
operazioni militari vere e proprie[18].
I mezzi di comunicazione di massa si occupano di forgiare preventivamente
l'ideologia dominante che caratterizza le differenti fasi e strategie di
conquista: Libertà e Democrazia contro nazismo; Libertà e Democrazia contro
Comunismo; Libertà e Democrazia per gli "interventi umanitari",
contro "terrorismo", "stati canaglia", produzione di
sostanze stupefacenti, ecc. Con ciò viene costruita la cosiddetta opinione
pubblica, ossia il consenso necessario alle alte sfere del potere economico, al
governo e ai militari per intraprendere qualsiasi tipo di operazione. A ciò va
aggiunto un altro dato di fatto: il "consenso degli americani" per una
qualsiasi guerra è vincolato, oltre che alla sua patinatura politically correct,
alla sua breve durata e all'assenza di costi umani; in poche parole ai militari
si richiedono guerre lampo, vere e proprie blitz-krieg, senza caduti o
prigionieri (ovviamente di parte nord-americana).
Secondo una relazione del General Accounting Organization (G.A.O - una sorta di
Corte dei Conti) redatta dopo avere effettuato l'esame approfondito di una vasta
documentazione costituita in gran parte dai rapporti compilati dai Comandi
Operativi e dai Servizi di Informazione degli Stati Uniti, il giudizio sulle
"armi intelligenti" era il seguente: "...Sulla base delle
prestazioni fornite dalla Operazione Desert Storm, definire le armi ad alto
costo più efficaci di quelle a basso costo è inappropriato..."[19].
Nessuno al Pentagono sembra aver preso in considerazione tale giudizio dato che
i programmi di "riarmo intelligente" anziché essere ridimensionati o
bloccati sono stati, al contrario, potenziati. Perché?
Oltre che per ovvie ragioni di businness, la mancata mitica precisione delle
armi intelligenti non intacca minimamente il senso e la funzionalità delle
stesse nel quadro della dottrina militare nord-americana.
Una blitz-krieg senza morti dalla parte che attacca non può che essere
combattuta dall'alto dei cieli, a distanza e presso le frontiere, quindi per
mezzo di bombardamenti massicci ed embargo economico. E' una guerra
eminentemente terroristica che impiega aviazione ad altissima quota, sistemi
satellitari e tattica balistica (missili di vario tipo e raggio) e che, non
occupando il territorio con le fanterie, punta alla sconfitta dell'avversario
attraverso l'identificazione di obiettivi-bersagli civili e militari: punta cioé
all’immediato collasso sociale, economico, ambientale e produttivo
dell'avversario. In quest'ottica, che la bomba intelligente cada su un'ospedale
piuttosto che su una scuola, o su una fabbrica piuttosto che su un impianto
petrolchimico é di secondaria importanza. In tutti i casi gli obiettivi sono
centrati.
E' sicuramente un tipo di guerra degna del peggior vigliacco[20].
E comunque é l'unica guerra che gli Usa possono "combattere" senza
correre il rischio di impantanarsi e quindi, come già accaduto, di perdere.
Ecco allora spiegati la ricerca e lo sviluppo di macchine aeree e sottomarine
senza pilota; il continuo perfezionamento (della letalità) del munizionamento
così detto intelligente; i programmi di riarmo e rinnovamento del parco aerei
di tutte e tre le Armi; i fondi maggiori destinati ad Aviazione e Marina e non
all'Esercito; lo sviluppo e ampliamento dei sistemi di controllo satellitare e
da terra; la diminuzione del peso dei mezzi blindati e quindi della loro
corazza; la definitiva trasformazione della Marina in una flotta di basi
ambulanti con capacità aeree, missilistiche e nucleari; ecco spiegata la
trasformazione dei soldati in "guerrieri urbani" pronti ad intervenire
nelle metropoli e nelle città dopo che l'aviazione, i missili e gli embarghi
avranno messo in ginocchio l'avversario.
Il programma JV2010 si dovrebbe realizzare compiutamente entro il 2025.
Questo riarmo, definito Rivoluzione negli Affari Militari (vedi scheda 1 alla
fine dell’articolo), ambisce ad arrivare allo sviluppo ed impiego di
nano-tecnologie, robotica, difesa cibernetica, psico-tecnologie ed altre
diavolerie che al momento possiamo apprezzare sulle pubblicazioni di
fantascienza o di fumetti.
Prima ancora di chiederci se riusciranno nei loro tanto ben propagandati intenti
tecnologici e quindi militari, dovremo porci, a mio avviso, la seguente domanda:
per quanto ancora si potranno mantenere in equilibrio l'imperialismo ed il
militarismo nord-americani? Sappiamo che essi si reggono, si fondano sullo
sfruttamento neo-coloniale, sul saccheggio sistematico di risorse e materie
prime, ma sappiamo che lo stesso meccanismo tritacarne funziona anche
internamente. Il neoliberismo capitalista non sfrutta il proletariato dei paesi
periferici per redistribuire parte dei profitti nelle metropoli e stabilizzare
così il conflitto di classe a livello interno. La grande borghesia, oggi, crea
miseria progressiva sia nella periferia che nella metropoli sedicente
democratica e ricca: il vertiginoso impoverimento delle classi lavoratrici in
quest'ultima é sotto gli occhi di tutti. Anche in ciò e proprio in ciò gli
Stati Uniti sono all'avanguardia.
Eserciti di lavoratori sfruttati, di senza tetto, di individui marginalizzati e
malnutriti, sopravviventi al di sotto (o appena al di sopra, che poi é lo
stesso) della soglia di povertà, eserciti di razze "non-bianche"
rinchiuse in ghetti di violenza, di detenuti rinchiusi in carceri privatizzate;
tutti questi eserciti vivono, crescono e si accrescono nelle metropoli a stelle
e striscie.
C'é da chiedersi se i "guerrieri urbani" non siano stati concepiti
anche e soprattutto ad uso interno piuttosto che esterno dato che il numero
delle rivolte popolari armate in quel paese, da Los Angeles a Cincinnati, sono
naturalmente destinate a moltiplicarsi e hanno già dimostrato di poter
sconfiggere i normali reparti di polizia. Fino a quando la grande borghesia
nord-americana riuscirà a mantenere separati tutti questi eserciti attraverso
la nota e “sempre verde” strategia del divide et impera ? E cosa potrà mai
accadere quando una crisi significativa cancellerà questa capacità di
controllo interno?
Una cosa è certa: oggi la grande borghesia nord-americana oltre che arginare le
spinte e le rivolte della massa di sfruttati che l'economia di guerra crea entro
i propri confini, gli attentati e le armi delle centinaia di migliaia di
miliziani suprematisti bianchi pronti alla guerra civile e a rovesciare il
governo federale, dovrà misurarsi con gli scioperi internazionali (come quello
dei dipendenti UPS) che lo stesso sistema delle multinazionali inevitabilmente
provoca, col nascente imperialismo europeo, con il “socialismo di mercato
cinese”, con la Russia neo-capitalista; mentre la sua egemonia non è data
sempre per scontata ed anzi in alcune situazioni é stata recentemente (anche se
molto tiepidamente) messa in discussione.
Non c'é equilibrio, non c'é stabilità né internamente né esternamente. Di
ciò si rendono conto gli stessi strateghi nord-americani; e non sanno fare di
meglio se non riarmare pesantemente l'economia con le modalità che abbiamo
visto e militarizzare sino all'esasperazione le proprie città.
Un tale livello di progressivo riarmo é come una enorme bolla di capitale
finanziario che attende di scatenarsi in una devastante speculazione o in una
serie di speculazioni "a bassa intensità". Il rilancio e la crescita
costante del potenziale bellico nord-americano produce da sè un effetto di
trascinamento su tutte le altre economie, trasformandole, quando già non lo
siano da tempo, in economie di guerra. E' un fatto oggettivo (perché sostenuto
indifferentemente dai governi di "centro-sinistra" come di
"centro-destra") legato, a mio avviso, all'essenza stessa del
capitalismo oligopolista ed in particolare al sistema di potere basato
sull’integrazione stretta tra imprese multinazionali-Forze Armate-Stato
lanciata negli anni trenta da nazisti prima e nord-americani poi e diventate già
da tempo paradigma dello sviluppo capitalistico. Questo sistema di potere non
lascia e non lascerà nessuno spazio al riformismo.
La gravità della situazione è
inaudita. E non certo a causa dell’oramai inflazionato 11 settembre. La
situazione che viviamo oggi, in particolare le nuove dottrine, i programmi di
riarmo, le ristrutturazioni che abbiamo analizzato preesistevano agli attacchi
su New York e (forse) Washington[21].
Lo stesso “11 settembre” è stato, per qualcuno, tutt’altro che una
sorpresa. Dopo oltre un anno sono innumerevoli gli elementi emersi che rendono
quanto meno ridicola la versione dei fatti resa dal governo. Non sono tra quelli
che mitizzano la Cia immaginandola infallibile e onnipotente, ma credere che
nessuno all’interno di questa o altre organizzazioni della così detta
“intelligence community” statunitense fosse a conoscenza di quanto stesse
per accadere a New York e Washington mi sembra una grossolana balla. Sappiamo
che la strategia della tensione non è una novità, non sarebbe infatti la prima
volta che i governi statunitensi ed alleati eseguono (o lasciano eseguire ad
altri) delle stragi indiscriminate per giustificare svolte autoritarie e/o
addebitarle al nemico di turno. L’unica cosa che potrebbe impedirci di
ammettere questa possibilità per gli attacchi su New York e Washington non è
quindi l’assenza di precedenti – che anzi abbondano – quanto l’ordine di
grandezza della strage di connazionali. Anche quest’ultima perplessità
potrebbe essere cancellata se pensiamo che i signori della guerra del Pentagono
non hanno avuto nessuna remora nello sperimentare recentemente su decine di
migliaia di propri soldati vaccini e uranio impoverito creando così un piccolo
esercito di migliaia di leucemici con prole geneticamente malformata. Pensiamo
inoltre al fatto che tra le poche centinaia di vittime causate dall’attacco al
Pentagono non figura nessun personaggio eccellente ma solo una manciata di
colletti bianchi e qualche centinaio di operai (guarda caso il Boeing avrebbe
centrato un’ala dell’edificio in fase di ristrutturazione). E pensiamo,
perché no, anche al fatto che i poteri forti negli Usa sono arrivati persino ad
assassinare presidenti.
Ci sembra ancora troppo irreale pensare che la strage dell’11 settembre sia
stata, non tanto direttamente organizzata[22]
ma sicuramente lasciata passare? Abbiamo a che fare con lucidi calcolatori,
speculatori, analisti, militari, circoli economici che trattano il problema del
mantenimento del loro potere e della propria egemonia come si tratta un problema
matematico. Vantaggi e svantaggi: se i vantaggi sono superiori agli svantaggi
(che comunque qualcun altro pagherà) si procede.
Ed i vantaggi sono notevoli:
1 – giustificare
l’ulteriore aumento del controllo e della repressione interna;
2 – giustificare
l’ulteriore ingente spostamento di risorse federali dalle spese sociali a
quelle militari;
3 – rifondare il
nazionalismo su basi quasi teocratiche;
4 – mascherare le nuove
dottrine di conquista (precedentemente elaborate) con la giustificazione della
risposta all’attacco subito e della difesa della sicurezza nazionale;
5 – giustificare, attraverso l’evocativo termine “terrorismo”, l’annichilamento di qualsiasi organizzazione, movimento o governo che non si pieghi agli interessi di Washington e quindi, del capitalismo. Una lunga lista nera di